Just Because!
"Siamo disabili alla leggerezza, siamo disabili alla felicità, siamo disabili a metterci in discussione." (Paolo Ruffini)
Parto con un aforisma che ho estratto da un contesto del tutto diverso da quello della serie "Just because!" ma che mi è sembrato pertinente per la sensazione che mi ha lasciato la visione di questa serie di 12 episodi e opera originale del 2017 ad opera dello Studio Pine Jam, scritto da H. Kamoshida e diretto da A. Kobayashi, con musiche di N. Yanagi.
Il titolo è quanto mai misleading nella sua laconicità: "Just because!" si potrebbe ipotizzare come risposta ad una domanda e significherebbe "Perché sì!".
La premessa è minimalista ad una domanda che non è dato conoscere e, proprio per questo motivo, mi ha lasciato al termine della visione una sensazione strana, un interrogativo sul perché si è assistito ad una determinata evoluzione dei protagonisti della storia. E la risposta sta nel proprio nel titolo.
"Just because!" lo definirei come un romance più adulto che classico scolastico. E per renderlo tale, chi l'ha scritto ha scelto un particolare periodo della vita degli studenti della scuola superiore proprio a ridosso della fine del liceo in cui si sviluppa la storia dei protagonisti, in cui termina un percorso triennale di spensieratezza, leggerezza, per passare al mondo delle responsabilità: o quello del lavoro o quello della decisione del futuro scolastico con l'università. Un periodo che parte dalla fine dell'anno solare in cui è iniziato il terzo anno delle superiori e si potrae fino al diploma che nelle scuole giapponesi coincide con la fine dell'anno scolastico a primavera dell'anno successivo.
Tutto già incanalato, previsto, studiato: i ragazzi, già allenati dalla scuola caserma ad essere un ingranaggio del sistema nipponico, abbandonano ogni velleità di assomigliare anche solo vagamente a Peter Pan in Neverland e diventano anche obtorto collo "adulti".
Di sicuro non tutto può procedere dritto e certo come un treno sui binari dell'esistenza già tratteggiata e intervengono le cosiddette "variabili indipendenti" nella vita dei protagonisti: il trasferimento di Eita nell'ultimo semestre del terzo anno proprio nella scuola dove ritrova i suoi vecchi compagni delle medie Haruto e Mio riattiva progressivamente legami e sentimenti che i personaggi avevano sospeso apparentemente per inerzia o paura o dovere ma che è invece riconducibile al solito cliché dell'amore non corrisposto. Situazione più o meno riassumbile nel solito "lontano dagli occhi, lontano dal cuore".
E così ricordi e emozioni “sepolte” tornano a galla mentre incombe il moloch del diploma e del futuro delle responsabilità. E così si passa dall'inverno delle emozioni alla primavera dei sentimenti con l'aggiunta delle classiche variabili indipendenti: Ena e Hazuki. Ma, soprattutto, la serie lascia intendere nel suo lento incedere (stigmatizzato da molti di quelli che mi hanno preceduto nel commentare quest'opera) che "la vita continua" e "il tempo cambia tutto" incluse le persone (non me ne vorrà il grande Vasco se attingo a uno dei suoi capolavori).
Ne viene fuori un affresco slice of life della vita dei protagonisti che si barcamenano tra incomprensioni, equivoci, cambiamenti. Apprezzabile il tema che resta un po' sottotraccia della crescita come spostare lo sguardo da sé all'altro. Lo si intuisce nelle interazioni amorose tra Hazuki e Haruto o tra Ena e Eita: un sentimento di amore a tratti fin troppo maturo che tende a non porre la passione tout court come motore principale della possibile relazione ma subordinandola ai doveri, alla responsabilità e alla forma. Hazuki, Eita e Mio sembrano ragazzi fin troppo adulti nella loro continua sofferenza a rinunciare ad essere spensierati. Il limite non è la contrapposizione con rivali ma l'insieme di abitudini sociali (rituali scolastici, aspettative, la pressione di decidere “che persona sarai”) aggiunto alla dimensione culturale (formale, composta, spesso reticente). I protagonisti fanno fatica ad esternare non solo per timidezza, ma perché affermare se stessi e ciò che si prova disturba o rompe la "forma". E in Giappone la forma (educazione, evitare disturbo, non incrinare il gruppo) spesso viene percepita come una forma di responsabilità. La tensione che si percepisce tra i personaggi non è melodrammatica, ma è piuttosto definibile come di "procedura". E così la narrazione spesso langue e il ritmo si dilata a dismisura perché i personaggi attendono il c.d. momento giusto e rinviano sempre per non creare problemi.
Ma il cambiamento, seppur lentamente lo si percepisce nel corso degli episodi in cui la crescita diventa anche "accorgersi" che il non detto produce danni quanto (o più) del detto. E che rispettare l’altro non significa solo “non disturbarlo”, ma attribuirgli anche la dignità di una verità chiara e netta, senza continuamente fuggire o negarsi con ridicoli espedienti per sottrarsi al confronto. Per una volta nei protagonisti non ho percepito la solita surreale e quanto mai stucchevole stupida timidezza: la mancanza di comunicazione di ciò che realmente si pensa è un mix di diversi fattori sia intrinsechi sia estrinsechi che variando nel corso del tempo determinano un realismo molto "poco anime" e molto "cinematografico". Silenzi, sguardi, comunicazione non verbale, frasi detta a metà o sottovoce, esitazioni, gesti in apparenza insignificanti che cambiano l’orientamento di una interazione o discussione.
E' il classico genere di opera che si ispira allo stile “show - don’t tell”, in cui spiegoni o monologhi chiarificatori sono del tutto assenti. E ciò determina un po' di fastidio o smarrimento nello spettatore aduso ad opere più veloci, immediate e con personaggi polarizzati.
Scritto del realismo emotivo e della gestione del tempo, "Just because!" ha l'ulteriore pregio di una certa coralità della sceneggiatura che riesce a gestire in modo equilibrato non solo una coppia di protagonisti ma più personaggi intrecciando le loro storie in modo realistico e credibile senza perdersi in inutili filler per compiacere certi target di pubblico.
Non è sicuramente tutto "oro quello che luccica" e anche "Just beacuse!" ha le sue magagne più o meno evidenti. Tra quelle maggiormente lamentate è il ritmo narrativo: lento e a tratti anche nioiso. E' una conseguenza delle aspettative con cui ci si avvicina ad una rom-com scolastica standard: se ci si attende una sceneggiatura a episodi e a cliffhanger il rischio di vedere "Just because!" come una serie continua di attese e momenti di calma piatta è inevitabile.
L'aver puntato sullo "slice of life" ante litteram rende il realismo come banale e ripetitiva quotidianità in cui lo spettatore si ritrova ad assistere a momenti di ordinarietà di tutti i giorni che alla lunga annoiano. Il trattare le vite di tre ragazze e due ragazzi che si intersecano sentimentalmente crea anche la polarizzazione dell'empatia verso gli stessi: a seconda delle proprie attitudini personali, lo spettatore potrebbe tendere ad immedesimarsi in uno di essi percependo gli altri come indegni o non meritevoli di attenzione e apprezzamento. Tra i cinque protagonisti è facilissimo soffrire per Ena e il suo esuberante e positivo atteggiamento, perdendo di vista non solo le sue sfaccettature (anche negative) ma anche mettendo in ombra le positività degli altri solo perché meno caratterizzati o in apparenza spenti e riflessivi.
Il comparto tecnico mi ha sostanzialmente deluso: dal chara design alle animazioni, i personaggi sono carenti di dettagli e spesso tali limiti sono evidenziati dal pacing dell'opera che con i silenzi e la comunicazione non verbale li esalta in negativo. Per fortuna non si usa il deformed (ma sarebbe stata una scemenza visto il carattere dell'opera). Anche la palette dei colori, prevalentemente molto naturali e spenti rendono la visione eccessivamente rilassante e fin troppo tranquilla. Vanno un po' meglio i fondali e la degna di menzione rappresentazione della omnipresente monorotaia nel panorama della città in cui è ambietata la storia. Da un tocco di modernità che contrasta col resto del worldbuilding.
"Just because!" si pone per tipologia di sceneggiatura e stile in somiglianza con altre serie che ho già visto. Mi vengono in mente "Tsuki ga Kirei" (per la quale il tema è più incentrato sul primo amore che sull'ultima occasione o rimpianto come "Just because!"), "Oregairu" (con cui ha in comune l’ipocrisia delle forme sociali e l’imbarazzo di essere se stessi, sebbene "Oregairu" sia più filosofica e molto verbosa al limite del realistico), "ReLIFE" (in cui il coming of age rappresenta una “seconda possibilità” come in "Just Because!" il rigiocare è dato dal ritorno di Eita; tuttavia "ReLIFE" dimostra un impianto narrativo di denuncia e impegno che è estraneo a "Just Because!").
"Proprio così!" alla fine sembra essere una serie che con un po' di sano e cinico realismo narri quanto sia difficile seguire i propri sentimenti quando ci si deve mettere in gioco verso gli altri andando contro le convenzioni e i modelli sociali, con il conto alla rovescia della fine dell'adolescenza che riduce inesorabilmente il tempo di tergiversare.
Un'altra visione del coming of age che aggiunge come il crescere non sia diventare necessariamente più forti e superare tutte le difficoltà, ma diventare più onesti con se stessi e con gli altri consapevoli dei propri limiti.
