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ALUCARD80

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Makoto Shinkai torna in grande forma, e questa volta lo fa trattando un tema piuttosto complesso, ovvero la percezione dei viaggi nello spazio-tempo, letta nella chiave in cui riesce a identificarsi meglio, ovvero la rappresentazione adolescenziale-romantica. Ne scaturisce un lavoro davvero curato e intenso, probabilmente il suo migliore.
In passato questo autore “solista” ci aveva abituato a scenari caleidoscopici, coloratissimi e capaci di trasmettere una nostalgia sovrannaturale, ma, nel contempo, ognuno dei suoi prodotti appariva acerbo, incompleto, quasi incompiuto, potremmo dire. I protagonisti di Shinkai sono sempre stati un ragazzo e una ragazza adolescenti, immersi in scenari vasti, sconfinati, a cavallo fra il sogno e la malinconia, nel bel mezzo di avventure talvolta fantastiche, talvolta semplici, e in ogni caso dalla straordinaria intensità emotiva. Ma a fronte di un piacere visivo fatto “in casa” di grandissima qualità capitava che la struttura della trama risultasse fin troppo semplice, o fragile e incompleta.
In “Your Name.”, parte di questo “difetto” viene finalmente meno: Shinkai decide di tessere un racconto forse non originale, ma sicuramente molto più complesso e ragionato, che rende giustizia a dei disegni, dei colori, dei fondali, delle animazioni e a una colonna sonora davvero memorabili.

L’idea non è certo innovativa, anzi: riecco due protagonisti scontati, cioè una ragazza e un ragazzo, entrambi liceali, entrambi pieni di sogni e aspettative per il futuro. Ma, questa volta, la loro correlazione e le loro percezioni non saranno affatto scontate.
Il tutto parte come qualcosa di incomprensibile. La ragazza in questione è una giovane “di campagna” come tante altre, carina, allegra, intraprendente, di nome Mitsuha. Vive in un paesino sperduto fra le montagne, è una liceale, si occupa delle tradizioni del luogo, suo padre è il sindaco del paesino, ma a quanto pare non ama affatto lo stile di vita provinciale e “antiquato” del luogo; il suo sogno sarebbe quello di trasferirsi a Tokyo e cambiare finalmente vita. Una notte, però, Mitsuha fa un sogno veramente paradossale: si ritrova a vestire i panni di un ragazzo di città, un tipo di nome Taki, che vive proprio a Tokyo, e fa una vita simile alla sua, ma al tempo stesso completamente diversa in quanto a ritmi e abitudini giornaliere. È una situazione imbarazzante, ma alla fine si tratta soltanto di un sogno... che importa? Non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che quel ragazzo di nome Taki esiste davvero, e abita veramente a Tokyo, e una notte, senza nessun motivo, anch’egli sperimenta un sogno stranissimo in cui si ritrova nel corpo di una ragazza che vive in un paesino sperduto fra le montagne, una bella adolescente figlia del sindaco del paese...
Da qui scatta la scintilla del film: i sogni si ripetono, ed è chiaro che non si tratti soltanto di fantasie oniriche. I due imparano a conoscersi in modo parallelo ma distante, in un susseguirsi di eventi e situazioni che dapprima appariranno come coincidenze, ma con lo svolgimento della trama sveleranno un destino comune allineato da qualcosa di più che il semplice fato.

“Your Name.” brilla davvero come le stelle notturne, fulgide e romantiche che Shinkai ci ha illustrato negli anni passati. Non ha cambiato il suo modo di proporre arte, né ha cambiato la sua struttura classica, e forse questo può far apparire il tema di fondo un po’ monotono, soprattutto se ci si aspettava qualcosa di totalmente innovativo. Ma, a conti fatti, è stato questo proseguire con lo stesso tipo di impostazione a ricreare un’atmosfera a lui congeniale, accompagnata da una colonna sonora coinvolgente, capace di portarci nel cuore di una storia d’amore assolutamente non convenzionale; anzi, una storia che non è nemmeno possibile definirla “d’amore”, ma d’amore mai vissuto.
C’è del Giacomo Leopardi in questa malinconia astratta, ma solo in piccole dosi. Si focalizza l’Amore con la A maiuscola come potere sovrannaturale, più che “semplice” sentimento, una forza così grande e così intensa, se pura e sincera, da vincere ogni genere di distanza, oltre il tempo e lo spazio, quasi strizzando l’occhio a quell’incredibile e metafisico finale che ci regalò “Interstellar” di Christopher Nolan, da cui ne eredita quantomeno il concetto di unione sopra ogni altra legge fisica e quantistica.

In fondo anche questo tema non è certo qualcosa di originale, ma il regista e disegnatore capace di dispensare sogni tramite immagini ha questa volta fatto centro: la qualità dei disegni è aumentata rispetto ai suoi precedenti lavori; le animazioni sono un vero orgasmo visivo. Le luci, i colori, il susseguirsi di fotogrammi e l’impostazione in stile “anime seriale” dei primi venti minuti arricchiscono il film come mai visto prima.
Nella parte centrale, la storia accelera decisamente, coinvolgendo lo spettatore in modo più deciso e toccante; ogni punto interrogativo posto all’inizio viene lentamente risolto, ogni dubbio svelato. Il finale è a metà fra il malinconico e il lieto fine, ma senza ombra di dubbio aperto e struggente.
Considerandolo nella sua interezza, “Your Name.” non è certo vicino alla perfezione, ma risulta un viaggio emotivo a più livelli, e anche con ritmi differenti: compassato e gioviale all’inizio, tanto da strappare diversi sorrisi, concitato e sconcertante fino alla metà, sconvolgente verso la fine, malinconico ed emozionante sul finale, e al tempo stesso rivelatore dei suoi stessi enigmi, così da aprire letteralmente il cervello di chi si è immerso in questa apnea visiva. Forse una caratterizzazione maggiormente approfondita di alcuni personaggi avrebbe arricchito il tutto, ma possiamo accettarlo anche in questa forma.

A mio avviso, finalmente, il lavoro più completo di Shinkai, capace ora di confrontarsi coi più grandi maestri dell’animazione contemporanea senza nessuna remora, e non solo al botteghino, dove ha riscosso, com’era logico che fosse, grandi numeri: “Your Name.” parla al cuore con le parole giuste. Magari non è innovatore né rivoluziona, anche perché non ne ha alcuna necessità, ma emoziona come pochi altri film recenti riescono a fare. Ed è ciò che conta.


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GerrySeven

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
Come volevasi dimostrare, "Your Name." è un film anime sopravalutato, però non posso dire che alcune scene non mi abbiano emozionato; altre scene invece non mi hanno fatto né caldo né freddo.
I personaggi, come molti dicono, non hanno un carattere ben definito.
Le animazioni e i disegni sono molto belli, ma la trama all'inizio non è un granché, e il finale mi ha lasciato un po' perplesso, però mi ha stupito molto il "colpo di scena", non me lo aspettavo. Una cosa che non ho capito è perché l'autore non abbia parlato anche dello stato familiare di Taki, ci ha fatto vedere suo padre un'unica volta, mentre invece a proposito di Mitsuha ha parlato di tutto.

Io consiglio questo film anime agli appassionati di novel e del genere sentimentale/slice of life; per quanto riguarda gli appassionati di shounen come me, lo sconsiglio, perché sarebbe molto noioso.
Voto trama: 6
Voto disegni e animazioni: 8
Voto personaggi: 5,5
Voto OST e opening: 7
Voto media finale: 6,625, cioè 6,5/10
Onestamente, questo film anime lo definirei "carino", ma non un capolavoro.


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Mati3t

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
E' uno dei migliori anime che abbia mai visto: visto il suo grande successo, è evidente che in generale è un'anime molto amato. Poi ha alcuni pregi rilevanti, come lo stile di disegno (evito di usare parole particolari, se tra chi sta leggendo c'è qualcuno che è ancora un novellino), con molti dettagli negli effetti, nei paesaggi, nell'acqua ecc. fatti molto bene; anche lo stile di disegno dei personaggi è fatto bene.
Lo considero uno di quei film da guardare due volte per capire la trama. E poi c'è il classico stereotipo a sfondo sessuale per metterci un po' di commedia, e solo per quello ho dato un nove... perché un film serio deve avere un po' di contegno, ma va beh...
In conclusione, lo consiglio vivamente a tutti gli amanti degli anime.


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shanks92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
“Your Name.” è, prima di ogni altra cosa, un’emozione. Se per voi questo non è già abbastanza, allora dovreste cercare un altro film.

La storia racconta lo scambio di corpi tra un ragazzo e una ragazza, idea forse già vista, ma non è questo il punto, qui c’è molto di più sotto. Lo scambio è solo la scintilla del film.
Dal punto di vista visivo le immagini sono impressionanti: colori, luci, dettagli, nulla è lasciato al caso e la regia è di alto livello per essere un anime. La musica è a mio parere la parte più importante, accompagna benissimo tutte le sequenze, facendo coinvolgere lo spettatore sempre di più.
I personaggi sono tutt’altro che superficiali: difficile riuscire ad affezionarsi ai protagonisti in poco più di mezzora, qui ci si riesce.
Bello lo scorcio che si vede sulle tradizioni giapponesi, come il filo del destino o le usanze del piccolo villaggio dove vive Mitsuha. Ritroviamo i temi cari a Shinkai come la lontananza, il ricordo e anche un pizzico di nostalgia.

Voto: 10, poco da dire.


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MG10

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"Your Name." è il film giapponese di maggior successo di sempre, nonché uno dei miei film preferiti.
Ho trovato la grafica, le animazioni, i paesaggi e i colori davvero fantastici. La colonna sonora è spettacolare ed è davvero azzeccata, in particolare mi ha emozionato molto "Sparkle", canzone che ascolto ancora oggi con frequenza. Non mi è piaciuto il fatto che il film abbia una sigla all'inizio, l'avrei evitato volentieri.
All'inizio c'è un classico scambio di corpi con conseguenti situazioni comiche, cosa già vista in parecchie altre opere, ma in seguito ci sono dei colpi di scena che cambiano il ritmo, che diventa così emozionante, intenso e coinvolgente. Alcuni comportamenti dei protagonisti sono un po' forzati e poco realistici, ma non rendono il film meno godibile.
Sono stato molto soddisfatto anche dal doppiaggio italiano, una bella soddisfazione.
Davvero incredibile e inspiegabile che non gli sia stato assegnato l'Oscar per il miglior film d'animazione dell'anno, la giuria purtroppo ha preferito premiare film americani come ogni anno.
Consigliato a tutti, un capolavoro da non perdere assolutamente per nessun motivo.


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Gakuto25

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Dopo l'uscita del trailer dovevo assolutamente vederlo al cinema, tra l'altro avendo la scusa del coupon.
Fin da subito mi ha colpito l'animazione e la trama, che io non avevo mai visto prima d'ora. Infatti, dopo averlo visto, continuo a dirmi di aver visto un 'lavorone' di Makoto Shinkai, per alcuni dettagli che veramente ti lasciano senza fiato. La storia è originale, ma la pecca è che secondo me va avanti troppo a lungo su alcuni aspetti di secondaria importanza, quando poi ci sono scene che ti tolgono il fiato, e si passa da una parte comica e leggera a una piena di azione.
Comunque, nell'interezza, dell'opera è consigliata la visione. A volte un po' tutti vorremmo essere nel corpo di una bella ragazza/o... ecco, nel film ci sono tutte queste emozioni!


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BeccaRebecca

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
"Your Name." ("Kimi no Na wa" in originale) è uno dei film d'animazione giapponesi più popolari degli ultimi anni. "Storia commovente", "Bellissimo", addirittura "Capolavoro"! Quando mi sono ritrovata dinanzi a questo film, incuriosita dalle valanghe di recensioni super-positive, ho pensato: "Accidenti, deve trattarsi davvero di un vero e proprio fenomeno cinematografico!"

Allora, partiamo da un concetto semplice, ma concreto: quando si guarda un anime o manga qualsiasi elogiato in ogni modo, che siano recensioni o premi, le reazioni che si possono avere, dopo aver finalmente deciso di vederlo o leggerlo, sono due: soddisfazione e ammissione che, in effetti, quell'anime/manga è davvero un buon prodotto, così come tutti dicono, oppure delusione e consecutivo quesito "Sono io il problema o si è davvero gridato al capolavoro troppo presto?"

"Your Name." è sicuramente un ottimo prodotto per quanto riguarda l'animazione. I dettagli sono curati fino al più piccolo, i colori sono un balsamo per gli occhi. Insomma, non si può dire proprio nulla, se non che il film è fatto davvero bene - in questo punto, che è, per larga parte, il motivo per cui ho dato la sufficienza a questa recensione.
La colonna sonora non è male. Ho visto decine di anime averne una centinaia di volte meglio, ma è comunque apprezzabile.

Passiamo poi ai due punti che sono, probabilmente, i più importanti e quelli che fanno la differenza in qualsiasi prodotto: la storia e i personaggi. Sono dell'idea, e penso che lo siano anche molti altri, che queste due cose superano per importanza, di gran lunga, tutti gli aspetti visivi e sonori di un anime. Quest'ultimo può avere un disegno mediocre, ma ciò che te lo farà davvero apprezzare saranno una storia coinvolgente e una buona caratterizzazione dei personaggi.
Attenzione! Non sminuisco per niente né l'animazione né, tantomeno, la colonna sonora. Quest'ultima, soprattutto, tante volte è quella che ti fa emozionare di più. Non sempre una buona musica è affiancata da un altrettanto buona storia. Spesso, purtroppo, ottime OST sono, per così dire, "sprecate" in una storia banale e poco originale.

