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10.0/10
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Kill la Kill per me non è solo un anime, è diventato un punto di riferimento.
L’ho rivisto più di dieci volte, e ogni volta mi colpisce in modo diverso.
A prima vista sembra solo caos, fanservice e battaglie assurde, ma dietro tutto quel delirio c’è una forza simbolica enorme: parla di libertà, di identità, di cosa significa scegliere chi vuoi essere in un mondo che prova continuamente a spogliarti di te stesso.
Trigger ha usato l’eccesso come linguaggio.
Ha preso il grottesco, il provocatorio, il nonsense, e li ha trasformati in una critica al potere, al controllo e all’ipocrisia sociale.
Ogni urlo, ogni colpo, ogni filo di tessuto diventa una metafora:
l’abito non è più solo qualcosa che copre, ma qualcosa che rivela.
Ed è lì che Kill la Kill diventa un’esperienza.
Ti mette a nudo, ti costringe a guardarti dentro e a capire se hai davvero il coraggio di essere te stesso.
Dopo tanti rewatch ormai la sento mia.
E in fondo, sulla copertina del box DVD lo dicono chiaramente:
“Una serie che vi si cucirà addosso… se ne sarete degni.”

Io credo di esserlo diventato, a modo mio.
E chi non riesce a sentirlo… forse non è ancora pronto a guardarla davvero.