Recensione
L'attacco dei giganti
10.0/10
Il 10 è un voto audace che finora ho dato raramente, sempre giustificandolo con il fatto che non ha senso cercare una perfezione che non potrà mai esistere. Per la prima volta, però, sento di non aver alcun dubbio sulla qualità di una serie. Tra tutte quelle che ho visto, nessuna, neanche lontanamente, mi è rimasta così impressa.
L’attacco dei giganti è un anime che si è preso il suo tempo. E’ partito lentamente, inizialmente come serie rivolta ad un pubblico adolescente, bramoso di violenza. Con il tempo però si è evoluto, assumendo un tono più maturo e specialmente verso la fine, riflessivo. Dall’inizio alla fine però ha sempre continuato a raccontare la sua storia, senza tagliare momenti di spessore e senza allungare inutilmente il brodo. A volte ha rivelato esplicitamente informazioni chiave, talvolta le ha mostrate mantenendo un profilo basso. A prima vista sembravano elementi casuali, una sorta di contorno di poco conto della storia principale, ma con l’avanzare della trama si sono rivelati altrettanto cruciali. Aspetti che prima nessuno aveva notato, ma che dopo un rewatch inevitabilmente fanno esclamare: “Lo abbiamo sempre avuto davanti agli occhi e non ce ne siamo mai accorti!”
La storia di base la conosciamo tutti. In un mondo assediato da giganti divora uomini, l’umanità si è rifugiata all’interno di tre cinte murarie alte cinquanta metri. Qui le persone trascorrono una vita tranquilla in una società equiparabile a quella del tardo medioevo. Pochi hanno il coraggio di rischiare la propria vita per uscire dalle mura. Il protagonista Eren è tra i pochi temerari desiderosi di esplorare il mondo esterno, ma è ancora giovane per poter inseguire questo sogno. A suo parere l’umanità dovrebbe lottare per ottenere la libertà, invece di accontentarsi di vivere come animali all’interno di un recinto. Quello che per lui era solo un sogno però, ben presto si trasformò in un desiderio di vendetta nel fatidico giorno in cui un gigante alto oltre cinquanta metri apparve all’improvviso di fronte alle mura esterne, aprendo un varco per gli altri giganti e seminando morte e distruzione all’interno del primo distretto. Nessuno era pronto per affrontare l’impensabile. Eren e i suoi amici sfuggirono alla morte, perdendo per sempre i loro genitori. Dopo alcuni anni trascorsi come rifugiati all’interno della seconda cinta muraria, i tre amici decideranno di arruolarsi nell’esercito per annientare i giganti una volta per tutte.
In molti conoscono “L’attacco dei giganti” per le ottime animazioni, specialmente quelle inerenti le battaglie. L’azione di questa serie infatti è principalmente incentrata sull’utilizzo del sistema di manovra tridimensionale, un dispositivo dotato di corde e spade che permette ai soldati di muoversi liberamente nell’aria, aumentando la probabilità di sopravvivere in un combattimento diretto contro i giganti.
Più in generale, questo anime presenta numerosi dettagli inerenti strumenti, relazioni, natura e politica che rendono la storia estremamente coerente, senza incappare in incongruenze tipiche di altre serie riguardanti non sono la trama, ma l'intero worldbuilding. Ogni particolare è studiato nei minimi dettagli per dargli un senso e permettere allo spettatore di immergersi più facilmente nella storia. Sono assenti i più classici elementi caratteristici dei manga d'azione per ragazzi, come per esempio personaggi che vengono scaraventati contro una parete sfondandola, per poi uscirne praticamente illesi.
Personalmente, sento di dover elogiare il modo in cui è stata rappresentata la guerra, in particolar modo nell'ultima stagione, ma non solo.
Ritengo sia il caso di sottolinearlo poiché questa serie è stata fin dall'inizio accusata di uccidere velocemente i suoi personaggi per una sorta di pigrizia narrativa. In realtà è evidente come la motivazione sia l'esatto opposto. Nel mondo cinematografico e dell'animazione è molto frequente incontrare personaggi disposti a dare la vita per gli altri senza alcuna esitazione, compiendo sacrifici che possono cambiare il destino del mondo e guardando morte con il sorriso in volto. Ciò non avviene ne L'attacco dei giganti. Il modo in cui vengono rappresentate queste persone è molto più umano. Molti personaggi inseguono un sogno, ma non tutti sono Superman. Gran parte di essi non riesce a realizzare il proprio desiderio e fa una fine miserabile, tanti altri guardano in lacrime la morte in faccia, consapevoli che se il loro sacrificio avrà un minimo di utilità, loro non vivranno comunque abbastanza a lungo per riuscire a vederne i risultati. Risvolti che provocano un forte senso di empatia dello spettatore nei confronti di determinati personaggi.