Parto con un aforisma che ho estratto da un contesto del tutto diverso da quello della serie "Just because!" ma che mi è sembrato pertinente per la sensazione che mi ha lasciato la visione di questa serie di 12 episodi e opera originale del 2017 ad opera dello Studio Pine Jam, scritto da H. Kamoshida e diretto da A. Kobayashi, con musiche di N. Yanagi.
Il titolo è quanto mai misleading nella sua laconicità: "Just because!" si potrebbe ipotizzare come risposta ad una domanda e significherebbe "Perché sì!".
La premessa è minimalista ad una domanda che non è dato conoscere e, proprio per questo motivo, mi ha lasciato al termine della visione una sensazione strana, un interrogativo sul perché si è assistito ad una determinata evoluzione dei protagonisti della storia. E la risposta sta nel proprio nel titolo.
"Just because!" lo definirei come un romance più adulto che classico scolastico. E per renderlo tale, chi l'ha scritto ha scelto un particolare periodo della vita degli studenti della scuola superiore proprio a ridosso della fine del liceo in cui si sviluppa la storia dei protagonisti, in cui termina un percorso triennale di spensieratezza, leggerezza, per passare al mondo delle responsabilità: o quello del lavoro o quello della decisione del futuro scolastico con l'università. Un periodo che parte dalla fine dell'anno solare in cui è iniziato il terzo anno delle superiori e si potrae fino al diploma che nelle scuole giapponesi coincide con la fine dell'anno scolastico a primavera dell'anno successivo.
Tutto già incanalato, previsto, studiato: i ragazzi, già allenati dalla scuola caserma ad essere un ingranaggio del sistema nipponico, abbandonano ogni velleità di assomigliare anche solo vagamente a Peter Pan in Neverland e diventano anche obtorto collo "adulti".
Di sicuro non tutto può procedere dritto e certo come un treno sui binari dell'esistenza già tratteggiata e intervengono le cosiddette "variabili indipendenti" nella vita dei protagonisti: il trasferimento di Eita nell'ultimo semestre del terzo anno proprio nella scuola dove ritrova i suoi vecchi compagni delle medie Haruto e Mio riattiva progressivamente legami e sentimenti che i personaggi avevano sospeso apparentemente per inerzia o paura o dovere ma che è invece riconducibile al solito cliché dell'amore non corrisposto. Situazione più o meno riassumbile nel solito "lontano dagli occhi, lontano dal cuore".
E così ricordi e emozioni “sepolte” tornano a galla mentre incombe il moloch del diploma e del futuro delle responsabilità. E così si passa dall'inverno delle emozioni alla primavera dei sentimenti con l'aggiunta delle classiche variabili indipendenti: Ena e Hazuki. Ma, soprattutto, la serie lascia intendere nel suo lento incedere (stigmatizzato da molti di quelli che mi hanno preceduto nel commentare quest'opera) che "la vita continua" e "il tempo cambia tutto" incluse le persone (non me ne vorrà il grande Vasco se attingo a uno dei suoi capolavori).
Ne viene fuori un affresco slice of life della vita dei protagonisti che si barcamenano tra incomprensioni, equivoci, cambiamenti. Apprezzabile il tema che resta un po' sottotraccia della crescita come spostare lo sguardo da sé all'altro. Lo si intuisce nelle interazioni amorose tra Hazuki e Haruto o tra Ena e Eita: un sentimento di amore a tratti fin troppo maturo che tende a non porre la passione tout court come motore principale della possibile relazione ma subordinandola ai doveri, alla responsabilità e alla forma. Hazuki, Eita e Mio sembrano ragazzi fin troppo adulti nella loro continua sofferenza a rinunciare ad essere spensierati. Il limite non è la contrapposizione con rivali ma l'insieme di abitudini sociali (rituali scolastici, aspettative, la pressione di decidere “che persona sarai”) aggiunto alla dimensione culturale (formale, composta, spesso reticente). I protagonisti fanno fatica ad esternare non solo per timidezza, ma perché affermare se stessi e ciò che si prova disturba o rompe la "forma". E in Giappone la forma (educazione, evitare disturbo, non incrinare il gruppo) spesso viene percepita come una forma di responsabilità. La tensione che si percepisce tra i personaggi non è melodrammatica, ma è piuttosto definibile come di "procedura". E così la narrazione spesso langue e il ritmo si dilata a dismisura perché i personaggi attendono il c.d. momento giusto e rinviano sempre per non creare problemi.
Ma il cambiamento, seppur lentamente lo si percepisce nel corso degli episodi in cui la crescita diventa anche "accorgersi" che il non detto produce danni quanto (o più) del detto. E che rispettare l’altro non significa solo “non disturbarlo”, ma attribuirgli anche la dignità di una verità chiara e netta, senza continuamente fuggire o negarsi con ridicoli espedienti per sottrarsi al confronto. Per una volta nei protagonisti non ho percepito la solita surreale e quanto mai stucchevole stupida timidezza: la mancanza di comunicazione di ciò che realmente si pensa è un mix di diversi fattori sia intrinsechi sia estrinsechi che variando nel corso del tempo determinano un realismo molto "poco anime" e molto "cinematografico". Silenzi, sguardi, comunicazione non verbale, frasi detta a metà o sottovoce, esitazioni, gesti in apparenza insignificanti che cambiano l’orientamento di una interazione o discussione.
E' il classico genere di opera che si ispira allo stile “show - don’t tell”, in cui spiegoni o monologhi chiarificatori sono del tutto assenti. E ciò determina un po' di fastidio o smarrimento nello spettatore aduso ad opere più veloci, immediate e con personaggi polarizzati.
Scritto del realismo emotivo e della gestione del tempo, "Just because!" ha l'ulteriore pregio di una certa coralità della sceneggiatura che riesce a gestire in modo equilibrato non solo una coppia di protagonisti ma più personaggi intrecciando le loro storie in modo realistico e credibile senza perdersi in inutili filler per compiacere certi target di pubblico.
Non è sicuramente tutto "oro quello che luccica" e anche "Just beacuse!" ha le sue magagne più o meno evidenti. Tra quelle maggiormente lamentate è il ritmo narrativo: lento e a tratti anche nioiso. E' una conseguenza delle aspettative con cui ci si avvicina ad una rom-com scolastica standard: se ci si attende una sceneggiatura a episodi e a cliffhanger il rischio di vedere "Just because!" come una serie continua di attese e momenti di calma piatta è inevitabile.
L'aver puntato sullo "slice of life" ante litteram rende il realismo come banale e ripetitiva quotidianità in cui lo spettatore si ritrova ad assistere a momenti di ordinarietà di tutti i giorni che alla lunga annoiano. Il trattare le vite di tre ragazze e due ragazzi che si intersecano sentimentalmente crea anche la polarizzazione dell'empatia verso gli stessi: a seconda delle proprie attitudini personali, lo spettatore potrebbe tendere ad immedesimarsi in uno di essi percependo gli altri come indegni o non meritevoli di attenzione e apprezzamento. Tra i cinque protagonisti è facilissimo soffrire per Ena e il suo esuberante e positivo atteggiamento, perdendo di vista non solo le sue sfaccettature (anche negative) ma anche mettendo in ombra le positività degli altri solo perché meno caratterizzati o in apparenza spenti e riflessivi.
Il comparto tecnico mi ha sostanzialmente deluso: dal chara design alle animazioni, i personaggi sono carenti di dettagli e spesso tali limiti sono evidenziati dal pacing dell'opera che con i silenzi e la comunicazione non verbale li esalta in negativo. Per fortuna non si usa il deformed (ma sarebbe stata una scemenza visto il carattere dell'opera). Anche la palette dei colori, prevalentemente molto naturali e spenti rendono la visione eccessivamente rilassante e fin troppo tranquilla. Vanno un po' meglio i fondali e la degna di menzione rappresentazione della omnipresente monorotaia nel panorama della città in cui è ambietata la storia. Da un tocco di modernità che contrasta col resto del worldbuilding.
"Just because!" si pone per tipologia di sceneggiatura e stile in somiglianza con altre serie che ho già visto. Mi vengono in mente "Tsuki ga Kirei" (per la quale il tema è più incentrato sul primo amore che sull'ultima occasione o rimpianto come "Just because!"), "Oregairu" (con cui ha in comune l’ipocrisia delle forme sociali e l’imbarazzo di essere se stessi, sebbene "Oregairu" sia più filosofica e molto verbosa al limite del realistico), "ReLIFE" (in cui il coming of age rappresenta una “seconda possibilità” come in "Just Because!" il rigiocare è dato dal ritorno di Eita; tuttavia "ReLIFE" dimostra un impianto narrativo di denuncia e impegno che è estraneo a "Just Because!").
"Proprio così!" alla fine sembra essere una serie che con un po' di sano e cinico realismo narri quanto sia difficile seguire i propri sentimenti quando ci si deve mettere in gioco verso gli altri andando contro le convenzioni e i modelli sociali, con il conto alla rovescia della fine dell'adolescenza che riduce inesorabilmente il tempo di tergiversare.
Un'altra visione del coming of age che aggiunge come il crescere non sia diventare necessariamente più forti e superare tutte le difficoltà, ma diventare più onesti con se stessi e con gli altri consapevoli dei propri limiti.
Brevemente... Fin dall'inizio capirete che non ha niente di particolare.
