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VENERDÌ 6 NOVEMBRE 2026

Il ragazzo che non va in paradiso



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hachi_rosa92

Episodi visti: 6/6 --- Voto 10
Una giostra di passioni che avrei voluto non finisse mai, questo è stato questo drama per me. Sicuramente avrò anche dei difetti, e in questa recensione gliene troverò con qualche difficoltà qualcuno, ma ciò non mi trattiene dall'assegnare il voto massimo disponibile a mani basse per una ragione molto semplice: non esiste, al momento, nulla di paragonabile a un prodotto di questo tipo nel mercato dell'intrattenimento audiovisivo (o almeno, nulla di cui io sia a conoscenza). E' come avere tra le mani un pezzo unico, rarissimo, e allorché fosse lievemente scheggiato questo non va a intaccare il suo valore inestimabile.

Ma veniamo al perché di questo apparente sproloquio. "Ticket to Heaven" racconta la storia d'amore tra tanrak e Barth, due studenti di una scuola religiosa Barth, un ragazzo difficile, viene affidato alle cure di tanrak, nel senso che egli viene raccomandato a lui affinché lo aiuti in qualche modo a ritrovare la retta via, proprio perché Tanrak è considerato il più pro e incorruttibile tra tutti gli studenti della scuola. Il sogno di tanrak è sempre stato, fin da piccolo, prendere i voti per dedicare tutto sé stesso a Dio e raggiungere, un giorno, i propri genitori in Paradiso. "Ticket to Heaven", il titolo del film, fa esplicitamente riferimento a questo passaggio verso il Paradiso, rappresentato nella storia da u quadro esposto in una sala dell'edificio scolastico. Coloro che salgono verso il Paradiso, nel dipinto, sono coloro che riescono a compiere la scalata ignorando le tentazioni che rischiano di trascinarli verso il basso. E quando la storia d'amore tra i due inizia poco per volta a nascere e l'attrazione a crescere, due sono gli ostacoli per Tanrak: il primo, più evidente, il fatto che questa passione sia considerata "proibita" dai precetti religiosi cristiani. Il secondo,, il fatto che anche se non lo fosse sarebbe in ogni caso di ostacolo al sogno di Tanrak, per il quale lui ha lavorato tutta la sua vita e oltre al quale non ha alcun obiettivo concreto da perseguire per il suo futuro.

Entrambi i ragazzi scoprono se stessi e lati di se stessi che non erano consapevoli di avere nel corso della serie, e se da una parte c'è la presa di consapevolezza di Barth che può emanciparsi dal suo passato per andare verso il futuro, dall'altra Tanrak deve cercare di capire se è disposto a rinunciare al futuro che aveva pianificato per se stesso mettendo in gioco tutto quello che ha. Di sfondo a rendere speciale questa serie c'è sempre una visione religiosa presente, anche dogmatica ma mai giudicante, che riconosce l'esistenza di regole ma allo stesso tempo anche il valore del singolo individuo al di là delle regole stesse. I precetti religiosi non vengono negati in quanto tali, ma non viene mai negata, né da lui stesso né dagli altri, la fede di chi li nega per scegliere di vivere la propria vita fedele alla propria identità. Sapendo che il regista è sia cattolico sia appartenente alla comunità LGBTQ+, questo si spiega e, allo stesso tempo, aumenta il desiderio dii vedere più spesso rappresentati prodotti di ingegno così splendidamente aperti da un punto di vista mentale, in cui non è necessario che una visione venga annichilita per poter esaltare l'altra ma gli esseri umani, che con la loro profondità di intelletto e sentimento sono sempre e comunque i protagonisti al di là della cornice istituzionale in cui si inseriscono, si dimostrano in grado di trovare un compromesso tra ciò che dovrebbero fare in teoria e ciò che è giusto fare nella pratica.

Esaurita questa parentesi metanarrativa, approfitto delle ultime righe per elogiare il comparto recitativo e tecnico: l'espressività dei protagonisti è palpabile e la passione trasuda da ogni scena, grazie sia alla loro capacità attoriale sia a scelte registiche e di illuminazione sempre azzeccate. Se si volesse trovare un difetto alla serie sarebbe nel colpo di scena finale, un po' telefonato, e nella rigidità della colonna sonora che tende a ripetersi sempre uguale a se stessa nei momenti chiave. Ma si tratta di difetti complessivamente trascurabili perché, in cambio, si ha una serie che è in grado di trasmettere una passione talmente travolgente da chiamare il rewatch come le rondini chiamano la primavera.

Guardatela.


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alis89

Episodi visti: 6/6 --- Voto 9
“Se Dio ci insegna ad amare, ma non ci è permesso amarci, allora che senso ha avere un Dio in questo mondo?”

Il regista e sceneggiatore “Aof” Noppharnach Chaiyahwimhon e lo sceneggiatore “Best” Kittisak Kongka, dopo Moonlight Chicken e Last Twilight, uniscono nuovamente le forze per dare vita a Ticket to Heaven.
Le loro opere non sono semplici boys’ love: oltre ad affrontare tematiche LGBTQ, raccontano problematiche importanti e attuali, e questo nuovo progetto non fa eccezione.

L’idea è nata quando il regista Aof, cattolico e appartenente alla comunità LGBTQ, ha visitato la Basilica di San Pietro a Roma. Immerso nel suo splendore, gli sono tornati alla mente dubbi e interrogativi che si poneva da ragazzo, quando frequentava una scuola cattolica: alcuni amori, secondo la religione, vengono considerati sbagliati, eppure Dio ci insegna ad amarci gli uni con gli altri.
È bastata una telefonata al collega Best ed è nato Ticket to Heaven.

Thailandia, anno 1996. In una scuola cattolica che ospita studenti in vista di un possibile futuro come seminarista, si incontrano Tanrak e Barth.
Quest’ultimo si trova nella Casa della Maddalena perché considerato un ragazzo problematico. È affidato a Tanrak, ragazzo orfano cresciuto nell’istituto, che sogna di diventare sacerdote e poter rincontrare i propri genitori in Paradiso.
Barth finirà presto per rappresentare una tentazione per Tanrak, o meglio, gli farà scoprire nuove emozioni e sentimenti. Insieme a questi arriveranno anche dubbi e domande che metteranno in discussione le sue certezze.

Il drama, ambientato negli anni ’90, affronta tematiche ancora estremamente attuali; la serie non ha la pretesa di fornire risposte né di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, ma espone i diversi punti di vista senza mai giudicare.

La regia è curata nei minimi dettagli e ogni scena è realizzata con estrema accuratezza.
In ogni fotogramma si possono cogliere simboli religiosi e ogni oggetto ha un’importanza precisa; alcune inquadrature sono state girate dall’alto o attraverso una porta, come a voler suggerire che Dio veglia sempre sui protagonisti.
Gemini e Fourth, nei ruoli di Barth e Tanrak, regalano un’interpretazione straordinaria: sono maturati ulteriormente rispetto alle loro ultime serie e qui riescono a trasmettere dubbi, conflitti interiori ed emozioni anche con un solo sguardo.

Ticket to Heaven è una serie composta da 6 episodi di circa un’ora ciascuno ed è disponibile su Viki con i sottotitoli in italiano.
È un drama che riesce a intrattenere e a far riflettere, senza mai risultare pesante, nonostante le importanti tematiche affrontate.