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Pannero

Volumi letti: 10/15 --- Voto 10
Chica Umino probabilmente condivide assieme a Akiko Higashimura (anche se devo ammettere di preferire la seconda) lo scettro di mangaka- prevalentemente rivolte a un pubblico femminile adulto- piú interessante degli ultimi anni. Dopo essersi distinta col josei "Honey and Clover" e aver dato eccellente prova di se' come character designer nell'anime "Eden of the East", la Umino torna con un altro josei incentrato sul mondo degli shogi (molto volgarmente- gli esperti mi perdoneranno- una specie di "scacchi" giapponesi). Rei è un ragazzo talentuoso che è un giocatore professionista di shogi ma è stato praticamente costretto a scappare dalla sua famiglia. Egli conduce un'esistenza triste e solitaria, finchè non conosce tre sorelle orfane: la bella Akari, la timida ma coraggiosa Hinata e la piccola Momo. Piano piano Rei lega con le tre sorelle e tra di loro si instaura un legame speciale, proprio come la famiglia che non ha mai avuto...
"Un marzo da leoni" è un manga particolare, che può sembrare noioso a causa delle molte descrizioni delle partite di shogi (che potrebbero annoiare chi non conosce il gioco, nonostante le molte note esplicative), ma probabilmente lo shogi viene usato piú che altro come una metafora della vita stessa, e chi si aspetta uno slice of life poetico e dolce non rimarra' deluso. Anche la love story che piano piano si delinea, inaspettatamente, non mancherà di colpire il lettore al cuore. L'aspetto ancora piú interessante è forse il comparto grafico, fresco, nuovo, semplice, caloroso, in una parola: bello.
L'Umino ha un gran talento nel creare atmosfere sognanti; storie realistiche con un retrogusto di favola. È tutto luminoso e al contempo essenziale, mai pacchiano. Per non parlare delle dettagliatissime illustrazioni a colori, dei piccoli capolavori. Bene anche per l'edizione italiana della Planet Manga, con sovraccoperta e molte note esplicative.


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キョン

Volumi letti: 9/15 --- Voto 9
Un marzo da leoni (3月のライオン, Sangatsu no Lion), manga in corso di Chica Umino (autrice precedentemente nota al grande pubblico per Honey and Clover), viene serializzato sulla rivista seinen di Hakusensha Young Animal a partire dal luglio 2007. Il 14 dicembre 2012 è stato pubblicato in Giappone l'ottavo tankōbon. L'opera ha vinto nel 2011 il Manga Taishō (premio per il quale era stato in nomination nel 2009); nello stesso anno ha conseguito il Kōdansha Manga Shō (pur non essendo un titolo Kōdansha), condividendo il riconoscimento con Uchū Kyōdai di Chūya Koyama. Sangatsu no Lion è inoltre in lizza per la XVII edizione del Tezuka Osamu Bunkashō.

Al centro delle vicende troviamo Rei Kiriyama, un diciassettene dal passato drammatico e dal presente tormentato. Dopo aver perduto in tenera età padre, madre e sorellina, periti in un tragico incidente, Rei viene adottato da Kōda, un amico del padre, entrando così a far parte di una famiglia in cui tutto ruota attorno allo shogi, gli scacchi giapponesi. La convivenza all'interno del nuovo nucleo familiare si rivela ben presto problematica, in virtù dell'eccezionale talento di Kiriyama per il gioco, che finisce per mettere nell'ombra i due figli naturali di Kōda, Kyoko, più grande di Rei di quattro anni, e Ayumu, coetaneo di Kiriyama. L'essere messi in secondo piano nella considerazione paterna rispetto a Rei ferisce infatti profondamente i due fratelli; in particolare l'insofferenza della bella Kyoko si traduce in una ribellione alla figura paterna e in un velenoso risentimento nei confronti di Rei. È così che quest'ultimo, afflitto da un lancinante senso e di colpa, per non turbare ulteriormente l'equilibrio familiare dei Kōda, decide di abbandonare la sua dimora adottiva e di andare a vivere da solo, contando di mantenersi attraverso i proventi della carriera da shoghista; ciò avviene in concomitanza con l'ingresso di Rei nel mondo del professionismo, tappa raggiunta dal ragazzo a soli 15 anni, dunque da studente delle scuole medie (precocità eccezionale, riscontrata solo cinque volte nella storia dello shogi). Finite le medie, il ragazzo decide in un primo momento di abbandonare la scuola luogo in cui del resto non era mai riuscito a socializzare ed ancor meno a crearsi delle amicizie, finendo invece per essere ignorato o prestare il fianco alle angherie da parte dei compagni. Gradualmente, però, Rei riconsidera l'opportunità di frequentare i suoi coetanei, iscrivendosi alle superiori con un anno di ritardo. Sebbene il ritorno a scuola stenti a portare i frutti sperati, un incontro casuale determina invece un grande cambiamento nella vita di Kiriyama: è quello con le sorelle Kawamoto, Akari, Hinata e Momo. Queste ultime abitano nel Rione Marzo, collegato attraverso un ponte al Rione Giugno, quartiere di residenza di Kiriyama. L'affetto delle tre ragazze, spontaneo e incondizionato, scioglie lentamente il ghiaccio formatosi negli anni attorno al cuore di Rei, che torna a confrontarsi con se stesso e col proprio passato irrisolto, e, oltre a ciò, trova per la prima volta in se stesso la forza di sostenere gli altri. Il cambiamento interiore non tarda a riflettersi sull'atteggiamento di Rei nello spietato mondo dello shogi professionistico, all'interno del quale il ragazzo matura progressivamente un atteggiamento più assertivo, oltre a coltivare i rapporti con delle preziose figure di riferimento, dall'autoproclamatosi suo "migliore amico" Nikaido, a Shimada 8dan, i cui seminari rappresentano una tappa importante nel suo percorso di crescita.

