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Fabbrizio_on_the_Road

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
“Lupin III: The First” è il decimo lungometraggio cinematografico della saga e francamente è quello che di gran lunga ho apprezzato meno. Non è stata tanto la scelta di realizzare interamente il film in CGI, che comunque toglie qualcosa al fascino originale dei personaggi, che a mio avviso ha condannato il film, quanto quella di voler raccontare un tipo di storia già vista milioni di volte all’interno di questo franchise senza la minima originalità.

Probabilmente, si è cercato di controbilanciare la novità del 3D con una trama tradizionale, semplice e lineare. Un obiettivo che chiaramente calza a pennello con l’intento di rivolgersi, con ovvie probabilità, ad un pubblico più ampio, che non necessariamente conosce il personaggio. Un film per famiglie quindi, che inevitabilmente, rivolgendosi a questo target, porta con sé diversi limiti narrativi e stilistici. Passare dalla trilogia di film diretti da Koike a questo è stata davvero una bella botta. Ma, nonostante tutto, anche con queste prerogative, credo che il film potesse essere più godibile di così.

Di certo non è il primo lungometraggio narrativamente modesto, per non dire povero, a essere prodotto su “Lupin”. Eppure, almeno per quanto riguarda i film cinematografici, credo che questo sia il primo a essermi risultato francamente noioso. Non basta un lato tecnico convincente per intrattenere, se la visione, oltre a essere tremendamente piena di cliché e soluzioni banali, è totalmente priva di umorismo e simpatia. I vecchi personaggi sembrano essere stati svuotati dal loro carattere storico, mentre quelli nuovi sono totalmente privi di fascino e carisma.

Per questo film non avevo aspettative allucinanti, ma non avevo neanche pregiudizi particolari in merito alla tecnica utilizzata. In fondo, “Lupin” si è sempre reinventato grazie a stili e character design che nel corso degli anni sono cambiati numerose volte. E la mia speranza rimane quella che questo possa essere stato il primo e l’ultimo esperimento in 3D, un tentativo che, legittimamente, voleva rivolgersi a un pubblico nuovo e più ampio. Ma a tutto questo bisognava affiancare una storia più interessante, dei personaggi più accattivanti e un umorismo più ricercato, perché, tolto l’apprezzabile lato tecnico, il film non brilla su nulla in particolare.


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Gabe the third

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
"Lupin lll: The First" porta il nostro ladro gentiluomo più amato di sempre in una nuova avventura che, seppur non sia un'avventura del tutto rivoluzionaria o innovativa, riesce ad essere molto godibile, dove andrà alla ricerca di un misterioso diario contenente dei segreti molto ambiziosi, obbiettivo tra l'altro desiderato da suo nonno e mai raggiunto, e dovrà allo stesso tempo affrontare un'organizzazione neonazista interessata anch'essa al manufatto.

Inizialmente temevo che la computer grafica non reggesse con il vecchio stile animato in 2D e che avrebbe snaturato i personaggi, tuttavia alla fine mi sono ricreduto, e questo nuovo stile non nuoce affatto. Le animazioni dei personaggi sono ben fatte e curate, e le loro espressioni facciali non si distaccano così tanto dalle loro vecchie parti animate in 2D, almeno per come all'inizio ero preoccupato di ciò. Con queste animazioni inoltre Lupin riesce a fare sfoggio di abilità acrobatiche molto curate e divertenti da vedere - forse la scena dei laser era un po' troppo eccessiva, ma in fondo non è così bizzarra alla fine.
La caratterizzazione dei personaggi è rimasta immutata e tutti gli storici protagonisti mantengono il proprio spirito che ho imparato ad amare, senza comunque aggiungere qualcosa in più sulle loro vite: Lupin è la solita simpatica canaglia munita di battute spiritose e di buon cuore, Jigen sempre serio e sarcastico allo stesso tempo, Goemon sempre rigido e freddo, Fujiko inaffidabile come al solito e Zenigata sempre più ostinato che mai, anche se mi risulta molto strano che lui sapesse del materiale con cui è stata creata la spada di Goemon. I nuovi personaggi tuttavia non sono proprio memorabili o freschi: Laetitia è la classica ragazza dal tragico passato, Geralt è il classico nazista stereotipato prima pacato poi aggressivo, le organizzazioni neonaziste tra l'altro non sono una novità, poiché vi erano state in altre avventure, infine Lambert mi è sembrato il più interessante tra i personaggi, ma il suo carattere bipolare, soprattutto nel rapporto con Laetitia, mi ha reso difficile comprenderlo bene. Prima si mostra menefreghista con lei, poi sembra tenere davvero a lei, senza sapere però cosa gli ha fatto scattare questo cambio di carattere.

Il resto della trama offre ovviamente avventura, misteri, enigmi da risolvere, inseguimenti, azione e fughe rocambolesche; in parole povere: tutto ciò che un classico episodio di "Lupin" offre da sempre, seppur senza grandi colpi di scena.

Per terminare, si tratta di una classica avventura di "Lupin lll" non innovativa, non la migliore, ma piacevole comunque da guardare senza troppe pretese, e la computer grafica, seppur sia stata una mossa rischiosa, non ha stonato per nulla.


