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Atenaide

Episodi visti: 11/11 --- Voto 6,5
Riprendono le avventure di Hachiken alla Ezono, esattamente dove lo avevamo lasciato.
Per Hachiken è un anno campale: all’“uomo che non dice mai di no” vengono imposti impegni di varia natura che rischiamo di farlo collassare, ma che allo stesso tempo lo mettono davanti alla consapevolezza di qual è il suo carico massimo.

Tra gli impegni per il festival, il suo ruolo di vicecapitano al club di equitazione, l’adozione di un cucciolo di cane (che poco tocca davvero la trama), lo studio e la presenza di un padre che gli rema contro, non ha una vita serena. In più, con la sua volontà di occuparsi degli altri, verrà coinvolto emotivamente nel fallimento della fattoria di Komaba e nel mondo insidioso dei debiti e dei garanti, capendo che la vita di un allevatore non è, non sarà mai, tutta rose e fiori.

In questo arco narrativo non c’è un’uniformità, come in quello della prima serie, in cui il filo conduttore era Spezzatino, il maiale di cui Hachiken si prende cura dalla nascita alla post-morte, acquistando consapevolezza su cosa sia il benessere animale rispetto ai bisogni alimentari umani.
Il fatto di non avere un unico grande denominatore penalizza questa serie, infatti l’inserimento ansioso di eventi sopra eventi, l’attenzione a Komaba con l’intero episodio dedicato al baseball (pesantino davvero), il poco spazio che trovano le gag e la serietà andante che la caratterizza, con l’inserimento sì di spiegazioni sul formaggio o sulla nascita di una mucca (ma appaiono marginali), la rendono un po’ pesante e poco digeribile, seppur non si può negare il suo valore.

Valore che troviamo nelle scelte che Hachiken abbraccia, che non sono definitive per il suo futuro (non ancora), ma che gli danno la maturità di chi non ha paura di affrontare il futuro e capisce che sta bene dove sta, malgrado non sappia dove andrà a finire. Scelte manifestate dalla sua forza di volontà, trovata dopo anni di silenzi, quando affronta il padre. La stessa forza che manifesta nel sostenere la decisione di Aki e la responsabilità che accetta nell’aiutarla a perseguire il suo sogno.
Il finale è aperto, coprendo quest’anime solo una parte del manga, ma questo non lede l’opera, la cui narrazione, risolutiva delle vicende narrate, seppur restando aperta, non viene tradita o stravolta.

Di quest’anime resta l’ambientazione originale, la cura dei dettagli dell’allevamento degli animali, dalla loro nascita al macello, e le spiegazioni mai pesanti su temi di produzione, come le scene dedicate al formaggio e alla sua manipolazione. Le immagini del cibo sono davvero spettacolari.

Un protagonista come Hachiken da solo risulta snervante, come negli episodi in cui nessuno gli raccontava nulla e lui si doleva dell’impossibilità di aiutare, o quando, affrontato il padre la prima volta, ne ricava una visione del mondo così negativa, da risultare insopportabile. Per fortuna ci sono molti personaggi, che in una serie breve fanno da riempimento e supporto. Tra tutti ricordiamo Aki, verso cui Hachiken ha una cotta mostruosa (e lei lo ha capito!), ma tra loro non vi è un’evoluzione nel rapporto. Komaba fa la sua figura, davvero esemplare, ma dedicargli così troppo tempo nell’anime mi è parso eccessivo. Gli altri personaggi sono i riempitivi simpatici della prima serie, favolosi seppur non abbiano una psicologia complessa. Forse un personaggio mi ha snervata più di Hachiken, Ayame Minamikujo, la cui risata insopportabile, la cui spocchia esagerata e il fatto che in tempo zero abbia trovato posto nel gruppo, senza contare i suoi trascorsi, narrati con rapidissime pennellate, mi hanno fatta interrogare sulla sua vera utilità nell’economia dell’anime.

La grafica è quella della prima serie, con personaggi non belli, tratti poco elaborati. Senza gloria o disonore.
Il sonoro non è memorabile, mentre l’opening e l’ending non brillano particolarmente.

In definitiva, “Gin no Saji 2” si dimostra capace di mantenere uno standard narrativo in continuità con la prima serie, ma registra criticità sulla trama e sull’intreccio, aggiungendo poi la maggior serietà di questa seconda serie e la marginalità delle faccende casearie e di allevamento. Ho avuto una pesantezza e un po’ di tedio a seguirla. Ne è valsa la pena, ma rispetto la prima serie ho percepito un calo.


 4
Haru glory

Episodi visti: 11/11 --- Voto 8
Seconda serie tratta dal manga della famosa Hiromu Arakawa, seguito diretto della prima stagione dell'estate 2013, sempre animata da "A-1 pictures", va in onda durante l'inverno 2014 e copre grossomodo altri tre volumi del manga in modo abbastanza fedele.
Il mio giudizio su questa serie è lo stesso della prima, nonché dell'opera in generale: chi sostiene che sia una serie mediocre che ottiene successo solo grazie al blasone dell'autrice e al suo precedente capolavoro "Fullmetal Alchemist" probabilmente non ha mai visto un solo episodio o letto un singolo capitolo delle avventure di Hachiken nell'istituto agrario. Perché, se c'è uno slice of life che riesce costantemente a far entusiasmare lo spettatore quello è proprio "Gin no Saji", un'opera che non ha bisogno di moe, con un fanservice al livello di "Heidi", senza esagerazioni o gag squallide, che colpisce per la sua genuinità e la naturalezza dei protagonisti. Il tutto ambientato in un contesto originale ma che allo stesso tempo si adatta perfettamente alla trama.

Questa seconda serie mostra una buona progressione narrativa, introduce pochissimi nuovi personaggi e si sofferma invece ad approfondire i caratteri e le relazioni di quelli apparsi nella stagione precedente: Hachiken e i suoi dubbi esistenziali sono sempre protagonisti indiscussi, ed è bene così, perché con la sua intelligenza e il suo altruismo si rivela un main character sempre all'altezza. Ad affiancarlo troviamo come sempre Mikage e la sua passione per l'equitazione, alla prese con nuove avversarie e nuovi problemi famigliari. Altra nota di merito i personaggi secondari, tanti ma tutti ben caratterizzati e con un motivo di esistere: Komaba, Tokiwa, Tamago e gli altri studenti, ma anche i vari parenti risultano sempre coerenti con la trama e il suo svolgimento.

Due parole sulla realizzazione tecnica: le animazioni fanno il loro dovere ma senza alcuna lode, il character design è sostanzialmente lo stesso del manga, quindi promosso con buoni voti, la parte audio non impressiona particolarmente, e anche dalle sigle sinceramente mi aspettavo di più.

Giudizio finale un meritato 8; non mi sento di andare oltre anche perché rimane uno spezzone di un'opera ben più longeva. Comunque, pur non sapendo se la mangaka riuscirà a tenere questa qualità fino alla conclusione della storia, per ora mi sento di consigliarlo a chiunque ami le storie semplici ma allo stesso tempo entusiasmanti.