Attenzione: il seguente paragrafo contiene spoiler

Ma torniamo a storia e personaggi. La trama di "Your Name." non è molto coinvolgente. Il tema dello "scambio dei corpi" è stato trattato in molti film e anime, ma, con tutto ciò, proprio a seguito della lettura di tutte quelle bellissime recensioni, ho pensato che qui il tema sarebbe stato sfruttato in maniera differente. "Your Name." non ha niente di davvero originale. E' una storia d'amore che nasce all'improvviso, che sembra morire, ma che, in realtà, come in qualsiasi film romantico, torna a regnare.
Per non parlare delle diverse sviste dell'autore. Ci sono alcune falle nella trama, tra cui cito quella che mi ha lasciata perplessa fino alla fine: come faceva Taki a non ricordarsi di un grande disastro come lo è la caduta di una cometa avvenuta solo tre anni prima? Boh.

Fine parte contenente spoiler

I personaggi, Mitsuha e Taki. Ciò che cerco in un personaggio è una buona caratterizzazione. I due protagonisti, invece, sono... praticamente piatti. Se dovessi dare un aggettivo ad ognuno per descriverli, non so cosa direi. E di questo mi dispiace, perché credo che i personaggi siano, molto spesso, i pilastri di un anime/manga. In una storia poco originale come quella di "Your Name.", sarebbero serviti due protagonisti con una forte caratterizzazione.

Nel complesso, "Your Name." non è un capolavoro. Assolutamente. E' un film carino, che merita di essere visto (solo) soprattutto per la grafica, che è oggettivamente meravigliosa.
Peccato, perché sono dell'idea che anche una trama poco originale, se sfruttata bene, può far risultare un film anche un ottimo prodotto.


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Ryoka

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Mmh, “Kimi no Na wa”, che dire? Anime altamente sopravvalutato. Prima di guardarlo, pensavo di avere davanti un vero capolavoro, un’opera grandiosa: dai, tutti ne parlano bene. Spero che la media di questo anime, almeno su Animeclick.it scenda sempre di più: la sua media dovrebbe stare sotto all’otto, ma che dico? Sotto al sette.
“Kimi no Na wa” si merita veramente tutte queste lodi? Non vedo perché, davvero. È l’anime più sopravvalutato che io abbia mai guardato.

Innanzitutto vorrei partire confutando tutte le affermazioni del tipo ““Your Name.” ha una trama originale”. Ehm, e “Kokoro Connect”? Non ha una trama molto simile?
Ma, anche se non fosse per “Kokoro Connect”, in generale, dov’è che sarebbe così originale? Cioè, dai, si sente troppo in giro, non solo negli anime ma proprio in generale, ovunque. Non è originale, ma non è lo stesso così banale: una via di mezzo, diciamo.
La storia si sussegue normalmente, diciamo che è pure buona come storia, il suo ritmo di narrazione, la costruzione della trama. Ma sapete cos’è che manca a questo anime? La logica.

Mi spiego meglio: le reazioni allo scambio dei corpi erano troppo irreali. Certo, si sono stupiti i protagonisti quando si sono scambiati, ma poi pensavano semplicemente a un sogno. Ok, può essere, ma non puoi pensare che sia un sogno per un tempo così prolungato! Cioè, tu riesci a distinguere realtà da sogno fino a un certo punto. È così irreale: si abituano troppo facilmente a questa faccenda. Il fatto che il genere di un anime sia surreale non significa che anche i comportamenti e le reazioni dei personaggi debbano essere fuori dalla logica umana.
Non solo le reazioni dei personaggi, ma anche gli eventi non hanno del tutto senso: c’è stata questa enorme cometa che ha praticamente spazzato via un’intera città, e nessuno lo sa? Davvero? Una notizia così “wow” come questa dovrebbe stare su giornali e telegiornali, in quella città rasata al suolo dovrebbero starci migliaia di turisti, voglio dire, un evento così mica accade ogni giorno, ovviamente starebbe nella storia, tutti lo saprebbero, figuriamoci un abitante del Giappone. Poi, è mai possibile che l’occhio dei personaggi non cada mai sulla data (quando, per esempio, accendono il telefono dell’altro). Non ci siamo, troppo forzato.

Passiamo ai personaggi. Ahia, i personaggi. La piattezza. Davvero, di una piattezza incredibile. Non hanno un carattere ben definito. A coloro che pensano che “Your Name.” sia un capolavoro (probabilmente la pensano così solo perché li ha fatti piangere) vorrei chiedere: “Qual è il carattere di Mitsuha? E di Taki?” No, non sapreste rispondere. Perché, effettivamente, non hanno carattere.
Poi un’altra illogicità che ho trovato è stata che, quando Taki cambiava di corpo, cambiava anche di carattere. Nel suo corpo, Taki ha un carattere normale (per non dire che è un personaggio completamente piatto e senza personalità), ma perché nel corpo di Mitsuha diventa tanto virile? Per accentuare il fatto che ci fosse un maschio in un corpo da ragazza? Se volevano fare così, avrebbero fatto meglio a darle una personalità virile anche nel suo corpo da maschio.

Veniamo alla parte tecnica: wow, davvero eccellente. Le OST sono così adatte a questo genere di anime, i disegni e i colori sono straordinari, mi piace com’è colorato il cielo: il contrasto tra il rosa e il blu è davvero molto gradevole alla vista. La regia non mi ha convinta più di tanto, fa quasi venire la nausea, e poi, boh, a me personalmente ha messo ansia quel movimento lento ma vorticoso. Le animazioni sono anche di un buon livello.

Peccato, poteva venire davvero un anime migliore, se ci avessero inserito un po’ di logica.
Quindi, per me: la storia è da 7, i personaggi da 1 e l’apparato tecnico da 9. Facendo una media, viene un voto intorno al 5,50.
Lo so che mi odierete per questo, ma questa (ricordatevi) non è nient’altro che una critica completamente oggettiva, e che quindi va oltre al “mi piace/non mi piace perché...”
Spero che voi concordiate con parecchi miei punti per, almeno, non sentirmi l’unica a pensarla così su questo anime, che a mio parere viene parecchio sopravvalutato.


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Scharfees

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
"Your Name." (in lingua originale "Kimi no Na wa") è un film d'animazione giapponese del 2016 scritto e diretto da Makoto Shinkai.

La trama ruota attorno alle vicende di due adolescenti, Mitsuha e Taki.
Mitsuha è una studentessa che vive a Ititomori, una cittadina di montagna nei pressi di Tokyo, che stufa della sua vita monotona strettamente immersa nei valori spirituali e tradizionali della sua famiglia desidera rapportarsi al mondo in un modo completamente diverso rispetto a quello a cui è abituata. Intanto Taki, uno studente residente nel centro di Tokyo, si sveglia nel corpo di Mitsuha senza sapere che lei si è svegliata nel suo attraverso un universo del tutto onirico. Hanno così inizio una serie di accadimenti che porteranno Mitsuha e Taki ad essere l’uno nell’altro, inscindibilmente legati ma al contempo mai abbastanza vicini da poter comunicare.

Dunque, siamo davanti a un tema non del tutto originale, poiché quello del "body swap" - vale a dire "scambio di corpi" - è stato già affrontato diverse volte nel campo della cinematografia, ma allora... cosa rende "Your Name." quello che tutti definiscono un "capolavoro" così originale? Inoltre, durante tutto il film, sono state molte le domande alle quali risulta possibile associare delle risposte.
Credo che la prima domanda che tutti gli spettatori si siano fatti sia: "Ma come è accaduto tutto questo? Come hanno potuto scambiare i loro corpi?". Ebbene, in molti trovano la risposta nella fatidica cometa, una vera e propria cometa che si penserà essere la causa di tutto, ma in realtà la vera causa è quello che viene definito "musubi". Elemento e concetto fondamentale di questo film d'animazione è quello del "filo", che non sarà solo un concetto astratto, ma prenderà anche una forma concreta.
Unire i fili insieme è “musubi”,
connettere le persone insieme è “musubi”,
lo scorrere del tempo è “musubi”...
“Musubi” sono i fili del tempo e del destino, che si intrecciano, si torcono, si sciolgono e a volte tornano a intrecciarsi.

Apriamo una piccola parentesi.
Nella cosmologia shintoista tutto l’esistente è pervaso da un’energia primordiale, che alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue manifestazioni: è il musubi. Questa forza mistica è paragonabile al “gokumi” di cui si parla anche nel buddhismo Zen, un’energia cosmica che concentra in sé tutti gli elementi e che dà origine al tutto e causa l’evoluzione del tutto, attraverso l’eterno ciclo dell’esistenza. Esso è il legame intimo che c’è tra tutte le cose, l’elemento comune a tutto ciò che fa parte del cosmo. Il musubi è inoltre la forza armonica e universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano al mondo spirituale.
Chiusa la piccola parentesi.

Tutto ciò è possibile confermarlo grazie alle parole della nonna Hitoha Miyamizu, che è indissolubilmente legata alle sue tradizioni spirituali e spiega in parole povere di cosa si tratta, in un modo che risulta essere piuttosto soddisfacente. "Your Name." può davvero arrivare a qualsiasi tipo di pubblico, poiché coglie molte sfumature dell'animo umano, in particolare la voglia di evadere dalla realtà circostante che non è presente solo nel corso dell'adolescenza. Il fatto di non sentirsi a proprio agio e soddisfatti della propria vita e la voglia di uscire fuori dal proprio mondo per scoprirne altri è sempre stato uno dei desideri più grandi dell'uomo, che egli cerca di combattere stando lontano dalla propria residenza; infatti la nostra protagonista desidererà essere una cittadina della metropoli.

Purtroppo ci sono anche domande a cui non è possibile dare una risposta logicamente corretta: ad esempio la nonna narra che tutto ciò (sopra definito body swap) è accaduto anche a lei in persona come alla stessa madre di Mitsuha, ovvero sua figlia. Si tratta di un qualcosa di divino che possiamo definire ereditario? Come è possibile una cosa del genere? Purtroppo per alcuni versi dobbiamo affidarci completamente al soprannaturalismo, che persiste durante tutto il corso degli eventi, anche se si tratta di un soprannaturale così sottile da sembrare quasi realistico; infatti il confine tra sogno e realtà risulta piuttosto labile.

Altro tema caratterizzante di questa pellicola è il rapporto tra la tradizione e la modernità. Shinkai riesce a presentare in modo impeccabile il connubio tra l'antico e il moderno con i rispettivi valori e dinamismi, mettendo in evidenza quanto sia l'uno che l'altro possano risultare allo stesso modo frustranti.

Per quanto concerne l'apparato tecnico di questo lungometraggio, si coglie una certa maturità artistica da parte di Shinkai. Il disegno è molto ben curato e ricco di dettagli, i movimenti sono fluidi, i colori hanno la giusta tonalità ed effetti come lens flare concedono un tocco di magia.
I dialoghi sono scritti in un modo che ritengo ineccepibile e il doppiaggio risulta essere notevole. Un altro pregio è assegnato al comparto sonoro, poiché le musiche sono associate perfettamente ad ogni tipo di scena, senza rovinare l'intensità di nessun momento.

Nel complesso il lavoro risulta buono, poiché avrà un impatto visivo positivo sullo spettatore.


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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
E' un film furbetto che non rischia niente, ricalcando orme già tracciate da altre opere meno note al pubblico del cinema, in modo da potersi far chiamare facilmente "capolavoro". Se il protagonista ha un vago senso di deja vù, ce l'ho anche io, mi è sembrato di vedere "La ragazza che saltava nel tempo" mixato con "Erased", giusto per citare i più recenti; anche lo scambio di corpi non è certo una novità, per non parlare del finale stucchevole e pilotato. A dire il vero una trovata diversa dal solito c'è, ma, essendo l'unica, è meglio che la scopriate da soli. Alla fine si salva per il comparto grafico e il ritmo serrato; bravo il regista e lo studio di animazione, ma a questo punto potevano trovarsi anche un romanzo migliore da animare oppure fare direttamente il film di "Erased".


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Phil Stelar

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Commentare questo capolavoro potrebbe risultare fuorviante, in quanto riuscire a descrivere a lettere ciò che trasmette, ciò che ci fa provare e ciò che specialmente lascia in chi lo guarda non riuscirebbe a dare il giusto merito all'opera.

Ancora una volta Shinkai ci regala emozioni, che si discostano, a parer mio, da ciò che eravamo abituati a vedere nelle sue opere. Se "5 cm per second" e "Il giardino delle parole" ci avevano abituati a uno stile di trama "reale", in "Your Name." questo supera di gran lunga il concetto di realtà, senza mai discostarsene più di tanto.

La cura nel dettaglio, nell'ambientazione, nella scelta delle colonne sonore e nella trama rendono questo film d'animazione un capolavoro che ritengo d'obbligo comparare a un altro big del made in Japan, "La città Incantata" di Miyazaki. Pur consapevole dell'enorme differenza di genere, "Your Name." merita tale comparazione a mio avviso.

Tornando alla trama, potrà capitare di incorrere in qualche piccola svista dell'autore, nulla di eccessivo ovviamente, ma abbastanza da far perdere la sincronia che si viene a formare nella visione tra film e spettatore. Sincronia che verrà comunque immediatamente ristabilita, in quanto, come già ripetuto, sono davvero poche le sviste presenti nell'opera. Sviste che lo stesso Shinkai, a parer mio, ha ammesso pubblicamente, affermando come "Your Name." fosse ancora "incompleto" il giorno del suo debutto.
D'altro canto ho invece apprezzato tantissimo i richiami a "Il giardino delle parole", nella visione del film. Rivedere la professoressa Yukari Ikino tenere una lezione, e vedere "Il giardino delle parole" come nome del locale dove lavora Taki ha risvegliato in me non poca meraviglia.

Mi trovo in dovere di consigliare questo film d'animazione a tutti coloro che amano il genere, e specialmente anche a chi potrebbe preferire qualcosa di diverso.

