Recensione
Storia carina ma che manca di profondità e con disegni datati…
Questo sarebbe il primo commento che si può dare all’opera, quasi un epitaffio su una lapide mortuaria che dice: non compratelo!
E invece dico che sebbene non è un capolavoro e non sarà mai un evergreen come altre opere del periodo di Go Nagai (in primis Devilman, ma anche Violence Jack o Getter robo in coppia con Ken Ishikawa) e comunque un opera leggibile e godibile per passare un’oretta.
Certo se siete otaku sfegatati di Nagai (ce ne sono ancora?) non può mancare nella vostra libreria anche se credo che l’apporto del maestro non abbia centrato a pieno le potenzialità del personaggio, forse anche per la brevità dell’opera: un solo volume, undici capitoli.
Si tenta di far capire sono i tormenti di Hiroshi, la lontananza del padre all’inizio, l’essere comunque diventato un’arma sanguinaria o quelli di Miwa, con il suo amato trasformato in macchina ma la psicologia dei personaggi non è sondata a pieno. La debolezza delle persone normali si vede più volte: il soldato che vuole sganciare l’atomica per farla finita con gli Jamatai a costo di sacrificare milioni di persone oppure la debolezza del governo che si arrende mentre Jeeg sta ancora combattendo, tentando di rendere nullo il suo valore.
Ma un altro motivo per cui consiglio quest’opera è per il disegnatore: di Akira Oze ho già recensito due altre opere lette in inglese, mi riferisco a Ryu e Natsuko no Sake, dove i disegni migliorano tantissimo (io adoro lo stile anni ‘80) e dove lo vediamo (soprattutto nel secondo caso) maturare una storia molto interessante. Così interessante che vorrei che anche sul succeso di questo Jeeg vengano portate altre opere di questo autore che non sarà uno dei protagonisti principali del disegno giapponese ma comunque merita di essere conosciuto anche in altri paesi.
Insomma in onore dei suoi autori e perché abbozza dei temi interessanti, non potendo svilupparli poi per brevità, in voto comunque è alto: sette!
Questo sarebbe il primo commento che si può dare all’opera, quasi un epitaffio su una lapide mortuaria che dice: non compratelo!
E invece dico che sebbene non è un capolavoro e non sarà mai un evergreen come altre opere del periodo di Go Nagai (in primis Devilman, ma anche Violence Jack o Getter robo in coppia con Ken Ishikawa) e comunque un opera leggibile e godibile per passare un’oretta.
Certo se siete otaku sfegatati di Nagai (ce ne sono ancora?) non può mancare nella vostra libreria anche se credo che l’apporto del maestro non abbia centrato a pieno le potenzialità del personaggio, forse anche per la brevità dell’opera: un solo volume, undici capitoli.
Si tenta di far capire sono i tormenti di Hiroshi, la lontananza del padre all’inizio, l’essere comunque diventato un’arma sanguinaria o quelli di Miwa, con il suo amato trasformato in macchina ma la psicologia dei personaggi non è sondata a pieno. La debolezza delle persone normali si vede più volte: il soldato che vuole sganciare l’atomica per farla finita con gli Jamatai a costo di sacrificare milioni di persone oppure la debolezza del governo che si arrende mentre Jeeg sta ancora combattendo, tentando di rendere nullo il suo valore.
Ma un altro motivo per cui consiglio quest’opera è per il disegnatore: di Akira Oze ho già recensito due altre opere lette in inglese, mi riferisco a Ryu e Natsuko no Sake, dove i disegni migliorano tantissimo (io adoro lo stile anni ‘80) e dove lo vediamo (soprattutto nel secondo caso) maturare una storia molto interessante. Così interessante che vorrei che anche sul succeso di questo Jeeg vengano portate altre opere di questo autore che non sarà uno dei protagonisti principali del disegno giapponese ma comunque merita di essere conosciuto anche in altri paesi.
Insomma in onore dei suoi autori e perché abbozza dei temi interessanti, non potendo svilupparli poi per brevità, in voto comunque è alto: sette!
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