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Irene Tempesta

Volumi letti: 5/5 --- Voto 7,5
Un manga dalle atmosfere evocative, nostalgiche, molto interessante.
Ma ahimè, devo scostarmi dalle numerose recensioni ottime su questo sito.
Ho acquistato la serie completa a prezzo vantaggioso (cosa rara e spiegherò dopo il perchè) spinta dalle ottime aspettative ispiratemi da chi recensiva.
Ho scoperto poi che l'autrice Moto Hagio è considerata una leggenda vivente indiscussa, per la sua versatilità nel narrare vari generi, e per la bravura nel creare personaggi intensi e coinvolgenti.
Per i miei gusti personali, "Il clan dei Poe" non mi ha entusiasmato come speravo.
Innanzitutto per i disegni, che sono figli del loro tempo, spesso abbozzati negli sfondi, e per alcuni capitoli poco coinvolgenti.
In questo periodo sto leggendo anche "Homunculus" e capirete che la differenza è abissale, sia grafica che per tipo di narrazione. Ciò non toglie che "Il clan dei Poe" sia un'opera intrisa di fascino "vintage" con lo stile grafico tipico degli anni settanta.
La trama ruota intorno a Edgar Portsnell, un vampiro imprigionato nel corpo di un quattordicenne, e della famiglia di vampiri, i Poe appunto, che lo ha accolto.
Una famiglia condannata a vagare in un mondo che non li accetta, in continuo spostamento.
Si parte con un capitolo, per poi fare continui sbalzi temporali nei successivi, allo scopo di narrare la storia della famiglia Poe e delle persone in cui si sono imbattuti attraverso i secoli; tutti, senza nessuna eccezione, ne rimangono indelebilmente segnati e conservano quel ricordo anche a distanza di anni.
Tra tutti spicca il tenero sentimento d'amore che Edgar prova, ricambiato, per la sua dolce e candida sorellina Marybell, anch'essa vampira, e il rapporto che poi Edgar stringerà con Allan Twilight nel 1879. Terrorizzato dalla prospettiva di una vita immortale segnata dalla solitudine, Edgar chiederà a quest'ultimo di seguirlo, e Allan, desideroso di fuggire da un clima famigliare divenuto per lui intollerabile, entra nel mondo di queste creature eteree e maledette.
I protagonisti sembrano vibrarsi in volo, tanta è la delicatezza del tratto dell'autrice, che li rende evanescenti, carismatici, in un'atmosfera suggestiva e poetica, intrisa di una profonda malinconia.
Nella moltitudine di personaggi che la famiglia Poe incontra nel corso degli anni, ogni personaggio ha la sua funzione, nulla è lasciato al caso.
Ed è proprio questa moltitudine di personaggi e i legami intricati che ne conseguono, che hanno reso la lettura un po' pesante.
Sono da sempre amante delle trame con pochi protagonisti, sono le mie preferite.
Nonostante la sapiente mano dell'autrice nel creare personaggi affascinanti, non è bastata per farmi dare un voto che non è basso, ma non va oltre il 7,5.
Purtroppo quest'opera è stata pubblicata dalla Ronin Manga.
Dico purtroppo perchè questa casa editrice è presto fallita, e oggi non è facile trovare tutti i volumi in commercio. E ovviamente è impossibile sperare in ristampe a meno che un'altra casa editrice non ne acquisti i diritti per una riedizione (che secondo me merita).
Comunque la Ronin Manga ha fatto un'ottima edizione, con sovracopertina a colori e buona qualità carta e inchiostro.
Consiglio comunque caldamente la lettura di quest'opera suggestiva a tutti, non solo agli amanti del genere vampiresco, o ai manga degli anni settanta.