Un marzo da leoni si presta o più livelli di lettura, che si intersecano e si compenetrano nel corso della narrazione, oltre che attraversare il cammino di vita del protagonista. Gli shogi diventano così metafora e campo di battaglia, al contempo reale e figurato, ove proiettare la propria tensione al superamento dei limiti, ovvero confrontrarsi coraggiosamente con la presenza della sconfitta e col significato della vittoria. È attraverso i pezzi della scacchiera che Rei conosce se stesso e viene a patti col mondo. È attraverso di essi che tenta di accorciare le distanze dagli altri o, al contrario, di estraniarsi da tutto. È imparando a lasciarli da parte che riesce a cogliere qualcosa che esula dalla logica matematica di una partita. Ecco perché si può dire che la Umino non stia portando avanti un "manga sullo shogi"; non ci sta parlando "dello shogi" ma "con lo shogi". La pratica sportiva, l'esercizio mentale, le partite tra professionisti, tutto questo è il carburante di una storia che vuole raccontarci di altro. Alla domanda su cosa quest'altro sia, credo la risposta migliore venga data dalla stessa Umino, che, non a caso, a proposito di un'epica partita dall'esito incerto tra il Meijin Soya e Kumakura 9dan, fa dire a Kisho Yanagihara: "Sembra qualcosa che potrebbe sciogliersi facilmente, e al tempo stesso sembra un intreccio molto ingarbugliato. In poche parole… è caos". La vita umana è caos. Di fronte all'ondata delle emozioni, nel vortice dell'ansia, Kiriyama non ha che lo shogiban: "Nel mare della notte, i miei piedi non riuscivano mai a toccare il fondo. Come appoggio non avevo altro che la mia piccola scacchiera (…) Ho mosso i pezzi. Ho mosso i pezzi… E alla fine… oggi mi trovo qui". È la storia, raccontata con poesia struggente dalla Umino, di come la scacchiera possa diventare lo specchio da attraversare per raggiungere un mondo ulteriore, l'universo degli affetti, quel posto in cui si viene, finalmente, accolti. Quel posto in cui non ci si sente più "zero" ("Rei? Come 'zero'? Che strano nome! Però è perfetto per te. Non trovi?", insinua Kyoko nella prima tavola del primo volume), ma si diventa "uno", unici per qualcuno.

Per presentarci questo tormentato percorso interiore, Chica Umino orchestra sapientemente il registro cronologico, presentandoci a "ondate" il passato di Kiriyama, attraverso il filtro della sua memoria, da cui riaffiorano, acuminati come lame, tormenti e angosce di un'affettività segnata da separazioni, incomprensioni e abbandoni. Da bambino Rei giocava a shogi per poter stare col padre, altrimenti troppo impegnato per dedicargli del tempo; così, cercava di affinare la propria bravura, perché le partite durassero di più. Alla morte dei genitori, finisce sotto la tutela di Kōda, il suo "papà per lo shogi". Le attenzioni di Kōda sono condizionate, rivolte come sono alla bravura di Kiriyama, divenuto un sostituto delle aspirazioni dell'uomo, irrealizzabili attraverso i figli Kyoko e Ayumu. Così, mentre questi ultimi sviluppano inevitabilmente un senso di inadeguatezza, Rei impara a considerare lo shogi, secondo una logica crudele, come uno strumento per procurarsi attenzioni - in fin dei conti, come un mezzo per sopravvivere, per ritagliarsi un posto nel mondo. E avverte, con cocente dolore, di venire considerato dai fratellastri un intruso, colpevole di metterli nell'ombra spalancando le ali della propria crescente bravura. Kiriyama considera le proprie come le ali del cuculo, uccello che sostituisce le sue uova a quelle dell'averla o dello zigolo che finiscono così per covare, a loro insaputa, uova non proprie. La sensibilità di Rei non può che fargli sviluppare un profondo senso di colpa, che lo porta a fuggire dal suo nido adottivo, prima di distruggerne per sempre gli equilibri, e a cercare un luogo dove sopravvivere senza fare del male ad alcuno. Il ragazzo crede inizialmente di poterlo fare solo nella solitudine, dove con lo shogiban (la sua unica arma, quella cui non può fare a meno di aggrapparsi) non debba ferire i sentimenti di nessuno. Anche nella routine scolastica essere un campione di shogi non aiuta, anzi non conviene che si sappia: Rei sconta la solitudine del genio, senza sentirsi tale e senza voler essere considerato tale. Una solitudine che dura finché Akari Kawamoto del Rione Marzo non lo raccoglie, ridotto a uno straccio dai soprusi di un gruppo di senpai che lo han costretto a bere, e lo porta con sé, come un gattino abbandonato. Di lì in poi, la semplice e modesta casetta di Akari, Hina e Momo diventa quel posto al mondo che Kyoko insinuava non potesse esistere per Rei. Un luogo dove arrivi la prima volta e senti già nostalgia, abitato da persone che conosci per la prima volta ed è come se le avessi conosciute da sempre… Basta un noi ci siamo, perché al di là del ponte il mondo si colori. Perché il vuoto indistinto che lascia nel cuore una città sconosciuta si riempia di una presenza. "Sì, credo che a me basti questo".

