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GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2026

Baby Assassins



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Kirad

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
Durante le mie costanti ricerche di titoli da guardare mi sono imbattuto in questo film, restando colpito dal fatto che avesse avuto ben due seguiti e anche una serie TV derivata. Dopo la visione, però, è diventato uno di quei lavori che mi fanno chiedere in base a cosa abbia avuto così tanto successo.

Il soggetto non è originalissimo — può ricordare opere come "Sakamoto Days" o "Spy x Family", con killer nascosti dietro una quotidianità normale — ma in teoria poteva comunque essere divertente e anche provvisto di una sua profondità, visto che le due protagoniste, Chisato e Mahiro, sono in sostanza delle hikikomori costrette ad agire nel mondo come assassine solo perché “si deve campare in qualche modo”, e loro si sono ritrovate ad essere molto abili come killer.

Per sviluppare questo soggetto, sulla carta interessante, è stato scelto uno stile narrativo anch’esso teoricamente azzeccato: uno stile alla Quentin Tarantino. Il film mostra spesso un’atmosfera surreale e ironica nelle situazioni, nella violenza e nei dialoghi, piena di personaggi strani, spietati e allo stesso tempo buffi.

Il problema è che tutto questo materiale viene trattato in maniera sbiadita e poco coinvolgente. La parte mediana del film (poi spiego perché la tengo isolata dal resto) sono cinquanta minuti in cui si incrociano le vicende delle due killer con quelle di una piccola e pericolosa famiglia yakuza, ma sono minuti sviluppati senza alcuna energia: le cose accadono senza appassionare né come umorismo né come empatia con le protagoniste, nemmeno quando si tenta qualche approccio introspettivo per farci capire la loro natura di asociali, di cui loro stesse sono consapevoli.

Anche i cattivi risultano essere anonimi “tipi strani”: non divertono e non spaventano con la loro leggerezza ironica (molto tarantiniana) nel compiere crudeltà.
L’unica sequenza davvero divertente è quella in cui padre e figlio yakuza vanno in un maid café e faticano parecchio a comprendere lo stile di quel tipo di locali.

A questo punto, cosa salva il film dal disastro?
Prima ho parlato della parte mediana perché i segmenti migliori sono il prologo e lo scontro finale.

Il prologo dura quasi 24 minuti e, con un intreccio tra realtà e immaginazione raccontato con tono irreale, riesce a sorprendere e divertire molto — peccato che nel resto del film non si trovi l’energia per continuare con tale stile.
La battaglia finale, pur non memorabile, mostra in venti minuti un buon senso del ritmo: in particolare lo scontro a mani nude tra Mahiro e uno scagnozzo è realizzato molto bene come coreografie e rende adeguatamente la fisicità dei colpi.

Sulle interpretazioni non c’è molto da dire: in generale sono ordinarie, ma le due attrici protagoniste, Saori Izawa (Mahiro) e Akari Takaishi (Chisato), sanno rendere piuttosto bene l’apatia dei loro personaggi, così giovani eppure già così annoiate dalla vita.

Per concludere, "Baby Assassins" non è stato entusiasmante, anche se qualcosa di buono c’è.
Se volete guardatelo pure (tanto non dura molto), ma se lo saltate non credo che perderete molto.


 1
Arwen1990

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
"Baby Assassin" è un film divertente e scanzonato che intrattiene piacevolmente ed efficacemente.

Mahiro e Chisato sono due teenager annoiate e senza un vero scopo, cresciute a pane e... Pistole. Non si sa bene come queste due giovani fanciulle siano finite ad essere addestrate come sicari, né per quale organizzazione segreta lavorino, ma sta di fatto che lo fanno.
La storia non ha un granché di speciale, Chisato si ritrova invischiata un po’ casualmente e un po’ a causa del suo profumo "Dolce&Gabbana", con la Yakuza della zona, portando entrambe le ragazze verso un bellissimo scontro finale che non ci risparmia cazzotti, acrobazie e sangue.

La regia e la sceneggiatura descrivono e costruiscono bene l’ambientazione creando un forte contrasto tra l’ambiente casalingo, che le due ragazze condividono, e ciò che sono davvero. La camera ferma davanti al tavolino da pranzo che le inquadra mentre mangiano o mentre si annoiano giocando ai videogiochi, piuttosto che leggendo manga o guardando video sul cellulare, dà allo spettatore un punto di vista fermo, e quasi intimo, che permette di cogliere la vera essenza delle protagoniste: Mahiro una disadattata senza speranza e Chisato, che lo è altrettanto, ma che prova ad essere più socialmente adeguata.

I dialoghi sono un altro punto di forza del film: forzati e farciti di discorsi senza senso, aggiungono quel pizzico di paradosso che ben si addice a questo tipo di storie un po’ "splatterose", figlie di quel Tarantino che ha fatto scuola in tal senso. Anche le musiche in contrasto con ciò che accompagnano rispecchiano questo stile di messa in scena.
I combattimenti sono ben eseguiti e si denota uno studio efficace delle movenze, ma forse ne avrei messo anche solo uno in più per creare un po’ più movimento.

Un film tutto sommato piacevole e poco impegnativo, da vedere se si ha voglia di qualcosa di diverso e senza troppe pretese.