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Slanzard

Volumi letti: 5/5 --- Voto 9
Un grande classico partorito da una delle più importanti disegnatrici shoujo dello scorso secolo, Il clan dei Poe è un'opera di rara bellezza, intensa, sofferta, impregnata di una fortissima carica malinconica che attanaglia il lettore, avviluppandolo tra le sue spire esattamente come i vampiri fanno con le loro prede. Il clan dei Poe è un manga monumentale nella sua brevità, un'epopea secolare di una famiglia di vampiri condannata a vagare nell'ombra di un mondo che non li accetta, in continuo spostamento in luoghi dove possano vivere in pace. Una raccolta di capitoli che ci narrano la storia attraverso i secoli della famiglia Poe ma non solo, anche di chi con essa ha avuto a che fare, rimanendone indelebilmente segnato e celando tale ricordo nel proprio cuore, custodendolo come un frammento delicato del proprio animo più profondo. Su tutti spicca Edgar, personaggio ambiguo ancora incapace di accettare pienamente la propria natura, lacerato dal senso di colpa e al contempo abbagliato dall'affetto nei confronti della sorella Marybell nonchè terrorizzato dalla prospettiva di una vita immortale segnata dalla solitudine. Personaggi tra la vita e la morte, sapientemente realizzati dalla Hagio con uno stile di disegno evanescente, rendendoli quasi impalpabili, sul punto di svanire per sempre da un momento all'altro per far ritorno al nulla.


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キョン

Volumi letti: 5/5 --- Voto 9
Intorno alla metà degli anni '70, il cosiddetto "Gruppo 24" (24年組, Nijūyo-nen Gumi), che annovera artiste nate attorno all'anno 24 del periodo Shōwa, rivoluzionò indubbiamente lo shōjo manga, introducendo temi avulsi dai riferimenti classici del fumetto destinato ad un pubblico femminile, dotati di una profondità e una radicalità fino ad allora inusitate (oserei dire per il manga tout court), non ultimi quelli legati alla sessualità e all'identità di genere. Tra le rappresentanti più insigni di questa élite di mangaka basti citare Yumiko Ōshima, Ryōko Yamagishi, Keiko Takemiya, Riyoko Ikeda e, forse prima inter pares, Moto Hagio (萩尾望都). Quest'ultima, al debutto con Ruru to Mimi nel 1969, ha conosciuto probabilmente il proprio apogeo verso la metà degli anni Settanta, con opere del calibro di Tōma no shinzō (1973-75, adattato recentemente in lingua inglese da Matt Thorn per Fantagraphics Books ー l'opera ha beneficiato di una trasposizione cinematografica nel 1988, Summer Vacation 1999, realizzata con un cast interamente al femminile, in perfetto stile Takarazuka) e di Pō no Ichizoku (altrimenti traslitterato come Poe no Ichizoku e traducibile come Il clan dei Poe).
Prima d'essere raccolto in volumi, Pō no Ichizoku (ポーの一族) era stato serializzato su Bessatsu Shoujo Comic della Shougakkan dal 1972 al 1976 (eccezion fatta per il racconto della collettanea intitolato Harukana Kuni no Hana ya Kotori, pubblicato su Weekly Shoujo Comic No.37 del 1975). Sono seguite dapprima l'edizione per l'etichetta Flower Comics (5 voll., dal 1974 al 1976), poi i quattro volumi all'interno della Sakuhin-shū (1977-78), infine le due edizioni in tre volumi (rispettivamente hard cover e paperback). Ad esse vanno aggiunti i due tomi della Moto Hagio Perfect Selection dedicati a Poe no Ichizoku nel 2007 (precisamente il sesto e settimo della raccolta). L'opera, la cui prima tiratura andò esaurita nel giro di ventiquattr'ore, fu insignita dello Shōgakukan Manga Award (ventunesima edizione, anno 1976: premio conferito per Poe no Ichizoku e Jūichinin Iru!, pubblicato in Italia per i tipi di Star Comics col titolo di Siamo in 11!).
L'ordine di presentazione delle complesissive quindici storie nel trittico di volumi editi da Ronin Manga con il titolo Edgar e Allan Poe - Il Clan dei Poe non segue la linearità cronologica degli eventi interni al microcosmo narrativo. Va detto che in ciascuna delle edizioni pubblicate in Giappone nel corso degli anni la successione dei capitoli venne mutata, senza tuttavia coordinarsi mai con lo svolgimento diacronico della vicenda (la linearità temporale non era stata rispettata d'altronde neppure all'epoca della serializzazione su Betsucomi). Nello specifico, l'edizione italiana ricalca la "bunkoban" (tascabile) pubblicata da Shōgakukan nel 1988 (小学館文庫『ポーの一族』). Volendo invece seguire l'ordine degli eventi, la storia andrebbe compilata come segue: Marybell e la rosa d'argento; Capelli d'argento trasparenti; Il testamento di Evans; Il villaggio dei Poe; Edgar e Allan Poe; Pioggerella; Ore sette a Piccadilly Circus; I fiori e gli uccellini di un paese lontano; Il cappello di Holmes; Una settimana; Il diario di Glenn Smith; Liddell nel bosco; Il nido di uccellini; Lambton racconta; Edith.