Sangatsu no lion ci regala momenti deliziosamente intimi. Sembra quasi di avvertire il crepitio della paglia di lino che brucia per l'obon e diffonde nell'aria l'odore del ritorno a casa di chi altrimenti non potrebbe tornare. È in quei momenti che Rei si riconcilia con il proprio cuore, o, almeno, ne socchiude timidamente la porta, sbirciando persino nei ricordi della sua famiglia scomparsa, senza farne parola, così come accade alle sorelle Kawamoto, orfane anch'esse di madre. "Non parliamo delle persone che abbiamo perso", ma, stando in compagnia, "ci si può distrarre", dice sottovoce Akari. Fino a quel giorno, l'unico rifugio di fronte all'angoscia della perdita era stato per Rei lo shogiban, il reticolo di soluzioni sempre disponibili per i problemi di gioco. Nel gioco si cercano strade, tuttavia la vita a volte le chiude tutte. Ecco che si rende indispensabile qualcosa d'altro. L'okuribon, la sera del commiato dai cari estinti, il calore degli affetti mitiga il dolore dell'addio di chi è tornato ma non può restare. La Umino ci dona un manga di affetti perduti, rimpianti, vagheggiati con nostalgia o ricercati a tentoni, con una flebile speranza. La lotta quotidiana, anche quella simbolica vissuta sulla scacchiera, lascia spazio al motivo profondo per cui si lotta, che esso sia noto o ignorato. Nel dolore delle tre sorelle per la propria madre scomparsa, Rei intravede il vocabolario emozionale che gli sarebbe necessario per dare voce al proprio lutto, mai capito fino in fondo, troppo difficile da sostenere nel vuoto del proprio cuore abbandonato ("tutto il rito dell'Obon mi mette tristezza"). Ma dove non arriva la semplice tenerezza del rito, arriva l'indifesa immediatezza delle lacrime di Hina. Quelle lacrime comunicano più delle parole, e ridestano un dubbio "che trapassa il foglio" della pelle di Rei e viene alla luce. Il pianto di Hina gli mostra che non piangere non è "la cosa giusta da fare", glielo svela con la silenziosa e sconfinata evidenza del cielo di una notte di luglio che li osserva entrambi, affacciati sul fiume, stretti alla ringhiera come all'unico possibile appiglio prima di un abbraccio. Quell'abbraccio che arriverà sulle rive di un altro fiume, il Kamogawa, a Kyoto (da notare, per inciso, che il cognome Kawamoto richiama proprio i fiumi, simbolo così importante nell'opera, fonte di serenità con il fluire delle loro acque). Rei trova finalmente qualcosa da proteggere, qualcuno da proteggere. "Vorrei tanto aiutarla, eppure non so come! Io so solo giocare a shogi. Per questo voglio vincere". "Voglio essere forte, almeno in una cosa". Un ragazzo che riflette su tutto, capace fino ad allora di "pensare solo a se stesso", arriva ad urlare con forza, di fronte al dolore di un'altra persona: "Ci sono anch'io!".

L'umanità presente nella storia non si esaurisce qui, ma non possiamo necessariamente dar conto di tutti i personaggi, della caratterizzazione profonda e intensa di ciascuno. Ci limitiamo a parlarvi di Nikaido, l'amico/rivale di Rei. La loro sfida, dice scherzosamente la Umino, sembra una storia da shōnen manga, da spokon. In Nikaido osserviamo la ricerca di un sentiero invisibile al di là della sconfitta, che passa attraverso la rinuncia ad arrendersi, il disperato tentativo di andare oltre i propri limiti. E Rei avverte, nel momento in cui lo batte a un torneo per bambini, disputato su una terrazza assolata che mette a dura prova il fisico di Harunobu (affetto da un'insufficienza renale cronica), il destino di solitudine di chi punta alla giostra spietata del professionismo: la vittoria diventa sopravvivenza, con l'annesso di crudeltà di qualsiasi lotta che implichi il mors tua vita mia. Il vincitore si ritrova davvero solo, e osserva la nobiltà e la purezza delle lacrime di chi ha perso dando tutto se stesso. Nikaido, nonostante la propria fragilità fisica, cerca dappertutto una via d'uscita per il proprio re, e, persino dopo la sconfitta, non smette di cercarla, rinnovando la propria sfida a Rei, o, meglio, ad un mondo senza via di scampo. Anni dopo, nello Shishio-sen (il torneo del re leone), Rei impara ancora da Harunobu Nikaido tutto ciò che può insegnare una volontà di ferro contrapposta alla propria, e Nikaido ringrazia Rei per avergli fatto sentire di non essere solo, nel cammino di impegno e sacrificio, nella lotta contro se stesso, il più arduo dei compiti. È anche grazie a Nikaido che Kiriyama scopre perché non vuole perdere, contro cosa non vuole perdere, o meglio perché o per chi desidera vincere.

L'edizione italiana, a cura di Planet Manga, è in formato 13x18 con sovraccoperta. Si lamenta purtroppo l'assenza di pagine a colori. L'editore italiano si è avvalso della collaborazione dell'AIS (Associazione Italiana Shogi), cosa che ha permesso tra l'altro di realizzare redazionali d'introduzione allo shogi (a cura di Giuseppe Baggio), presenti alla fine di quasi tutti i volumi finora editi. La carta garantisce una discreta sfogliabilità, con un rilassante punto di bianco. Condivisibile la resa delle onomatopee, che mantiene quelle originali con adattamento riportato accanto in piccolo.