Voto: 10


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KillerAlex

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Parlando di "Your Name.", dal punto di vista grafico hanno fatto un ottimo lavoro (luci messe in modo particolare, sfumature, colori della cometa...). È stato interessante vedere lo stile del film molto in stile "anime" (se ci fai caso, infatti, i film Ghibli per esempio hanno un disegno particolare), che ha permesso una maggiore familiarità e facilità di approccio. Poi lo stile grafico utilizzato per il viaggio nel tempo è stato davvero sensazionale, molto magico.
Le colonne sonore sono davvero affascinanti, niente da ridire. La trama non è il massimo dell'originalità, ormai lo scambio di corpi è ripreso molte volte, però è bello il mezzo attraverso cui avviene questo scambio, ovvero il sogno. Mi sono piaciute le citazioni fatte alle altre opere di Makoto Shinkai (in particolare "Il giardino delle parole", che è stato ripreso per dare il nome al ristorante italiano). L'unica pecca secondo me è un po' l'inizio che procede abbastanza lento, però si riprende subito, diventando dinamico e facendo scaturire molte emozioni da parte dello spettatore, tra cui anche la risata, che smorzava le fasi in tensione e rendeva i personaggi più veri e reali.

Per quanto riguarda la sceneggiatura, purtroppo, ci sono dei buchi di trama, anche belli grossi direi, senza i quali la storia non potrebbe proseguire. Esempio: tutti voi sapete del terremoto che ha colpito le Marche l'anno scorso, eppure il protagonista non si ricordava di un disastro di quella portata (che ricordiamo, ha portato la distruzione di una città intera) successo a poca distanza da lui. Un altro esempio: perché i due ragazzi, se desideravano tanto incontrarsi, non hanno controllato la loro posizione? Sarebbe bastato uno sguardo sul cellulare e tutto si sarebbe concluso lì; probabilmente guardare la mia posizione sarebbe la prima cosa che farei, se mi capitasse qualcosa del genere.
C'è anche da dire che Makoto Shinkai ha fatto passi da gigante, se prendiamo in considerazione le sue scorse opere, che erano totalmente prive di sceneggiatura.

Comunque rimane un buon film, incentrato su quella che è la leggenda più conosciuta del Giappone, quella del filo rosso del destino (fatto interessante è stato vedere come l'hanno materializzato, rendendolo un vero e proprio effetto di scena, ovvero il nastro dei capelli della ragazza).

Oasis

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Shinkai ha chiuso il cerchio inaugurato da “Byosuku 5cm”, e in “Your Name.” ha elevato a vette epiche rare il concetto di filo rosso del destino. Basterebbe questo collegamento tra, a mio parere, due capolavori dell’animazione nipponica, per giustificare il massimo dei voti per l’ultima opera del maestro. Ciò nondimeno, a stanare gli ultimi brandelli di scetticismo e a renderci consapevoli di essere dinanzi a una pietra miliare del futuro dell’animazione, vi è l’ulteriore miglioramento di quella cura maniacale dei dettagli a cui ci ha abituati il maestro attraverso la sua arte grafica.

Se in “Byosuku 5cm” l’atmosfera vaga del finale mixato nella sequenza di immagini scandite dalla soundtrack ‘One More Time’ comunicava l’idea della spettacolare incompiutezza del racconto, in “Your Name.” la conclusione, che ricalca il susseguirsi di immagini, scenari e musica del predecessore, diventa pura commozione per il bello. Se in “Byosuku 5cm” città, mare, montagna e vita reale in Giappone sono protagonisti del racconto insieme e, a volte, nonostante i personaggi, in “Your Name.” città, montagna e lago sono gli scenari di un fantasy moderno, metafora della continua ricerca di un’anima gemella e del trovarsi/ritrovarsi più volte tra i milioni di volti.

In entrambe le piece è comunque il cielo ad essere protagonista. Alcova di bellezza notturna e tramonti mozzafiato, che siano il luogo naturale dove sfreccia una cometa o il giardino in cui lanciare un elemento artificiale come un razzo, nei cieli di Shinkai è racchiuso il concept della sua animazione. Perfetti dal punto di vista stilistico, evocativi di concetti al di là del racconto, guardare i cieli tratteggiati in “Your Name.” evoca una miniera di sensazioni quasi mistiche. In un simile contesto quasi non c’è bisogno di tratteggiare in profondità i caratteri dei personaggi dell’opera. Sono perfettamente incarnati in quella missione che, elevando ulteriormente il concetto, si può definire destino filmico da compiere. Pienamente riuscito, inoltre, il character design: morbidi e affascinanti i disegni femminili, spigolosi e dinamici quelli maschili.

Shinkai ha pensato, disegnato e diretto un’opera eccellente, un prodotto non solo per gli addetti ai lavori o per i fan del genere, ma usufruibile e apprezzabile da tutti. Un’ulteriore conferma dell’immenso talento dell’artista e un pesante atto d’accusa contro l’incredibile e incomprensibile decisione dell’Academy di non considerarlo almeno per la candidatura all’Oscar.


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Glassyskyy

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Your Name." ormai lo conoscono tutti, non ha bisogno di presentazioni, un film davvero indescrivibile per quanto mi riguarda. Non riesco a trovare le parole per descrivere ciò che provai la prima volta che lo vidi. Nostalgia e non so cos'altro, sensazioni stupende che vorrei riprovare.

Lo stile di Shinkai è riconoscibilissimo ed è uno dei miei preferiti. Dopo "5 cm per Second" e "Il giardino delle parole", si è davvero superato. La storia è molto carina ed è facile immedesimarsi nei due protagonisti. La colonna sonora è da brividi. Su tutte: "Sparkle" e "Nandemonaiya" le ascolto tutt'ora.

Una cosa che tuttavia non capisco è la modalità di narrazione degli eventi: a un certo punto della storia le vicende vengono narrate da Taki come narratore onnisciente/voce narrante. Ma com'è possibile? Come fa a ricordarsi tutto? Addirittura si ricorda il nome della ragazza (Mitsuha).
Il finale, invece, com'è tipico di Shinkai, lascia un po' d'amaro in bocca, e non è una cosa che mi fa impazzire, ma va beh.
Tuttavia possiamo tranquillamente sorvolare su eventuali difetti tecnici o di narrazione, perché penso che sia un film da guardare con il cuore.

Un cult. Visione caldamente consigliata. Voto: 9


 1
MassimilianoCramersteter

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"Your Name." è un anime che ti coinvolge dal primo all'ultimo minuto, ti fa restare attaccato allo schermo. È la storia di una ragazza, Mitsuha, che vive a Itomori, paese rurale con un paesaggio da favola (mia opinione), con la sorella minore e la nonna materna, sacerdotessa locale (non vi 'spoilero' il perché viva con la nonna). Mitsuha non è contenta della sua vita, e vorrebbe trasferirsi a Tokyo per assaporare l'aria di una metropoli. Taki è un ragazzo che vive a Tokyo, studia e lavora in un ristorante, innamorato della sua senpai. Un giorno Mitsuha sogna di essere un ragazzo che studia a Tokyo, e Taki sogna di essere una ragazza di un paese montano. Cosa è successo? Preparate i fazzoletti perché ci sarà da commuoversi.
Per finire, storia e disegni stupefacenti. Non vedo il motivo per non vederlo.


 2
Tacchan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Non posso dire di essere un grandissimo fan di Makoto Shinkai. A dire il vero lo ero, ero rimasto conquistato da "Voices of a Distant Star", ma il mio raffreddamento è stato poi abbastanza rapido. Ok, ‘fighissimo’ visivamente, ma come sceneggiatore, meh, qualche problemino ha dimostrato di averlo, emerso soprattutto quando si è cimentato con opere con durate consistenti. Non avevo grandi aspettative per "Your Name.", ero ansiosissimo di vederlo, ma era convintissimo che lo avrei massacrato in sede di recensione, smontando tutta questa catena di consensi che stava ottenendo. Mi rode un po’ non poterlo fare, perché - e sono certo avrete già spiato il voto - "Your Name." mi ha completamente conquistato.

Senza fornirvi un’ulteriore sinossi alla trama, che renderebbe ancor più prolissa la recensione, preferisco soffermarmi su come Makoto Shinkai abbia deciso di tornare ancora una volta sui temi a lui cari, ovvero il distacco, sia nello spazio che nel tempo, e l’amore. Se è pur vero che li ha trattati più e più volte - “Che palle!”, potreste pensare -, in "Your Name." credo abbia trovato la perfetta quadratura.

Il lungometraggio parte in modo scanzonato e comico, predilige un taglio che si avvicina più a quello di una serie TV che a quello di un lungometraggio da sala, con tanto di sigla. La scelta è vincente, le vicende sono introdotte in modo molto frizzante e allegro, ci si affeziona e si conoscono i personaggi senza alcun sforzo. Proprio nel momento in cui la formula inizia a scricchiolare, gli eventi improvvisamente prendono una svolta più cupa e seria, facendo dimenticare le ripetute risate e catapultando lo spettatore in una situazione che propone diverse criticità, la cui incerta soluzione è fonte di preoccupazione. Il ritmo narrativo deve calare un attimo, ma ormai siamo affezionati ai protagonisti e ci si aspetta per loro un futuro in qualche modo roseo, pertanto il sorgere di problemi è la molla che, sebbene non si rida più come all’inizio e l’incedere sia più riflessivo, tiene incollati allo schermo.

Dal punto di vista tecnico Makoto Shinkai difficilmente delude, e pure questa volta il film è una gioia per gli occhi, con sfondali a tratti mozzafiato, grazie a un sapiente uso della computer grafica. Pur meno appariscenti, non sfigurano le animazioni, mentre il tutto è ulteriormente valorizzato dalla bella colonna sonora.

Non ho veri motivi per sconsigliare la visione a qualcuno: certamente non tocca tematiche eccessivamente impegnate o intimiste, ha un tono apparentemente leggero e scanzonato, tuttavia nella seconda parte acquista spessore e non sfigura davanti a titoli che si presentano in modo ben più altisonante.

Bel lavoro Makoto Shinkai, questa volta ti sei davvero superato.


 5
npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
<b>Attenzione: la recensione contiene lievi spoiler</b>

Sono ormai diversi anni che il mondo degli appassionati di animazione giapponese continua a proporre, con un'insistenza che definirei febbrile, sempre la stessa domanda: Makoto Shinkai può essere considerato come l'erede di Hayao Miyazaki? Questa ossessione nel paragonare lo sceneggiatore originario di Nagano con il premio Oscar per “La città incantata” si è, ovviamente, riproposta nuovamente dopo il successo planetario ottenuto da “Your Name.”; e, ancora una volta, il pubblico si è diviso fra chi giura sull'esistenza di un legame di sangue fra i due e chi è convinto che Miyazaki sia ancora troppo superiore. Personalmente non amo molto trovare “eredi” a scrittori, attori, cantanti o mangaka di successo; ognuno di essi è unico e irripetibile, e cercare di trovare un “continuatore d'opera” è offensivo sia per il “de cuius” sia per l'erede.
In questo contesto, però, credo che sia più che legittimo porsi un'altra domanda: ci sono davvero delle caratteristiche artistiche comuni che legano tra loro Makoto Shinkai e Hayao Miyazaki? E' vero che il primo si è sempre professato come un grande ammiratore del secondo ed è anche vero che entrambi sono capaci di sbancare il botteghino in occasione di ogni loro nuova creazione; ma è davvero un po' poco per dire che i lavori dei due siano davvero paragonabili fra loro. E, finora, chi ha proposto questo paragone ha evitato, saggiamente, di chiarire su quali basi esso dovrebbe fondarsi. Cerchiamo, allora di fare un po' di chiarezza sulla questione.

Le opere di Miyazaki sono ambientate quasi sempre in mondi fantastici (molto disneyani, per intenderci), sono lo specchio delle sue passioni (il volo, l'ambiente e così via) e nascondono critiche alla società nel suo complesso (ne “La città incantata”, ad esempio, è celebre la sua critica al mondo del lavoro).
Shinkai, invece, è tutto l'opposto: le sue opere sono sempre ambientate nel “nostro” mondo e preferiscono concentrarsi nella descrizione delle dinamiche emotive insite nel singolo individuo, mostrando, invece, molto meno interesse verso i problemi della società “globale”.
Per intenderci meglio, se fossero due economisti, il primo tratterebbe di macroeconomia, mentre il secondo di microeconomia. Sono entrambi appassionati, dunque, della stessa disciplina; il loro modo di affrontarla, però, è diametralmente opposto. Ma allora che senso ha ipotizzare un legame di tipo quasi genetico fra i due? Entrambi bravissimi, entrambi di successo, ma tematiche completamente diverse; nessun paragone è dunque possibile. E fine della storia.
Fatta questa precisazione iniziale, passiamo ora a “Your Name.”.

Partiamo dalla trama. Mitsuha è una studentessa che vive a Itomori, una pacifica e “troppo” tranquilla cittadina di montagna, una città dove i konbini chiudono alle 21:00, non ci sono caffetterie e manca pure il dentista. Suo padre è il sindaco della città, ma è poco amato dalla sua famiglia, in quanto, dopo la morte di sua moglie, l'uomo ha deciso di lanciarsi in politica, rifiutandosi invece di intraprendere la vita del sacerdote del tempio al posto della defunta consorte; e così Mitsuha e sua sorella vivono con la nonna materna, l'attuale sacerdotessa del tempio locale. Una vita così monotona e priva di grandi emozioni atterrisce la ragazza, che sogna di diplomarsi, per poi trasferirsi nella grande e “moderna” Tokyo.
L'altro protagonista, Taku, vive invece proprio a Tokyo, ma nemmeno lui è molto soddisfatto della sua “qualità della vita”: la vita di città è frenetica e non concede pause, e il ragazzo è costretto a dividersi tra la scuola e un lavoro part-time come cameriere per riuscire a sbarcare il lunario.
Questi due personaggi, ovviamente, sono destinati a incontrarsi, ma in un modo decisamente inusuale rispetto al solito: senza nessuna causa apparente, infatti, per due o tre giorni a settimana l'anima dell'uno confluisce nel corpo dell'altro e viceversa. Entrambi si ritroveranno così a vivere le esperienze quotidiane dell'altro e a stringere un forte legame fra loro, seppur ancora sconosciuti.