Al centro della vicenda narrata troviamo Edgar e la sorella Marybell, che, in seguito a un misterioso incidente occorso loro nel 1744, perdono tracce e memoria dei propri genitori, trasformandosi di fatto in orfanelli. Passati dalla tutela della vecchia Hannah Poe, una "vampanella" (vampiro nella terminologia di Poe no Ichizoku) molto vicina al Re Poe, alla sequela del barone Portsnell e della moglie Sheila (dapprima solo Edgar, poi anche la sorellina, di quattro anni più piccola di lui, inizialmente affidata ai baroni Art - dettaglio che permetterà di veder illustrata la storia familiare dei conti Evans, legata strettamente al destino di Marybell e del fratello, figli illegittimi dell'Earl), e dalla condizione umana a quella di immortali o di vivi senza vita, i due, costretti a continui trasferimenti allo scopo di non lasciar trapelare agli occhi degli uomini la propria condizione di eterni adolescenti, finiscono per incontrarsi, nell'episodio eponimo della raccolta, ambientato nel 1879, con Allan Twilight. Quest'ultimo, affascinato dai coetanei Marybell ed Edgar, la cui età è ferma per sempre rispettivamente a 13 e 14 anni, finisce per volerne condividere la sorte, entrando nel mondo delle creature eteree e maledette e fuggendo da un mondo divenuto per lui intollerabile. Persi ad un tempo Sheila, il barone e, soprattutto, l'amatissima Marybell, per non cadere nell'abisso di un'intollerabile solitudine, Edgar decide infatti di accogliere Allan nella famiglia. La narrazione segue dunque gli spostamenti dei due giovani, il loro pellegrinaggio senza requie.
Nel 1934, a Londra, Edgar fa la conoscenza di John Aubin, appassionato di misteri, che si interesserà al giovane e al suo segreto. Dopo una sortita nell'allora Germania Ovest del secondo dopoguerra, Edgar e Allan fanno ritorno a Londra, dove incontrano Edith Evans: è il 1976, ultimo anno nella cronologia di Poe no Ichizoku.

