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Titolo originale
Yokohama Kaidashi Kikou
Titolo inglese
Yokohama Shopping Diary
Titolo Kanji
ヨコハマ買い出し紀行
Nazionalità
bandiera nazione Giappone
Categoria
Serie OAV 
Genere
Commedia  Fantascienza 
Anno
1998
Stagioni
Episodi
2
Stato in patria
completato
Stato in Italia
Doppiaggio inedito, Sottotitoli inedito
Disponibilità
Amatoriale
Valutazione cc
7,000   (#3285 in anime) (8 valutazioni con 2 recensioni)  Calcolo della valutazione
Opinioni
 12  0  0 - 100,00% promosso
Immagini
24 (by mc.god)
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Trama:
Informazioni, immagini e opinioni by DKDIB

"Yokohama kaidashi kikou" ("Record of a Yokohama shopping trip", in seguito: "YKK") è una serie di OAV composta di 2 mini-serie da 2 episodi l'una, della quale è probabile usciranno nuovi capitoli. Purtroppo l'anime, edito da Sony, è disponibile solo per il mercato giapponese, sottotitolato in inglese.
La serie non è originale, ma tratta da un manga di Ashinano Hitoshi (anch'esso inedito in occidente), serializzato sul mensile Afternoon e raccolto in tankobon con cadenza annuale.

YKK è ambientato in una Yokohama ormai sommersa dall'oceano, nella quale i sopravvissuti hanno fondato comunità rurarli sui monti circostanti. In una di queste, al di fuori del centro abitato, si trova una cascina con bar abitata da Alpha Hatsuseno.
Alpha è un androide, il cui costruttore le ha affidato la gestione del locale dopo essersi allontanato per un viaggio.

L'anime inizia con l'arrivo a Yokohama di Kokone, un androide che lavora per una ditta di spedizione a Musashino.
L'incontro fra Kokone e Alpha è particolare, sia perchè porta con se due doni da parte del costruttore di Alpha, ma anche perchè permette a quest'ultima di confrontarsi per la prima volta con una sua simile.

Ogni episodio è composto da 2-3 storie brevi, per lo più autoconclusive, le quali rappresentano la fedele trasposizione di alcuni capitoli del manga. La conclusione del IV episodio coincide infatti con la fine dell'VIII volume (su XI, a Primavera 2004).

La prima cosa che si nota guardando questa serie è la mancanza d'una finalità nella storia. Escludendo infatti quanto accade nel III episodio, ogni racconto narra "semplici" episodi di vita quotidiana sconnessi fra di loro.
Ed è proprio questo il punto di forza di YKK: l'autore, liberato dal fardello della storia, ha infatti la possibilità di creare situazioni articolate senza l'onere di spiegarle.
Così facendo lo spettatore intuisce cosa stia accadendo e quali saranno le conseguenze, ma deve fare un ulteriore sforzo se vuole razionalizzare.
Nel frattempo perÒ, il messaggio avrà già raggiunto il subconscio, aumentando così la sua efficacia. È in pratica lo stesso processo che sta alla base delle opere d'arte.

Da questo punto di vista YKK somiglia molto al manga di "Spirit of wonder" (edito in Italia da Magic Press), per quanto quest'ultimo utlizzi un approccio completamente diverso.

Quanto ho scritto riguardo al protocollo di comunicazione usato, si applica purtroppo più al manga che all'anime (per quanto non sia totalmente assente nemmeno in quest'ultimo).
L'animazione, ed a volte anche i colori, sono infatti un aiuto non tracurabile alla lettura dell'anime, riducendo così lo sforzo da parte dello spettatore.

Nonostante ciò, l'anime possiede una caratteristica unica: la musica.
A partire dal III/IV episodio (ma nel manga vi sono accenni al riguardo praticamente da subito) si capisce come l'ambientazione di YKK, sia fisica che in termini di intrecci fra i personaggi, non sia per nulla statica. E ben presto (sempre che vengano realizzati nuovi OAV) sarà proprio la musica a svolgere un ruolo di primaria importanza.

Entrambe le mini-serie sono animate piuttosto bene: per la veritaà ho notato alcuni difetti di fluidità nei primi 2 episodi, ma è quasi certo che siano dovuti al deinterlacciamento e/o alla conversione da NTSC a PAL.
I 4 anni di differenza si notano invece per quanto riguarda i disegni e la colorazione. I disegni hanno semplicemente seguito lo stile dell'autore, mentre i colori sono diventati nella II mini-serie molto più brillanti. Per entrambi questi aspetti preferisco gli anime del 2002, nonostante un uso a volte spregiudicato dei riflessi di luce.

Negli ultimi 2 episodi è stata aggiunta una chicca piuttosto interessante: ogni tanto appaiono infatti delle tavole del manga animate, come se fossero gli stacchetti che delimitano lo spazio pubblicitario nelle serie televisive.

Il fanservice è ridotto al minimo.
I contrasti fra i personaggi e gli eventi negativi risultano essere (quasi) nulli, mentre solo negli ultimi 2 episodi vi è un inaspettato aumento delle tette in quasi tutte le inquarature (al contrario della I mini-serie, ove le figure femminili sono persino più piatte che non nel manga).

Non me la sento invece di considerare come fanservice alcune situazioni leggermente imbarazzanti (sul piano sessuale) che si vedono un po' in tutti gli episodi.
L'amore, in tutte le sue sfumatore (si va dai rapporti famigliari alla più stretta delle amicizie), è una delle tematiche fondamentali dell'opera (assieme allo scorrere del tempo ed alla sviluppo, IMHO) e sarebbe stato impossibile esprimerlo senza mettere in gioco la sessualità.

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