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LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2026

Recensione


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Aver letto Arrivederci Fuichin tutto d’un fiato, dopo aver pazientemente raccolto i cinque volumi mese dopo mese, si è rivelata la scelta migliore. Nonostante la periodicità serrata dell'edizione, immergersi senza interruzioni dall'inizio alla fine regala un'esperienza di lettura di rara intensità.

Ci si trova di fronte a un’opera straordinaria, un manga di rara bellezza che si attesta senza riserve tra i vertici del fumetto giapponese. In questo lavoro di Motoka Murakami c'è praticamente tutto ciò che si può desiderare da una narrazione complessa, capace di intrecciare il piano individuale e quello collettivo, la grande Storia e la dimensione quotidiana.

Il primo, enorme pregio dell'autore risiede nella capacità di orchestrare un vero e proprio racconto storico attraverso l'autenticità dei singoli individui. Le vicende collettive del Giappone non vengono mai calate dall'alto tramite didascalie o freddi spiegoni; al contrario di quanto accade in altre opere pur celebri (come Fiore di pietra), qui gli eventi che hanno segnato milioni di persone vengono filtrati costantemente attraverso la lente, i corpi e le emozioni dei protagonisti. La Storia si percepisce "sulla pelle" dei personaggi. Il gusto per il dettaglio quotidiano sostituisce qualsiasi intento pedagogico o moralista, regalando al lettore scorci di vita vissuta di straordinaria forza evocativa.

I primi tre volumi — in particolare dal secondo in poi — incarnano alla perfezione questo approccio narrative, toccando vette di valore universale. È tuttavia la seconda metà dell'opera (dal quarto volume in poi, pur anticipata da piccoli frammenti nel primo) a virare in modo deciso verso il mondo del manga vero e proprio.

Se questa seconda sezione può apparire meno "imponente" dal punto di vista dell'impatto storico drammatico, si rivela ugualmente irresistibile: Murakami traccia una panoramica coinvolgente e appassionata su un pezzo fondamentale della storia del fumetto giapponese, facendo sfilare sullo sfondo i padri e le madri fondatrici del medium. Rispetto a opere trasversali come Una vita tra i margini, qui il racconto si arricchisce di un susseguirsi di incontri con personalità leggendarie — con un'attenzione speciale riservata alle grandi mangaka donne. Lungi dal ridursi a una cronaca nozionistica, la narrazione mantiene al centro la vita emotiva di Toshiko Ueda, le sue vicende familiari e sentimentali e l'impatto che la sua totale dedizione al lavoro ha avuto su ogni singolo passaggio della sua esistenza.

Il percorso caratteriale della Ueda è tratteggiato con grande maestria. Nei suoi anni giovanili e durante il periodo bellico appare spinta da un profondo altruismo e da una forte carica di emancipazione, imponendosi come una figura travolgente e positiva. Più avanti, l'autore non si perita di mostrarne anche le sfumature più spigolose, divistiche e "negative", che risultano tuttavia la naturale evoluzione dell'orgoglio che la caratterizzava fin da bambina.

Particolarmente toccante e riuscita è la fase in cui la protagonista si ritrova a essere una sorta di celebrità sul viale del tramonto. Investita dalle sferzate narrative e stilistiche delle nuove generazioni e dall'avvento del gekiga, Toshiko Ueda si fa paradossalmente promotrice dell'innovazione, la stessa che lei per prima aveva portato avanti da giovane. Ma mentre un gigante come Osamu Tezuka saprà reinventarsi negli anni Settanta — raffinando la propria arte proprio grazie al confronto con il gekiga e con i toni più adulti —, la Ueda, "madre del manga", sceglie di rimanere fino in fondo il simbolo di un'epoca passata. Il suo stile resta legato a un fumetto umoristico, leggero e divertente, che rifugge la rappresentazione diretta del dramma e della violenza, pur senza smettere di apprezzare ed esaltare le nuove direzioni dello shōjo intraprese da autrici come Hagio, Takemiya, Ikeda e, prima ancora, Mizuno e Watanabe (quest'ultima resa con estrema fedeltà grafica, dalle sue eleganti linee del volto alle sopracciglia appena accennate).

Un plauso finale va speso per la gestione dei comprimari: tra i vari personaggi merita una menzione d'onore Koizumi. Figura che agisce quasi da antagonista per la Ueda, introdotta nel secondo volume e destinata a riapparire in modo sempre più fugace e frammentario, regala al lettore alcune delle pagine graficamente e narrativamente più intense dell'intera opera.

Arrivederci Fuichin si rivela un capolavoro a tutto tondo, un'opera imprescindibile che entra a pieno diritto nell'Olimpo dei grandi classici del fumetto giapponese.