È la solita storia di ragazzi di liceo, con il solito incrocio iniziale di innamoramento non reciproco, ha solo una leggera variazione dalla classica trama del genere (non dico nulla per non fare spoiler), ma è comunque questo il punto! Abbiamo inizialmente quattro/cinque ragazzi principali e i soliti personaggi di accompagnamento, tutti devono capire cosa fare per il futuro ecc... Sinceramente all'episodio 4 avevo intenzione di smettere di guardarlo, ma lo ho finito per mia rispettosa religione verso questo genere di anime che mi piace molto; ad ogni modo non è brutto, ma non ha nulla che resti impresso, ha qualche idea sua peculiare come il gioco per potersi dichiarare tra due amici, il rapporto di amicizia è molto bello e valorizzato, e i sentimenti cercano di essere abbastanza naturali.
Non lo elencherei tra gli anime che consiglierei, ma nemmeno vi direi di non guardarlo!
Ma non sarebbe di quelli che consiglierei, visto che, ad esempio, il personaggio principale sinceramente è estremamente morto e smorto, e tifavo per un'altra crush.
È la solita storia di ragazzi di liceo, con il solito incrocio iniziale di innamoramento non reciproco, ha solo una leggera variazione dalla classica trama del genere (non dico nulla per non fare spoiler), ma è comunque questo il punto! Abbiamo inizialmente quattro/cinque ragazzi principali e i soliti personaggi di accompagnamento, tutti devono capire cosa fare per il futuro ecc... Sinceramente all'episodio 4 avevo intenzione di smettere di guardarlo, ma lo ho finito per mia rispettosa religione verso questo genere di anime che mi piace molto; ad ogni modo non è brutto, ma non ha nulla che resti impresso, ha qualche idea sua peculiare come il gioco per potersi dichiarare tra due amici, il rapporto di amicizia è molto bello e valorizzato, e i sentimenti cercano di essere abbastanza naturali.
Non lo elencherei tra gli anime che consiglierei, ma nemmeno vi direi di non guardarlo!
Ma non sarebbe di quelli che consiglierei, visto che, ad esempio, il personaggio principale sinceramente è estremamente morto e smorto, e tifavo per un'altra crush.
Anime gradevole da guardare, che, senza pretendere troppo, racconta una semplice storia di intrecci amorosi tra ragazzi liceali.
Inizia con la premessa del "se aspetti troppo, perderai la tua occasione di amare", ma decide di mutilarsi proprio negli ultimi minuti mandando tutto all'aria, riprendendo i due protagonisti che, dopo aver passato l'intera durata del loro ultimo anno a provare qualcosa l'uno per l'altra, senza però mai dare neanche un cenno di motivazione nel volersi avvicinare, al punto che una volta diplomati hanno interrotto qualunque tipo di contatto per diversi mesi, per poi rincontrarsi casualmente all'università, proprio in questo momento decidono di dichiararsi l'una all'altro...
Inizia con la premessa del "se aspetti troppo, perderai la tua occasione di amare", ma decide di mutilarsi proprio negli ultimi minuti mandando tutto all'aria, riprendendo i due protagonisti che, dopo aver passato l'intera durata del loro ultimo anno a provare qualcosa l'uno per l'altra, senza però mai dare neanche un cenno di motivazione nel volersi avvicinare, al punto che una volta diplomati hanno interrotto qualunque tipo di contatto per diversi mesi, per poi rincontrarsi casualmente all'università, proprio in questo momento decidono di dichiararsi l'una all'altro...
Davvero un bell'anime, da vedere quando non si ha voglia di vedere niente.
Sì, perché se non hai voglia di scene spinte, situazioni surreali, se non hai voglia di divertirti né di piangere né di emozionarti, allora "Just Because!" fa proprio al caso tuo.
L'anime è abbastanza piatto, lento e non ci sono dialoghi importanti, colpi di scena inaspettati, scene divertenti o tristi. È semplicemente normale. Però non è mediocre, scadente o scontato. È solo normale. Normale come noi. Normale come sono la maggior parte delle vite della maggior parte delle persone. Normali.
Sì, perché, ammettiamolo, noi non siamo tutti Midoriya Izuku, Yuji Itadori o Sheila Tashikel. Guardiamo anime, film e serie TV per uscire dalla realtà e immaginarci in situazioni diverse, ma la nostra vita è normale, come quella dei protagonisti di “Just Because!”. È vero, pure la mia vita monotona è più movimentata della loro, per carità, di sicuro non sono di certo il gruppo che inviti al compleanno perché “sono l’anima della festa”, però tutto sommato rappresentano una squarcio di normalità fedele alla vita reale. Sono ragazzi normali che fanno cose normali, socializzano, escono con gli amici, si innamorano, usano i social e comunicano con il telefonino, e soprattutto non vivono da soli, evento quasi straordinario negli anime shojo.
Altro evento quasi straordinario è che non sono casi umani. Non ci sono storie tragiche di bullismo, situazioni familiari distorte, ecc. sono solo ragazzi normali. Seguendo la loro avventura, ci si appassiona senza troppa emotività ma in modo genuino alle loro vicende, e si arriva alla fine dell’opera senza quasi accorgersene. Tutto sommato, l’anime si lascia guardare facilmente, per questo per me si merita un voto relativamente alto.
Attenzione: la parte seguente contiene spoiler
Le storie che si sviluppano sono essenzialmente due: Soma/Morikawa e Natsume/Eita/Komiya.
La prima, un bel tira-e-molla da manuale.
“Mi piaci.” “Ci devo pensare.”
“Ci ho pensato, mi piaci.” “Allora stiamo insieme.” “Ci devo pensare.”
“Ci ho pensato.” “Allora stiamo insieme.” “No.” “Pensaci meglio.”
“Ci ho pensato.” “Allora stiamo insieme.” “No. Adesso no. Ma sentiamoci, forse un giorno…”
Se ci aggiungete una musica di sottofondo, diventa il testo di “Cara ti amo”.
Simpatizzerete (ma senza empatia, ricordatevelo) per il povero Soma, che prova in tutti i modi a convincere la-ragazza-che-suona-la-tromba (i verbi sono fondamentali!), sperando segretamente metta da parte i soldi per andare in qualche night club per incontrare ragazze-che-non-suonano-la-tromba. D’altra parte non riuscirete ad odiare la-ragazza-che-suona-la-tromba, perché le sue motivazioni per tirarla così a lungo sono talmente razionali e sensate che vi convinceranno.
L’altra storia è un po’ più articolata. Basterebbe parlarsi per farla durare tre episodi, ma non è così. Eita è innamorato di Natsume da sempre, lei lo capisce solo quando arriva l’energica Komiya a tentare di strapparglielo. In alcuni momenti ho sperato che la biondina ci riuscisse, magari riusciva a dare un po’ di carica a Eita e a togliergli quell’espressione apatica da moribondo. Ma niente può contro l’amore di una vita, Natsume. Questo personaggio ha una bella svolta nel corso dell’opera, non solo per quanto riguarda l’amore ma anche riguardo la sua realizzazione personale.
Ultima nota, avrei preferito che l’anime si concludesse con un bacio, ma forse è stato meglio di no, troppa adrenalina tutta sul finale...
Sì, perché se non hai voglia di scene spinte, situazioni surreali, se non hai voglia di divertirti né di piangere né di emozionarti, allora "Just Because!" fa proprio al caso tuo.
L'anime è abbastanza piatto, lento e non ci sono dialoghi importanti, colpi di scena inaspettati, scene divertenti o tristi. È semplicemente normale. Però non è mediocre, scadente o scontato. È solo normale. Normale come noi. Normale come sono la maggior parte delle vite della maggior parte delle persone. Normali.
Sì, perché, ammettiamolo, noi non siamo tutti Midoriya Izuku, Yuji Itadori o Sheila Tashikel. Guardiamo anime, film e serie TV per uscire dalla realtà e immaginarci in situazioni diverse, ma la nostra vita è normale, come quella dei protagonisti di “Just Because!”. È vero, pure la mia vita monotona è più movimentata della loro, per carità, di sicuro non sono di certo il gruppo che inviti al compleanno perché “sono l’anima della festa”, però tutto sommato rappresentano una squarcio di normalità fedele alla vita reale. Sono ragazzi normali che fanno cose normali, socializzano, escono con gli amici, si innamorano, usano i social e comunicano con il telefonino, e soprattutto non vivono da soli, evento quasi straordinario negli anime shojo.
Altro evento quasi straordinario è che non sono casi umani. Non ci sono storie tragiche di bullismo, situazioni familiari distorte, ecc. sono solo ragazzi normali. Seguendo la loro avventura, ci si appassiona senza troppa emotività ma in modo genuino alle loro vicende, e si arriva alla fine dell’opera senza quasi accorgersene. Tutto sommato, l’anime si lascia guardare facilmente, per questo per me si merita un voto relativamente alto.
Attenzione: la parte seguente contiene spoiler
Le storie che si sviluppano sono essenzialmente due: Soma/Morikawa e Natsume/Eita/Komiya.
La prima, un bel tira-e-molla da manuale.
“Mi piaci.” “Ci devo pensare.”
“Ci ho pensato, mi piaci.” “Allora stiamo insieme.” “Ci devo pensare.”
“Ci ho pensato.” “Allora stiamo insieme.” “No.” “Pensaci meglio.”