L'idea per la storia venne alla Hagio dalla lettura di un racconto breve di Ishinomori Shōtarō, Kiri to bara to hoshi to (きりとばらとほしと, Nebbia, rose e stelle), incentrato su una fanciulla-vampira bisognosa di accettazione. È quest'ultimo infatti il tema centrale della storia, legato anche alle vicende biografiche di una Hagio, ancora tutto sommato alle sue "opere giovanili", osteggiata dalla famiglia nella sua scelta di diventare una mangaka. Il motivo dominante dell'opera è senza dubbio una rappresentazione estetizzante e malinconica della figura del vampiro, affrancata dai toni orrorifici del romanzo gotico di un Bram Stoker o di un Le Fanu, pur mutuando in parte da esso le ambientazioni (castelli a picco su scogliere aguzze, chiese dalle alte vetrate, mura dirute avvinte dall'edera, sentieri smarriti tra foreste minacciose). Dalla letteratura dell'età vittoriana vengono presi a prestisto sia il razionalismo e il gusto sherlockiano per l'indagine, caratterizzante alcuni tra i personaggi venuti a contatto con l'inverosimile non-esistenza in vita dei Poe (si vedano i casi del dottor Clifford e del dottor Dodo), sia la sensibilità verso le passioni dell'anima di una Emily Brontë (si pensi ai monologhi interiori di Edgar, nella rievocazione del suo perduto amore, Marybell).
Se si può parlare, anche in questo caso, di romanzo di formazione (Bildungsroman), quella dei protagonisti è una parabola esistenziale anomala, che li vede fermarsi alla soglia della maturazione e li costringe per sempre nelle fattezze di adolescenti eterei e bellissimi, sottratti all'invecchiamento, ma, per contrappasso, anche alla comunione con gli altri uomini, dei quali non condividono più il destino di morte. L'esperienza pur maturata nei secoli dagli eterni fanciulli si configura immancabilmente come un ricorso: una ripetizione di primavere dell'amore (quella stagione in cui "le fanciulle sono più dolci che mai", come ben sa il Charles di Sukitootta Gin no Kami, ingenuamente innamorato di Marybell) o di estati nei boschi (come quelle trascorse dalla piccola Liddell, spostandosi assieme ad Edgar e ad Allan da un prato fiorito all'altro), senza mutamento, senza scopo, senza un reale futuro (in un tempo sempre interrotto dalla necessità di fuggire agli sguardi dei sospettosi mortali), dunque senza storia. Ecco che finisce per perdere di senso una qualsiasi idea di progresso, e i racconti, passati o futuri, si affastellano disordinatamente, come frammenti sparsi di stagioni lontane: è come se i vampanella, le creature di sogno, assistessero al nascere e al morire delle creature rientranti nell'ordine naturale. Ogni nuovo amore, ogni nuova esperienza, è per loro il rifiorire di un giardino di rose, dissomiglianti spesso solo per dettagli o minuzie. A confondersi non sono così solo i tempi, ma anche i volti e gli amori, e l'educazione sentimentale di Marybell, Edgar ed Allan si ripete più volte (anche assumendo declinazioni delicatamente shounen-ai).
I "vampanella" sono sottratti al divenire, al tempo biologico del loro corpo. Questa condizione impossibile è riservata solo alla bellezza, al regno del fantastico, delle rose e degli unicorni, cui Edgar, meditando, capisce di appartenere: è il dominio della letteratura romantica così amato dagli inglesi e rivisitato dalla Hagio con tale ricchezza di riferimenti che parlare di esotismo diventa quasi difficile, essendo più adeguata la definizione di "appropriazione consapevole del patrimonio della letteratura europea ottocentesca" (notevole il fatto che un'altra delle opere della Hagio, Un dio crudele governa, rechi per sottotitolo in caratteri latini "After us the savage god", un omaggio al grande poeta e letterato irlandese W. B. Yeats).
Dicevamo della pena del sentirsi esclusi dal mondo: la "vera solitudine" di cui parla Tamao Ariyoshi nel saggio posto a conclusione del volume III. Il dolore, la fatica, l'abbrutimento, la vecchiaia sono il regno delle cose soggette al tempo; eppure, chi "forse non è di questo mondo" sconta una nostalgia struggente per la condizione umana, per il contatto e il legame duraturo con le persone, unico rimedio alla fragilità inguaribile di ogni essere, che, nelle parole di Edgar, si rivela essere nient'altro che la solitudine. I vampiri, i "mostri" dalla terribile bellezza vengono scacciati con le croci, cacciati come assassini e trafitti al cuore come abominii indegni di esistere. Ecco perché l'amore assoluto è l'unico disperato rimedio a quest'eternità solitaria. Il vuoto incolmabile lasciato da Marybell sarebbe una ferita insostenibile per Edgar, se non ci fosse ancora Allan, proiezione del suo perduto amore. Il giovane Twilight è colui che, nei suoi giorni da mortale, aveva conosciuto e amato Marybell, ed è la persona che Edgar può amare, colui "senza il quale non avrebbe altro che ricordi". Eppure Edgar non smette mai di pensare a Marybell, e il trascorrere dei lustri, dei decenni e dei secoli fa del suo cuore una prigione di rimpianto e tormento: è questo il motivo per cui lo sforzo di Elizeli di sorridere comunque, anche di fronte all'abbandono da parte dell'amato (Harukana Kuni no Hana ya Kotori), appare al vampiro eternamente quattordicenne un assurdo. Edgar non riesce più a rifugiarsi nel sogno, eppure prova tenerezza per l'amore irremovibile di quella donna: in esso rilegge la propria umanità residua, il sentimento incancellabile che lo congiunge alla scomparsa Marybell. Umanità affermata da Edgar anche nella scelta, pur tragicamente sconfessata nell'epilogo del capitolo, di risparmiare alla sorella la condanna riservatagli dai Poe, di lasciarla libera di scegliere l'amore per Yushisu e l'esistenza transeunte dei mortali. Nel rimembrare la sorella, non mancano mai in Edgar i sentimenti di colpa, il rimorso per averla condotta a sé, consegnandola ad un destino che le sarebbe stato fatale. Per lei non avrebbe esitato a sacrificare persino Allan, che pure cominciava ad amare, eppure l'ha irrimediabilmente perduta.