Trama banale e già vista un milione di volte? Che il soggetto non sia originalissimo è innegabile; a ciò va aggiunto che ci sono tantissimi altri particolari oltre questo che rimandano ad altri film o anime del passato. Se, però, si ha la pazienza di non fermarsi all'apparenza e di guardare questo film senza pregiudizi, si scoprirà che la sceneggiatura di “Your Name.” è molto di più di una semplice “scopiazzatura” di altri copioni; l'elemento “fantastico” utilizzato può essere lo stesso di altre opere, ma il “modo” in cui è stato sviluppato e soprattutto il “perché” è stato usato sono di una originalità travolgente.
E passiamo proprio alla discussione intorno ai principali temi contenuti in “Your Name.”.
A fare la parte del leone è la visione del “destino” di Shinkai. In “Your Name.” il destino dell'uomo viene analizzato sotto due distinti punti di vista: quello dell'individuo e quello della comunità. Nel primo caso esso è simboleggiato dal “filo rosso” che unisce Taku e Mitsuha. Un filo rosso che in “Your Name.” non è solo un concetto astratto poetico e romantico, ma che ha una sua vera manifestazione materiale, rappresentata dal nastro rosso che la ragazza porta tra i capelli e che i due si scambieranno più volte nel corso del film. Questi scambi, se si osserva con attenzione, non sono solo simbolici: chi è in possesso del nastro diventa, in quel particolare momento della storia, colui che avrà le responsabilità maggiori sul modo in cui si evolverà la storia e sul destino della loro relazione. Il mito del filo rosso che unisce due persone, ovviamente, viene riproposto anche nella sua accezione più tradizionale: esistono persone che vengono legate dal destino in modo indissolubile e che sono destinate a incontrarsi e a stare insieme contro tutto e contro tutti.
Per quanto riguarda, invece, il destino dal punto di vista della comunità, esso è simboleggiato dalla cometa, la quale, non a caso, ha una scia che più volte viene rappresentata come un filo rosso, che stavolta lega un oggetto proveniente dallo spazio a una cittadina. Gli eventi rappresentati nel film non possono essere considerati come il frutto del caso: la stessa cometa ogni 1200 anni si avvicina alla Terra e produce le stesse conseguenze nello stesso posto. Non si può più parlare di una sfortunata coincidenza: il destino di quella stessa area geografica è destinata a ripetersi puntualmente ad ogni passaggio della cometa, e in questo non c'è nulla di casuale.

A questo punto ritengo opportuno spendere qualche riga per confutare una leggenda molto diffusa in rete: la cometa non c'entra assolutamente niente con lo scambio dei corpi di Taku e Mitsuha. Ma, in fondo, anche se ne avesse avuto la possibilità (e non ce l'ha), che interesse potrebbe mai avere un sasso spaziale nello scegliere due persone a caso e procedere al suddetto scambio? L'errore di chi non si è accorto che si trattava di una svista sta, secondo me, nel non essersi posto il problema del “perché avvenga questo scambio”; e anche altri, pur non attribuendo alla cometa alcuna responsabilità al riguardo, hanno “tuonato” che il film non dava spiegazioni sui motivi di un evento tanto eccezionale.
Peccato che la spiegazione c'è eccome e, a volte, bisognerebbe cercarla invece di aspettare che qualcuno appaia e dica: “la spiegazione è...”
Itomori ha una sua divinità, il Dio Musubi; ed è proprio lui ad avere tutto l'interesse a intervenire in questo modo. In fondo la popolazione lo venerava fedelmente da due secoli senza nemmeno sapere perché dovesse farlo, dato che i documenti che lo riguardavano erano andati distrutti duecento anni prima in un incendio. Ma a parte questa personale valutazione sulle “convenienze” il film ci dice più volte come stanno le cose. La nonna di Mitsuha, ad esempio, a un certo punto dice che ”a legare i fili è Musubi, le connessioni fra le persone è Musubi, il flusso del tempo è Musubi”. E' talmente chiaro il concetto che sembra quasi una confessione.

Altro tema portante di “Your Name.” è, ovviamente, l'amore. La cosa che impressiona di più è l'incredibile evoluzione avuta da Shinkai col tempo su questo argomento: anche qui sono in forte disaccordo con chi parla di “continuità” nel pensiero del maestro nipponico, le differenze rispetto al passato sono invece enormi.
Questa evoluzione può essere analizzata meglio confrontando il film con quelli che sono da sempre considerati come i suoi due principali capolavori prima della realizzazione di “Your Name.”: “5 cm al secondo” (che ho sempre odiato) e “Il giardino delle parole” (che invece ho apprezzato tantissimo).
In tutti e tre i lavori Shinkai parla delle difficoltà di comunicazione fra i due sessi, legandole, simbolicamente, a distanze chilometriche o a differenze di status. In “5 cm al secondo” questo problema viene affrontato da Shinkai con pessimismo: messo di fronte ad ostacoli rilevanti ma assolutamente non insuperabili l'uomo si arrende e conduce una vita fatta di rimpianti e miserie. Ne “Il giardino delle parole” il problema viene invece affrontato in modo maturo: i protagonisti non sono rinunciatari, ma realizzano che, almeno per il momento, fare una scelta di vita di coppia non è possibile. Non ci sono rimpianti o danni emotivi, ma la nostalgia è accompagnata dai ricordi e dalla speranza. Se già rispetto a quest'ultima opera “Your Name.” sembra un titolo rivoluzionario, rispetto a “5 cm al secondo” rappresenta addirittura un graditissimo (per me ovviamente) voltafaccia rispetto a un certo tipo di visione del rapporto di coppia. In “5 cm al secondo” il protagonista non era capace nemmeno di prendere un treno o un aereo per andare andare alla ricerca della sua amata (ed era fisicamente integro): lo fa una volta in tenera età e poi, una volta cresciuto, l'ipotesi nemmeno lo sfiora. In “Your Name.” abbiamo il classico “ribaltone”: Taki, pur non avendola mai incontrata davvero, è disposto ad affrontare lo spazio, il tempo e perfino il destino avverso pur di stare con la sua Mitsuha. Forse entrambe le versioni sono un po' esagerate, ma, pur non avendo alcun elemento fantastico nella sua sceneggiatura, “5 cm al secondo” risulta molto meno credibile. Le esagerazioni di “Your Name.” sono, invece, simboliche e inserite in un contesto che già in partenza le rende possibili, per cui sono accettabili e perfino apprezzabili.

Se siete arrivati fin qui abbiate ancora un po' di pazienza, ho quasi finito.
L'ultima tematica che voglio prendere in considerazione è quella classica del rapporto tra tradizione e modernità. E' questo un argomento che gode ancora di grande popolarità nel mondo dell'animazione, in quanto interpreta un dilemma ormai secolare della società giapponese.
Il modo in cui Shinkai tratta questa questione ha incontrato appieno il mio gradimento. Il film, infatti, più che auspicare una fusione tra antico e moderno, mette in evidenza quanto l'uno e l'altro possano risultare frustranti: Mitsuha detesta la vita monotona e immutabile di una città di montagna che vede nel mantenimento della tradizione il suo cardine principale; Taki, a sua volta, non ama la vita della moderna capitale, che tende a disumanizzare l'individuo, imponendogli una vita fatta di lavoro e sacrificio. E non è un caso che, dopo lo scambio, entrambi finiranno per godere di tutte quelle cose di cui sentivano la mancanza nella loro quotidianità. L'impressione che ho avuto, comunque, è che secondo Shinkai sia indispensabile apportare dei correttivi ad entrambe le componenti, prima di procedere alla loro fusione, almeno se si vuole evitare di mettere assieme due cose che già in partenza appaiono piene di difetti.

Veniamo alle critiche. Tradizionalmente non sono mai stato un grande estimatore delle opere di Shinkai: in particolare ho sempre pensato (anche adesso, per la verità) che “5 cm al secondo” fosse un anime decisamente sopravvalutato. Già con “Il giardino delle parole” però la mia opinione stava cambiando; con “Your Name.”, poi, la rivalutazione del lavoro del maestro si è completata in modo, mi auguro, definitivo. Ne deriva che stavolta non ci sono tante cose che mi hanno fatto storcere il naso; qualcosina, tuttavia, c'è. In fondo lo stesso Shinkai ha affermato che il film non è perfetto e che avrebbe voluto avere più tempo per mettere a posto le cose; questo un po' mi risolleva dal fatto di dover rivolgere delle critiche a un'opera così bella.
La prima critica che faccio può essere riassunta da una domanda: “Ma se fosse capitato a me di trovarmi improvvisamente nel corpo di una donna sconosciuta, davvero avrei pensato autonomamente di sostituirmi a lei nelle sue attività quotidiane, andando a scuola prima e al lavoro poi?” Non credo proprio. Penso che mi sarei messo in un angolo a piangere per la paura; o magari sarei stato tutto il tempo a tastarmi le tette; o, meglio ancora, avrei fatto entrambe le cose contemporaneamente. Ma, indipendentemente dalla psicologia di ognuno di noi, non credo proprio che qualcuno si sarebbe comportato in quel modo.
La seconda, invece, riguarda la gestione della perdita della memoria. In teoria al risveglio Taki e Mitsuha avrebbero dovuto dimenticare tutto; questo però nella pratica non avviene quasi mai. Che questo non avvenga mi sta anche bene, se no la trama non sarebbe potuta andare avanti a lungo; mi sta meno bene che i personaggi ricordino o dimentichino cose in base alla convenienza del momento: e questo, invece, accade molto spesso. Manca una regola generale su questo aspetto, e alla lunga la cosa si avverte.
Quanto alle presunte contraddizioni nella gestione delle dinamiche temporali preferirei non esprimermi. In primis perché potrei essere smentito da una visione successiva del film; in secondo luogo perché, anche se è evidente la cura maniacale nel considerare ogni singolo aspetto, è inevitabile che nel contesto di una trama così complessa qualcosa di “impossibile” scappi all'attenzione dell'autore. E in fondo, anche se ci fossero, la godibilità della storia non sembra risentirne, per cui credo sia opportuno chiudere un occhio.

Dato che questa recensione è già abbastanza lunga, eviterò di soffermarmi sugli aspetti legati a grafica e colonna sonora, anche perché si tratta di un'opera di Shinkai, e trovare di meglio in giro è impossibile.

Tirando le somme, non posso che confermare tutto il bene che si dice su questo film: così come afferma il suo stesso autore, la sceneggiatura sarebbe stata sicuramente migliorabile, ma anche così si tratta di un titolo abbondantemente sopra la media.
Chiudo con una domanda che non c'entra (quasi) niente col film: “Tutti quelli che hanno fatto fuoco e fiamme per il finale di “Clannad - After Story” e che adesso stanno applaudendo il “capolavoro assoluto” di Shinkai non dovrebbero farsi un esamino di coscienza?” La dinamica è la stessa...


 2
Pan Daemonium

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
Non so se Makoto Shinkai riuscirà mai a doppiare un tale successo, non solo commerciale (è il secondo film giapponese con i maggiori incassi, subito dopo "La città incantata"), ma anche tecnico e concettuale.
La caratteristica che più ho apprezzato di "Kimi no Na wa" è il suo essere una quasi perfetta amalgama di tutti i temi shinkaiani esplicati da uno stile grafico e una regia di altissimo livello. I suoi primi film, ma anche il penultimo, "Il giardino delle parole", avevano la pecca, a mio parere, di essere estremamente stucchevoli nella loro menoma dimensione romantica e amorosa. Gli sfondi e l'accuratezza sono migliorati sempre più, senza dubbio, ma permaneva in questi film una specie di monotonia adolescenziale che riuscii ad apprezzare per l'appunto solo durante la mia adolescenza. "Il viaggio verso Agartha", da molti non apprezzato, fu invece accolto da me come una rottura di questo solipsismo e un'apertura verso temi naturalistici, mitologici e quasi miyazakiani, che permettevano una più ampia potenzialità di fantasia e speculazione.

"Kimi no Na wa" riesce a mischiare queste due anime di Shinkai: da una parte il solito archetipo dei due adolescenti il cui amore distante e inaccessibile via via tende a dipanarsi con drammaticità, due adolescenti che si traggono l'uno verso l'altro quasi sospinti da una forza sovrastante e sovrumana, una specie di Ananke ineluttabile e sconvolgente; dall'altra parte la fantastica descrizione dicotomica della ruralità e dell'urbanità nipponica. Quegli sfondi campestri, quei boschi, quella attenzione alla religiosità e al sovrannaturale mancano nei suoi film prettamente romantici, mentre qui ricompaiono, sebbene non come protagonisti assoluti, ma almeno come coprotagonisti. Probabilmente, difatti, la scena più forte e più coinvolgente è quella del raggiungimento, da parte di Tika, del piccolo altare della famiglia Miyamizu nelle profondità di una spaccatura in un cratere distante dalla cittadina, con una conseguente esplosione mistica e cosmologica, bellissima da guardare e fortemente emotiva.

Le vicende, a volte, possono risultare un po' forzate e complicate da seguire, ma è una normale conseguenza dell'aver adoperato un espediente, lo scambio corporale, addizionato di dislivello temporale. Questo comunque non può inficiare il valore di tale opera, che è grandissimo sotto molti punti di vista.