“Ci ho pensato.” “Allora stiamo insieme.” “No. Adesso no. Ma sentiamoci, forse un giorno…”
Se ci aggiungete una musica di sottofondo, diventa il testo di “Cara ti amo”.
Simpatizzerete (ma senza empatia, ricordatevelo) per il povero Soma, che prova in tutti i modi a convincere la-ragazza-che-suona-la-tromba (i verbi sono fondamentali!), sperando segretamente metta da parte i soldi per andare in qualche night club per incontrare ragazze-che-non-suonano-la-tromba. D’altra parte non riuscirete ad odiare la-ragazza-che-suona-la-tromba, perché le sue motivazioni per tirarla così a lungo sono talmente razionali e sensate che vi convinceranno.
L’altra storia è un po’ più articolata. Basterebbe parlarsi per farla durare tre episodi, ma non è così. Eita è innamorato di Natsume da sempre, lei lo capisce solo quando arriva l’energica Komiya a tentare di strapparglielo. In alcuni momenti ho sperato che la biondina ci riuscisse, magari riusciva a dare un po’ di carica a Eita e a togliergli quell’espressione apatica da moribondo. Ma niente può contro l’amore di una vita, Natsume. Questo personaggio ha una bella svolta nel corso dell’opera, non solo per quanto riguarda l’amore ma anche riguardo la sua realizzazione personale.
Ultima nota, avrei preferito che l’anime si concludesse con un bacio, ma forse è stato meglio di no, troppa adrenalina tutta sul finale...
Premetto che ho apprezzato molto questo anime, per questo motivo la recensione non potrà che essere positiva.
La vicenda si svolge durante l’inverno del terzo anno del liceo (l'ultimo in Giappone), poco prima del diploma. L'anime ruota principalmente attorno a cinque personaggi: Natzume (il mio personaggio preferito), Izumi, Morikawa, Souma e Komiya.
La narrazione è lenta e, personalmente, ho apprezzato questo aspetto: i personaggi maturano, comprendono i loro sentimenti e combattono per i loro sogni. In tutta la tranquillità dell'anime si inserisce Komiya, che rappresenta una vera "esplosione" che impedisce allo spettatore di annoiarsi, nonostante la narrazione.
Ho apprezzato molto il fatto che gli autori abbiano fatto usare frequentemente gli smartphone ai personaggi, perché, oggi, questi dispositivi sono diventati parte integrante della vita degli studenti: ci si scrive quando non si è insieme, si formano dei gruppi per uscire e condividere le proprie esperienze e i propri momenti. Mi è piaciuto anche il fatto che i personaggi, talvolta, resistessero alla tentazione di scrivere all'altro (spesso la persona di cui sono innamorati), poiché è quello che può accadere anche nella realtà: l'attesa di essere contattati e la tentazione di scrivere dalla/alla persona di cui si è segretamente innamorati è una cosa che abbiamo sperimentato più o meno tutti nella vita.
L'anime non ha dei veri e propri colpi di scena che ribaltano improvvisamente la situazione, anche se alcune sorprese sono sempre in agguato. Non ci sono scene ecchi, cosa non scontata, considerati i temi trattati nell'anime.
Mi sono piaciute molto le rappresentazioni del paesaggio e la cura dei dettagli nella realizzazione dei personaggi.
Non posso che consigliare la visione di questa serie a chiunque sia interessato a vedere un anime basato prettamente sulle relazioni interpersonali e sui sentimenti.
La vicenda si svolge durante l’inverno del terzo anno del liceo (l'ultimo in Giappone), poco prima del diploma. L'anime ruota principalmente attorno a cinque personaggi: Natzume (il mio personaggio preferito), Izumi, Morikawa, Souma e Komiya.
La narrazione è lenta e, personalmente, ho apprezzato questo aspetto: i personaggi maturano, comprendono i loro sentimenti e combattono per i loro sogni. In tutta la tranquillità dell'anime si inserisce Komiya, che rappresenta una vera "esplosione" che impedisce allo spettatore di annoiarsi, nonostante la narrazione.
Ho apprezzato molto il fatto che gli autori abbiano fatto usare frequentemente gli smartphone ai personaggi, perché, oggi, questi dispositivi sono diventati parte integrante della vita degli studenti: ci si scrive quando non si è insieme, si formano dei gruppi per uscire e condividere le proprie esperienze e i propri momenti. Mi è piaciuto anche il fatto che i personaggi, talvolta, resistessero alla tentazione di scrivere all'altro (spesso la persona di cui sono innamorati), poiché è quello che può accadere anche nella realtà: l'attesa di essere contattati e la tentazione di scrivere dalla/alla persona di cui si è segretamente innamorati è una cosa che abbiamo sperimentato più o meno tutti nella vita.
L'anime non ha dei veri e propri colpi di scena che ribaltano improvvisamente la situazione, anche se alcune sorprese sono sempre in agguato. Non ci sono scene ecchi, cosa non scontata, considerati i temi trattati nell'anime.
Mi sono piaciute molto le rappresentazioni del paesaggio e la cura dei dettagli nella realizzazione dei personaggi.
Non posso che consigliare la visione di questa serie a chiunque sia interessato a vedere un anime basato prettamente sulle relazioni interpersonali e sui sentimenti.
Qualche volta potrebbe essere radicalmente differente distaccarsi dall'effettiva irrazionalità e talvolta ambiguità presenti in alcuni anime o manga, ed è proprio questa la sensazione che ho provato guardando "Just Because!"
Ciò che mi ha colpito particolarmente è la profonda lentezza e la bassa ritmicità attraverso le quali l'autore ha deciso di raccontare le vicende, difatti l'intera trama ricopre un arco temporale molto ristretto: il terzo semestre di alcuni liceali che si stanno per diplomare. Inizialmente ero diffidente dell'utilizzo di questa particolare tecnica, ma col trascorrere degli episodi ho capito fosse fondamentale per completare la profonda e dettagliata descrizione dei personaggi principali. E' come se questo decorso piatto e impalpabile consentisse di capire ancora meglio gli stati d'animo dei protagonisti e di garantire un tipo di immedesimazione in essi più completa.
Un altro dettaglio molto interessante è il riscontro di un'energica aderenza alla realtà: la presenza degli smartphone nelle relazioni sociali permette una via di approccio diversa con l'altro, meno diretta e più semplice da utilizzare. Ho apprezzato particolarmente anche le riflessioni condotte dai liceali, soprattutto in ambito universitario e amoroso, proprio per dimostrare che effettivamente non ci troviamo all'interno di un anime, che non esiste una "bacchetta magica", la quale prodigiosamente può risolvere tutti i nostri problemi. C'è una profonda necessità di affrontare la realtà dalla quale non si può facilmente scappare e che molto spesso è davvero dura da affrontare direttamente.
Il personaggio che esce un po' fuori dagli schemi e che riesce a imprimere molto pepe e verve alla serie è sicuramente Eina, la quale attraverso la sua impulsività e la sua passione per la fotografia riesce in molti aspetti a scuotere costantemente il basso ritmo della serie, creando degli alti e bassi molto interessanti. Una nota positiva va attribuita anche alla ipotizzabile coppia Haruto-Hazuki: mi ha colpito fin da subito la proverbiale riflessività di Hazuki nel gestire il rapporto attraverso una grande maturità, valutando tutte le possibili opzioni e soprattutto prendendo in considerazione ostacoli importantissimi come l'università e la lontananza. Infine volevo dedicare due parole anche al protagonista, Eita, il quale si trova molto spesso in uno stato di perenne apatia, soprattutto nella considerazione generale di sé stesso; questo status subisce delle piccole variazioni nel momento in cui acquisisce fiducia sia nei vecchi che nei nuovi amici del liceo. Quest'apatia è pronunciata particolarmente nella sua relazione con l'amica d'infanzia Mio. Purtroppo di quest'ultima c'è davvero poco da dire, uno dei personaggi peggiori della serie: troppo piatta e condizionata incessantemente dagli eventi che la circondano, non riesce proprio a spiccare e a mostrare una personalità propria, come accede, invece, con Eina.
Generalmente, anche dal punto di vista grafico i personaggi mi sono discretamente piaciuti, a livello fisiognomico, mentre l'opening e l'ending non hanno lasciato nulla di particolare, molto più carine e azzeccate le OST ascoltate come sottofondo durante i dialoghi più importanti. Il doppiaggio tutto sommato è preciso e rispecchia appieno l'animo di tutti i caratteri.
Nell'insieme si tratta di un anime completo e più che sufficiente sotto tutti i punti di vista, magari qualche vicenda la si sarebbe potuta gestire in maniera più sbrigativa e qualche personaggio caratterizzarlo meglio. Alla fine, come tutti gli anime, "Just Because!" possiede i suoi pregi e i suoi difetti!
Voto finale: 8
Ciò che mi ha colpito particolarmente è la profonda lentezza e la bassa ritmicità attraverso le quali l'autore ha deciso di raccontare le vicende, difatti l'intera trama ricopre un arco temporale molto ristretto: il terzo semestre di alcuni liceali che si stanno per diplomare. Inizialmente ero diffidente dell'utilizzo di questa particolare tecnica, ma col trascorrere degli episodi ho capito fosse fondamentale per completare la profonda e dettagliata descrizione dei personaggi principali. E' come se questo decorso piatto e impalpabile consentisse di capire ancora meglio gli stati d'animo dei protagonisti e di garantire un tipo di immedesimazione in essi più completa.
