Recensione
Wash it All Away
5.0/10
Recensione di Kane Connor
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Eccoci qua, a recensire questo "Wash it all away", meglio noto come l'anime della bella lavanderina. Eh sì, perché la protagonista di questo anime, Wakana Kinme, si occupa di una piccola lavanderia nella cittadina di Atami, e l'intera serie ruota intorno alle sue attività di pulizia, di capi e non solo, presso la piccola Kinme Cleaning.
Partiamo subito dal punto di forza della serie, ovvero la protagonista: Kinme è caratterizzata benissimo, sia come disegno che come personaggio, una ragazza giovane che prova a gestire un'attività imprenditoriale in modo indipendente, e lo fa mostrando attenzione sia sul lavoro che nella cura dei clienti. Certo, il fatto che sia, esteticamente parlando, a livello di una modella aiuta nel conquistare simpatie, ma contribuiscono anche i piccoli tocchi di caratterizzazione sui suoi difetti, come l'essere un po' ingenua o avere un'avversione naturale per la tecnologia. Il suo essere un personaggio positivo, senza essere perfetta in modo irritante, attira sicuramente le simpatie del pubblico, a cui si aggiunge l'extra, prettamente maschile, della bella presenza, che viene spinto anche dalla passione smodata di Kinme per le terme.
Appurato che la protagonista è ben tratteggiata, passiamo al problema numero uno della serie: non c'è una trama. E non si sta esagerando con un'iperbole, ma manca completamente una qualsiasi trama orizzontale tra gli episodi. Eppure le premesse per creare uno sviluppo interessante non mancano: sappiamo da subito che Kinme ha perso la memoria di tutti i suoi ricordi meno gli ultimi due anni, e vediamo subito che ha una competenza nel trattare le macchie a livello quasi di un laureato in chimica. Eppure, queste premesse iniziali non verranno mai approfondite, né daranno una svolta agli episodi, lasciando il passo a situazioni ripetitive che verranno presto a noia.
Ci sono altre cose negative da sottolineare: dal co-protagonista Kyusho, che è davvero un'ameba irritante ben oltre la timidezza, agli spot turistici neanche troppo velati della cittadina di Atami, che mi hanno ricordato le parti peggiori della serie "Hokkaido Gals are Super Adorable!". C'è poi da evidenziare un certo fanservice abbastanza fastidioso, pur essendo io tutt'altro che un bacchettone, perché completamente decontestualizzato dalla serie.
Il mio consiglio? Vedete le prime due puntate, per decidere se vale il vostro tempo; come detto, negli episodi successivi non cambierà quasi nulla.
Partiamo subito dal punto di forza della serie, ovvero la protagonista: Kinme è caratterizzata benissimo, sia come disegno che come personaggio, una ragazza giovane che prova a gestire un'attività imprenditoriale in modo indipendente, e lo fa mostrando attenzione sia sul lavoro che nella cura dei clienti. Certo, il fatto che sia, esteticamente parlando, a livello di una modella aiuta nel conquistare simpatie, ma contribuiscono anche i piccoli tocchi di caratterizzazione sui suoi difetti, come l'essere un po' ingenua o avere un'avversione naturale per la tecnologia. Il suo essere un personaggio positivo, senza essere perfetta in modo irritante, attira sicuramente le simpatie del pubblico, a cui si aggiunge l'extra, prettamente maschile, della bella presenza, che viene spinto anche dalla passione smodata di Kinme per le terme.
Appurato che la protagonista è ben tratteggiata, passiamo al problema numero uno della serie: non c'è una trama. E non si sta esagerando con un'iperbole, ma manca completamente una qualsiasi trama orizzontale tra gli episodi. Eppure le premesse per creare uno sviluppo interessante non mancano: sappiamo da subito che Kinme ha perso la memoria di tutti i suoi ricordi meno gli ultimi due anni, e vediamo subito che ha una competenza nel trattare le macchie a livello quasi di un laureato in chimica. Eppure, queste premesse iniziali non verranno mai approfondite, né daranno una svolta agli episodi, lasciando il passo a situazioni ripetitive che verranno presto a noia.
Ci sono altre cose negative da sottolineare: dal co-protagonista Kyusho, che è davvero un'ameba irritante ben oltre la timidezza, agli spot turistici neanche troppo velati della cittadina di Atami, che mi hanno ricordato le parti peggiori della serie "Hokkaido Gals are Super Adorable!". C'è poi da evidenziare un certo fanservice abbastanza fastidioso, pur essendo io tutt'altro che un bacchettone, perché completamente decontestualizzato dalla serie.
Il mio consiglio? Vedete le prime due puntate, per decidere se vale il vostro tempo; come detto, negli episodi successivi non cambierà quasi nulla.