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DOMENICA 8 NOVEMBRE 2026

Recensione


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"The Early Spring": una primavera bollente, un'estate tiepida

Ci sono drama che partono lentamente, costruendo poco alla volta una storia capace di conquistarti, e altri che invece iniziano col botto, per poi perdere progressivamente la loro scintilla. "The Early Spring" appartiene decisamente alla seconda categoria.

Drama cinese del 2026, composto da 24 episodi, è una di quelle serie che mi hanno tenuta incollata alla sedia per gran parte della visione, alternando momenti in cui pensavo «Ah, però… niente male!» ad altri in cui mi ritrovavo a sospirare: «Ma che peccato! Si era partiti col botto e qui si sta trasformando tutto in una fiammella».

La storia, almeno sulla carta, non brilla certo per originalità. Abbiamo un CEO ricco, bello e arrogante e una giovane dipendente appena assunta, carina, ingenua e un po' impacciata, desiderosa di imparare e costruirsi una carriera. Tra i due nasce un'attrazione che, tra avvicinamenti, incomprensioni e tira e molla, si trasforma in una relazione sentimentale.

Insomma, una formula già vista e rivista, che può comunque funzionare benissimo se sostenuta da una buona scrittura e da interpreti capaci di dare vita ai personaggi. E qui, almeno inizialmente, le premesse sembravano davvero promettenti.

La chimica c'è, eccome!

Partiamo dal punto di forza che ha fatto parlare tanto di questa serie: l'intesa tra i due protagonisti. E a ragione, perché soprattutto nei primi episodi le loro interazioni hanno una carica seduttiva che non è così frequente trovare nei drama cinesi.

Basta poco per catturare lo spettatore: uno sguardo, un gesto, una vicinanza appena accennata. Ma qui non si tratta soltanto di piccoli segnali: tra i due si percepiscono un'attrazione fisica e un desiderio palpabili, che trovano nei baci una delle loro espressioni più convincenti.

Baci tutt'altro che convenzionali, realistici e coinvolgenti, capaci di regalare quelle farfalle nello stomaco che non sempre è facile trovare in un drama asiatico. Merito certamente dei due interpreti, ma anche di una regia che, almeno inizialmente, sembra saper valorizzare molto bene la loro intesa.

Sono proprio i primi approcci, quando la relazione è ancora tutta da scoprire, a risultare più intriganti. C'è l'incertezza, c'è il desiderio, c'è quella piacevole imprevedibilità che accompagna ogni passo avanti e ogni esitazione. Si percepisce che qualcosa sta nascendo, ma non si sa ancora bene come e quando i due finiranno per lasciarsi andare.

Una volta diventati coppia, i protagonisti continuano a essere convincenti e a regalare momenti piacevoli, ma inevitabilmente viene meno una parte di quella curiosità iniziale. Ed è proprio qui che la scrittura avrebbe dovuto fare la differenza, trovando nuovi modi per mantenere viva l'attenzione.

Quando la scrittura perde la scintilla

Si parte a razzo, ma poi il ritmo della storia comincia a perdere colpi. Il tira e molla sentimentale si ripete un po' troppo, fino a dare l'impressione che la relazione proceda in cerchio anziché evolversi davvero. Inoltre, in certi passaggi si avverte uno stacco tra una scena e l'altra, come se mancasse un tassello per comprendere pienamente ciò che sta succedendo.

E così capita di chiedersi: «Ma come siamo arrivati a questa scena? E a questa conversazione?».

Non è tanto una questione di prevedibilità, quanto di occasioni sprecate. La storia mette sul tavolo elementi che potrebbero dare nuova linfa alla relazione e mettere davvero alla prova i protagonisti, ma la sceneggiatura non sempre riesce a trasformarli in sviluppi incisivi, capaci di mantenere vivo l'interesse.

A tratti, inoltre, si ha la sensazione che l'attenzione venga rivolta più alla costruzione estetica delle scene che al loro effettivo peso emotivo. Immagini belle da vedere, certo, ma che non sempre riescono a trasmettere tutto ciò che la situazione avrebbe potuto suscitare.

Personaggi: luci e ombre

Anche i protagonisti risentono di questa discontinuità nella scrittura.

Lui parte come un uomo arrogante, spietato e con una buona dose di stronzaggine, per poi trasformarsi progressivamente in un innamorato disposto a tutto, fino a rischiare di diventare quasi uno zerbino. Il cambiamento in sé è comprensibile, ma avrebbe meritato un'evoluzione più sfumata, capace di conservare qualcosa della personalità iniziale del personaggio anche all'interno della relazione.

Lei, invece, esordisce come una sorta di educanda dell'Ottocento: ingenua, impacciata e un po' infantile. Nel corso della storia cresce professionalmente, dimostra ambizione e cerca di costruirsi un futuro indipendente. Eppure, quando si tratta di gestire la relazione sentimentale, questa maturazione sembra fare qualche passo indietro: la ragazza che punta a diventare una donna indipendente finisce per comportarsi in modo poco maturo proprio quando dovrebbe riuscire a comunicare con quello che, a tutti gli effetti, dovrebbe essere il suo compagno.