Le persone che si accostano ai Poe sono colpite dalla bellezza, dalla leggerezza eterea delle loro figure. Marybell rappresenta l'età dell'innocenza, in essa Allan vede l'imago della perduta Rosetti. Scene come gli inseguimenti dell'amato all'amata di Sukitootta Gin no Kami, addirittura echeggianti il mito di Apollo e Dafne in Marybell to Gin no Bara, le letture di componimenti all'ombra degli alberi e il gusto per le canzoni tradizionali ("C'era una volta una ragazza con i capelli d'argento") richiamano il gusto di Gérard de Nerval; altrove fa invece capolino un immaginario intessuto di nonsense fanciulleso (si pensi alle canzoni di "Mamma Oca"). L'abbigliamento "greco" di Marybell, il suo vagare scalza per prati ed acquitrini sollevando l'orlo della veste (ancora in Marybell e la rosa d'argento, l'episodio dedicato all'amore della fanciulla per Yushisu, al "tempo della sua vita mortale"), sanno di Arcadia e quasi di letteratura pastorale. Tutto il libro è dunque pervaso di una fascinazione letteraria d'impronta europea ed ottocentesca.
Il tema delle somiglianze, cui già si è accennato, è un altro fil rouge dell'opera, siano esse narrative o semplicemente grafiche: da quella più palese e biologica tra Edgar e Marybell con il fratellastro Oswald e la madre Merryweather, a quelle più sfumate e misteriose (Marybell e Rosetti, Allan e Charles, i due innamorati che, in epoche lontane, attraverso cancelli e roseti, palpitano d'amore per la sorella di Edgar, sotto gli occhi gelidi di lui).
Alla fine della lettura, resta un senso di leggero stordimento: i personaggi si defilano sulla scena come ombre, passeggeri lampi offerti agli occhi profondissimi dei "vampanella". Il punto di vista non è quello di una narrazione classica, con un tempo lineare ed oggettivo, ma quello soggettivo delle memorie, che pescano di volta in volta la carta di un ricordo, sottraendola al rimescolamento dell'oblio. Ne viene fuori una struttura diegetica singolare, con piani temporali gestiti ad ogni nuovo capitolo secondo un principio d'imprevedibile alternanza, che lascia al lettore una duplice opzione: dipanare la matassa o lasciarsi avvolgere dalle linee temporali divergenti.
Gli umani rappresentati nella storia, dal canto loro, si affidano ai diari, cercando di far sopravvivere al tempo e all'incredulità della ragione la testimonianza di un'esperienza inaudita come l'incontro con un essere fatato o diabolico.
Per tutte queste ragioni, sembra perfetto l'appellativo dato a Poe no Ichizoku, di poco antecedente all'Intervista col vampiro di Anne Rice, da Giorgio Amitrano: si è di fronte a un "diamante nero".

