logo AnimeClick.it

-

"Quando la sceneggiatura è solo un pretesto per spogliare avvenenti ragazze"

"High School DxD" è un’opera che riesce nell'impresa di far sembrare un cinepanettone degli anni '90 o la commedia sexy all'italiana un trattato di ontologia metafisica. Se si approccia a questa serie per cercare dilemmi filosofici o la risposta al senso della vita, è inutile osservare che è l'opera meno indicata in tal senso. Forse I. Newton avrebbe potuto ispirare ed elaborare le sue teorie sulla gravità applicata esclusivamente al moto ondulatorio e sussultorio dei tessuti adiposi pettorali delle avvenenti ragazze demoni nella serie.

La trama? Missing in action! L'eroe di turno, Issei Hyoudou, è il classico liceale perennemente arrapato la cui massima aspirazione è spiare, in buona compagnia, le ragazze negli spogliatoi. Viene ucciso al primo appuntamento da un angelo caduto che lo aveva accalappiato per un presnuto potere demoniaco di cui non era consapevole (capita, la prima uscita da "principiante erbivoro" è sempre un terno al lotto) e resuscitato come demone da Rias Gremory, una boombastica bellezza dai capelli rossi che lo arruola nel suo clan. Da lì in poi, la serie diventa un semplice pretesto per giustificare il fatto che Issei (in buona compagnia degli spettatori) si ritrovi costantemente ad ammirare belle ragazze nude senza censura con qualsiasi premessa o pretesto.

Guardando questa fiera del "trash" boccaccesco dell'animazione, non si può fare a meno di lanciare lo sguardo oltre la scollatura e le nudità e provare a compiere qualche riflessione un po' più ampia su questo genere di serie. "High School DxD" non è nata dal nulla; è il punto di arrivo (o di non ritorno) di una precisa mutazione di un certo tipo di cultura che fino alla prima metà della prima decade del 2000 ha fondato il proprio disagio sociopatico su un approccio che attraverso la profondità delle riflessioni e della ribellione isolazionistica anelava un contatto (spesso fallimentare) con la realtà.
Dal 2005-6 in poi la realtà ha smesso di essere il problema da risolvere ed è diventata qualcosa da plasmare secondo i desideri più bizzarri, con lo sdoganamento del "moe", il feticismo dei dettagli e, in generale, l'idea che l'universo debba girare intorno alle fantasie più strambe.
"High School DxD" (classe 2012) si siede comodamente sul trono di questa seconda era: l'approccio fuori dalla realtà. Non ci si isola più per riflettere; si scappa in un mondo dove un adolescente mediocre e come tanti non solo diventa un demone sempre più potente, ma viene venerato da un harem di fanciulle demoni pronte a spogliarsi anche senza un pretesto degno di notta. È intrattenimento puramente consolatorio, dove l'ambizione intellettuale è azzerata in favore del "fan service" più spudorato e delirante, e alternativo a produzioni più spinte e probabilente violente e meno raccomandabili.

Sia chiaro, il comparto tecnico fa il suo onesto lavoro (soprattutto nella fisica dei fluidi e dei "rimbalzi") e, se preso con lo spirito di chi guarda un film di serie B con una birra in mano, riesce persino a strappare più di una risata. "High School DxD" è una trashata orgogliosa di esserlo: Issei è un idiota, ma è un idiota "onesto". Non finge di voler salvare il mondo per nobili ideali o per avversare un sistema che non riesce ad accettare, lo fa perché si ispira esclusivamente all'animo concupiscibile di platonica memoria in modo così demenziale da farlo apprezzare per la comicità.
Per quanto chi mi ha preceduto nella recensione dell'opera abbia mantenuto toni più entuisiastici del mio, vorrei appellarmi all'onestà decantata poc'anzi da me a riguardo del protagonista: "High School DxD" sta all'animazione giapponese come il fast food sta alla cucina stellata. Vi riempie lo stomaco sul momento, sapete che vi farà male, ma ogni tanto quel sapore di fritto e ignoranza ha quasi un suo perché.
Voto: un "salomonico" sei politico all'audace scemenza, perché almeno è "onesta".