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7.5/10
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Ideata nel 2018 da J-POP Manga, la Osamushi Collection è una raccolta delle maggiori opere del maestro Osamu Tezuka, in un’edizione completamente rinnovata, la perfect-edition. Il titolo della raccolta si ispira allo pseudonimo con cui Tezuka iniziò precocemente a disegnare alle elementari, osamushi, parola che indica un tipo di coleottero ed è scritta aggiungendo ai caratteri di Osamu l’ideogramma “insetto” (mushi). Generalmente conosciuto con l’appellativo di “Dio del Manga”, Tezuka ha creato alcuni tra i personaggi più famosi di sempre, come Kimba il Leone Bianco, Black Jack e Astroboy, giusto per citarne un paio, e tra i temi trattati nelle sue opere c’è anche quello della guerra, che lui visse in prima persona. A questo argomento, è dedicato il presente manga “Osaka, 1945”.

È l'estate del 1945: la guerra, per il Giappone, si sta avviando verso una tragica conclusione, che getterà una nazione intera nel caos e nella miseria. Nell'affollata città di Osaka, si incrociano i destini di profughi, orfani di guerra e disperati pronti a tutto per fare fortuna: tutti personaggi che Tezuka stesso, in gioventù, conobbe bene e che racconta senza ipocrisia ma con affetto, dipingendo un ritratto vivido degli anni più bui e tumultuosi del Giappone moderno.

A differenze di tante altre opere, manga e anime, che trattano il tema della Seconda guerra mondiale, soffermandosi sul tragico evento dell’esplosione delle bombe atomiche, Tezuka non ci racconta di cosa accade ad Hiroshima e Nagasaki, bensì ambienta la sua storia nel momento immediatamente successivo all’agosto 1945, quello che precede la resa imperiale giapponese, posando la sua attenzione sulla città di Osaka. Qui, non sono esplose bombe atomiche, ma i B29 bombardano continuamente la città, portando morte e distruzione. Tezuka descrive la tragica situazione di quegli anni, da lui vissuti quando era nel pieno dell’adolescenza, attraverso gli occhi di quattro diversi protagonisti, i cui cammini sono destinati ad incrociarsi. L’opera, nella sua totalità, trasuda grande realismo, fattore che contribuisce alla sua bellezza. Tezuka racconta con estrema naturalezza di come per sopravvivere, in quegli anni, la gente si piegasse a fare di tutto: tante ragazze, alcune anche molto giovani, finirono col fare le pansuke, le prostitute, che andavano a letto con i tanto odiati soldati americani; gli orfani di guerra, non avendo una casa in cui stare, furono costretti a vivere rubando e ad accamparsi per strada; i giovani ragazzi senza più un lavoro iniziarono a truffare gli adulti lavoratori per tirare avanti. Come sempre, però, c’era chi aveva niente e chi, invece, aveva tutto e non voleva condividerlo con nessuno. Tezuka ci racconta di come, in tempi di guerra, in cui si dovrebbe stare uniti contro il comune nemico, le disparità sociali non facciano altro che aumentare. Il quadro che ne deriva è certamente disperato, eppure, anche nelle più tragiche delle situazioni c’è posto per i sogni. Uno dei personaggi ideati da Tezuka è fortemente autobiografico, un ragazzino delle elementari che sogna di fare il mangaka e, alla fine, riuscirà a coronare il proprio sogno. Le quattro diverse linee narrative finiscono con l’intrecciarsi, ma la storia, che, nelle ultime battute, si concentrai su un solo personaggio, rimane senza finale, o meglio, propone un finale aperto che lascia un forte senso di incompiutezza e di insoddisfazione. Tezuka decide di risparmiarsi proprio sul finale e quella che è una lettura certamente coinvolgente, non riesce ad essere anche emozionante.

Nota al merito per i disegni, che immergono il lettore in un tempo e un mondo completamente diversi dal solito, come fu per “Ashita no Joe”. Il tratto è pulito e le vignette sono disposte in maniera ordinata, rendendo la lettura estremamente scorrevole. Infine, ottima anche l’edizione di J-POP, che per quindici euro offre un volume unico corposo, di 451 pagine, divise in due parti, da leggere in più di una giornata.

Se non lo si fosse capito, “Osaka,1945” è un manga che non sente assolutamente il peso degli anni, ma è anche vero che, dalla penna del maestro, sono uscite opere ben più suggestive.