Recensione
Riddle vive un'esistenza straordinaria, piena e appagante al fianco dei suoi amici, tanto da guadagnarsi l'appellativo di Grande Saggio. Purtroppo, però, le cose belle tendono a guastarsi, ed è esattamente ciò che gli accade: la calamità nota come "Box of Malice" imperversa, stermina i suoi compagni e trascina il mondo sull'orlo della distruzione. Riddle trascorre i successivi mille anni nella sofferenza, cercando disperatamente un modo per risanare il mondo e prevenire quell'immenso disastro. Infine, riesce a sviluppare una magia per viaggiare indietro nel tempo e rivivere la propria vita, portando con sé tutte le conoscenze e le formidabili capacità affinate nel corso della sua lunga esistenza.
La trama è semplice e lineare, supportata da ben poche sottotrame, anch'esse elementari. L'intreccio, tuttavia, a tratti risulta intrigante, poiché non si comprende appieno come tutte le sciagurate vicende in cui si imbatte il protagonista siano effettivamente collegate tra loro e quale sia lo scopo finale dei nemici. Purtroppo, il formato scelto a micro-episodi non permette all'opera di brillare come dovrebbe; le gioverebbe sicuramente un adattamento nel formato seriale classico. A mio parere, l'anime nasconde molto potenziale inespresso.
I personaggi presentano una caratterizzazione medio-bassa, sia in termini di background che di profondità psicologico-comportamentale. Il character design è abbastanza curato e aiuta perlomeno a distinguerli visivamente l'uno dall'altro. Ad eccezione di Riddle, però, nessuno brilla in modo particolare; alcuni comprimari riescono giustamente a farsi notare più di altri, ma rimangono tutti relegati a un ruolo di sfondo.
Il comparto tecnico, considerando i limiti di questa produzione, è tutto sommato discreto. Vanta uno stile visivo unico e memorabile che compie onestamente il proprio lavoro. In ogni caso, come ribadito in precedenza, un adattamento di stampo più classico lo avrebbe fatto spiccare decisamente di più, pur conservandone la peculiare impronta stilistica e grafica.
In conclusione, Daikenja Riddle no Jikan Gyakkо̄ è un'opera semplice, godibile e al tempo stesso particolare, che si lascia guardare agilmente in meno di un'ora.
La trama è semplice e lineare, supportata da ben poche sottotrame, anch'esse elementari. L'intreccio, tuttavia, a tratti risulta intrigante, poiché non si comprende appieno come tutte le sciagurate vicende in cui si imbatte il protagonista siano effettivamente collegate tra loro e quale sia lo scopo finale dei nemici. Purtroppo, il formato scelto a micro-episodi non permette all'opera di brillare come dovrebbe; le gioverebbe sicuramente un adattamento nel formato seriale classico. A mio parere, l'anime nasconde molto potenziale inespresso.
I personaggi presentano una caratterizzazione medio-bassa, sia in termini di background che di profondità psicologico-comportamentale. Il character design è abbastanza curato e aiuta perlomeno a distinguerli visivamente l'uno dall'altro. Ad eccezione di Riddle, però, nessuno brilla in modo particolare; alcuni comprimari riescono giustamente a farsi notare più di altri, ma rimangono tutti relegati a un ruolo di sfondo.
Il comparto tecnico, considerando i limiti di questa produzione, è tutto sommato discreto. Vanta uno stile visivo unico e memorabile che compie onestamente il proprio lavoro. In ogni caso, come ribadito in precedenza, un adattamento di stampo più classico lo avrebbe fatto spiccare decisamente di più, pur conservandone la peculiare impronta stilistica e grafica.
In conclusione, Daikenja Riddle no Jikan Gyakkо̄ è un'opera semplice, godibile e al tempo stesso particolare, che si lascia guardare agilmente in meno di un'ora.