 1
Emo

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
Ho visto questo film quasi per sbaglio, spinto quasi unicamente dal fatto che fosse un prodotto dell'industria dell'animazione. Sul web si parlava del "nuovo erede di Miyazaki", quindi, spinto da questi fattori e la forte raccomandazione di Dario Moccia, sono andato a vedere questo film con un gruppo di amici e, per aumentare l'effetto sorpresa, non ho né letto la trama né visto il trailer: in patica del film conoscevo solamente il nome.

Già dall'inizio veniamo accolti da una stupenda canzone che, personalmente, ho riascoltato anche al di fuori del film. Passiamo poi ai disegni: sono estremamente realistici, è stato interessante confrontare i luoghi disegnati (realmente esistenti) con le foto e notare che le differenze non erano poi tante, a volte è stato difficile distinguere tra reale e disegnato; inoltre i disegni, e soprattutto gli sfondi, hanno la capacità di incantarci, ci fanno innamorare della realtà descritta nel film.
La trama non è per niente lineare e non è difficile che alla fine del film ci si senta un po' confusi, comunque il film riesce a intrattenere ed emozionare per tutta la sua durata.

Personalmente mi ha emozionato e incantato, lo rivedrei altre cento volte, mi ha fatto pensare (come dice il nostro caro Makoto Shinkai a inizio film) che ciò che accade nel film possa accadere a me; per fare ulteriore chiarezza sulla trama, ho acquistato anche il romanzo, che non mi ha affatto deluso, però lo ritengo inferiore al film, semplicemente perché nel romanzo mancano i due punti forti: musica e disegni.
In sostanza, il film mi è piaciuto davvero molto, soprattutto per l'effetto "wow" che ha suscitato nella sua interezza.


 1
eliim

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Film di Makoto Shinkai (di cui avevo già visto "Il giardino delle parole"), è salito in vetta alle classifiche giapponesi e ha riscontrato molto successo anche nel resto del mondo. Perché? Semplice, perché è bellissimo.

La trama parte con una situazione paradossale ma divertente: un ragazzo e una ragazza a giorni alterni si ritrovano a vivere uno nel corpo dell'altra. Questo darà luogo a non poche scenette comiche, ci si ritrova a ridere e a guardare con interesse come si evolve la vita personale dei due alle prese con questo piccolo problema d'identità. Fino a metà film il finale sembra già scritto e un po’ scontato. E invece... una scoperta cambia tutte le carte in tavola (ma non faccio spoiler). Da lì in poi si susseguono emozioni a non finire, un miscuglio di tragedia e romanticismo, di speranze riposte e poi deluse, di sentimenti forti che trascinano lo spettatore, facendolo pregare per un lieto fine.

Le animazioni sono molto belle, gli sfondi beh... dire che sono spettacolari non rende l'idea. Veramente stupendo da questo punto di vista.
Le soundtrack sono molto dolci e adatte al tipo di storia.

Che dire, non posso che dare un giudizio super positivo a questo film, che mi ha fatta emozionare, facendomi addirittura piangere nel finale (cosa non facile). Guardatelo, subito!


 4
Francesco Manzo

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"Your Name." è l'ultima opera del genio Makoto Shinkai, fantastico, coinvolgente, divertente ed emozionante.
Premessa: avendo visto la versione in Italiano del prodotto, devo aggiungere nella recensione il doppiaggio, che non conterà nel punteggio finale; non parlerò della storia, per non fare spoiler, perché il prodotto è uno dei più validi al momento.

Opinione: questo film è uno spettacolo e, secondo il mio parere, il miglior film prodotto da Makoto Shinkai. La distanza dei due protagonisti e l'amore che provano l'uno per l'altra si evolve piano piano fino a convergere nel finale. I colpi di scena non mancano, e direi molto sorprendenti e non aspettati, non la solita cavolata che ti aspetti. Voto:10/10

Opinione grafica: la qualità video è eccellente, le ambientazioni illuminate benissimo (ombre, luci, stelle).
Audio: suoni, OST, opening ed ending sono magnifici. Una pecca della versione italiana, il doppiaggio: anche se mi ha soddisfatto abbastanza, mi è sembrato confusionario tra i personaggi, tuttavia non è male. Voto tecnico: 9.5/10

È un film da non perdere, ci saranno molte repliche ancora a febbraio al cinema; è da vedere assolutamente, se si perde al cinema, comprate il Blu-Ray o il DVD, per averlo nella vostra collezione. Se vi piace leggere, è già uscita la light novel di J-pop, che ha annunciato anche il manga.
Ma senza nessun dubbio la migliore opera è il film. Voto finale: 10/10


 2
Amarantha

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Piacevolmente sorpresa e ancora col sorriso sulle labbra, consiglio caldamente questo film d'animazione che mi ha completamente rapito e affascinato.

La trama è interessante e le atmosfere soffuse bagnate di colori meravigliosi. Il comparto grafico è scintillante e avvolgente, con scenari dettagliati, realistici e stupendi, dalle vedute panoramiche della metropoli ai paesaggi naturali mozzafiato. Anche i personaggi sono curati, belli da guardare, siano essi ragazzi, ragazze, anziani o bambini. Lo stile usato per il chara design è moderno, morbido e dinamico. Il tutto è accompagnato deliziosamente da un azzeccatissimo comparto audio. Le soundtrack cantate partono di tanto in tanto in momenti specifici di grande rilevanza per la trama, senza disturbarne lo svolgimento e anzi arricchendola di emozione.

"Emozione" è forse la parola più adatta per riassumere questo piccolo capolavoro. Iniziata la visione con poche pretese, perché a volte i lungometraggi giapponesi cedono il passo alla noia, in questo caso l'interesse si è acceso subito. Veniamo infatti catapultati, dopo pochi minuti, in una situazione surreale che pian piano si chiarirà, ma mai del tutto, e nel frattempo conosciamo i protagonisti e rimaniamo inevitabilmente coinvolti dalla loro strana storia che si tinge sempre più di fascino e mistero. Si tratta di quel tipo di soprannaturale sottile che appare quasi realistico, non trovando una vera e propria spiegazione, ma lasciandoci nel vago e rendendo fumosi i confini tra sogno e realtà. Non il solito "magico" a cui ci ha abituato il genere fantasy, qui si tratta più di uno slice of life in cui fa capolino qualcosa di sorprendente e inspiegabile che innesca una serie di eventi disseminati nel tempo. Il tempo è anche un dettaglio estremamente rilevante e le storie che giocano con il tempo sono sempre accattivanti e circondate da un'aura di mistero e un alone di incertezza che permane anche mentre scorrono i titoli di coda (accompagnati da musiche stupende tra l'altro).

Si parla di genere "drammatico", ma in realtà non è affatto un film triste. C'è un po' di commedia, un po' di soprannaturale, un bel po' di feel, commozione, meraviglia, quel sano tocco di romance e poi quel finale così... Beh, non posso dirlo, sono contraria agli spoiler. Ma merita, merita davvero. Non cambierei una virgola di questo film. Assolutamente consigliato agli amanti di questo genere.

giacgiac

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Un primo sguardo: il successo

Il legame tra persone distanti è la tematica che ha accompagnato l’intera carriera di Makoto Shinkai. Ne “Il giardino delle parole” è una distanza emotiva che si staglia sullo sfondo iper-realistico di una Tokyo perfettamente riprodotta, mentre in “5 cm al secondo” è più una lontananza fisica che evolve nel tempo. Dopo quindici anni di carriera è diventato un po’ un elemento rappresentativo del regista, quello dell’amore maledetto: protagonisti che non riescono a comunicare, adolescenti alle prese con una società che in un modo o nell’altro ne reprime i sentimenti; storie drammatiche, amori impossibili e, diciamolo, personaggi piatti e inespressivi. Colpa di Shinkai, del suo voler gestire tutto dei suoi film e non dedicarsi solo al lato artistico, campo in cui effettivamente riesce a comunicare qualcosa. Insomma, dalla visione dei precedenti lavori del regista ci si chiede se sia maggiore l’incomunicabilità tra protagonista maschile e femminile o tra autore e pubblico.

“Your Name.” non differisce dai propri predecessori nelle premesse, tuttavia è una storia col giusto potenziale narrativo che arriva nel momento giusto della carriera del regista. Ne “Il giardino delle parole” egli raggiunge l’apice della propria poetica visiva, ma a livello di intreccio manca ancora molto; manca l’intrattenimento, manca una storia coinvolgente che evidentemente non riesce a trovare nel quotidiano - e nelle corde del genere tragico, aggiungo io. Una prima causa del successo di questo titolo, nonché di distacco dai suoi predecessori, lo trovo quindi nel genere: “Your Name.” piace prima di tutto perché sa divertire, sa creare qualche situazione equivoca per far sorridere il pubblico, in modo un po’ furbo forse, ma efficace, e senza rinunciare all’elemento tragico amato da Shinkai; un buon timing, un po’ abusato, ma efficace almeno nella prima metà.
Il secondo motivo, sempre di distacco, è proprio la caratterizzazione dei personaggi, resa possibile da una trama che gode di una complessità e un’articolazione maggiore rispetto ai lavori precedenti. Meno distanti e più palpabili nei sentimenti e nelle emozioni, i personaggi vengono calati negli stessi problemi e in situazioni analoghe, ma l’ottica è diversa. Il character design aiuta molto in questo senso: linee dolci, morbide, un po’ più approssimate, ma decisamente più espressive, descrivono meglio quello specchio dell’animo che ogni artista con qualcosa da dire dovrebbe essere in grado di ricreare. Aggiungiamoci un elemento fantastico trattato con una naturalezza abbastanza genuina e non troppo forzata - nella prima parte - e otteniamo un prodotto finalmente scorrevole, volendo anche incalzante, o se non altro godibile dal punto di vista narrativo.
Il setting è l’ultima causa, sebbene la più banale, perché raccoglie tutti gli elementi che hanno portato il regista al successo, dall’iper-realismo dell’ambiente cittadino alla magia dei colori caldi di quelli rurali; un uso sapiente della luce che, anche in questo caso, riesce per primo a colpire lo spettatore.

Il vecchio: l’arte

La maturità artistica Shinkai l’ha raggiunta già durante la produzione de “Il giardino delle parole”, opera in cui riesce a ricreare e a gestire alla perfezione un ambiente cittadino così maniacalmente rifinito da sembrare reale. Esprime in questo modo tutto il potenziale del disegno digitale e dà prova della tanta pazienza e perizia dei propri disegnatori e animatori; colpisce, e lo fa con forza. In questo senso “Your Name.” differisce dal lavoro precedente e il regista si trova a curare contemporaneamente un ambiente rurale, dominato dalla vegetazione, dai colori accesi e da una luce calda, e uno cittadino, la sua Shinjuku, dai riflessi sui vetri dei palazzi e dalla caratteristica skyline. C’è un po’ una summa dei precedenti lavori, il Giappone tradizionale e quello moderno, il pacato e il frenetico, sempre cinti e circonfusi dell’elemento comune che ha fatto la fortuna di Shinkai: la luce.

Shinkai piace prima di tutto per la propria poetica del colore, per i contrasti delicati e la ricchezza di tonalità, oltre che di dettagli fisici. Controlla ogni aspetto della grafica in modo da renderlo il più realistico possibile e finalmente abbatte quella barriera che fino al lavoro precedente si ergeva tra personaggi e fondali, portando tutto su un unico livello. Le animazioni sono fluide e dai movimenti precisi, in qualche punto dinamiche e virtuose, altrove un po’ carenti; nel complesso è un lavoro più che buono e che viene ripagato in termini di impatto sullo spettatore. Ogni momento della giornata e ogni ambiente, interno o esterno che sia, ha le proprie tonalità e la propria luce, le proprie ombre e le proprie sfumature, ognuna diversa dall’altra. È nuovamente l’apice del realismo, ma stavolta non in dissonanza coi personaggi e la parte dinamica della scena, il che conferisce un tocco in più di magia.
L’aggiunta di effetti come gradienti e lens flare, l’ombreggiatura e la rifinitura in 2D degli elementi in computer grafica e i ritocchi a spigoli e bordi con colori chiari, atti ad accentuare l’immersione degli oggetti in una luce intensa, si sposano bene con una regia che vuole valorizzare i dettagli, anche in modo un po’ eccessivo, nell’alternare costantemente campi lunghi a primi piani un po’ troppo spinti. Tuttavia ogni cosa è calcolata, tutto ha una sua precisa funzione, e il gioco, anche stavolta, funziona alla grande.

Il nuovo: l’intreccio

Uno dei punti di stacco è rappresentato proprio dall’intreccio, cioè da come Shinkai abbia deciso di passare da storie semplici e lineari - per non dire banali - la cui unica funzione era quella di orpello del comparto grafico, a una trama sensibilmente più complessa che si sviluppa su più piani spaziali e temporali, sufficientemente ampi da permettere una caratterizzazione adeguata dei personaggi.

Taki è un ragazzo di Tokyo, vive in un appartamento con il padre nella frenetica Sinjuku, dove frequenta il liceo, lavora part-time in un ristorante e si gode la propria adolescenza assieme ai compagni di scuola. Mitsuha è una coetanea di Taki, abita nella cittadina di montagna di Itomori e vive col desiderio di riuscire ad andarsene dal proprio paese natale per trasferirsi in una grande città e sperimentare una vita da normale adolescente. I due non si sono mai incontrati, eppure per qualche motivo condividono l’uno i sogni dell’altra e viceversa; si scambiano, vivono vite diverse dalla loro e al mattino si risvegliano nel proprio letto, senza memoria alcuna di quanto accaduto durante il sonno, ma con una sensazione opprimente di malinconia a stringer loro il cuore. Questo genere di esperienza evolve, all’inizio del film, in uno scambio fisico, sebbene simile nelle modalità: Taki si sveglia nel corpo di Mitsuha e viceversa, vivono una giornata in un corpo a loro estraneo e la mattina seguente tornano in sé stessi. Lasciandosi note e appunti su quaderni e diari, i due tentano di superare con raziocinio l’imbarazzo e le difficoltà che il destino ha voluto porre loro davanti, sviluppando un rapporto di complicità che va presto oltre l’ordinaria amicizia.