Un altro dettaglio molto interessante è il riscontro di un'energica aderenza alla realtà: la presenza degli smartphone nelle relazioni sociali permette una via di approccio diversa con l'altro, meno diretta e più semplice da utilizzare. Ho apprezzato particolarmente anche le riflessioni condotte dai liceali, soprattutto in ambito universitario e amoroso, proprio per dimostrare che effettivamente non ci troviamo all'interno di un anime, che non esiste una "bacchetta magica", la quale prodigiosamente può risolvere tutti i nostri problemi. C'è una profonda necessità di affrontare la realtà dalla quale non si può facilmente scappare e che molto spesso è davvero dura da affrontare direttamente.
Il personaggio che esce un po' fuori dagli schemi e che riesce a imprimere molto pepe e verve alla serie è sicuramente Eina, la quale attraverso la sua impulsività e la sua passione per la fotografia riesce in molti aspetti a scuotere costantemente il basso ritmo della serie, creando degli alti e bassi molto interessanti. Una nota positiva va attribuita anche alla ipotizzabile coppia Haruto-Hazuki: mi ha colpito fin da subito la proverbiale riflessività di Hazuki nel gestire il rapporto attraverso una grande maturità, valutando tutte le possibili opzioni e soprattutto prendendo in considerazione ostacoli importantissimi come l'università e la lontananza. Infine volevo dedicare due parole anche al protagonista, Eita, il quale si trova molto spesso in uno stato di perenne apatia, soprattutto nella considerazione generale di sé stesso; questo status subisce delle piccole variazioni nel momento in cui acquisisce fiducia sia nei vecchi che nei nuovi amici del liceo. Quest'apatia è pronunciata particolarmente nella sua relazione con l'amica d'infanzia Mio. Purtroppo di quest'ultima c'è davvero poco da dire, uno dei personaggi peggiori della serie: troppo piatta e condizionata incessantemente dagli eventi che la circondano, non riesce proprio a spiccare e a mostrare una personalità propria, come accede, invece, con Eina.
Generalmente, anche dal punto di vista grafico i personaggi mi sono discretamente piaciuti, a livello fisiognomico, mentre l'opening e l'ending non hanno lasciato nulla di particolare, molto più carine e azzeccate le OST ascoltate come sottofondo durante i dialoghi più importanti. Il doppiaggio tutto sommato è preciso e rispecchia appieno l'animo di tutti i caratteri.
Nell'insieme si tratta di un anime completo e più che sufficiente sotto tutti i punti di vista, magari qualche vicenda la si sarebbe potuta gestire in maniera più sbrigativa e qualche personaggio caratterizzarlo meglio. Alla fine, come tutti gli anime, "Just Because!" possiede i suoi pregi e i suoi difetti!
Voto finale: 8
Questo è un anime bello.
Forse influenzati dal successo di opere come "Your Name." e "A Silent Voice", finalmente ecco qualcuno che tira fuori un anime fatto come si deve. Nessuna scena ecchi, nessuna forzatura di trama e pochi fronzoli fanno di questo anime un prodotto di sostanza, solido. La trama, il punto sul quale ruota questa tipologia di anime, per quanto sia effettivamente semplice, è stata ben curata sia nell'incipit sia nel suo svolgimento in corso d'opera, lasciando da parte stravolgimenti irrealistici e cliché. La mia decisione di assegnargli un 9,5 deriva dal fatto di non poter trovare, anche volendo, dei veri e propri difetti nell'opera: dalla storia al ritmo narrativo, passando dal comparto artistico, non trovo niente che, personalmente parlando, non mi sia piaciuto.
In breve, tra i pro: niente fanservice ecchi (fuori luogo per la tipologia di anime di cui parliamo); storia ben curata dall'inizio alla fine; buon comparto artistico (mi ero innamorato di "EF", quindi per me non lo supera nessuno); caratterizzazione dei personaggi che sfiora la perfezione (ogni personaggio che ti viene presentato, alla fine, ha il suo ruolo, e puoi dire d'averne capito mentalità e idee); nonostante la tipologia di anime il ritmo è incalzante quanto basta, né troppo veloce né troppo lento; adoro le ragazze con i capelli rossi.
Tra i contro: se non vi piace il genere, allora non fa per voi.
Una piccola nota: ho indagato un poco dopo i primi due episodi e ho scoperto che c'è lo zampino degli autori (almeno uno) di "Sakurasou no Pet na Kanojo" dietro; vi consiglio di recuperarlo, se non l'avete fatto.
Ovviamente questa è la mia personale recensione, il voto che gli assegno è scelto col cuore, quindi non sorprendetevi se eventualmente il vostro risulterà diverso.
Forse influenzati dal successo di opere come "Your Name." e "A Silent Voice", finalmente ecco qualcuno che tira fuori un anime fatto come si deve. Nessuna scena ecchi, nessuna forzatura di trama e pochi fronzoli fanno di questo anime un prodotto di sostanza, solido. La trama, il punto sul quale ruota questa tipologia di anime, per quanto sia effettivamente semplice, è stata ben curata sia nell'incipit sia nel suo svolgimento in corso d'opera, lasciando da parte stravolgimenti irrealistici e cliché. La mia decisione di assegnargli un 9,5 deriva dal fatto di non poter trovare, anche volendo, dei veri e propri difetti nell'opera: dalla storia al ritmo narrativo, passando dal comparto artistico, non trovo niente che, personalmente parlando, non mi sia piaciuto.
In breve, tra i pro: niente fanservice ecchi (fuori luogo per la tipologia di anime di cui parliamo); storia ben curata dall'inizio alla fine; buon comparto artistico (mi ero innamorato di "EF", quindi per me non lo supera nessuno); caratterizzazione dei personaggi che sfiora la perfezione (ogni personaggio che ti viene presentato, alla fine, ha il suo ruolo, e puoi dire d'averne capito mentalità e idee); nonostante la tipologia di anime il ritmo è incalzante quanto basta, né troppo veloce né troppo lento; adoro le ragazze con i capelli rossi.
Tra i contro: se non vi piace il genere, allora non fa per voi.
Una piccola nota: ho indagato un poco dopo i primi due episodi e ho scoperto che c'è lo zampino degli autori (almeno uno) di "Sakurasou no Pet na Kanojo" dietro; vi consiglio di recuperarlo, se non l'avete fatto.
Ovviamente questa è la mia personale recensione, il voto che gli assegno è scelto col cuore, quindi non sorprendetevi se eventualmente il vostro risulterà diverso.
Siamo in inverno, e la vita di un gruppo di liceali prossimi al diploma viene sconvolta dall'arrivo di un nuovo (per alcuni vecchio) compagno di scuola. Ci ritroviamo così catapultati dentro le loro vite, e ci vengono mostrate le loro aspettative dopo il liceo, i loro sogni e i loro amori.
Il ritmo narrativo è abbastanza lento e per buona parte dell'opera è un tratto piacevole e non un difetto, ma verso gli ultimi episodi diventa snervante, e adesso cerco di spiegarvi il perché. Un ritmo narrativo lento ci permette di approfondire gli aspetti di ogni personaggio e ci mostra la sua progressiva maturazione, quindi, anche se le vicende si susseguono lentamente, abbiamo un focus sul personaggio che non ci fa avvertire negativamente il fatto che non stia accadendo niente di concreto nella trama. Tutto questo fino a un certo punto funziona, ma il meccanismo si rompe quando non c'è più niente da dire sui personaggi (e non c'è molto da dire, sono quasi tutti apatici), e quindi dovrebbero essere i fatti a iniziare a parlare; peccato che i fatti non si facciano vedere, anzi i protagonisti diventano ripetitivi nelle loro azioni (devo studiare per gli esami, devo studiare per gli esami, devo studiare per gli esami...), non progrediscono né loro né la trama, e questo, a mio avviso, è frustrante per lo spettatore. Non posso dire troppo, perché rischierei di fare spoiler; per com'era partito mi stava piacendo, lo sviluppo non era male, peccato che sul finale sia successo il patatrac che ha fatto crollare quel che di buono era stato fatto prima.
L'aspetto dell'incomunicabilità tra i personaggi poteva essere gestito più oculatamente, perché, per come è stato fatto, fa passare la maggior parte di loro come dei cretini, al punto da renderli odiosi, i due protagonisti in primis. Mi dispiace perché, ripeto, visto l'inizio avevo riposto buone speranze, peccato.
Il livello tecnico è senza infamia e senza lode. È stato difficile dare un voto, ho cercato di fare più o meno una media; il finale mi ha fatto uscire dai gangheri e ha trascinato giù il voto.
Il ritmo narrativo è abbastanza lento e per buona parte dell'opera è un tratto piacevole e non un difetto, ma verso gli ultimi episodi diventa snervante, e adesso cerco di spiegarvi il perché. Un ritmo narrativo lento ci permette di approfondire gli aspetti di ogni personaggio e ci mostra la sua progressiva maturazione, quindi, anche se le vicende si susseguono lentamente, abbiamo un focus sul personaggio che non ci fa avvertire negativamente il fatto che non stia accadendo niente di concreto nella trama. Tutto questo fino a un certo punto funziona, ma il meccanismo si rompe quando non c'è più niente da dire sui personaggi (e non c'è molto da dire, sono quasi tutti apatici), e quindi dovrebbero essere i fatti a iniziare a parlare; peccato che i fatti non si facciano vedere, anzi i protagonisti diventano ripetitivi nelle loro azioni (devo studiare per gli esami, devo studiare per gli esami, devo studiare per gli esami...), non progrediscono né loro né la trama, e questo, a mio avviso, è frustrante per lo spettatore. Non posso dire troppo, perché rischierei di fare spoiler; per com'era partito mi stava piacendo, lo sviluppo non era male, peccato che sul finale sia successo il patatrac che ha fatto crollare quel che di buono era stato fatto prima.