Un marzo da leoni racconta l'esperienza di vita del giovane Rei Kiriyama, uno shoghista approdato al professionismo all'età di soli 15 anni. Ancor prima, però, Rei è costretto a siglare un "contratto" col dio dello shogi, che fa di lui uno strumento di quell'ingranaggio che è il gioco, in cambio della sopravvivenza personale. Tuttavia, arriva inevitabilmente nella vita del ragazzo un momento in cui sopravvivere non basta più. Quando si fa avanti l'esigenza di vivere, lo shogi, da arma per proteggersi, diviene un'arma per proteggere.
Dalla famiglia adottiva, in cui è stato accolto perché diventasse un grande shoghista, Kiriyama prende necessariamente le distanze, trovando insperatamente rifugio in un luogo in cui è accettato incondizionatamente, senza l'ansia di "dover essere bravo". Un marzo da leoni, nel raccontarci il passato di Rei, e nel descrivere la situazione presente del suo cuore, non ci nasconde le sue ansie e i suoi timori, i nodi ancora tutti da sciogliere di quel caos che è la sua vita. È difficile, una volta sentito il calore di una casa, di un affetto, riuscire a tornare fuori. "Poi, appena esci, senti il triplo del freddo che c'è (…) Lo so, però, non si può non stargli vicino". Perché "quella casa è come un kotatsu". Anche quando, nei giorni di solitudine, Kiriyama (proprio perché ha imparato a riconoscere la differenza tra affetto e indifferenza, tra calore e freddezza) viene nuovamente assalito da sensazioni paralizzanti, è palese come non voglia più rinunciare ad esserci per le persone care. È questo il guadagno principale del suo percorso di maturazione interiore, ancora in larga parte da compiersi. Contro il vuoto esistenziale, la sua unica risorsa era non dargli spazio, ospitare la mente nelle case dello shogiban, nelle mille ed una combinazioni della scacchiera, concentrandosi sulle prossime partite, sulle sfide che gli permettevano di sopravvivere. Ma, dal momento in cui ha attraversato il ponte che dal Rione Giugno porta al Rione Marzo, Rei ha scoperto un mondo a colori, ha scoperto che c'è di più, oltre alla sopravvivenza: che è possibile vivere. E vivere forse è proprio avvertire la differenza tra una vita quotidiana "fredda da morire" e un luogo in cui "non mi manca nulla".

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Volumi letti: 7/15 --- Voto 10
Che dire per poter descrivere quest'opera? Non è facile trovare le parole giuste. Mi vengono in mente aggettivi come "ispirato" "poetico" o semplicemente "geniale", e per quanto siano tutti assolutamente pertinenti risultano comunque fin troppo limitanti.
Chica Umino è una dei miei tre autori preferiti, insieme alla Souriyo e a Urasawa, quindi già dire questo serve a far capire quanto profondamente rispetto i suoi lavori.
"Honey and Clover", la sua opera precedente ed attualmente ancora la più famosa, è un piccolo gioiello che univa in modo perfetto lo slice of life (il genere che probabilmente preferisco su tutti) e tematiche più specifiche e affascinanti come il talento artistico, sia nella difficoltà che porta alle persone che ne sono dotate che nella sofferenza di chi ne è privo.
"Un marzo da leoni" parte da questo stesso presupposto: uno slice of life come sempre impeccabile, tanto toccante da sentirsi vicini ai personaggi, ed insieme temi ben specifici che si allontanano dall'ordinarietà. Temi che in questo caso risultano anche più controversi e cupi, difatti l'autrice stessa alla fine del primo volume aveva commentato: "Molti miei amici mi hanno chiesto come mai ho iniziato una storia così poco simpatica".

Rei è un personaggio profondamente tormentato. Introverso e impacciato sin da bambino, ha subito il bullismo dei suoi coetanei praticamente da sempre, ancora piccolo, perde poi i genitori e la sorellina in un incidente automobilistico e viene quindi adottato da un amico del padre che lo prede con sé come proprio discepolo per lo shoji.
Lo shoji è il cardine della storia, ma nonostante questo e nonostante Rei sia considerato un giocatore geniale - diventato professionista già alle medie - lui inizialmente ammette di aver usato questo gioco solo come mera via di fuga, e che quindi la sua non è una vera vocazione pura.
Tuttavia nel corso dell'opera i suoi sentimenti diventeranno progressivamente più chiari, per quanto sempre tormentati, arrivando a capire che nel bene e nel male entrambe le sue mani saranno sempre occupate dallo shoji; che tutto in lui, a dispetto della sua apparente apatia, lo sprona ferocemente a vincere.
La vita di Rei si divide quindi tra le partite per salire di grado, il difficoltoso rapporto con la sua famiglia adottiva da cui si è staccato andando a vivere da solo - il patrigno, se così vogliamo chiamarlo, ma soprattutto la sorellastra Kyoko - e tre sorelle sue vicine di casa: Akari, affidabile e materna, Hinata, vivace studentessa delle medie, e la piccola Momo.
Delle tre sorelle quella che assumerà sempre più un ruolo centrale con il dipanarsi della trama è Hinata, intorno alla quale si svilupperà anche il diverso tema del bullismo scolastico; ormai quasi abusato visto quanti sono i manga che ne parlano, ma trattato qui con delicatezza e realismo.