La scelta di virare verso la commedia da un lato rende il film più appetibile al grande pubblico, ma dall’altro crea forti disequilibri nella bilancia dei contenuti. Le atmosfere inizialmente pacate della prima metà inquadrano le difficoltà dei due protagonisti a relazionarsi col sesso opposto in una prospettiva del tutto diversa da quella ordinaria; differenze fisiche e comportamentali, rapporti interpersonali e realtà inizialmente sconosciute, creano un simpatico - per quanto poco originale e alla lunga ripetitivo - gioco di equivoci che riesce a catturare lo spettatore.
Nella seconda parte i toni si fanno più cupi, la tensione e il ritmo incalzano e ritorna ad aleggiare sulla scena il fantasma dell’incomunicabilità delle sensazioni e dei sentimenti, mentre cresce sempre di più sia la “distanza” tra i protagonisti sia l’abuso che viene fatto dell’elemento sovrannaturale, con annesse forzature a livello di intreccio. Questo è un aspetto che penalizza parecchio l’intera opera; lo sceneggiatore - che è sempre Shinkai e sottolineo ancora che non fa, in generale, un cattivo lavoro - sembra quasi che stavolta abbia esagerato nell’infarcire il proprio lavoro di colpi di scena e situazioni che risultano poco credibili anche in un contesto fantastico, al solo fine di porre quella sfumatura tragica con la quale ama firmare i propri film. Il risultato è un connubio un po’ dissonante di ilarità e pathos, che sebbene sia atto a rappresentare quell’imprevedibilità che caratterizza la vita e trovi quindi nel film una propria raison d’être, trova comunque difficoltà nel passare in modo elegante dall’una all’altra.

Conclusioni: il superamento dell'incomunicabilità

Il tema centrale su cui il film è basato, quello dell’intrecciarsi del tempo e delle relazioni, del condividere una parte del tutto, dell’amore che supera la barriera dell’incomunicabilità e che per quanto sembri perdersi, prima o poi si ricollega, non è un tema trattato in modo approssimativo, anzi. Forse è proprio l’elemento che mi ha stupito di più del modo in cui Shinkai ha approcciato la sceneggiatura. Quello del musubi è un messaggio di speranza: se ognuno è parte di un tutto, di un intero, se si condividono delle esperienze, delle sensazioni e delle emozioni, allora quello diventa il filo rosso del destino che lega due persone e, per quanto esso si aggrovigli, si arrotoli e si spezzi, alla fine si ricomporrà e sarà di nuovo intero. Può non essere del tutto manifesto, ma c’è; così è come la nonna della protagonista, non a caso, definisce anche lo scorrere del tempo. Questo elemento funge da filo conduttore e attraversa l’intero sviluppo della storia, partendo da una situazione, sviluppando delle difficoltà e arrivando finalmente a una - per quanto forzata - conclusione. È un passo in avanti per Shinkai, sia a livello di contenuti sia di esperienza come sceneggiatore. Quello che va meno del resto, come già detto, sono le forzature dell’intreccio e una sceneggiatura che non sa gestire le informazioni da fornire allo spettatore, quasi costretta in più di un punto a mettere in scena dialoghi poco sensati e innaturali al solo fine di spiegare scelte e azioni dei personaggi. Tutto questo inficia fino a un certo punto la fruibilità del racconto, che di per sé rimane buono e scorre in modo abbastanza fluido. Sono aspetti che spero vivamente di vedere corretti - e non avrei mai pensato di dire una cosa del genere - in un prossimo ipotetico lavoro del regista, tanto mi ha incuriosito la sua inaspettata evoluzione. Non ritengo dunque “Your Name.” un capolavoro, ma, nonostante i suoi limiti, penso sia riuscito bene a comunicare il messaggio di cui si è fatto portatore, risultando nel complesso un film apprezzabile anche da chi, come il sottoscritto, non provasse particolare affezione verso Makoto Shinkai e i suoi precedenti lavori.


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marisa87

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Mi ha rapita completamente. Le voci sul fatto che Makoto Shinkai possa diventare l'erede di Miyazaki sono sicuramente azzeccate. La cura dei personaggi, i disegni assolutamente meravigliosi, i paesaggi... oh, i paesaggi, bellissimi!
La storia è bellissima, riesce a rapirti completamente e coinvolgerti a fondo nella vita e nei sentimenti dei personaggi, tanto che da metà film in poi è quasi impossibile non commuoversi e non farsi travolgere dalle emozioni.
E' uno di quei film che non si può non vedere.


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Doll_in_the_Hell

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Your Name." è un film d'animazione giapponese del 2016, il cui nome originale è "Kimi no Na wa." Autore di "Kimi no Na wa." è Makoto Shinkai, già autore di "5 cm per second" e "Il giardino delle parole", entrambi diventati abbastanza famosi e largamente apprezzati in Italia.

"Your Name." si presenta come il classico film di animazione giapponese, un po' slice of life, un po' scolastico, con protagonisti due adolescenti apparentemente normali.
La storia ci mette poco però a prendere una piega del tutto particolare, anzi soprannaturale.
Il film, per le tematiche trattate un po' simile a "La ragazza che saltava nel tempo", esplora la storia di Mitsuha e Taki, due ragazzi che si scambiano le loro identità e finiscono, durante giornate del tutto casuali, a vivere l'uno la vita dell'altro. Così Mitsuha conosce Tokyo e lo stile di vita frenetico e frizzante di una grande città, e Taki scopre la vita fra le montagne, circondato dalle tradizioni giapponesi che ancora sopravvivono nel paesino, e dalla nonna e sorellina di Mitsuha. Non è tutto oro quel che luccica però. Infatti una catastrofe è alle porte, e questo farà sì che il film prenderà già verso la metà una piega molto sentimentale e altrettanto drammatica.

<b>Attenzione: questa parte contiene spoiler</b>

La storia di per sé è un tantino complessa, ed è facile perdersi durante alcuni passaggi, perché tutto il film non gioca solo sul fatto che i ragazzi si scambiano le proprie vite e identità, ma si poggia soprattutto sul concetto del tempo. La dimensione spaziale è meno importante, mentre quella temporale è fondamentale, perché man mano che il film va avanti diventa chiaro che, quando Taki è Mitshua, egli torna indietro nel tempo, e così Mitsuha, che, quando vive nel corpo di Taki, esplora un mondo tre anni più avanti. Questo dettaglio fondamentale del film farà sì che Taki salverà la vita di Mitsuha, avvertendola dal futuro dello schianto sulla sua città di un frammento di cometa.
La storia quindi, in termini di trama e di nodi logici, va seguita molto bene, o c'è il rischio di perdersi nelle magnifiche musiche e ambientazioni di "Your Name.", senza sapere veramente come si sia arrivati al finale.

<b>Attenzione: fine parte contenente spoiler</b>

Discutendo un po' dei nostri due protagonisti, diciamo che Shinkai non si è inventato nulla di nuovo. Taki è il classico bravo ragazzo di una grande città, che studia e ha un lavoretto part-time presso un ristorante italiano, mediamente carino e mediamente fortunato in amore. Mitsuha è la classica protagonista di un qualsiasi anime giapponese: sorellina piccola, nonna shintoista che porta avanti il tempo, un genitore morto (la madre in questo caso), un paio di amici di vecchia data e un paesello che le sta stretto.
Il tempo materiale per caratterizzare due personaggi così in nemmeno due ore di film è poco, quindi risultano entrambi stereotipati, ma servono bene la trama dell'opera. Trama che è sicuramente il punto forte del film.

La trama però non è l'unica cosa veramente ottima, e a mio parere ben pensata. A questa vanno aggiunte due cose: un'animazione eccelsa sotto il punto di vista grafico e dinamico, e una bella colonna sonora.
La cometa, simbolica nel film per diversi motivi, è realizzata veramente bene, e lascia veramente i protagonisti e gli spettatori a bocca aperta. I fondali del film sono tutti luminosi e brillanti, curati e, oserei dire, anche troppo realistici per un cartone animato. I movimenti dei personaggi sono fluidi e puliti, le espressioni sono realistiche e fanno bene il loro lavoro. Infine i piccoli dettagli che caratterizzano i due ragazzi e i loro "mondi" (capelli, telefonini, mezzi di trasporto, la natura e anche gli ambienti interni) sono ben curati, fino quasi all'ossessione (gli iPhone che usano sono identici all'originale, addirittura le icone delle app sono veritiere).
Eccelsa anche la colonna sonora, che accompagna bene l'andamento del film, aggiungendo sicuramente tensione o romanticismo quando servono, ma si sa, i Giapponesi sono maestri in questo. Le canzoni, per quel che ho potuto leggere nei sottotitoli in inglese, sono ispirate al momento del film in cui vengono inserite, ma, al contrario di quanto accade magari vedendo un film Disney, queste non sono strettamente collegate. Questo dà al film, già di per sé serio, un aspetto più maturo, pur essendo comunque un'opera animata.

In generale, vorrei dare al film un 8,5, perché dopo tutto, pur essendo un ottimo prodotto, non è tanto più eccelso di altri film di animazione giapponese (vedi "Neon Genesis Evangelion", "Wolf Children" o i più noti "Totoro", "Il castello errante di Howl", "Ponyo"...), ma andrò sul 9, perché dopo tutto è un'opera che non ha deluso tutte le aspettative di cui sono stata caricata da tutta la pubblicità e il parlarne che se ne è fatto negli ultimi tempi. Inoltre ho apprezzato molto Shinkai anche per il suo "5cm per second", e non vedo l'ora di recuperare altri suoi lavori, quindi per questa (probabilmente unica) volta mi allargherò un po'!

Shu Zoldyck

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
La recensione è scritta nel rispetto di chi non ha ancora visionato il film: pertanto, non sono state mosse considerazioni in merito agli eventi centrali del lungometraggio, ma ci si è limitati a cesellare la cornice del capolavoro che porta la firma di Makoto Shinkai, sperando di stimolare in taluni la visione del suddetto prodotto.

Di recente riproduzione nelle nostre sale cinematografiche è stato il lungometraggio d’animazione “Kimi no Na wa.”, lanciato nel nostro Paese con il mantenimento della traduzione inglese “Your Name.”. L’opera è stata scritta e diretta da Makoto Shinkai, regista già noto e apprezzato in Italia, se pur con riserve da parte di alcuni. A parere di chi scrive, “Your Name.” rappresenta il risultato più elaborato e raffinato che l’autore abbia sinora saputo regalarci, offrendo un prodotto dall’alto valore artistico, su più fronti; anzi, vi sarebbe da dire: su tutti i fronti. Ma andiamo con ordine.

La storia si sviluppa su un duplice intreccio: le vicende sono ordinate solo all’apparenza, giacché in un secondo momento, proprio al culmine del lungometraggio - il momento dal massimo tenore tragico ed espressivo - esse sconcertano lo spettatore, costringendolo altresì a tenere alta la concentrazione, pena la perdita di passaggi fondamentali per la comprensione dell’intera opera.

Il film inizia con un risveglio, quello di Mitsuha Miyamizu, giovane studentessa delle superiori che vive con la nonna e la sorella minore Yotsuha in una piccola cittadina, Itomori, la quale prende il nome dal lago (di Itomori, appunto) stante ai piedi del monte su cui sorge il paese. Mitsuha, immersa in un contesto ricco di tradizione e spiritualità, non è contenta della sua vita da “paesana” e sogna, dopo aver terminato gli studi scolastici, di trasferirsi a Tokyo, affascinata da un modo di rapportarsi al mondo totalmente altro rispetto a quello cui è abituata. È una ragazza solare e pacatamente timida, figlia dell’irreprensibile sindaco della città che, dalla morte della moglie, nonché madre di Mitsuha, si è allontanato dalla famiglia, guidata ora dalla nonna, curatrice, fra l’altro, del tempio di Itomori e tutrice della tradizione sapienziale e spirituale del luogo. Ben presto, Mitsuha si renderà conto di una situazione assurda nella quale è coinvolta: ella sogna la vita di qualcun altro, e i suoi gesti, le sue azioni, le sue decisioni prese nel sogno si ripercuotono direttamente nell’esistenza - del tutto autonoma rispetto alla sua - che ella, nel suo stesso sogno, conduce. Mitsuha sogna di vivere la vita di Taki Tachibana, studente di Tokyo che lavora part-time in un ristorante chiamato “Il Giardino delle Parole” (riferimento, questo, a un altro bel film di Shinkai). Anche Taki inizia inspiegabilmente a sognare la vita di Mitsuha, e i due si rendono vicendevolmente conto del fatto che i propri sogni portino clamorose ripercussioni sulla vita della rispettiva controparte. Hanno così inizio una serie di accadimenti che porteranno Mitsuha e Taki a essere l’uno nell’altro, inscindibilmente legati ma al contempo mai abbastanza vicini da potersi comunicare l’incolmabile affetto che fra di loro cresce sempre più. Una straordinaria dinamica spazio-temporale li separa quasi a tal punto da recidere quel legame, quei fili del loro esistere, talmente intrecciati, fra di loro, da non permettergli nemmeno, fuor dall’universo onirico, di conoscere il reciproco nome.

