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GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026

Recensione


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"Girl Friends in the hell" è una bella miniserie in tre volumi della brava Akane Torikai. Seconda opera della mangaka che leggo, mi è piaciuta molto di più rispetto ad "Amore Placebo", serie più cinica e disincantata di questa.

In quest'opera i toni sono decisamente più ironici, seppur non mancano note malinconiche e un poco amare che si stemperano in sentimenti più sinceri che nascono da legami d'amicizia e comprensione; c'è una complicità tutta al femminile, dove gli uomini, seppur abbiano un ruolo marginale nella vita delle tre amiche protagoniste, sono quasi tagliati fuori.
Tre donne molto diverse per età e temperamento, con vissuti personali e bisogni diversi, quasi per caso, si ritrovano a convivere nell'abitazione di una delle tre, Nao, la più vecchia del gruppo, donna che sembra prendere la vita con leggerezza, senza farsi troppi problemi; è molto popolare tra gli uomini, ma non si lascia intrappolare da relazioni complicate o troppo serie. Sembra superficiale, in realtà è diretta, genuina e vive la realtà per quello che è, senza orpelli.
Kana è divorziata con un figlio piccolo, sente il peso del suo ruolo di madre, cosa che si riflette sulla sua esperienza sentimentale ed emotiva, al punto da condizionare i suoi rapporti con l'altro sesso.
La più giovane è Yuri, impiegata in apparenza severa e rigida, ha un passato scomodo alla spalle, essendo stata l'amante di un uomo sposato con figli, ma in realtà ha pochissima esperienza con gli uomini, per non dire nessuna.
Tre donne tanto diverse finiscono per diventare amiche sincere che nel cerchio sicuro della convivenza, si raccontano e si confrontano circa le diverse esperienza di vita, amore, sessualità, valori condivisi, rapporti più o meno conflittuali con gli uomini, desiderio di essere rispettate e capite, amate o accettate per come si è davvero, senza filtri costruiti ad arte, questione banale solo in apparenza, ma in realtà molto importante.
Il racconto è un piccolo spaccato della società giapponese che impone ritmi, aspettative sulle donne e la loro condizione; se sono madri, non possono innamorarsi ma devono pensare solo e unicamente ai figli, se sono single devono pensare a sposarsi e mettere su famiglia, se lavorano devono essere efficienti, non un peso per l'azienda e così via.
Gli uomini presenti nella storia hanno un ruolo preciso, ma sono quasi isolati, esclusi, parentesi nella vita delle tre amiche; non sono del tutto negativi, sono piuttosto oggetto di confronto o scherno, come l'amico di Nao, Shikatani, maniaco ossessionato dalle ragazze vergini che dispensa consigli e saggezza improbabili; l'autrice fa di lui una macchietta, bersaglio dell'ironia delle tre fanciulle che se lo ritrovano in casa come ospite.
Il giovane chiropratico che frequenta Kana è un ragazzo serio, probabilmente innamorato, che forse per inesperienza, o immaturità, non capisce del tutto le paure, le insicurezze di una donna con un matrimonio fallito alle spalle e un figlio piccolo da crescere, che per lei è la priorità.
Alla fine, la convivenza femminile da sicurezza, calore famigliare e perfino libertà; non ci sono obblighi o vincoli di alcun tipo, si può andare o restare, le scelte sono puramente personali; alla fine, anche la scelta più semplice, può essere fonte di un poco di sofferenza.
Il tratto della Torikai qui è pulito, lineare, non gioca sui contrasti, né con le sfumature. La regia delle tavole è piuttosto chiara e lineare, giocata tra i pensieri e i dialoghi delle ragazze, i cui volti, gli sguardi sono spesso in primo piano, sempre molto belli ed espressivi.
Una serie che ho letto con piacere, che mi ha indotto a riflettere, che a tratti fa sorridere; il bel finale, per quanto aperto a mille possibilità, lascia ugualmente un sottofondo amarognolo, carico comunque di calore, cosa che ho apprezzato tanto.