Ci sono poi molti altri personaggi, e la grandezza di questa autrice è la sua capacità di tratteggiare una caratterizzazione ricca di sfumature anche per una comparsa che appare in un singolo capitolo per poi scomparire.
Tra quelli principali non si può non considerare in modo particolare la già citata Kyoko, sorellastra di Rei, di cui lui è implicitamente innamorato e che rappresenta probabilmente il vero motivo per cui se n'è andato di casa.
Non è un personaggio né facile e né simpatico, descritta spesso come una manipolatrice portata a dominare gli altri, ma risulta anche davvero affascinante. Perfetta al riguardo è la prima descrizione che ne dà l'autrice: "Tutto in Kyoko era aggressivo e potente come una tempesta: lo stile di gioco negli shouji, il carattere e anche la bellezza".
Lei e Hinata, per quanto ben più che diverse, mi sono piaciute allo stesso modo sin dall'inizio.

Per concludere penso si sia capito che consiglio caldamente questo manga a chiunque, senza limiti di età o di sesso. Farei infatti notare che è un Seinen, assolutamente non uno Shoujo, quindi anche i ragazzi possono tranquillamente comprarlo senza sentirsi in imbarazzo.


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Al_Roppi

Volumi letti: 7/15 --- Voto 10
Essere degli sportivi, si dice, significa combattere contro il proprio avversario da soli. Che si vinca o che si perda si è sempre circondati dalla solitudine.
E la vita di Rei è solitaria. Non ha amici, ha perso la famiglia in un incidente. Il suo mestiere è essere un giocatore di shogi professionista e anche lì è solo. Ma forse tutta quella solitudine è in parte costruita, e sarà la vicinanza con le tre sorelle a farla crollare.

Un marzo da leoni (Sangatsu no Lion in originale) è un manga che colpisce forte, come una pallonata allo stomaco. L'autrice racconta in maniera perfetta i vari stati d'animo del protagonista, usando lo shogi come metafora. Tutte le partite di Rei raramente sono delle semplici giocate: ognuna insegna al ragazzo qualcosa di nuovo, e grazie ad esse egli ottiene una nuova consapevolezza su sé stesso e su come relazionarsi con gli altri. Vincere o perdere, per Rei, non è limitato al mondo dello shogi: significa avanzare o retrocedere anche nella vita. Ed ogni volta non importa quante volte cade: si rialzerà comunque.
Ma non sono solo le partite ad insegnare. Ci sono anche gli avversari, ognuno diverso, ma tutti accumulati della voglia di vincere a tutti costi, pena essere esclusi da quel mondo che accetta chiunque ma che non ha pietà. Un esempio su tutti Nikaido, amico-nemico di Rei, un personaggio positivo nonostante la sua malattia. Un personaggio indimenticabile e adorabile.
Oltre allo shogi Rei si relaziona con le tre sorelle che sono coloro che gli daranno il maggiore supporto, Akari soprattutto. Un rapporto che evolve volume dopo volume, facendo capire a Rei cosa vuol dire avere degli amici, su come imparare a dare e ad avere.
Un discorso a parte va fatto per la sorella adottiva di Rei, Kyoko: un rapporto di amore/odio, basato su due caratteri complessi e difficili. È quello più interessante tra tutti.
Parliamo ora del secondo protaginista, lo shogi. Un gioco così complesso è molto difficile renderlo su carta e soprattutto far sì che diventi interessante. L'autrice ha avuto l'ottima idea di lasciare fare degli approfondimenti a un maestro di shogi, che spiega in maniera leggera i vari aspetti del gioco e, perché no, anche delle curiosità varie. In generale le partite non sono complesse e vengono giusto trattate le mosse fondamentali. Alcune sono molto divertirti per l'assurdità delle situazioni (ad esempio la penultima battaglia del secondo volume). E non dimentichiamoci la lezione di shogi fatta con i gattini, un modo geniale e semplice per imparare le regole basilari del gioco. In definitiva l'autrice cerca sempre il modo di appassionare e divertire nonostante la difficoltà evidente del gioco, senza però rendere tutto approssimativo.
Parlare dei disegni è un po' complesso, perché è soggettivo. Personalmente parlando apprezzo molto il tratto della Umino, semplice e curatissimo, perfetto per le espressioni. Non è molto diverso da Honey and Clover, ma si nota come l'autrice sia maturata. Degne di nota le illustrazioni a colori, con toni non troppo accesi, che danno un senso di malinconia al tutto.
Parlando dell'edizione italiana non ci si può lamentare molto: manga non troppo rigido con sovracopertina al prezzo di 5,90 €. Unica pecca è la mancanza di immagini a colori all'interno, ma per il resto è davvero un'ottima edizione.
Un marzo da leoni, quindi, è un manga che consiglio per la delicatezza dei temi trattati, oltre ad essere un ottimo spokon . Un titolo non troppo leggero ma sicuramente bellissimo, che appassiona grazie ai suoi personaggi.