Di “Kimi no Na Wa.” stupisce positivamente la coerenza interna della storia, mai scontata né banale, povera di cliché - ormai dilaganti nel genere - e ricca invece di contenuti connotanti una realtà che non smette di affascinare e suggestionare. Makoto Shinkai riesce pienamente in questo gesto di suggestione, offrendoci, con la cittadina di Itomori, uno scorcio magico, incantato, bucolico: un idillio che si sottrae alle effusioni virulente di surmodernità che - nelle relative forme di sovrabbondanza e di stra-significanza, le quali troppo spesso si palesano - ammorbano e annichiliscono l’identità di un popolo. E al tempo stesso, è proprio in quella Tokyo, sfrenata e iper-globalizzata - fluida, direbbe il compianto Zygmunt Bauman - che vive Taki; metropoli in cui, del resto, conta di vivere un giorno anche la stessa Mitsuha. Proprio lì, v’è spazio per i grandi sentimenti scaturiti dalla potenza di due vite che dirompono l’una sull’altra, che irrompono l’una sull’altra con grande intensità; intensità, questa, che il film di Shinkai riesce a rendere pienamente: l’intensità con cui Taki tenta disperatamente di ricordare, durante la veglia, il nome di Mitsuha, così impresso dentro di lui ma al contempo così sfuggente, sfuggente quanto la parusia stessa del suo desiderio. Il simbolismo che si cela dietro a questo ultimo lungometraggio del regista giapponese è molto forte: emblematici sono gli elementi spirituali evocati a Itomori - il santuario, le cerimonie rituali in onore delle divinità, i torii -, ma decisivi risultano anche altri simboli, caratterizzanti per intero la vicenda di Mitsuha e Taki. Anzitutto, il “kumihimo”, una tecnica tradizionale di intreccio dei fili, molto usata dalla nonna di Mitsuha a Itomori. Non a caso, infatti, Mitsuha donerà a Taki, durante il loro primo, brevissimo, incontro, un braccialetto realizzato proprio tramite la tecnica di intreccio dei fili; intreccio, questo, fortemente simbolico, indicante il grandioso legame che si cela tra le vite dei due protagonisti. In secondo luogo, e sebbene possa apparire meno importante, degna di nota è sicuramente la metafora del treno, che quantifica la distanza sussistente tra i personaggi, appartenenti quasi a due mondi diversi. Questa distanza, che è differenza, diventa, nei momenti in cui i due si scorgono sfuggevolmente proprio sul treno, prossimità, ma sempre nel continuo consolidarsi di un effettivo fulgido scarto, apparentemente incolmabile, fra i due.

Sceneggiatura e dialoghi sono scritti in maniera praticamente impeccabile. I personaggi divengono sempre più intimi fra loro, e così accade anche nei confronti dello spettatore, il quale viene totalmente catapultato nella vicenda - complici anche le fascinose rappresentazioni grafiche che collocano chi guarda nella prospettiva di sospendere il giudizio sulla realtà e darsi in maniera compiuta allo spettacolo scenico cui assiste. Makoto Shinkai ci mette di fronte a personalità carismatiche, animate da ardore e passione, volontà di vita e auspici per l’avvenire; l’ambientazione entro cui gli eventi si svolgono è una immensa dimensione onirica e fortemente spirituale, nella quale rimane difficile tracciare i confini tra “sogno” e “reale”, tra virtuale ed effettuale, tra desiderio e realizzazione. La piacevole e ideale colonna sonora contribuisce a plasmare tutti questi elementi, sicché il prodotto finale risulta essere un connubio artistico notevolissimo, il quale, garantito dallo scrivente, al cinema si fa meraviglioso tripudio di colori e di atmosfere speciali che solo il miglior Makoto Shinkai poteva evocare.

Una nota finale riguardo all’edizione italiana, distribuita da Nexo Digital ed elaborata da Dynit; essa è di pregevole qualità. Il doppiaggio risulta essere notevole: le voci che i nostri doppiatori hanno prestato ai personaggi sono più che azzeccate, soprattutto in ruoli delicati come quelli di Mitsuha e di Taki, dove essi devono avere tonalità vocali talvolta maggiormente maschili, talvolta maggiormente femminili.

Concludendo, è indubbio che l’opera di Makoto Shinkai possa offrirci numerosi spunti ermeneutici, ma un interrogativo riecheggia, soave più fra gli altri: “Qual è l’importanza d’un nome?”
Tale straordinario dispositivo linguistico con cui fissiamo semanticamente individui nel mondo, per noi, spesso, può voler significare e simboleggiare ben più rispetto al “mero” atto di nominazione. E questo Mitsuha e Taki ce lo insegnano bene: per loro il nome è l’immagine di un incontro, è l’evocazione di una presenza, è il ridestarsi di un ricordo, vivo ma languido; per Mitsuha e Taki, il nome è la laconica affermazione d’un ascoso, penetrante amore.


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selene90

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Makoto Shinkai è famoso per una cura certosina di immagini, colori, sfondi e musiche. Chiunque abbia visto opere come “Il giardino delle parole”, “5 cm al secondo” o “Il viaggio verso Agartha” non può non averlo notato. Di sicuro le sue opere colpiscono per l’impatto visivo, più ancora che per la trama. E, da fan di questo autore, ero abituata a storie piacevoli, ma comunque relativamente lente, con un ritmo ridotto, pochi dialoghi, e pathos raggiungibile soprattutto attraverso sguardi e silenzi.
Con “Your Name.” si è davanti a un prodotto del tutto nuovo, che stravolge (per così dire) il suo modus operandi. L’animazione fluida, i disegni e i colori sgargianti sono sempre presenti: comete, cieli stellati, fiocchi di neve... tutti i paesaggi vengono rappresentati in maniera a dir poco perfetta, e basterebbero quelli a suscitare le più svariate emozioni. Tuttavia “Your Name.” non emoziona soltanto per questo. La trama, i personaggi, i dialoghi sono più frenetici, più “vivi”, più intriganti.

Ma cominciamo da uno stralcio di trama: Taki Tachibana e Mitsuha Miyamizu sono due adolescenti molto diversi tra loro. Lei è una ragazza campagnola che vive in un piccolo villaggio sperduto, ricco di tradizioni che la annoiano, che sogna di vivere in una grande città; lui un ragazzo di Tokyo, con un lavoro part-time, una vita frenetica e una cotta per una ragazza più grande. Per un motivo inizialmente sconosciuto i due iniziano a scambiarsi di corpo e a vivere, in giorni casuali, ciascuno la vita dell’altro. Se inizialmente questa cosa li spaventa e li lascia spaesati, a breve decidono di porsi delle regole per evitare di rovinare il tenore di vita l’un dell’altro.

La trama non ha un incipit originale, di scambi di corpi con elementi fantascientifici e misteriosi ne è pieno il cinema. Ma un’idea, se anche banale, risulta sempre buona se riesce ad essere sfruttata appieno, e Shinkai riesce benissimo nell’intento di unire una commedia scolastica sentimentale a una storia drammatica e commovente, che lascia col fiato sospeso fino alla fine. Lo spettatore è portato a chiedersi per tutto il film perché i due ragazzi non possano incontrarsi, e soprattutto se il film avrà un lieto fine oppure no (questo risulta, oltretutto, più difficile per chi ha visto altre opere di Shinkai, dal momento che non tutte hanno uno scontato happy ending).
La storia è ricca di gag divertenti, che risultano oltretutto più simpatiche per il fatto che vengano costruite su elementi molto realistici: a inizio film, durante i primi momenti di spaesamento, i due ragazzi imparano a conoscere ciascuno il corpo dell’altro, il sesso opposto, con un perfetto mix di curiosità e imbarazzo. Tuttavia, il film non si limita a mostrare il percorso di crescita e di scoperta del sesso opposto, e non si limita a qualche siparietto divertente. La trama si divincola tra colpi di scena ben strutturati e un finale pienamente soddisfacente.
Carina anche l‘idea di inserire alcuni richiami ad altre opere di Shinkai: il ristorante dove Taki lavora si chiama “Il giardino delle parole”; la corsa dei due ragazzi sulla scalinata ricorda vagamente un connubio tra quella finale di “5 cm per secondo” e quella de “Il giardino delle parole”.

Altra nota di merito va al comparto sonoro: le musiche sono spettacolari e accompagnano in maniera perfetta le scene, senza rovinare in alcun modo momenti drammatici e frenetici. Il doppiaggio italiano è perfetto. L’unica nota negativa che faccio, ma che è del tutto personale, è il continuo ripetersi del titolo nella seconda metà del film. I due ragazzi sanno che, al di fuori del sogno, rischiano di dimenticarsi l’uno dell’altro e, ogni due per tre, si domandano “Ma qual è il suo nome?”. Una o due volte le avrei trovate sufficienti, venti sono un po’ troppe.

Concludendo, da fan di Shinkai, posso tranquillamente dire che questa è diventata la mia opera preferita e che, al di là del livello di gradimento, non può non regalare forti emozioni.


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Nae

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Ecco un altro film di Makoto Shinkai, i suoi temi ricorrenti sempre protagonisti delle vicende e lo spettatore eletto a valutatore di scena, che mestamente osserva i personaggi nel loro aver a che fare con nostalgia, distanza, ansie e agrodolce malinconia.

La trama graziosa fa solo da contorno ai veri protagonisti, le emozioni: seguiamo Taki e Mitsuha alle prese con un evento speciale e magico, lo scambiarsi corpo sognando, per poi tornare ognuno al proprio posto. Un modo di conoscersi invadente e allo stesso tempo superficiale, con il fingersi l'un l'altro causa un bizzarro gioco tra i due che decidono quindi di annotarsi gli eventi sui propri telefoni, senza pensare al reale conoscersi; così le settimane passano e ognuno conosce la vita dell'altro, senza conoscere la persona in sé, se non vedendosi fugacemente nei riflessi delle persone del proprio intorno, nelle loro impressioni e reazioni.
L'analisi dei protagonisti, se vogliamo, è falsamente superficiale, ossia non c'è niente di diretto, si lascia allo spettatore il compito di cogliere i dettagli, perché ci si vuole focalizzare su altro, sui veri attori in scena, e va bene così, perché c'è introspezione, c'è attenzione all'intorno, ai personaggi secondari, alle personalità in gioco, semplicemente non sono in bella vista.
Un legame delicato quello mostrato, semplice ma nel caso specifico fonte di rivoluzione interiore: due ragazzini che si affezionano senza rendersene conto, troppo presi a guardare l'uno la vita dell'altro a metà tra invidia e genuina curiosità, con il solito e immancabile senso di distanza e solitudine che lo spettatore non può glissare, tipico di Shinkai, l'ineluttabile dramma dell'avere l'occasione di incontrare qualcuno di unico e non sempre essere in grado di cogliere l'attimo al momento giusto. Il rimpianto, l'angoscia, il senso di rassegnazione, c'è tutto in questo film, c'è la tristezza di "5cm al secondo", il senso di separazione con i pensieri a incatenare i protagonisti, c'è "Cross Road", l'ansia, l'eccitazione del poi, i se dalle mille possibilità, c'è anche la dolcezza sconfinata e la malinconia della pioggia de "Il giardino delle parole", se vogliamo essere onesti... ma, sì c'è un ma, c'è qualcosa di nuovo.
Shinkai ottimista è una cosa strana, e "Your Name." ha questo nuovo tratto, l'ineluttabile non è più qualcosa di inamovibile, il rimpianto si può evitare, l'angoscia lenire, il tempo e la determinazione ripagano dello sforzo... e qui casca l'asino.

<b>Attenzione: la seguente parte contiene spoiler</b>

Forse perché sono una fan della vecchia scuola e trovo incredibile il realismo nella mestizia di Shinkai, o forse perché ritengo che i lieti fini buttati a caso sono un obbrobrio, ma la mia valutazione del film è crollata a causa di questo (da 9 a 7.5). Imporre una risoluzione che chiaramente è forzata, contro ogni realismo, che ha sempre invece fatto elegantemente parte dei temi che trattava, mi è sembrata una manovra lesiva, che spezza la vera magia: l'istante in cui Taki realizza cosa è successo, l'istante in cui il filo che li legava diventa chiaro e la verità atroce è oltre le lacrime era il finale perfetto, ma evidentemente siamo nella fase ottimista della vita dell'autore.

<b>Fin parte contenente spoiler</b>

Il profilo tecnico dell'opera è notevole, come i suoi recenti predecessori, tratto pulito ed elegante, fondali molto realistici, paesaggi intriganti, la campagna giapponese che ricorda lo stile di Miyazaki, le musiche perfettamente in tema e amalgamate con le scene. Insomma, un lavoro notevole, peccato lo scivolone sulla trama, che tuttavia ne esce a testa alta con un 7.5 più che meritato e che suppongo a qualcuno farà piacere, una sorta di rivalsa al realismo crudo che tuttavia i fedelissimi troveranno essere uno smacco allo stile.

Film di animazione che consiglio asolutamente, a fan e non.


 4
winterbird

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
In lista per le candidature agli Academy Awards 2017, "Kimi no Na wa." è un lungometraggio opera originale di Makoto Shinkai ("5 cm al secondo" e "La voce delle stelle" fra gli altri). Presentato da un trailer pubblicitario che cattura per immediatezza e montaggio, questo anime ne subisce però il velamento, sembrando così meno di quanto in realtà sia: un piccolo capolavoro di delicata quotidianità continuamente sfumata (e condita da elementi soprannaturali e da una sceneggiatura molto liricizzata che fa pensare, a tratti, più a un romanzo diaristico a due voci) e senza alcuna pretesa d'imboccare risposte finite - insomma, un'opera "a squarcio", se così si può dire, alla Makoto Shinkai. Un omaggio particolare è reso alla versione italiana del titolo de "Il giardino delle parole", altra opera autorale dal forte carattere poetico e indeterminato. La colonna sonora realizzata dai Radwimps - gruppo alternativo formatosi in Giappone nel 2001 il cui nome originale è in realtà la stilizzazione di "Raddo'uinpusu" - "Kimi no Na wa." ("Your Name." è il titolo internazionale con cui è giunto anche in Italia) è una piccola rinascita in un panorama cinematografico anime che spesso cede alla tentazione di offrire allungamenti di serie TV di successo piuttosto che rischiare e tentare con il veramente bello, di cui una forma ci viene regalata da questo giovane regista.