 6
megna1

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Diciamo subito le cose come stanno. Di per sé "Lupin III: The First" non è affatto un prodotto malvagio, ma tuttavia verrà ricordato come l'ennesimo, innocuo filmetto per bambini (nonostante l'antefatto piuttosto drammatico).

Questa specie di claymotion digitale si confà al simpatico e dinoccolato ladruncolo, anche se a lungo tende a stufare un attimino. La giacca sembra fatta di cartapesta, non di velluto. Lo spirito della serie classica "Shin Lupin Sansei" è rimasto più o meno inalterato, quantunque il titolo poteva tranquillamente essere 'Indiana Jones Meets the Young Lara Croft', e nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. La mente criminale della banda si è un po' affievolita negli anni.

Come vogliono le regole ferree del giorno d'oggi, le allusioni alla carnalità e le situazioni piccanti sono state cassate. La TMS alla fine ha ceduto, abbracciando le ottuse e rigide policy dei conglomerati dell'intrattenimento mondiale: il lessico è accuratamente indorato; i cattivi sono sempre e solo i nazisti; i protagonisti non possono ammiccare alle esponenti del gentil sesso; la donna deve essere single e felice, l'uomo un fesso (la metafora dominante dopo l'ondata del #metoo). Manca solo la componente multietnica - che prima o poi diverrà obbligatoria - e abbiamo il risultato perfetto come exemplum per quelli che verranno. È ammessa solo qualche scazzottata, ma senza spargimenti di sangue o tumefazioni. Oramai la computer graphic è diventata la fida alleata di coloro che vogliono indottrinare il laido civismo omologato. Tra non molto la prorompente Fujiko non potrà nemmeno più indossare vestiti attillati, perché le task force di oscurantisti non lo approverebbero. Che sia l'inizio di quello che si sta avverando da noi? Ovverosia la «decostruzione» e l'«igienizzazione della storia»? Di certo saranno contenti i capoccia dei portali streaming e la canea di invasati del Pensiero Unico. Scommetto che lo vedremo presto su Netflix o Disney+.

Nella sceneggiatura ho riscontrato la presenza delle solite, inevitabili forzature presenti nella maggior parte dei movie e degli special televisivi dedicati all'eroe di Monkey Punch. Ma pure questo era stato messo in preventivo. Lo storyboard invece è accurato, strutturato con intelligenza e, conclusione prevedibile a parte, non vi sono buchi nella trama o fastidiose scontatezze. Il team della Marza Animation Planet ha svolto un ottimo lavoro, sebbene l'ispirazione a "Il Castello di Cagliostro" sia stata fin troppo evidente e sfacciata in certi punti. Cambiano giustappunto le ambientazioni e gli oggetti (due amuleti) da recuperare per risolvere il mistero che ruota attorno alle scoperte del nonno di Leticia. Proseguendo nella visione si disvelano altri elementi in comune con il celebrato film del 1979. I nomi dello staff che scorrono e la canzone nei titoli di coda ci ricordano che la lavorazione è stata effettuata interamente in Giappone, dico questo dal momento che con l'avvento delle nuove tecnologie e della globalizzazione si fatica a distinguere il Paese di provenienza di un'opera. Di conseguenza, la fisionomia tipica dei manga appare quasi irriconoscibile in questa nuova veste grafica. Tutto ciò non farà piacere allo zoccolo duro di appassionati legati al metodo tradizionale.

Alcune sequenze, in modo particolare quella in cui appare la mitica 500 gialla guidata da Jigen, sono molto ben realizzate (non per niente c'è lo zampino di Kazuhide Tomonaga e Nobuo Tomizawa). Altre invece mi hanno lasciato alquanto perplesso: certe espressioni facciali non sembrano rispecchiare appieno lo stato d'animo dei personaggi. Inoltre, nelle zuffe si ha come l'impressione di vedere una moltitudine di goffi pupazzetti di gomma che fanno finta di picchiarsi. Hanno provato persino a replicare le scene di volo di Miyazaki, e forse era meglio che lasciavano perdere già in partenza. Troppa staticità. Codeste cadute di stile mi hanno fatto abbassare la valutazione finale (sulle prime, puntavo a dare un 7). Per il resto, nulla da segnalare. Sufficienza raggiunta per via della succitata, esaltante scena con il "cinquino Abarth" di casa FIAT (ed è l'unica motivazione che mi spingerebbe a riguardarlo). Una cosa è certa. Con i nuovi potentissimi programmi in commercio si possono ricreare inseguimenti in auto alla pari, se non superiori a quelli del grande Yasuo Otsuka. Magra consolazione...

Da par mio spero che rimanga un esperimento isolato, benché, finalmente, dopo una lunga sfilza di obbrobri, i nipponici sono riusciti a confezionare un lungometraggio in 3DCG perlomeno decente.