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kikkokat

Volumi letti: 5/15 --- Voto 9
Che bella sorpresa questo "Marzo da Leoni".
Un seinen manga che strizza l'occhio al genere josei, da me adorato.
La storia ruota attorno a Rei, un giocatore di shogi (una specie di giochi di scacchi tutto giapponese) molto bravo, anzi un prodigio direi. Rei ha una situazione familiare difficile poiché è orfano ed è stato adottato da un amico di famiglia del defunto padre (entrambi giocatori di shogi).
Il padre adottivo spinge Rei a migliorarsi nello shogi, e il ragazzino migliora. I figli naturali dell'uomo, specialmente Kyoko, iniziano ad odiare la situazione e a comportarsi male con Rei, che raggiunti i 17 anni preferisce andare a vivere per conto proprio, non liberandosi del tutto del fantasma dei suoi fratellastri in particolare di Kyoko, che ogni tanto lo va a trovare e lo mette in crisi.
Scritta così la trama sembra che il volume cominci con la storia di Rei da bambino, che cresce ecc., ma in realtà già dal primo volume Rei ha 17 anni e vive già da solo; quello che vi ho spiegato sono i flashback che appaiono spesso nel corso del manga.
L'introverso Rei per fortuna conoscerà Akari, e le sue due sorelline. L'adolescente Hina e la dolcissima Momo, una bimba dell'asilo. Grazie alle tre ragazze Rei ricomincia ad avere fiducia nel prossimo e ad aprirsi un po di più'.

Ho trovato questo manga magnifico, specialmente per come la Sensei Umino riesce a scavare nella psiche dei personaggi, senza cadere mai nel retorico e nella pesantezza. I disegni sono sublimi, c'è un forte uso dell'inchiostro nero e i volti sono molto, molto espressivi. Le illustrazioni sono magnifiche e finalmente l'edizione Planet Manga ci regala un lavoro ottimo, solo la carta non mi fa impazzire ma è un passo in avanti rispetto a molte loro edizioni. Poi mi piace il fatto che abbia la sovra copertina.

L'unica cosa che potrebbe far abbassare in futuro il voto, molto alto (9) è il fatto che il manga è ancora in corso (ad aprile in Italia uscirà il n.6) ho paura che l'autrice voglia allungare troppo la storia. Be' spero proprio di no e che al massimo siano in totale 10 volumi.

Comunque una lettura consigliatissima specialmente agli amanti dello josei, seppur questo è un seinen manga.


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CrocifissionePop

Volumi letti: 5/15 --- Voto 8
"Sangatsu no Lion" è l'ultima fatica di Chica Umino, nome non troppo conosciuto in Italia in quanto la sua precedente opera, "Honey and Clover", è stata presa in modo poco onorevole. Spero almeno, personalmente, che questa venga apprezzata e conosciuta in modo più esteso, e che porti un po' d'onore ad un'autrice virtuosissima e geniale.

Mai come prima, Umino racconta in modo "chirurgico ed anatomico" l'esperienza personale di un personaggio inventato, ed oltre ad esso riesce ad inventare una città intera composta da persone "vere e friabili". Solo per il modo sentimentale e profondo con cui riesce a prendere in mano un soggetto e mostrarne le continue distruzioni e le continue riprese, qualsiasi storia essa sia, merita di essere letta. Oltre la storia, oltre il genere ed il gusto.

Rei Kiriyama è un diciassettenne giocatore professionista di Shoji, gioco tradizionale giapponese pacchianamente paragonato agli scacchi occidentali ma che, giustamente, respira un'aria tutta sua.
Rei perse l'intera famiglia in un incidente stradale, cliché fondamentale nelle stragi distruggi famiglia della Umino. Venne poi ospitato ed iniziato allo shoji dal suo tutore che, privilegiandolo ai suoi stessi figli, porterà di sua volontà Rei ad andare, a diciassette anni, a vivere da solo e a mantenersi tramite la sua professione di giocatore.
Dopo essersi trasferito farà quello che si può ben ritenere un incontro salvatore. Akari, Hinata e Momo sono tre sorelle che raccolgono ed accudiscono (letteralmente) Rei.
Anche nella loro famiglia, dove come altri membri si contano la zia materna ed il nonno materno, ci sono delle assenze: la madre e la nonna.
È straziante leggere a cuor pesante la storia di tutti questi personaggi che si intersecano e che si scambiano dolore. Chica Umino è la regina del racconto silenzioso ed evanescente; riesce a mostrare le assenze come fossero cose palpabili e visibili, a rendere lucidi e lisci i sentimenti di quelli che, invece, sono rimasti, sono presenti ed hanno bisogno di tanto colore.
La costante e continua compagnia che tutti questi si scambiano è sempre contornata dalla presenza di quelli che se ne sono andati, come a ricordare che manca un pezzetto un po' da tutte le parti. Ovviamente, come ben conviene ad un'opera istruttiva, questo grosso nodo riuscirà a rendersi più forte e meno doloroso proprio grazie alla presenza ed al calore che quelli che restano riescono ancora a trasmettersi.
Nella seconda parte della storia si vedrà affrontare il tema del bullismo e dell'indifferenza da parte di ragazzini, i quali intaccano una delle figure di maggior importanza per Rei.
Tutti gli altri personaggi che non sono le sorelle Hanamoto aiutano Rei ad affrontare prima sé stesso e poi il mondo in cui si trova. Lo aiutano nello shoji, nella scuola, nelle amicizie e negli affetti. Lo spingono a crescere e a togliersi di dosso il pesante e soffocante vestito della giovinezza.