Il film d'animazione in questione è simbolico e sicuramente più di nicchia rispetto, ad esempio, ai prodotti della fucina dello Studio Ghibli, ma non per questo risulta piatto né noioso. Al contrario, si tratta di un'opera che detta un tempo e un ritmo tutti suoi, adattandoli alla focalizzazione di diversa pressione che il regista ha voluto da dare ad ogni scena e ai vari suoi contenuti: la velocità della narrazione via immagini cinematografiche viene rallentata e accelerata senza che questo movimento provochi un senso di altalenante né confusione d'alcun genere. Tale modo di raccontare viene sottilmente esposto nei dialoghi degli stessi personaggi: il tempo è una trama di diversi fili che si annodano e sciolgono e riannodano in modo diverso in continuazione, e per questo ogni tratto di questa trama, ogni millimetro di ognuno di questi elementi che formano il tessuto nel suo complesso vengono messi a fuoco e dimenticati, viene data loro importanza ma mai vengono interamente capiti e assimilati in questo veloce e mutevole processo chiamato vita. "Your Name." è la continua richiesta che grida ignorante dentro ognuno nelle notti in cui siamo abbandonati dagli occhi dei nostri cari e dei nostri nemici: tu, tu che ancora non hai riempito il tuo posto vuoto in me, nella mia esistenza, magari con un'unica svelta occhiata mentre si sale e scende da un unico mezzo pubblico... tu, dico tu, chi sei?
Molti sono simboli che un attento osservatore del mondo giapponese riconoscerà, fra cui l'onnipresente filo rosso, che ha più potere dello spazio-tempo, in quanto lo spazio e il tempo mutano in favore del tempo intimo, in quanto spazio e tempo non sono altro che una conseguenza successiva o, al tempo stesso in realtà, un invito antecedente che viene fatto a me individuo, nel mio essere, nel mio ogni giorno "presente": il metro di misura è la relazione, l'incontro che c'è o manca, e non lo spazio o il tempo in cui ciò è visibile o, piuttosto, in cui è riconosciuto dai sensi.
"Kimi no Na wa." - dai disegni e dalle colorazioni piacevolissimi e semplici - viaggia su binari che sono essenzialmente immagine e dialogo, con una specie di soliloquio a due voci alternate che si cercano senza sentirsi mai veramente senza ritardo, dubitando così di avere un interlocutore.

Il passato è qui la premessa per quel futuro che è esso stesso la motivazione di quel passato che gli darà un presente: il passato esiste in funzione del proprio futuro, il quale esiste in quanto, prima di essere reso possibile dal passato, a lui stesso aveva chiesto tale miracolo (che non sarebbe stato possibile non fosse stato per la richiesta del futuro, appunto inesistente se non fosse stato per la risposta alla richiesta da parte del passato stesso).
Questo ciclo a sé stante è un filo rosso cucito con i tanti fili di passato, presente e futuro che soprannaturalmente e misticamente si incontrano e abbracciano in ordine cangiante, finché le due estremità non vengono tirate con decisione dalle due giuste, opposte direzioni.

Filosofico e umanistico, diretto e privo di nascondigli nel mostrare l'emotività umana (senza melodramma né puerilità vari), nonché provvisto di colori e disegni immediati e semplicemente chiari nella naturalezza, in particolare per quanto riguarda l'espressività dei personaggi, "Your Name." è piacevolissimo e per la mente e per i sensi.


 5
Mirokusama

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Capolavoro! Così si dice di solito quando ci si trova davanti a opere che per qualche motivo riscuotono un successo commerciale senza precedenti o richiamano unanimemente il plauso della critica specializzata; le due cose possono sembrare relazionate, ma non sempre viaggiano parallele sullo stesso binario, e non è raro trovare lavori che tanto possono riscontrare i favori del pubblico e i pareri negativi della critica o viceversa... "Kimi no Na wa" (titolo internazionale "Your Name."), ultima opera del celebrato e più o meno apprezzato regista Makoto Shinkai, almeno in Giappone, ha riunito le due cose e prova a farlo nel resto del mondo, candidandosi, tra l'altro, al Premio Oscar come miglior film d'animazione del 2017.

E pensare che la trama potrebbe persino non richiamare tanto clamore. "Your Name." infatti narra la storia di Taki Tachibana e Mitsuha Miyamizu, due studenti diciassettenni all'apparenza normalissimi residenti in luoghi molto diversi e distanti del Giappone, che per qualche motivo sconosciuto cominciano a scambiarsi i corpi durante il sonno, vivendo per piccoli periodi di tempo uno al posto dell'altro. Col tempo i due provano a gestire la situazione e a relazionarsi con amici, familiari e conoscenti, che ovviamente notano diverse stranezze nel loro comportamento, riuscendo anche a costruire un rapporto apparentemente di amicizia e fiducia, finché il passaggio di una cometa, annunciato da giorni come evento straordinario per la sua vicinanza e visibilità, interrompe misteriosamente questo scambio tra i due ragazzi.

Come già detto, quindi, non sembrano esserci elementi di novità nell'incipit di questo film, lo scambio di corpi o di identità con elementi fantascientifici non è un tema nuovo nel mondo del fumetto e dell'animazione giapponese, ma, come mi capita di pensare, spesso le idee, se sono buone, funzionano sempre, basta saperle sfruttare nel modo giusto, e Shinkai con questo film ci riesce in pieno. La storia comincia con toni da tipica commedia scolastica, peraltro riuscita benissimo, perché i frammenti di vita vissuta dai due ragazzi nei corpi altrui sono molto divertenti, per poi evolvere costantemente col susseguirsi dei colpi di scena che chiariscono e arricchiscono la vicenda di Taki e Mitsuha, trasformando il film in una storia romantica e misteriosa capace di emozionare in maniera genuina e mai banale. E' da questo momento in poi che viene esaltato l'elemento tipico che accompagna quasi tutta la produzione di Shinkai, cioè l'amore puro ostacolato dal tempo, dallo spazio, dalle distanze, e gli sforzi messi in atto dai protagonisti affinché questi ostacoli possano essere cancellati; nelle produzioni precedenti, ma questo è un giudizio personale, non sempre ho apprezzato le soluzioni attuate dal regista per risolvere queste vicende. "Your Name." invece riesce in pieno dove opere altrettanto valide come "5 cm al Secondo" o "Il Giardino delle Parole" venivano meno, assegnare una fine (che non starò a dire, ovviamente) che lasci lo spettatore non dico soddisfatto, perché ognuno poi ha le sue preferenze quando bisogna giudicare il finale di un film, ma sicuramente con la consapevolezza che la vicenda è stata trattata in tutti i suoi aspetti e chiusa in maniera convincente dal regista.

Una sicurezza invece gli aspetti di "contorno" della produzione di Shinkai, ovvero i disegni, le animazioni e in particolar modo i paesaggi che, come nelle opere precedenti, anche in "Your Name." mantengono un livello altissimo, trascinando letteralmente lo spettatore a scoprire il terzo protagonista di questo film, e cioè il Giappone con la G maiuscola, quello affrontato in ogni suo aspetto, con le sue differenze e le sue contraddizioni, dalla metropoli tentacolare di Tokyo con i suoi treni pulitissimi e sovraffollati allo sperduto paesino immaginario di Itomori, dove la caffetteria più grande del paese è un distributore automatico, ma che è arricchito allo stesso tempo da tutti quegli elementi che da sempre affascinano l'appassionato di animazione e cultura giapponese, e cioè gli usi e costumi, le tradizioni, il folklore che accompagna la vita placida e tranquilla dei suoi abitanti - non è un caso che la storia trovi il suo punto cardine proprio durante un classico matsuri estivo dove a farla da padrone sono gli yukata, i tempi shintoisti e il legame che unisce da sempre i Giapponesi alla natura e alle divinità. Tutto questo viene rappresentato in maniera certosina, precisa ed elegante, con disegni puliti, animazioni fluide e un character design dei personaggi abbastanza semplice e di facile impatto, che li rende immediatamente familiari sia al pubblico abituato alla visione di animazione giapponese che a quello profano della materia.

Ulteriore nota di merito nel comparto che compone questo lungometraggio è il sonoro, sotto forma di doppiaggio e colonna sonora; il primo, e mi riferisco a quello giapponese, non essendo ancora disponibile una versione italiana del film, è un ulteriore esempio di ottimo lavoro svolto dai professionisti nipponici. La recitazione è impeccabile, i doppiatori dei protagonisti in particolare rendono benissimo tutte le inquietudini e le stravaganze che vivono i due ragazzi nell'arco dell'intera vicenda, soprattutto nelle sequenze iniziali, quando le voci devono amalgamarsi al personaggio "interiore" che viene rappresentato e non al suo aspetto esteriore. La colonna sonora infine è il punto esclamativo sulla grandezza del film, perché è davvero eccezionale, affidata al gruppo rock dei Radwimps, e riesce in pieno nell'obiettivo richiesto dal regista, e cioè "essere un completamento alla storia e al dialogo dei personaggi". Sia le musiche che le canzoni infatti scandiscono i passi salienti della storia e le emozioni dei personaggi e degli spettatori, contribuendo alla riuscita finale del film, a partire dalle due canzoni che compongono la sequenza iniziale e finale del film, passando per i due temi principali che rendono indimenticabile la visione al momento e ti restano in testa nei giorni successivi; mi riferisco a "Zen Zen Zense" e "Sparkle", entrambi ascoltabili nei vari trailer originali del film tra l'altro, due brani dal ritmo diverso, rock e vivace il primo, melodico e passionale il secondo, a sancire ulteriormente come la storia del film evolva costantemente, passando da un genere all'altro senza stravolgere l'equilibrio e la caratterizzazione del lungometraggio.

In definitiva, mi sembra di aver citato abbastanza motivi che giustificano il mio voto; va da sé che il 10 da sempre rappresenta la perfezione, un concetto che è impossibile stabilire a priori e che mai troverà tutti d'accordo, ma onestamente mi sentirei disonesto nel non assegnarglielo, non potevo chiedere di più a questo film, ho riso tanto, ho anche pianto tanto, ho "sostenuto" i personaggi nella loro storia e nella loro evoluzione, emozionandomi di fronte a scenari mozzafiato, situazioni tanto paradossali quanto verosimili e musiche incantevoli. Nel chiudere questa recensione non posso che invitare davvero chiunque sia interessato a vedere "Your Name." a farlo senza remore e senza paure, al cinema o in edizione home video, in lingua giapponese o col doppiaggio nostrano che mi auguro si riveli all'altezza dell'originale, da soli o in compagnia di appassionati e non: è una visione che merita e che nel mio piccolo consiglio caldamente; io ho scelto di vederlo attirato dall'enorme successo commerciale riscontrato in patria e l'ho visto con la giusta dose di diffidenza di chi si aspetta un'opera magari resa volutamente banale per andare incontro ai gusti del grande pubblico, ma, semplicemente, me ne sono innamorato. Capita ancora, fortunatamente.

The Barbarios

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
Chiunque sia un fan, o un hater, dei film di Makoto Shinkai non può assolutamente perdersi quest'ultimo film uscito.
Avendo visto tutte le opere di Shinkai posso dire che questa secondo me è la migliore. Shinkai è famoso per prestare una cura certosina alle immagini, agli sfondi, ai riflessi e soprattutto alle sfumature dei colori in ogni suo film, di cui un esempio noto è il precedente film "Kotonoha no Niwa". Dato che l'ambientazione del film è totalmente diversa da "Il Giardino delle Parole", è ovvio che anche la cura dei colori sopracitata si presenta in una forma diversa: i fasci di luce delle stelle, le "auroree" create dalle comete, le ombre e il rossore dell'imbarazzo sul volto dei personaggi... Questo è ciò che stupisce a livello visivo ed è ciò che contraddistingue, ancora una volta, Makoto Shinkai.
La trama e lo sviluppo della storia rappresenta un po' una ventata di aria fresca nel repertorio di Shinkai. Ero abituato a film abbastanza lenti, con i dialoghi un po' striminziti per dare la possibilità agli occhi degli spettatori di cogliere quello che le parole non raccontavano. Questa volta però cambia tutto! Le musiche, il pathos dei personaggi, i doppiatori bravissimi e la trama suggestiva, al limite del fantastico, rendono il film molto più dinamico, più godibile da tutti e non più solo dagli amanti del genere, e soprattutto lo rendono molto toccante. Al cinema in sala almeno quattro/cinque persone alla fine del film erano in lacrime, e la parte restante (me compreso) avevano gli occhi lucidi.
Mi ha positivamente stupito il fatto che ci fossero scene divertenti che innanzitutto rendevano i personaggi più verosimili, e spezzavano la tensione dando agli spettatori la possibilità di riprendere un attimo fiato. Il film in sé non racconta niente di veramente originale, ma è il modo in cui riesce a portarlo su schermo che rende assolutamente piacevole la sua visione. Siamo lontani anni luce da "5 Cm al secondo" e "Il Giardino delle parole", benché il tema di fondo sia sempre uno solo: l'amore nonostante tutto.
Nel film, soprattutto verso la fine, ci sono diversi "colpi di scena" che ti stringono il cuore, ma ringrazierete per quelle emozioni una volta finito il film. Nota aggiuntiva per i disegni, che questa volta sono un po' più "anime", nel senso che assomigliano di più a quelli degli anime stagionali della KyoAni e rendono tutto più carino, familiare e soprattutto meno serio.

Consiglio a chiunque la sua visione in lingua originale per via di alcune battute impossibili da adattare in italiano, e per la bravura dei doppiatori che hanno superato sé stessi. Le voci non sono più solo bisbigli o discussioni: sono urla, sono echi, sono risate, sono vere.