Recensione
In the Clear Moonlit Dusk
6.5/10
Recensione di Johnny Ryuko
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Un piatto ben presentato che in fin dei conti risulta insipido questo In the Clear Moonlit Dusk.
Attenzione, la recensione contiene spoiler.
Tratti da uno shōjo manga, e nel design del protagonista questo è immediatamente evidente, Moonlit Dusk è una storia che sembra avere qualcosa di diverso da dire, resta però solo una sensazione iniziale. Yoi è una ragazza con un aspetto non convenzionale per una liceale: è alta e ha un aspetto che la fa passare ai più per un bel ragazzo, è anche un po' brusca nei modi e molto riservata ma anche regale nel portamento. Tant'è che viene soprannominata "principe". Nella sua scuola però di principe ce n'è anche un altro, il ricco e bellissimo Kohaku, di un anno più grande. I due si scontrano per caso e da parte di Kohaku vi è un immediato interesse per quella che, da subito, lui vede come una ragazza fuori dal comune. Solo da un punto di vista estetico, all'inizio, per poi comprendere come ne sia attratto anche e soprattutto per la personalità. Non vado oltre con la trama anche perché, in realtà, non c'è davvero molto da dire e tra poco vi spiegherò perché, per me, è così.
Purtroppo Moonlit Dusk un po' illude ed è azzoppato da tanti aspetti che, presi singolarmente, potrebbero non essere così determinanti. Sommati però non fanno uscire dalla mediocrità la serie.
Il primo e forse più importante elemento che non mi ha mai convinto per tutta la durata dell'anime è la pretesa che Yoi sembri, per molti, un ragazzo. Il character design in tutta onestà non lascia grandi dubbi, per essere buoni. Non è la ragazza esagerata di certi shōnen, è vero, e come detto questo è uno degli aspetti che distinguono l'anime. Però bisogna essere ciechi per confondersi. Discorso nettamente diverso per il manga, a guardare la copertina del primo volume senza conoscere la storia potrebbe passare davvero per un BL e anche nelle varie tavole Yoi ha una aspetto molto più androgino, giustificando in maniera convincente il pretesto narrativo fondante. Poi la sua espressione si ammorbidisce, compare il trucco che ne esalta i lineamenti e lì sì che è evidente sia una ragazza. Quel pretesto narrativo invece nell'anime, spiace dirlo, viene meno, almeno per me, e di conseguenza si perde buona parte di quella sospensione dell'incredulità che ti fa stare dentro la storia.
In seconda battuta, l'anime soffre di una qualità tecnica altalenante. I primi episodi sono più che sufficienti, poi le animazioni iniziano a tossicchiare e un paio di passaggi sembrano realizzati da stagisti liceali, senza alcuna denigrazione dell'impegno messo.
Passiamo poi a un giudizio complessivo della storia. Prevedibilità è il termine che più si può abbinare alla progressione degli eventi. Moonlit Dusk infatti ricalca uno schema che più classico non si può: conoscenza, infatuazione, inizio della fiducia e sentimento che cresce, incomprensione e allontanamento, riappacificazione, ecco che la vera relazione inizia senza più dubbi. È tutto così telefonato che, soprattutto nella seconda metà, l'anime annoia davvero tanto. Non c'è una tensione dopo il litigio a casa di Kohaku perché che i due alla fine trovino la quadra nella loro relazione è scontato. Carina la scena del bacio ma anche qui si ripete il meccanismo di tutta la serie: l'iniziativa è sempre del senpai, Yoi - e qui spostiamo il focus sui protagonisti - ha un'evoluzione minima da inizio a fine serie. Il suo è un atteggiamento oltremodo contraddittorio, da un lato ansiosa che la relazione cambi passo, ma nei fatti sembra cercare qualsiasi scusa per evitare che questo accada. Se all'inizio ci viene presentata come una ragazza fuori dai canoni tradizionali, questo si rivela essere vero solo per l'aspetto - e vedi sopra, nell'anime non è del tutto riuscito -; Yoi però è la classica protagonista shōjo, insicura, imbarazzata, procrastinatrice seriale.
Kohaku è scritto meglio solo in parte. Alla fin fine è il tipico protagonista maschile del genere: bello in modo assurdo, ricco da far schifo (frase ripetuta nell'anime più di una volta), coriaceo fuori per esperienze passate (tra l'altro di rimbalzo, neanche dirette), cuore di panna dentro, attento ai dettagli, premuroso, coinvolto.
E gli altri? Le amiche di Yoi e gli amici di Kohaku sono contorno appena funzionale. Sembra avere del potenziale la sorella di lei, il suo screentime è però ridotto al lumicino. Si deve fare una parentesi su Oji, il ragazzo parttime nel ristorante di curry: a conti fatti è merito suo se la protagonista si dà una leggera mossa, dichiarandosi e venendo respinto.
Ci sarebbero poi tanti altri piccoli e grandi dettagli che denotano una scrittura superficiale. I protagonisti sono come li si vede e si mostrano, troppo bidimensionali, non si avverte la minima sfumatura e il contorno delle loro vite è di peso sostanzialmente nullo. Il chiacchiericcio continuo ("guarda, c'è il principe!", "ma quello non è il principe?", "oddio il principe mi ha guardato") riferito a entrambi, stucca e non poco. E così via.
A conti fatti In the Clear Moonlit Dusk è una serie che si regge su alcuni cliché che, solo in parte, vengono ribaltati. Inventa solo nell'innesco e solo in parte, poi è una continua conferma di cosa ci potrebbe aspettare dai protagonisti e da una storia di questo tipo. Sono solo 12 episodi che scivolano via, intrattengono lì per lì, è però un anime che lascia davvero poco e nulla. Gli si dà una sufficienza e mezzo voto in più per l'impegno.