Oltre ai personaggi e alla storia vi è l'ambientazione. Si era ben capito leggendo l'opera precedente che Umino era un'amante delle piccolissime cose, quelle che rendono particolari una stanza come gli odori, le tendine, le scatole, i ricami sulle coperte o gli adesivi, i gatti, i grembiuli, i tatami.
È fondamentale l'idea di casa, di rifugio o di riparo. Se la casa di Rei è un appartamento vuoto che deve ancora trovare di essere addobbato, la casa delle tre sorelle è piena, ordinata, calorosa e piccola, quasi traboccante, proprio come una pentola che bolle. È normale che chiunque si trovi a cenare con le gambe nel kotatsu ed il chiasso della bambine provi un senso di calore e di antico, perché è più la sensazione dell'assente che l'assente stesso a mancare.
Ad aggiungersi all'ambientazione tradizionale e curata c'è il negozio di dolci tradizionali del nonno delle sorelle, che apre un appiglio al mondo dei dolci giapponesi.

Se Umino ci aveva abituati ad uno stile soft ed evanescente con quei bei contorni sottili e trasparenti dovremo prenderci la briga di accettare un nuovo stile nerissimo e pesante. I contorni si uniscono ed in qualche punto si scuriscono, i capelli sono quasi tutti neri e gli sfondi sono giocati benissimo con retini e scuri totali. Un bel fastidio per una carta indecente ed una stampa distratta come quelli della Planet Manga che pubblicano l'opera al prezzo di 5,90 a volume.

Vista la lentezza di pubblicazione italiana, nonostante le continue uscite giapponesi, l'opera risulterà estenuante ad ogni nuovo volume, ma vale sicuramente la pena conoscere questi immensi personaggi.


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Melany

Volumi letti: 8/15 --- Voto 9
Di Chika Umino è stato pubblicato precedentemente Honey and Clover (2007, 10 volumi, Planet Manga); a partire dal febbraio del 2011 viene edito, dallo stesso editore, anche Un marzo da leoni, titolo improprio di Sangatsu no Lion/3gatsu no lion. Si tratta di un seinen basato principalmente su un gioco conosciutissimo in patria, ovvero lo shogi.
Non sto qui a descrivere le regole e le mosse di questo complicato gioco da tavola, anche perché ci pensano i dossier esaustivi e i svariati approfondimenti, presenti in tutti i volumetti del manga, a spiegare le dinamiche del suddetto gioco. Per dire la verità, non è che abbia capito molto delle partite di shogi, bisogna applicarsi per capire come funziona realmente, so solo che è simile al più noto scacchi, ma più tradizionale. È un gioco che per la maggior parte degli occidentali risulta incomprensibile, pertanto anche una parte del manga lo è. Le pagine dedicate agli scontri tra il protagonista e gli avversari alle prese con lo shogi mi disorientano non poco, si fa fatica a seguire alcuni discorsi dei personaggi e la storia rallenta. Credo che molti di voi si siano trovati nella medesima situazione leggendo Sangatsu no Lion, ma fortuna che il manga non si focalizza unicamente su questo tema.

Ebbene è presente anche una storia di crescita che parla di quotidianità, con protagonista Rei Kiriyama, un liceale diciassettenne che gioca agli shogi a livello professionistico. Non sembra giocare per passione, ma spera comunque di qualificarsi al torneo e vincerlo. Praticamente solo al mondo, trova calore e conforto nelle sorelle Kawamoto, graziossissime vicine che vivono poco distante dal quartiere in cui risiede il protagonista. Rei trova in loro tanta pace e familiarità, si sente ben accolto e spesso si ferma per cena. La vita gli sembra meno dura e più colorata, con meno problemi e più ottimismo.

Rispetto a Honey and Clover 3gatsu no lion è molto più cupo e complesso, ma è un titolo altrettanto meritevole. I personaggi sono assolutamente adorabili, a partire dalle tre sorelle Akari, Hinata e Momo - kawaissima! - per passare a Nikaido, simpatico ragazzo formoso eppure gracile, che insieme al maggiordomo danno vita a delle gag spassosissime; poi è interessante la sorellastra di Rei, una donna bellissima e freddissima; da considerare anche il professore di Rei, che mi ricorda vagamente Hanamato di Honey and Clover. Un bel cast di personaggi, persino i gattoni - bugiardi e mangioni - , forse quello meno avvincente è proprio il protagonista, che finora è quello che mi ha detto meno.
La trama è pervasa da una malinconia dolce e triste, arricchita da metafore stupende, e molto riflessiva nei monologhi del protagonista e dei comprimari. Peccato che non si sappia con precisione dove voglia andare a parare, la storia per ora è piuttosto dispersiva.
La parte tecnica, cioè quella dello shogi, non la trovo così noiosa, anzi, m'incuriosisce sebbene non mi faccia impazzire. Geniale l'autrice quando ha usato i gattini per spiegare le regole dello shogi. Lì l'ho amata!

I disegni della Umino sono particolari, con un tratto delicato e pulito, efficace e personale. A me piace un sacco già dai tempi di Honey and Clover, poi trovo le sue illustrazioni davvero splendide.
È disponibile una cover variant disegnata dal maestro Kentaro Miura, l'autore del celeberrimo Berserk. Ovviamente io l'ho presa, in omaggio con l'Anteprima della Panini Comics. Uno scambio di illustrazioni tra colleghi, difatti i due lavorano per la stessa rivista in cui sono serializzati le rispettive opere: Young Animal.
Nel 2011, Sangatsu no Lion si aggiudica il primato ai Manga Taisho Awards.

Purtroppo la periodicità italiana è irregolare poiché in patria il manga è ancora in corso, e l'edizione italiana ha raggiunto quella giapponese. Pertanto, tristezza, bisognerà attendere un tempo indeterminato prima che esca un nuovo albo. Sob!