Altra nota di merito risiede nell'importanza dei personaggi stessi. Eren è sicuramente rilevante e attira spesso l'attenzione a causa del suo carattere irrascibile, ma la serie è ricca di personaggi secondari e minori che apportano un contributo extremamente importante alla storia, al punto da mettere quasi in secondo piano il protagonista in alcune occasioni.
Le animazioni sono indubbiamente uno dei pregi di questa serie, ma la vera punta di diamante a mio parere sono le musiche di Sawano. Caratteristiche e adrenaliniche, sono spesso ricche di percussioni che fanno da eco ai passi dei giganti, ma altrettanto memorabili sono anche quelle più lente come “Call of Silence”.
Questi aspetti, uniti alla bellissima storia scritta da Isayama, sono ciò che rendono questa serie un capolavoro che non ho timore di chiamare tale. Termine che fino ad ora non avevo mai usato in quanto a mio parere molto abusato nella rete. L’unica cosa che poteva essere contestata al manga originale erano i disegni dei primi volumi, dovuti all’inesperienza del mangaka, difetto che nell’anime non è presente in quanto è stato adottato il design dei volumi successivi.
I temi da trattare sono molti, ma visto l’elevato rischio spoiler non mi è possibile parlarne adeguatamente. Il mistero è un aspetto fondamentale di una serie come questa e una volta risolto non può più essere dimenticato.
Come sempre succede, il finale potrebbe non piacere a tutti, ma sono certa che chi arriverà fino alla fine non si pentirà delle emozioni regalate da questo anime. L’unico consiglio che posso dare, oltre allo stare alla larga dagli spoiler, è di recuperare questa serie con calma. Negli ultimi anni hanno preso piede le maratone, che però in questo caso rovinano sicuramente la visione. Del resto, che gusto c’è nell'ottenere la risposta il giorno dopo in cui ci siamo posti una domanda?
Finisce una serie che ha segnato un decennio e che per questo verrà ricordata anche negli anni avvenire. Una sorta di dark fantasy per ragazzi che per la sua particolarità è stato perfino rifiutato da Shonen Jump, ma che poi in molti hanno tentato di imitare per replicarne il successo inizialmente inaspettato in patria. Una serie in continua evoluzione dall'inizio alla fine che è cresciuta assieme ai suoi stessi spettatori. L'attacco dei giganti è la prova lampante che è possibile puntare alla realizzazione di un'opera generalista senza sacrificare la qualità della trama e il cosiddetto worldbuilding.
L’attacco dei giganti è un anime che si è preso il suo tempo. E’ partito lentamente, inizialmente come serie rivolta ad un pubblico adolescente, bramoso di violenza. Con il tempo però si è evoluto, assumendo un tono più maturo e specialmente verso la fine, riflessivo. Dall’inizio alla fine però ha sempre continuato a raccontare la sua storia, senza tagliare momenti di spessore e senza allungare inutilmente il brodo. A volte ha rivelato esplicitamente informazioni chiave, talvolta le ha mostrate mantenendo un profilo basso. A prima vista sembravano elementi casuali, una sorta di contorno di poco conto della storia principale, ma con l’avanzare della trama si sono rivelati altrettanto cruciali. Aspetti che prima nessuno aveva notato, ma che dopo un rewatch inevitabilmente fanno esclamare: “Lo abbiamo sempre avuto davanti agli occhi e non ce ne siamo mai accorti!”
La storia di base la conosciamo tutti. In un mondo assediato da giganti divora uomini, l’umanità si è rifugiata all’interno di tre cinte murarie alte cinquanta metri. Qui le persone trascorrono una vita tranquilla in una società equiparabile a quella del tardo medioevo. Pochi hanno il coraggio di rischiare la propria vita per uscire dalle mura. Il protagonista Eren è tra i pochi temerari desiderosi di esplorare il mondo esterno, ma è ancora giovane per poter inseguire questo sogno. A suo parere l’umanità dovrebbe lottare per ottenere la libertà, invece di accontentarsi di vivere come animali all’interno di un recinto. Quello che per lui era solo un sogno però, ben presto si trasformò in un desiderio di vendetta nel fatidico giorno in cui un gigante alto oltre cinquanta metri apparve all’improvviso di fronte alle mura esterne, aprendo un varco per gli altri giganti e seminando morte e distruzione all’interno del primo distretto. Nessuno era pronto per affrontare l’impensabile. Eren e i suoi amici sfuggirono alla morte, perdendo per sempre i loro genitori. Dopo alcuni anni trascorsi come rifugiati all’interno della seconda cinta muraria, i tre amici decideranno di arruolarsi nell’esercito per annientare i giganti una volta per tutte.