L'aspetto dell'incomunicabilità tra i personaggi poteva essere gestito più oculatamente, perché, per come è stato fatto, fa passare la maggior parte di loro come dei cretini, al punto da renderli odiosi, i due protagonisti in primis. Mi dispiace perché, ripeto, visto l'inizio avevo riposto buone speranze, peccato.
Il livello tecnico è senza infamia e senza lode. È stato difficile dare un voto, ho cercato di fare più o meno una media; il finale mi ha fatto uscire dai gangheri e ha trascinato giù il voto.
"Just Because!"... vorrei un perché migliore per spiegare l'esistenza di quest' anime.
L'opera, composta da dodici episodi, ha già una trama difficile da descrivere, in quanto lo svolgimento si incentra sui mesi di chiusura del terzo anno di liceo (ultimo per i Giapponesi). Ciò sarebbe stato interessante come storia alternativa tra i banchi di scuola... magari se fosse veramente accaduto qualcosa.
I cinque personaggi principali infatti (che mi aspettavo più maturi e dinamici, motivo per cui ho cominciato a vedere la serie) si rivelano molto sterili e quasi privi di una vera volontà, anzi sembra che recitino una parte riguardante solo lo studio universitario futuro e problemi amorosi campati letteralmente per aria. Difatti, se come slice of life già troviamo un'esagerata lentezza e monotonia, come "sentimentale" ci troviamo davanti ad effimeri interessi basati davvero su nulla di solido. Sia i due personaggi secondari (Morikawa e Soma) sia i principali (Izumi e Natsume) sembrano voler instaurare un qualche tipo di relazione, ma senza davvero passare all'azione, e, nelle rare volte in cui lo fanno, è palese quanto la loro scarsa - se non nulla? - personalità li tradisca, facendo dubitare noi spettatori della veridicità dei loro stessi sentimenti.
La mancanza comunicativa però non è qualcosa che "Just Because!" vuol affrontare come problema, piuttosto lo mostra e basta, dicendo poi i personaggi "maturati", ma senza davvero convincerci. Le situazioni sono così prive di passione e/o entusiasmo, da annullare qualsiasi coinvolgimento da parte dello spettatore. Certo, la chiave di lettura potrebbe vertere sull' "ecco come sono i giorni scolastici per dei giovani che non hanno neanche la possibilità di confrontarsi".
Ma il tempo lo avevano eccome, anzi alcuni episodi sono totalmente inutili e pieni di silenzi che ci fanno sempre più capire quanto i protagonisti non sappiano relazionarsi (e non hanno scuse, è la loro mentalità decisamente poco elastica e la loro inettitudine generale). Diverso forse è per Komiya, un personaggio che almeno aveva una sua vitalità e che a differenza di Morikawa (suona la trombetta) mostrava una passione veritiera in quel che faceva (fotografia), passione da me recepita e forse l'unica cosa comunicata con successo.
Lo spazio lasciato alla "risoluzione" dei vari problemi è scarso e poco coinvolgente (di nuovo), tanto che il finale risulta penoso, e non trovo altro modo per descriverlo per quanto fosse stato indifferente ai miei occhi.
Per il resto: disegni carini, ma animazioni dalla resa non così eccellente (soprattutto in corsa!); colonne sonore non troppo degne di nota ma carine, tuttavia ottimo lavoro per la opening e la ending in particolar modo, punto forte dell'anime, forse perché sono le uniche cose "piene di vita".
Quindi, guardare quest'anime? Direi di no, poiché è definibile solo piatto e non coinvolgente.
Il voto sarebbe stato minore, se avesse avuto disegni e musiche orribili, e alla fine non è inguardabile come altri, perciò rimane consigliabile in caso non aveste nulla da fare.
Mio consiglio, anche in quel caso, è di cercar qualcosa di più divertente e carino.
L'opera, composta da dodici episodi, ha già una trama difficile da descrivere, in quanto lo svolgimento si incentra sui mesi di chiusura del terzo anno di liceo (ultimo per i Giapponesi). Ciò sarebbe stato interessante come storia alternativa tra i banchi di scuola... magari se fosse veramente accaduto qualcosa.
I cinque personaggi principali infatti (che mi aspettavo più maturi e dinamici, motivo per cui ho cominciato a vedere la serie) si rivelano molto sterili e quasi privi di una vera volontà, anzi sembra che recitino una parte riguardante solo lo studio universitario futuro e problemi amorosi campati letteralmente per aria. Difatti, se come slice of life già troviamo un'esagerata lentezza e monotonia, come "sentimentale" ci troviamo davanti ad effimeri interessi basati davvero su nulla di solido. Sia i due personaggi secondari (Morikawa e Soma) sia i principali (Izumi e Natsume) sembrano voler instaurare un qualche tipo di relazione, ma senza davvero passare all'azione, e, nelle rare volte in cui lo fanno, è palese quanto la loro scarsa - se non nulla? - personalità li tradisca, facendo dubitare noi spettatori della veridicità dei loro stessi sentimenti.
La mancanza comunicativa però non è qualcosa che "Just Because!" vuol affrontare come problema, piuttosto lo mostra e basta, dicendo poi i personaggi "maturati", ma senza davvero convincerci. Le situazioni sono così prive di passione e/o entusiasmo, da annullare qualsiasi coinvolgimento da parte dello spettatore. Certo, la chiave di lettura potrebbe vertere sull' "ecco come sono i giorni scolastici per dei giovani che non hanno neanche la possibilità di confrontarsi".
Ma il tempo lo avevano eccome, anzi alcuni episodi sono totalmente inutili e pieni di silenzi che ci fanno sempre più capire quanto i protagonisti non sappiano relazionarsi (e non hanno scuse, è la loro mentalità decisamente poco elastica e la loro inettitudine generale). Diverso forse è per Komiya, un personaggio che almeno aveva una sua vitalità e che a differenza di Morikawa (suona la trombetta) mostrava una passione veritiera in quel che faceva (fotografia), passione da me recepita e forse l'unica cosa comunicata con successo.
Lo spazio lasciato alla "risoluzione" dei vari problemi è scarso e poco coinvolgente (di nuovo), tanto che il finale risulta penoso, e non trovo altro modo per descriverlo per quanto fosse stato indifferente ai miei occhi.
Per il resto: disegni carini, ma animazioni dalla resa non così eccellente (soprattutto in corsa!); colonne sonore non troppo degne di nota ma carine, tuttavia ottimo lavoro per la opening e la ending in particolar modo, punto forte dell'anime, forse perché sono le uniche cose "piene di vita".
Quindi, guardare quest'anime? Direi di no, poiché è definibile solo piatto e non coinvolgente.
Il voto sarebbe stato minore, se avesse avuto disegni e musiche orribili, e alla fine non è inguardabile come altri, perciò rimane consigliabile in caso non aveste nulla da fare.
Mio consiglio, anche in quel caso, è di cercar qualcosa di più divertente e carino.
"Just Because!" è un anime di dodici episodi andato in onda dall'ottobre al dicembre del 2017.
La storia si svolge durante l’ultimo trimestre di scuola superiore e ruota intorno alla vita quotidiana di cinque personaggi: Natsume Mio, Izumi Eita, Morikawa Hazuki, Souma Haruto, tutti al terzo anno e quindi prossimi al diploma, e Komiya Ena, che invece frequenta il secondo anno.
Fra amori non corrisposti, decisioni sul proprio futuro e sentimenti non confessati, i ragazzi si preparano a entrare nella prossima fase della propria vita.
Devo ammettere, purtroppo, che quest’anime è stata una grande delusione sotto quasi tutti i punti di vista.
Prima di tutto, i personaggi.
Mio ha gli esami per entrare all'università e questo concetto è molto importante, perché viene ripetuto almeno cento volte a episodio. A Eita manca una qualsivoglia espressività facciale, che sia felice, arrabbiato, triste, emozionato, non cambia nulla, così come uguale e costante rimane il suo tono di voce. Morikawa... Morikawa boh, non si vede e non si sente, direi, davvero l’unico suo momento di gloria arriva quando si taglia i capelli, e ho detto tutto. Souma vorrebbe essere il personaggio brioso, ma ne risulta la versione slavata e non abbastanza energica. L’unica che si salva è Komiya, con una personalità decisa, simpatica, sa quello che vuole e non ha paura di dirlo. Senza di lei, lo show risulterebbe davvero pesante.
Certi punti della trama, poi, non hanno davvero senso.
Partiamo proprio dalle basi. Souma è innamorato di Morikawa, senza che si siano mai scambiati più di un buongiorno o un buonasera per tre anni, benché siano nella stessa classe. Eita, poi, è innamorato di Mio, senza che si siano visti o sentiti per quattro anni!
Ovviamente, che ve lo dico a fare, abbiamo a che fare con i soliti diciassettenni che arrossiscono se si sfiorano le mani, figuratevi se possono confessare i propri sentimenti. Nonostante manchino tre mesi alla fine della scuola, si comportano come se avessero davanti altri tre anni. Essendo un slice of life, ci si aspetta che la narrazione sia lenta, ma questa risulta davvero monotona, sembra che si rimanga sempre allo stesso punto e si intravede un certo movimento solo verso le ultime puntate.