 2
Arlaune

Volumi letti: 4/15 --- Voto 8
"March comes in like a lion" (3月のライオン) è stata la mia prima opera di Chica Umino. Quando è uscito non mi aveva colpita più di tanto (se non per il fatto che la cover variant era stata disegnata da Kentaro Miura!) poi ho cominciato a sentire pareri positivi da chi aveva letto i primi 3 numeri e mi sono incuriosita. Ho acquistato i primi 3 tutti in una volta e sono rimasta piacevolmente sorpresa.

Rei è un ragazzo di 17 anni e, nonostante la giovane età, è un giocatore professionista di Shogi, antico gioco da tavolo giapponese simile agli scacchi. Vive da solo mantenendosi grazie ai proventi del suo lavoro e frequenta la scuola superiore come tutti i ragazzi della sua età, ma non ha amici a parte Harunobu Nikaidō, l'invadente e determinato compagno di shogi, e Takashi Hayashida, il suo professore del liceo, anche lui appassionato di shogi. Tutte le altre persone che ruotano intorno alla vita di Rei sono presenze incostanti. Ma tutto cambia quando incontra Hinata, Akari e Momo.

È il manga ideale per chi cerca uno shojo ma è stufo dei soliti titoli leggeri di ambientazione liceale. Nonostante il protagonista di "March comes in like a lion" sia un ragazzo di 17 anni, i temi trattati sono molto maturi e seri, anche se non mancano certo momenti di umorismo. Questo è dovuto al fatto che il mondo con cui Rei deve avere a che fare per la maggior parte del tempo è il mondo degli Shogi, composto in massima parte di adulti. Questo penso che abbia determinato la sua maturazione in anticipo rispetto ad un normale liceale. L'amicizia, l'amore, il senso di appartenenza a una famiglia, la solitudine, la determinazione nel raggiungimento di un obiettivo sono solo alcuni dei temi trattati in quest'opera raccontata in modo fresco e delicato, a volte malinconico.

Insomma, non fatevelo scappare se vi piace il genere!
Doppiamente interessante è il fatto che molti capitoli sono divisi da quelli successivi da approfondimenti sul tema degli shogi a cura di Manabu Senzaki, un giocatore professionista che aiuta la Umino anche nella realizzazione delle varianti di gioco presenti nel manga.
L'unica pecca è che dal 2007 ad oggi ne sono usciti solo 5 numeri. Speriamo che la Umino si velocizzi un po' con le uscite se no diventiamo vecchi!

RuruBell

 2
RuruBell

Volumi letti: 1/15 --- Voto 9
Ho imparato ad amare Chica Umino piano piano, un poco alla volta, grazie al suo capolavoro, Honey and Clover.
Per questo ho comprato senza esitazione questa sua nuova opera e, come previsto, non mi ha per niente deluso. Un dolce mix di umorismo, sentimento, dolore e gioia accompagnano la lettura di questo manga, che ha per protagonista un giovane enigmatico, orfano, di cui l'unico interesse è lo shogi, alternativa orientale degli scacchi. Incontra tre sorelle, anch'esse orfane, che costituiscono la sua famiglia e che travolgono la sua vita, con energia e affetto. Le premesse per un ottima serie ci sono tutte e non vedo l'ora di leggere il secondo numero!

anonimo

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anonimo

Volumi letti: 1/15 --- Voto 9
Ho letto solo il primo volume, ma conosco l'autrice e il suo precedente Honey and Clover, e posso dire che le premesse per un piccolo capolavoro ci sono tutte. Chica Umino descrive con il suo tratto originale e delicato una storia dai toni malinconici e dolci, che si snoda attraverso una narrazione sempre molto fresca.
Il tema dello shogi fa da cornice alla vita del protagonista, senza occupare uno spazio eccessivo nel succedersi degli eventi, e nel volume sono presenti degli utili approfondimenti per capire meglio questo gioco (peraltro molto interessante, quasi una variante orientale degli scacchi).

L'edizione Panini, infine, è superiore alla media dell'editore. Il volume è flessibile, robusto e ha una sovracoperta resistente. Niente da dire neanche su stampa e adattamento, che mi sono sembrati abbastanza buoni.
In definitiva "Un marzo da leoni" è a mio parere un ottimo manga, capace di ricreare i dolori e le speranze di personaggi tratteggiati con così tanta cura da sembrare reali. La lettura del primo volume è assolutamente consigliata!


 3
Elisina

Volumi letti: 1/15 --- Voto 8
Premetto che sono solo al numero uno di questo manga, ma lo ritengo degno di una positiva recensione.
Nonostante il tratto di Chika Umino non rispecchi a pieno i miei gusti, la storia l'ho trovata, per ora, molto interessante, scorre bene, si segue senza problemi e pagina dopo pagina viene fuori carattere, emozioni e storia del personaggio principale, Rei.

Rei, giocatore professionista di shogi, vive da solo in una casa spoglia e non avendo una vera famiglia tutta sua, passa le sue giornate tra la scuola, le partite di shogi e una famiglia composta da un numero notevole di gatti (piuttosto grassottelli!), Akari e le sue sorelline piccole, anch'esse orfane.

Lo consiglierei a chi cerca un manga che trasmetta sentimenti di amicizia, affetto, calore famigliare, ma anche una determinazione a realizzare ciò che si desidera più nella vita. Adesso non rimane che aspettare le prossime uscite e spero che non mi deluderà, anzi, credo proprio che non lo farà!