In molti conoscono “L’attacco dei giganti” per le ottime animazioni, specialmente quelle inerenti le battaglie. L’azione di questa serie infatti è principalmente incentrata sull’utilizzo del sistema di manovra tridimensionale, un dispositivo dotato di corde e spade che permette ai soldati di muoversi liberamente nell’aria, aumentando la probabilità di sopravvivere in un combattimento diretto contro i giganti.
Più in generale, questo anime presenta numerosi dettagli inerenti strumenti, relazioni, natura e politica che rendono la storia estremamente coerente, senza incappare in incongruenze tipiche di altre serie riguardanti non sono la trama, ma l'intero worldbuilding. Ogni particolare è studiato nei minimi dettagli per dargli un senso e permettere allo spettatore di immergersi più facilmente nella storia. Sono assenti i più classici elementi caratteristici dei manga d'azione per ragazzi, come per esempio personaggi che vengono scaraventati contro una parete sfondandola, per poi uscirne praticamente illesi.
Personalmente, sento di dover elogiare il modo in cui è stata rappresentata la guerra, in particolar modo nell'ultima stagione, ma non solo.
Ritengo sia il caso di sottolinearlo poiché questa serie è stata fin dall'inizio accusata di uccidere velocemente i suoi personaggi per una sorta di pigrizia narrativa. In realtà è evidente come la motivazione sia l'esatto opposto. Nel mondo cinematografico e dell'animazione è molto frequente incontrare personaggi disposti a dare la vita per gli altri senza alcuna esitazione, compiendo sacrifici che possono cambiare il destino del mondo e guardando morte con il sorriso in volto. Ciò non avviene ne L'attacco dei giganti. Il modo in cui vengono rappresentate queste persone è molto più umano. Molti personaggi inseguono un sogno, ma non tutti sono Superman. Gran parte di essi non riesce a realizzare il proprio desiderio e fa una fine miserabile, tanti altri guardano in lacrime la morte in faccia, consapevoli che se il loro sacrificio avrà un minimo di utilità, loro non vivranno comunque abbastanza a lungo per riuscire a vederne i risultati. Risvolti che provocano un forte senso di empatia dello spettatore nei confronti di determinati personaggi.
Altra nota di merito risiede nell'importanza dei personaggi stessi. Eren è sicuramente rilevante e attira spesso l'attenzione a causa del suo carattere irrascibile, ma la serie è ricca di personaggi secondari e minori che apportano un contributo extremamente importante alla storia, al punto da mettere quasi in secondo piano il protagonista in alcune occasioni.
Le animazioni sono indubbiamente uno dei pregi di questa serie, ma la vera punta di diamante a mio parere sono le musiche di Sawano. Caratteristiche e adrenaliniche, sono spesso ricche di percussioni che fanno da eco ai passi dei giganti, ma altrettanto memorabili sono anche quelle più lente come “Call of Silence”.
Questi aspetti, uniti alla bellissima storia scritta da Isayama, sono ciò che rendono questa serie un capolavoro che non ho timore di chiamare tale. Termine che fino ad ora non avevo mai usato in quanto a mio parere molto abusato nella rete. L’unica cosa che poteva essere contestata al manga originale erano i disegni dei primi volumi, dovuti all’inesperienza del mangaka, difetto che nell’anime non è presente in quanto è stato adottato il design dei volumi successivi.
I temi da trattare sono molti, ma visto l’elevato rischio spoiler non mi è possibile parlarne adeguatamente. Il mistero è un aspetto fondamentale di una serie come questa e una volta risolto non può più essere dimenticato.
Come sempre succede, il finale potrebbe non piacere a tutti, ma sono certa che chi arriverà fino alla fine non si pentirà delle emozioni regalate da questo anime. L’unico consiglio che posso dare, oltre allo stare alla larga dagli spoiler, è di recuperare questa serie con calma. Negli ultimi anni hanno preso piede le maratone, che però in questo caso rovinano sicuramente la visione. Del resto, che gusto c’è nell'ottenere la risposta il giorno dopo in cui ci siamo posti una domanda?
Finisce una serie che ha segnato un decennio e che per questo verrà ricordata anche negli anni avvenire. Una sorta di dark fantasy per ragazzi che per la sua particolarità è stato perfino rifiutato da Shonen Jump, ma che poi in molti hanno tentato di imitare per replicarne il successo inizialmente inaspettato in patria. Una serie in continua evoluzione dall'inizio alla fine che è cresciuta assieme ai suoi stessi spettatori. L'attacco dei giganti è la prova lampante che è possibile puntare alla realizzazione di un'opera generalista senza sacrificare la qualità della trama e il cosiddetto worldbuilding.
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