La totale assenza di comunicazione fra i personaggi, poi, rende tutto molto più complicato di quanto dovrebbe essere. Davvero, se si prendevano dieci minuti per parlare fra loro, questa serie si poteva concludere in cinque episodi.
Si salva, solo in parte, il comparto tecnico. Il chara personalmente mi è piaciuto, anche se subisce notevoli cali grafici, non male le animazioni e le musiche, in particolare l’ending.
In conclusione, direi che "Just Because!" è un prodotto piuttosto mediocre, troppo lento, con personaggi senza mordente (a parte te, Komiya, tu ti meritavi molto meglio!) e con una trama praticamente inesistente.
Riassumendolo in una frase o meno: "Nulla di tutto questo è "Just Because!" ("Tanto per!"), qui ogni cosa deve essere pensata, ragionata, bisogna angustiarsi, e poi forse... ma, ripensandoci, no, dai, facciamo un’altra volta"
La storia si svolge durante l’ultimo trimestre di scuola superiore e ruota intorno alla vita quotidiana di cinque personaggi: Natsume Mio, Izumi Eita, Morikawa Hazuki, Souma Haruto, tutti al terzo anno e quindi prossimi al diploma, e Komiya Ena, che invece frequenta il secondo anno.
Fra amori non corrisposti, decisioni sul proprio futuro e sentimenti non confessati, i ragazzi si preparano a entrare nella prossima fase della propria vita.
Devo ammettere, purtroppo, che quest’anime è stata una grande delusione sotto quasi tutti i punti di vista.
Prima di tutto, i personaggi.
Mio ha gli esami per entrare all'università e questo concetto è molto importante, perché viene ripetuto almeno cento volte a episodio. A Eita manca una qualsivoglia espressività facciale, che sia felice, arrabbiato, triste, emozionato, non cambia nulla, così come uguale e costante rimane il suo tono di voce. Morikawa... Morikawa boh, non si vede e non si sente, direi, davvero l’unico suo momento di gloria arriva quando si taglia i capelli, e ho detto tutto. Souma vorrebbe essere il personaggio brioso, ma ne risulta la versione slavata e non abbastanza energica. L’unica che si salva è Komiya, con una personalità decisa, simpatica, sa quello che vuole e non ha paura di dirlo. Senza di lei, lo show risulterebbe davvero pesante.
Certi punti della trama, poi, non hanno davvero senso.
Partiamo proprio dalle basi. Souma è innamorato di Morikawa, senza che si siano mai scambiati più di un buongiorno o un buonasera per tre anni, benché siano nella stessa classe. Eita, poi, è innamorato di Mio, senza che si siano visti o sentiti per quattro anni!
Ovviamente, che ve lo dico a fare, abbiamo a che fare con i soliti diciassettenni che arrossiscono se si sfiorano le mani, figuratevi se possono confessare i propri sentimenti. Nonostante manchino tre mesi alla fine della scuola, si comportano come se avessero davanti altri tre anni. Essendo un slice of life, ci si aspetta che la narrazione sia lenta, ma questa risulta davvero monotona, sembra che si rimanga sempre allo stesso punto e si intravede un certo movimento solo verso le ultime puntate.
La totale assenza di comunicazione fra i personaggi, poi, rende tutto molto più complicato di quanto dovrebbe essere. Davvero, se si prendevano dieci minuti per parlare fra loro, questa serie si poteva concludere in cinque episodi.
Si salva, solo in parte, il comparto tecnico. Il chara personalmente mi è piaciuto, anche se subisce notevoli cali grafici, non male le animazioni e le musiche, in particolare l’ending.
In conclusione, direi che "Just Because!" è un prodotto piuttosto mediocre, troppo lento, con personaggi senza mordente (a parte te, Komiya, tu ti meritavi molto meglio!) e con una trama praticamente inesistente.
Riassumendolo in una frase o meno: "Nulla di tutto questo è "Just Because!" ("Tanto per!"), qui ogni cosa deve essere pensata, ragionata, bisogna angustiarsi, e poi forse... ma, ripensandoci, no, dai, facciamo un’altra volta"
"Just Because!" è anime scolastico sentimentale che presenta una trama piuttosto scialba raccontata in stile slice of life che ha solo l'effetto di renderne la visione lenta e pesante.
Graficamente non eccelso e con animazioni mediocri, ha comunque dei buoni fondali e tutto sommato visivamente si lascia guardare.
Tutto inizia con il protagonista Izumi che si trasferisce nella sua città di origine, incontrando al liceo dei suoi vecchi amici, tra cui la sua ex Natsume.
Dopo l'iniziale presentazione dei personaggi, ci si accorge quasi subito di una cosa: a parte Souma (miglior amico di Izumi) e Komiya (del club di fotografia, che subentra prepotentemente nel gruppo) il resto dei personaggi è di una noia mortale. Non hanno carattere, non lottano per quello che vogliono e sembrano sempre depressi. Basti pensare che anche il character design segue questo difetto caratteriale: hanno la palpebra disegnata sempre a metà dell'occhio, dando un effetto che rispecchia perfettamente la loro inespressività e pesantezza.
Attenzione: la seguente parte contiene spoiler
Perché dunque arrivare alla fine della serie? Personalmente, solo per Souma e Komiya. Entrambi sono pieni di energia e hanno le idee chiare su cosa vogliono e come agire per ottenerlo. La loro sfortuna sono le "controparti amorose", che come già descritto non hanno veramente niente di interessante.
Souma ad esempio è interessato a Morikawa, che è forse il personaggio più passivo della serie. Sembra una ragazza che non si è mai divertita in vita sua, sempre pacata e apatica ci mette tutta la serie per capire cosa fare con Souma.
A Komiya invece piace Izumi, altro essere che sopravvive e si fa trasportare dagli eventi passivamente. Si vede subito che non sono fatti l'uno per l'altra, infatti Komiya è veramente un gioiellino: allegra, energica, lotta per non far chiudere il club di fotografia ed è intraprendente nei confronti di Izumi, non limitandosi a qualche messaggino, ma riuscendo a differenza di Natsume anche a interagirci attivamente.
Il finale è scontatissimo e mi ha fatto provare un'immensa pena vedere la tristezza che trasuda la coppia principale, tanto che anche l'autore nell'ultima puntata non le ha praticamente dedicato un minuto.
Consiglio di vederlo solo se non si ha altro di meglio, ma unicamente per Souma e Komiya, il resto è piattume totale.
Graficamente non eccelso e con animazioni mediocri, ha comunque dei buoni fondali e tutto sommato visivamente si lascia guardare.
Tutto inizia con il protagonista Izumi che si trasferisce nella sua città di origine, incontrando al liceo dei suoi vecchi amici, tra cui la sua ex Natsume.
Dopo l'iniziale presentazione dei personaggi, ci si accorge quasi subito di una cosa: a parte Souma (miglior amico di Izumi) e Komiya (del club di fotografia, che subentra prepotentemente nel gruppo) il resto dei personaggi è di una noia mortale. Non hanno carattere, non lottano per quello che vogliono e sembrano sempre depressi. Basti pensare che anche il character design segue questo difetto caratteriale: hanno la palpebra disegnata sempre a metà dell'occhio, dando un effetto che rispecchia perfettamente la loro inespressività e pesantezza.
Attenzione: la seguente parte contiene spoiler
Perché dunque arrivare alla fine della serie? Personalmente, solo per Souma e Komiya. Entrambi sono pieni di energia e hanno le idee chiare su cosa vogliono e come agire per ottenerlo. La loro sfortuna sono le "controparti amorose", che come già descritto non hanno veramente niente di interessante.
Souma ad esempio è interessato a Morikawa, che è forse il personaggio più passivo della serie. Sembra una ragazza che non si è mai divertita in vita sua, sempre pacata e apatica ci mette tutta la serie per capire cosa fare con Souma.
A Komiya invece piace Izumi, altro essere che sopravvive e si fa trasportare dagli eventi passivamente. Si vede subito che non sono fatti l'uno per l'altra, infatti Komiya è veramente un gioiellino: allegra, energica, lotta per non far chiudere il club di fotografia ed è intraprendente nei confronti di Izumi, non limitandosi a qualche messaggino, ma riuscendo a differenza di Natsume anche a interagirci attivamente.
Il finale è scontatissimo e mi ha fatto provare un'immensa pena vedere la tristezza che trasuda la coppia principale, tanto che anche l'autore nell'ultima puntata non le ha praticamente dedicato un minuto.
Consiglio di vederlo solo se non si ha altro di meglio, ma unicamente per Souma e Komiya, il resto è piattume totale.
"Just Because", anime della stagione autunnale del 2017, è un'opera che si presenta fin dalle prime scene del primo episodio con un tipo di narrazione incapace di suscitare interesse in un qualsiasi potenziale spettatore, a causa della scelta di essere troppo realista e accurata nel rappresentare la gioventù odierna, più delle volte apatica o troppo eccitata, e, soprattutto, quasi totalmente dipendente dai telefoni, preferiti mezzi per comunicare e interagire col mondo.
Oltre questo "dettaglio", sinceramente non so che altro aggiungere per avvisare l'utente, anche perché non so di cosa posso avvisarlo o informarlo con questa recensione. "Guardarlo?", "Non guardarlo?", questo è il dilemma.
