Recensione
Anne Shirley
7.5/10
La vita è bella perché varia ed è bello dunque vedere cose diverse con generi diversi come riferimento.
Premetto io da bambino non ho amato l’ Anna dai Capelli Rossi di Isao Takahata, troppo lenta. Certo magari oggi sarei di altro avviso: molte opere che amavo da bambino rivedendole recentemente (Goldrake, Yattaman) sono diventate troppo old fashion per me… quindi i miei gusti sono cambiati.
Una cosa che mi piaceva allora era la sigla e devo dire che in questa serie ho apprezzato tanto l’opening Yokan (Speranza) della giovane artista di nome Tota.
Mentre 50 anni fa Isao Takahata (che faceva da regista ma anche da sceneggiatore) aveva creato una serie di 50 lunga 50 episodi dal solo primo romanzo di Lucy Maud Montgomery qui il team di The Answer Studio (lo stesso che due anni fa ha animato la ben differente seconda stagione di Tower of God e tempo addietro Lupin III – ritorno alle origini) e il regista Hiroshi Kawamata (il cui nome non mi diceva nulla) hanno scelto di sceneggiare in 24 episodi i primi tre romanzi dell’autrice canadese.
Diciamo la verità la prima parte (circa 10 episodi) è però molto più interessante delle successive e la parte centrale non è proprio granché quindi il mio voto va dal 9 iniziale ad un 7 ½ come media di tutto quello che ho visto. La storia è uno slice of life, credibile, che tratta della vita di un’orfana dall’adozione da parte di due fratelli Matthew e Marilla fino al fidanzamento.
I fratelli avevano chiesto all’orfanotrofio un ragazzo ma per errore ricevono Anne. Matthew la prende con filosofia dicendo qualcosa tipo “si amano di più le persone che hanno più bisogno” frase che Anne ripeterà quando le affideranno due bambini, figli di una coppia defunta di paretti di Marilla.
Ho apprezzato anche il fatto che Anne dialoga spesso con la tomba di Matthew dopo la morte di quest’ultimo. Io sono agnostico ma nel dubbio recito le preghiere dei morti: nella maggior parte delle odierne religioni tra vivi e morti si instaura un dialogo e le nostre preghiere a vantaggio dei morti vengono ricambiate da quelle dei morti per noi. Una comunione che ritroviamo anche in Foscolo e credo che esista anche nell’opera della Montgomery che non ho mai letto perché l’ho trovata in numerosi autori di fine ottocento.
Comunque non so se verranno animati anche gli ultimi romanzi quelch’è certo è che comprendo come il primo abbia attirato l’attenzione di Takahata, una protagonista vivace, con tanti paroloni in bocca e una fantasia galoppante e adatta per me ad essere l’eroina di un cartone per ragazzi.
E tutto sommato non vedrei male questo opera sulla Rai, sogno impossibile?
Premetto io da bambino non ho amato l’ Anna dai Capelli Rossi di Isao Takahata, troppo lenta. Certo magari oggi sarei di altro avviso: molte opere che amavo da bambino rivedendole recentemente (Goldrake, Yattaman) sono diventate troppo old fashion per me… quindi i miei gusti sono cambiati.
Una cosa che mi piaceva allora era la sigla e devo dire che in questa serie ho apprezzato tanto l’opening Yokan (Speranza) della giovane artista di nome Tota.
Mentre 50 anni fa Isao Takahata (che faceva da regista ma anche da sceneggiatore) aveva creato una serie di 50 lunga 50 episodi dal solo primo romanzo di Lucy Maud Montgomery qui il team di The Answer Studio (lo stesso che due anni fa ha animato la ben differente seconda stagione di Tower of God e tempo addietro Lupin III – ritorno alle origini) e il regista Hiroshi Kawamata (il cui nome non mi diceva nulla) hanno scelto di sceneggiare in 24 episodi i primi tre romanzi dell’autrice canadese.
Diciamo la verità la prima parte (circa 10 episodi) è però molto più interessante delle successive e la parte centrale non è proprio granché quindi il mio voto va dal 9 iniziale ad un 7 ½ come media di tutto quello che ho visto. La storia è uno slice of life, credibile, che tratta della vita di un’orfana dall’adozione da parte di due fratelli Matthew e Marilla fino al fidanzamento.
I fratelli avevano chiesto all’orfanotrofio un ragazzo ma per errore ricevono Anne. Matthew la prende con filosofia dicendo qualcosa tipo “si amano di più le persone che hanno più bisogno” frase che Anne ripeterà quando le affideranno due bambini, figli di una coppia defunta di paretti di Marilla.
Ho apprezzato anche il fatto che Anne dialoga spesso con la tomba di Matthew dopo la morte di quest’ultimo. Io sono agnostico ma nel dubbio recito le preghiere dei morti: nella maggior parte delle odierne religioni tra vivi e morti si instaura un dialogo e le nostre preghiere a vantaggio dei morti vengono ricambiate da quelle dei morti per noi. Una comunione che ritroviamo anche in Foscolo e credo che esista anche nell’opera della Montgomery che non ho mai letto perché l’ho trovata in numerosi autori di fine ottocento.
Comunque non so se verranno animati anche gli ultimi romanzi quelch’è certo è che comprendo come il primo abbia attirato l’attenzione di Takahata, una protagonista vivace, con tanti paroloni in bocca e una fantasia galoppante e adatta per me ad essere l’eroina di un cartone per ragazzi.
E tutto sommato non vedrei male questo opera sulla Rai, sogno impossibile?
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