Attenzione, la recensione contiene spoiler.
Tratti da uno shōjo manga, e nel design del protagonista questo è immediatamente evidente, Moonlit Dusk è una storia che sembra avere qualcosa di diverso da dire, resta però solo una sensazione iniziale. Yoi è una ragazza con un aspetto non convenzionale per una liceale: è alta e ha un aspetto che la fa passare ai più per un bel ragazzo, è anche un po' brusca nei modi e molto riservata ma anche regale nel portamento. Tant'è che viene soprannominata "principe". Nella sua scuola però di principe ce n'è anche un altro, il ricco e bellissimo Kohaku, di un anno più grande. I due si scontrano per caso e da parte di Kohaku vi è un immediato interesse per quella che, da subito, lui vede come una ragazza fuori dal comune. Solo da un punto di vista estetico, all'inizio, per poi comprendere come ne sia attratto anche e soprattutto per la personalità. Non vado oltre con la trama anche perché, in realtà, non c'è davvero molto da dire e tra poco vi spiegherò perché, per me, è così.
Purtroppo Moonlit Dusk un po' illude ed è azzoppato da tanti aspetti che, presi singolarmente, potrebbero non essere così determinanti. Sommati però non fanno uscire dalla mediocrità la serie.
Il primo e forse più importante elemento che non mi ha mai convinto per tutta la durata dell'anime è la pretesa che Yoi sembri, per molti, un ragazzo. Il character design in tutta onestà non lascia grandi dubbi, per essere buoni. Non è la ragazza esagerata di certi shōnen, è vero, e come detto questo è uno degli aspetti che distinguono l'anime. Però bisogna essere ciechi per confondersi. Discorso nettamente diverso per il manga, a guardare la copertina del primo volume senza conoscere la storia potrebbe passare davvero per un BL e anche nelle varie tavole Yoi ha una aspetto molto più androgino, giustificando in maniera convincente il pretesto narrativo fondante. Poi la sua espressione si ammorbidisce, compare il trucco che ne esalta i lineamenti e lì sì che è evidente sia una ragazza. Quel pretesto narrativo invece nell'anime, spiace dirlo, viene meno, almeno per me, e di conseguenza si perde buona parte di quella sospensione dell'incredulità che ti fa stare dentro la storia.
In seconda battuta, l'anime soffre di una qualità tecnica altalenante. I primi episodi sono più che sufficienti, poi le animazioni iniziano a tossicchiare e un paio di passaggi sembrano realizzati da stagisti liceali, senza alcuna denigrazione dell'impegno messo.
Passiamo poi a un giudizio complessivo della storia. Prevedibilità è il termine che più si può abbinare alla progressione degli eventi. Moonlit Dusk infatti ricalca uno schema che più classico non si può: conoscenza, infatuazione, inizio della fiducia e sentimento che cresce, incomprensione e allontanamento, riappacificazione, ecco che la vera relazione inizia senza più dubbi. È tutto così telefonato che, soprattutto nella seconda metà, l'anime annoia davvero tanto. Non c'è una tensione dopo il litigio a casa di Kohaku perché che i due alla fine trovino la quadra nella loro relazione è scontato. Carina la scena del bacio ma anche qui si ripete il meccanismo di tutta la serie: l'iniziativa è sempre del senpai, Yoi - e qui spostiamo il focus sui protagonisti - ha un'evoluzione minima da inizio a fine serie. Il suo è un atteggiamento oltremodo contraddittorio, da un lato ansiosa che la relazione cambi passo, ma nei fatti sembra cercare qualsiasi scusa per evitare che questo accada. Se all'inizio ci viene presentata come una ragazza fuori dai canoni tradizionali, questo si rivela essere vero solo per l'aspetto - e vedi sopra, nell'anime non è del tutto riuscito -; Yoi però è la classica protagonista shōjo, insicura, imbarazzata, procrastinatrice seriale.
Kohaku è scritto meglio solo in parte. Alla fin fine è il tipico protagonista maschile del genere: bello in modo assurdo, ricco da far schifo (frase ripetuta nell'anime più di una volta), coriaceo fuori per esperienze passate (tra l'altro di rimbalzo, neanche dirette), cuore di panna dentro, attento ai dettagli, premuroso, coinvolto.
E gli altri? Le amiche di Yoi e gli amici di Kohaku sono contorno appena funzionale. Sembra avere del potenziale la sorella di lei, il suo screentime è però ridotto al lumicino. Si deve fare una parentesi su Oji, il ragazzo parttime nel ristorante di curry: a conti fatti è merito suo se la protagonista si dà una leggera mossa, dichiarandosi e venendo respinto.
Ci sarebbero poi tanti altri piccoli e grandi dettagli che denotano una scrittura superficiale. I protagonisti sono come li si vede e si mostrano, troppo bidimensionali, non si avverte la minima sfumatura e il contorno delle loro vite è di peso sostanzialmente nullo. Il chiacchiericcio continuo ("guarda, c'è il principe!", "ma quello non è il principe?", "oddio il principe mi ha guardato") riferito a entrambi, stucca e non poco. E così via.
A conti fatti In the Clear Moonlit Dusk è una serie che si regge su alcuni cliché che, solo in parte, vengono ribaltati. Inventa solo nell'innesco e solo in parte, poi è una continua conferma di cosa ci potrebbe aspettare dai protagonisti e da una storia di questo tipo. Sono solo 12 episodi che scivolano via, intrattengono lì per lì, è però un anime che lascia davvero poco e nulla. Gli si dà una sufficienza e mezzo voto in più per l'impegno.
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