Ecco, avrei preferito personaggi capaci di crescere in modo più coerente, senza che i loro progressi sembrassero improvvisamente svanire quando la trama aveva bisogno di creare nuovi ostacoli.

Anche i personaggi secondari sono generalmente ben costruiti, ma non tutti ricevono lo spazio necessario per svilupparsi.

In particolare, la vicenda che riguarda il coinquilino della protagonista, palesemente innamorato di lei, mi ha lasciato parecchio amaro in bocca. Il modo in cui viene sviluppata avrebbe meritato maggiore approfondimento e una sensibilità narrativa più attenta.

Ho avuto soprattutto l'impressione che questo personaggio e ciò che gli accade vengano utilizzati prevalentemente per alimentare le difficoltà della coppia principale, anziché ricevere uno spazio narrativo autonomo. E dispiace, perché anche altri rapporti tra i personaggi avrebbero potuto offrire spunti interessanti, ma finiscono per rimanere in secondo piano.

Lavoro, ambizione e realizzazione personale

Un altro aspetto che mi ha fatto riflettere è il modo in cui viene rappresentato il percorso professionale della protagonista.

Nel corso della storia tornano spesso concetti come impegno, dedizione, perseveranza e miglioramento continuo. La crescita professionale viene presentata come il risultato di sacrifici e disciplina, con l'importante precisazione che tutto dovrebbe avvenire senza rinunciare ai propri principi morali.

Una visione che mi ha richiamato un ideale di realizzazione personale e professionale presente nella cultura lavorativa cinese, dove il successo viene spesso associato alla dedizione e alla capacità di sacrificarsi per raggiungere i propri obiettivi. Certo, siamo pur sempre all'interno di una storia romantica e non di un documentario sul mondo del lavoro, ma il messaggio emerge con una certa insistenza, accompagnando il percorso della protagonista.

Personalmente, avrei apprezzato una maggiore attenzione all'equilibrio tra ambizione e vita privata. Crescere professionalmente è importante, ma non dovrebbe significare essere sempre produttivi, fare sempre di più e dimostrare continuamente il proprio valore. A volte, anche saper riconoscere i propri limiti e scegliere ciò che ci fa stare bene è una forma di crescita.

Una bella confezione non basta

Sul piano tecnico, invece, c'è poco da contestare.

Fotografia, costumi e scenografie sono promossi a pieni voti. Tutto è curato, elegante e patinato. Anche le musiche accompagnano bene i momenti più romantici e quelli più piccanti, creando l'atmosfera giusta senza risultare fuori posto.

A tratti, questo drama può ricordare "Cinquanta sfumature di grigio": non tanto per le somiglianze nella trama, quanto per il modo in cui entrambi fanno leva su un immaginario patinato, sulla fisicità dei protagonisti e su una relazione capace di stuzzicare la curiosità del pubblico. Una formula che può funzionare, almeno finché la storia riesce a mantenere le promesse iniziali.

Peccato che, in questo caso, la scrittura non sia sempre all'altezza della confezione.

Un finale che accontenta, ma non convince del tutto

Dopo una serie di peripezie, non tutte particolarmente brillanti, la storia arriva alla conclusione.

Il finale, nel complesso, è soddisfacente, ma non mi ha convinta pienamente. Alcune scelte conclusive mi sono sembrate un po' troppo costruite, come se si fosse voluto sottolineare a tutti i costi il valore del percorso compiuto dalla protagonista, ricorrendo a una trovata che ho trovato meno efficace di quanto probabilmente avrebbe voluto essere.

Quindi, "The Early Spring" mi è piaciuto?

Ni.

Mi ha intrattenuta, incuriosita e, in diversi momenti, coinvolta più di quanto mi aspettassi. La chimica tra i protagonisti, soprattutto nella prima parte, è stata il suo punto di forza e mi ha regalato quelle emozioni che cerco in una storia romantica.

Resta però la sensazione di un'occasione sfruttata soltanto in parte. C'erano attori convincenti, una storia sentimentale con del potenziale, personaggi che avrebbero potuto offrire molto di più e una confezione tecnica decisamente gradevole. Eppure, la scrittura non riesce a mantenere la scintilla iniziale, a dare sempre coerenza all'evoluzione dei protagonisti e ad approfondire adeguatamente alcune vicende secondarie.

Non è un drama da bocciare, perché i suoi momenti riusciti ci sono e il coinvolgimento non manca. Ma è proprio questo a lasciare un po' di rammarico: vedere quanto avrebbe potuto dare e quanto, invece, è rimasto sulla carta.

È un po' come quando la maestra riconsegna il compito all'alunno e gli dice: «Bravo, ma potevi impegnarti di più».