L'opera mi rende anche impossibilitato a esporre la trama, poiché essa quasi, si può scrivere, non esiste, pur esistendo. I personaggi e la loro quotidianità che s'intrecciano formano la storia. Risultato: farmi capire che la vita dell'umano moderno è noiosa, specie se ti limiti solo ad osservare. Infatti "Just Because!" è uno slice of life troppo slice of life. Il continuo ritmo lento e il fatto che traspare l'ossessione dell'autore di mostrarci solo e soltanto scene statiche in cui non succede nulla in fin dei conti rendono il prodotto qualcosa di poco significativo. L'unica gradevolezza, e vero motivo, in effetti, per la quale l'ho guardato fino alla fine (sopportando anche la mal sopportata pubblicità di VVVVID) è lo stile del disegno. Nient'altro. Però non basta qualche ragazza carina con un "moe" ottimamente dosato per portare avanti una storia. Anche se, aggiungo, questa qualità si guasta andando avanti con gli episodi (risparmio?).
La gente guarda anime per sfuggire dalla monotonia della quotidianità odierna, non per entrarci dentro in modo più profondo, almeno questo è quello che credo. Una cosa che l'autore dell'opera sembra non aver capito.
Persino, anzi soprattutto le musiche risultano anonime.
In definitiva, non mi sento proprio di disprezzare quest'opera, ma nemmeno di apprezzarla per qualcosa in particolare o in generale.
Cercate qualcosa di tranquillo (troppo tranquillo)? Siete nostalgici dei tempi andati della gioventù passata a scuola? Avrete tutti i corridoi illuminati che vorrete! Allora questo è l'anime che state cercando, ma forse anche no, sinceramente non lo so.
Il visionarlo o no è vostra scelta, per quanto mi concerne io lo considero solo qualcosa che poteva essere ma non è.
Oltre questo "dettaglio", sinceramente non so che altro aggiungere per avvisare l'utente, anche perché non so di cosa posso avvisarlo o informarlo con questa recensione. "Guardarlo?", "Non guardarlo?", questo è il dilemma.
L'opera mi rende anche impossibilitato a esporre la trama, poiché essa quasi, si può scrivere, non esiste, pur esistendo. I personaggi e la loro quotidianità che s'intrecciano formano la storia. Risultato: farmi capire che la vita dell'umano moderno è noiosa, specie se ti limiti solo ad osservare. Infatti "Just Because!" è uno slice of life troppo slice of life. Il continuo ritmo lento e il fatto che traspare l'ossessione dell'autore di mostrarci solo e soltanto scene statiche in cui non succede nulla in fin dei conti rendono il prodotto qualcosa di poco significativo. L'unica gradevolezza, e vero motivo, in effetti, per la quale l'ho guardato fino alla fine (sopportando anche la mal sopportata pubblicità di VVVVID) è lo stile del disegno. Nient'altro. Però non basta qualche ragazza carina con un "moe" ottimamente dosato per portare avanti una storia. Anche se, aggiungo, questa qualità si guasta andando avanti con gli episodi (risparmio?).
La gente guarda anime per sfuggire dalla monotonia della quotidianità odierna, non per entrarci dentro in modo più profondo, almeno questo è quello che credo. Una cosa che l'autore dell'opera sembra non aver capito.
Persino, anzi soprattutto le musiche risultano anonime.
In definitiva, non mi sento proprio di disprezzare quest'opera, ma nemmeno di apprezzarla per qualcosa in particolare o in generale.
Cercate qualcosa di tranquillo (troppo tranquillo)? Siete nostalgici dei tempi andati della gioventù passata a scuola? Avrete tutti i corridoi illuminati che vorrete! Allora questo è l'anime che state cercando, ma forse anche no, sinceramente non lo so.
Il visionarlo o no è vostra scelta, per quanto mi concerne io lo considero solo qualcosa che poteva essere ma non è.
"Just Because!" è semplicemente un anime inutile, vuoto, piatto e banale, partito con buone premesse ma completamente disattese nel susseguirsi degli episodi. Trama, personaggi, triangoli amorosi (?), opening, ending, comparto sonoro, animazioni, sfondi... non c'è nemmeno un particolare o scena che farà ricordare questo anime da qui a qualche stagione, e il suo destino sarà nel finire in quell'immenso catalogo di anime mediocri dimenticati da tutti e ripresi solamente da qualche appassionato del genere. Una nota positiva si può trovare nel temporeggiamento dei sentimenti dei personaggi, che toglierebbero immediatamente il titolo di Cunctator a Quinto Fabio Massimo. Interessante all'inizio, come ogni anime non basato sul fanservice, ma portato allo stremo risulta solamente nocivo e abbastanza ridicolo.
Attenzione: la recensione contiene spoiler
Se potessi definire quest'anime con una parola, direi "piatto".
"Just Because!" è un anime di genere scolastico, che sembrava promettere bene, ma che ha avuto un rapido declino, salvo qualche episodio.
Se l'arrivo di Izumi sembra rivoluzionare i sentimenti e i rapporti tra i personaggi, in realtà si rivela tutto un fiasco, episodio dopo episodio.
Ogni relazione si evolve lentamente, in molti episodi si è addirittura fermi, e alla fine sembra risolversi con un niente di fatto. Siamo nel 2017 e, nonostante la messaggistica istantanea (che oggi agevola tantissimo la comunicazione), vi sono notevoli difetti di comunicazione (ma veramente esiste oggi chi visualizza dopo ore o mesi?! E' palese la forzatura).
E' come se i personaggi non avessero personalità, l'unica che si salva è Komiya, sia dal punto di vista caratteriale che per il contributo alla trama, anche se l'idea del triangolo amoroso non è stata realizzata granché bene, sembra più una forzatura, e avrei preferito un finale più dignitoso per lei (ovviamente non con Izumi, troppo apatico e asociale per lei).
La storia tra Souma e Morikawa sembra inizialmente quella più promettente, i due personaggi sembrano interagire bene. Ma anche qui si verifica un notevole crollo durante gli episodi per la continua incertezza di Morikawa, per arrivare a un punto fermo alla fine: il nulla di fatto.
Per quanto riguarda Izumi e Natsume, ho sempre tifato per loro, in quanto sono due personaggi così affini caratterialmente che non possono non stare insieme: stesse scelte, stesso carattere piatto, stessa assenza di comunicazione, stessa insicurezza, stessa apatia. Nell'episodio finale sono arrivata addirittura ad odiarli per la loro personalità.
Anche i disegni non sono granché, si salva solo qualche panorama. I personaggi sono privi di espressioni, difetto che ha contribuito notevolmente al quadro complessivo pessimo.
Dulcis in fundo, il finale: ci aspettavamo tutti dei fuochi d'artificio finali, invece è parso un semplice episodio riempitivo per venti minuti, visto che la parte interessante è stata di pochissimi secondi.
In conclusione, non consiglio la visione di quest'opera: non vi è evoluzione della trama né dei personaggi e, come scritto all'inizio, ribadisco che si tratta di un anime assolutamente "piatto".
Se potessi definire quest'anime con una parola, direi "piatto".
"Just Because!" è un anime di genere scolastico, che sembrava promettere bene, ma che ha avuto un rapido declino, salvo qualche episodio.
Se l'arrivo di Izumi sembra rivoluzionare i sentimenti e i rapporti tra i personaggi, in realtà si rivela tutto un fiasco, episodio dopo episodio.
Ogni relazione si evolve lentamente, in molti episodi si è addirittura fermi, e alla fine sembra risolversi con un niente di fatto. Siamo nel 2017 e, nonostante la messaggistica istantanea (che oggi agevola tantissimo la comunicazione), vi sono notevoli difetti di comunicazione (ma veramente esiste oggi chi visualizza dopo ore o mesi?! E' palese la forzatura).
E' come se i personaggi non avessero personalità, l'unica che si salva è Komiya, sia dal punto di vista caratteriale che per il contributo alla trama, anche se l'idea del triangolo amoroso non è stata realizzata granché bene, sembra più una forzatura, e avrei preferito un finale più dignitoso per lei (ovviamente non con Izumi, troppo apatico e asociale per lei).
La storia tra Souma e Morikawa sembra inizialmente quella più promettente, i due personaggi sembrano interagire bene. Ma anche qui si verifica un notevole crollo durante gli episodi per la continua incertezza di Morikawa, per arrivare a un punto fermo alla fine: il nulla di fatto.
Per quanto riguarda Izumi e Natsume, ho sempre tifato per loro, in quanto sono due personaggi così affini caratterialmente che non possono non stare insieme: stesse scelte, stesso carattere piatto, stessa assenza di comunicazione, stessa insicurezza, stessa apatia. Nell'episodio finale sono arrivata addirittura ad odiarli per la loro personalità.
Anche i disegni non sono granché, si salva solo qualche panorama. I personaggi sono privi di espressioni, difetto che ha contribuito notevolmente al quadro complessivo pessimo.
Dulcis in fundo, il finale: ci aspettavamo tutti dei fuochi d'artificio finali, invece è parso un semplice episodio riempitivo per venti minuti, visto che la parte interessante è stata di pochissimi secondi.
In conclusione, non consiglio la visione di quest'opera: non vi è evoluzione della trama né dei personaggi e, come scritto all'inizio, ribadisco che si tratta di un anime assolutamente "piatto".