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LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2026

Recensione


9.5/10
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Il manga presenta una protagonista indiscussa, la maga Sybel, un personaggio femminile assolutamente memorabile.
Sybel è animata da una sequenza di sentimenti diversi che, di volta in volta, disegnano il mirabile percorso del suo personaggio. Nella parte iniziale, forse la mia preferita, Sybel è una maga solitaria guidata da un puro desiderio di eremitaggio e di totale distacco dal mondo esterno, in particolare da quello maschile. È una strega che vive nella sua meravigliosa Casa Bianca, circondata da torri libresche e animali arcani e fatati che tiene legati a sé, come protezione e compagnia. Nel suo mondo, allo stesso tempo nebbioso e luminoso, naturale e letterario, lei vive appieno la sua solitudine, concedendosi come unico contatto "esterno" gli incontri con la madre, anch'essa una maga (una deliziosa fattucchiera nelle fattezze, ma in verità piuttosto potente), nella sua casetta di campagna. Le cose cambiano con l'arrivo di un bambino che crescerà e maturerà insieme a lei, in questo mondo d'incanto fiabesco e dalla dolcezza tardogotica.
La seconda fase della vita di Sybel inizia quando la donna avverte un richiamo continuo (il calling, appunto), che la condurrà nella magione di un mago infido e perverso, intenzionato a incatenarla nel senso più spirituale del termine. Da qui si delineerà una sorta di battaglia tra il maschile e il femminile: da un lato Sybel, che non vuole rinunciare alla libertà data dalla solitudine e dal ritiro dal mondo, ma nemmeno all'amore (materno e non solo) che comincia a sperimentare in tutta la sua potenza; dall'altro il "maschio", inteso come principio opposto di oppressione e dominazione. Ha così inizio la seconda fase sentimentale di Sybel, quella centrale, dominata dall'odio e dal desiderio di vendetta. Da questo momento in poi, la protagonista deve spogliarsi della sua amata solitudine e del calmo piacere del distacco dal mondo materico degli umani per destreggiarsi tra gli uomini, costruendo, mattone dopo mattone, la sua rivalsa.
In questa seconda parte subentra in modo più prorompente un'estetica medievale, cavalleresca e guerresca, che il lettore poteva già presagire quando era ancora immerso nelle favolistiche, calme e fresche atmosfere della prima parte (lunga circa un volume e mezzo). Ma è anche il momento in cui Sybel, da creatura magica ed eterea, si trasforma in una donna corporea ed energica, capace di sentimenti forti e umanissimi che la porteranno a vivere una serie di importanti epifanie personali. La prima è quella attraverso la quale libera i suoi animali arcani: lei, che ha avvertito su di sé tutto il dolore della prigionia fisica e spirituale – o anche solo la paura di essa –, rende libere quelle creature che per anni aveva tenuto legate a sé, usandole anche come vere e proprie guardie della Casa Bianca. L'ultima epifania, quella risolutiva, è invece quella del perdono: un perdono verso tutti e tutto ciò che avevano provocato in lei l'odio e la sete di vendetta.
Il manga si conclude con pagine dal disegno stilizzato che mima un arazzo: mai scelta stilistica fu più azzeccata per concludere quella che è stata una splendida, indimenticabile fiaba a fumetti. Un incanto dal sapore tardogotico e cavalleresco, fantasy nel senso puro del termine; ottocentesco nel sentimento di un Medioevo fantastico, ma anche molto più antico e misterioso, proprio come i racconti da immaginare di fronte agli arazzi conservati nei castelli europei.
Si tratta di un fumetto "occidentale" nell'impianto e nelle tematiche (dopotutto è tratto fedelmente da un romanzo non giapponese che la mangaka aveva letto e apprezzato a vent'anni, e che ha atteso molto prima di trasporre), ma profondamente giapponese in quel senso di eleganza e delicatezza, eterna ed effimera al contempo. Lo si nota nel gusto della linea e nei volti dei personaggi, allo stesso tempo espressivi ma freddi come il ghiaccio, caratterizzati da occhi che guardano un orizzonte invisibile al lettore, poiché sembrano spingersi oltre qualsiasi materia conosciuta.