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“The King’s Warden” è un film del 2026 presentato in sala durante il FEFF.
È un film che mi ha piacevolmente stupita. Non serve conoscere il periodo storico coreano per seguirlo, perché il contesto viene spiegato in modo talmente semplice e chiaro che è facile entrare subito nella vicenda.

La storia è ispirata a figure realmente esistite. Il protagonista è il re Danjong, una figura storica molto amata in Corea. Danjong è spesso considerato uno dei sovrani più legittimi dell’intera storia della dinastia Joseon.
Suo nonno era il grande re Sejong, mentre suo padre era Munjong, il figlio maggiore di Sejong. Danjong era a sua volta il figlio maggiore di Munjong: una linea di successione praticamente impeccabile. Fu il primo caso di questo genere nella storia di Joseon e, anche successivamente, è difficile trovare un esempio altrettanto perfetto di legittimità dinastica.

Danjong sale al trono alla morte del padre quando è ancora giovanissimo. Nel film ha dodici anni; alcune fonti storiche riportano invece dieci o quattordici anni, ma in ogni caso si tratta di un’età molto giovane. Sua madre era morta poco dopo averlo dato alla luce.
Il suo vero problema, però, era avere uno zio rispetto al quale Scar della Disney sembra quasi niente: il Gran Principe Suyang. Quest’ultimo riesce infatti a usurpargli il trono e a mandarlo in esilio in un remoto villaggio di montagna, un insediamento rurale sperduto e poverissimo situato nella valle di Cheongnyeongpo, a Yeongwol.

Il capo villaggio, Eom Heung‑do, è un uomo piuttosto credulone: quando gli viene detto che ospitare un nobile esiliato porterà prosperità e ricchezza alla comunità, ci crede immediatamente e fa di tutto per avere Danjong nel suo villaggio.
Peccato che non si tratti di un nobile qualunque, ma del re deposto. La sua presenza, quindi, non promette necessariamente ricchezze; anzi, all’inizio rappresenta anche un peso, perché deve riferire costantemente alla corte imperiale ciò che accade al giovane sovrano in esilio.

Naturalmente c’è anche una parte romanzata. Il film sviluppa l’amicizia tra l’ex imperatore e gli abitanti del villaggio, una comunità povera che vive principalmente di caccia e raccolta. Nessuno di loro sa leggere né scrivere perché non hanno avuto modo di studiare e nel villaggio non sono presenti libri di alcun tipo, e Danjong cercherà di aiutarli.
La storia si conclude seguendo gli eventi storici reali. L’ultima scena, in cui vediamo il capo villaggio compiere una determinata azione, sembra essere basata su fatti realmente accaduti. Secondo alcuni scritti, l’uomo visse poi nascosto con la propria famiglia fino alla sua morte per timore di rappresaglie da parte del re.

Il film raggiunge pienamente il suo obiettivo: mi ha appassionata a tal punto che, una volta terminata la visione, sono andata subito a cercare informazioni sulla vera storia di Danjong. Considero questo un aspetto davvero positivo, perché opere come questa permettono di avvicinare anche chi vive al di fuori della Corea alla storia e alla cultura di questo paese.

Danjong è interpretato dal giovanissimo Park Ji‑hoon, ex membro del gruppo idol Wanna One, che è riuscito ancora una volta a stupirmi. Ogni volta che lo vedo in un ruolo diverso rimango colpita dalle sue capacità e dalla sua versatilità, tanto che, in un primo momento, non l’avevo nemmeno riconosciuto nel film.
Qui appare maestoso negli abiti imperiali; lo avevo già visto in “Weak Hero Class” mentre distribuiva pugni a destra e a manca, e prima ancora in “At a Distance, Spring Is Green” con i suoi boccoli biondi e l’aria da cucciolotto. Sono davvero curiosa di scoprire quanto riuscirà ancora a crescere come attore.

Come già detto, Danjong è una figura storica molto cara ai coreani. Proprio a causa della sua vita tragica e commovente, compare in innumerevoli opere di fantasia, tra cui romanzi, serie televisive, film e perfino fumetti.
Tra gli esempi più noti troviamo “The Face Reader” e “The Princess’s Man”. Chissà che non lo rivedremo presto protagonista di un’altra opera dedicata alla sua storia.