 2
Kean

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Dopo i recenti adattamenti dai toni più adulti portati sullo schermo dal famoso regista Takeshi Koike, la serie cult per antonomasia torna a intrattenerci con delle atmosfere più scanzonate. Questa volta in una veste non propriamente tradizionale.
La serie in questione, creata dall'estro creativo di Monkey Punch, è “Lupin III”. La nuova pellicola, intitolata “Lupin III - The First”, è la prima nella storia dei lungometraggi sul ladro gentiluomo ad essere prodotta interamente in CGI.

La storia segue le vicende di Laetitia, una giovane archeologa in cerca del diario di Bresson, un misterioso manufatto che nemmeno il grande Arsenio Lupin riuscì a ottenere. La donzella si ritroverà quindi ad avere a che fare col nostro ladro preferito per ottenere l’oggetto in questione e il tanto agognato riconoscimento del nonno.

L’aria che si respira e le sensazioni che si provano durante la visione sono proprio quelle dei soliti film con il ladro in giacca rossa, il che è tutto dire. Ma non è tutto rose e fiori ciò che viene mostrato su schermo. Un’eccessiva strizzata d’occhio verso i classici stereotipi giapponesi sugli “eredi” risultano fastidiosi col passare dei minuti; così come alcune scelte narrative non sempre azzeccate e che non spiccano per originalità. Ma, alla fin fine, non sono questi i fattori che decretano la riuscita, o meno, della pellicola, a mio avviso. Dopotutto, cosa ci si può aspettare da un classico film su Lupin, se non il rivedere i personaggi storici fare i tipici furti per poi scappare a gambe levate sulla mitica 500 gialla?!

A fare la differenza, in questo caso, è stato il comparto tecnico. Il lavoro certosino che è stato fatto dai membri dello staff è a dir poco superbo. Cosa non scontata, vista la qualità di molti prodotti d’animazione in CGI fatti negli ultimi anni. Difatti un filo di paura che uscisse fuori un qualcosa di non all’altezza mi è rimasto fino a quando non ho cliccato il tasto play. Il character design dei personaggi risulta essere, insieme agli sfondi di background, il fiore all’occhiello della pellicola. Anche il comparto sonoro non è da meno, così come Il doppiaggio di Koch Media.

Per concludere, sono rimasto veramente colpito dallo spirito molto lupinesco che trasuda da ogni singolo frame della pellicola. Ci ho messo veramente poco ad abituarmi al chara dei personaggi, alcuni dei quali mi hanno lasciato a bocca aperta per il livello dei dettagli (Jigen e Zazà su tutti). La storia, molto classica per il genere, ma allo stesso tempo avvincente, mi ha coinvolto quanto serve, seppur con qualche rimostranza qua e là su alcune scelta narrative. Ad opera conclusa, posso dire di essere rimasto piacevolmente intrattenuto e soddisfatto, quasi speranzoso di vederne un seguito sempre con lo stesso stile.


 1
gros chat

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Correva l'anno 1967, quando l'ex radiologo Kazuhiko Katō, in arte Monkey Punch, abbandonata la sua vecchia carriera per inseguire il suo sogno di diventare un mangaka, diede vita a un personaggio senza tempo e amato dal pubblico di tutto il mondo, incluso quello italiano: mi riferisco ovviamente a Lupin III, nipote dell'arcinoto ladro gentiluomo Arsène Lupin. Come tutti sappiamo, il successo del manga ha portato alla realizzazione di diverse trasposizioni animate e numerosi lungometraggi.

Oggi, a distanza di oltre cinque decadi dalla sua prima apparizione, incontriamo ancora una volta l'inafferrabile ladro gentiluomo di terza generazione in questo nuovo film, intitolato "Lupin III: The First", ma, nel catapultarci in questa sua nuova avventura, ci imbattiamo subito in una grande novità: l'opera infatti è interamente realizzata in computer grafica, uno stile che da sempre divide a metà l'opinione degli appassionati di anime, tra chi lo apprezza e chi proprio non lo sopporta. Al di là del fatto che possa piacere o meno, è innegabile che la realizzazione tecnica della CGI per questo film sia di buona fattura, con un design che si sforza di dare un aspetto un po' più realistico ai personaggi. Anche il comparto audio è ben realizzato: la colonna sonora è sempre stata un fiore all'occhiello per questo brand e non si smentisce nemmeno questa volta, con musiche come sempre fantastiche; un plauso anche per l'ottimo lavoro svolto dai doppiatori nostrani, che hanno realizzato un adattamento davvero apprezzabile.

La trama stavolta vede Lupin III e la sua banda alle prese con un misterioso diario che nemmeno il celebre Arsène Lupin è mai riuscito a rubare. L'incedere della storia segue lo stile tipico del brand: tanta azione e comicità, lasciando spazio a qualche fugace momento di riflessione più seria, senza però mai abbandonare i toni scanzonati a cui i fan sono abituati. Proprio il fatto che la trama segua questo consueto schema, se da un lato richiamerà tanti bei ricordi alla memoria dei fan di vecchia data, dall'altro potrebbe risultare un po' troppo lineare e prevedibile per chi cerca qualche novità. Ciononostante il racconto è più che gradevole, e può essere tranquillamente guardato e apprezzato anche da chi non conosce a menadito la serie.