Da un punto di vista tecnico, va sottolineata l'originalità della disposizione geometrica delle vignette nello spazio della tavola e quella degli elementi grafici, spesso espressivamente debordanti. I contorni della vignetta stessa sono più liberi e meno rigidamente definiti. Si noti anche la presenza di accentuati contrasti figura/sfondo, per esaltare la capacità del bianco/nero di trasmettere l'essenza di un personaggio o di un'espressione attraverso il gioco dei pieni e dei vuoti (le orbite oculari bianche o le figure assorbite dal buio).
Infine, vi è la piacevole sorpresa di tavole atipiche, con elementi in primo piano sovrapposti alle vignette senza appartenere strettamente ad alcuna di esse, ma piuttosto in modo da circolare, per così dire, tra le stesse, con un effetto insieme di grande dinamismo ed enfatizzazione della figura: si pensi alla corsa a cavallo di Oswald in Marybell e la rosa d'argento. Da un punto di vista più generale, domina in forma di rosa l'elemento floreale, caposaldo della futura estetica shoujo. I personaggi, leggeri ed aggraziati, sembrano usciti da un quadro preraffaellita di Dicksee o Rossetti.

L'edizione della Ronin Manga ha una confezione gradevole: sovraccoperta, carta dalla buona sfogliabilità e con una grammatura accettabile. La traduzione è effettuata da una vecchia conoscenza della Kappa Edizioni, Keiko Ichiguchi. Un appunto: sul retro di copertina è scritto che "Edgar Portsnell diventa uno dei Poe nel 1740", mentre l'evento sopraccitato si verifica nella storia nel 1754. Inoltre Poe no Ichizoku è indicato come "il primo shoujo manga della storia raccolto in volume", mentre è il primo solo per quanto riguarda i tipi di Shōgakukan. Il primo volume contiene una prefazione all'edizione italiana a cura di Giorgio Amitrano, noto orientalista e traduttore dal giapponese, nonché un saggio di Shuichiro Koike, regista della compagnia Takarazuka. Nel secondo e nel terzo due brevi saggi delle scrittrici Miyuki Miyabe e Tamao Ariyoshi. Il prezzo di copertina di ciascuno dei volumi Ronin è di 7.90€, congruo per albi di 300 pagine.


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luna82sc

Volumi letti: 3/5 --- Voto 9
Una storia che non ha nulla a che vedere con tutto ciò che di commerciale evoca in genere la parola "vampiro".
Un modo di narrare innovativo che non si preoccupa tanto di costruire una trama logica, né di dare un senso compiuto alla storia. Se nelle storie comuni dei vampiri, quelle che, per capirci, puntano tutto sul senso di solitudine di queste creature, la trama rimane pur sempre ancorata ad un punto di vista certo e obiettivo (quello del lettore), qui il lettore stesso è coinvolto in una dimensione spazio temporale completamente sfasata, in cui il passato e il presente si intrecciano in un'atmosfera davvero suggestiva e irreale, intrisa di una profonda malinconia che arriva a sfiorare la poesia.
Non spaventatevi! Non c'è nulla di ermetico. Infatti le varie storie in cui sono coinvolti i due protagonisti sono perfettamente comprensibili (anche se a volte un po' intricate).
I disegni sono un po' retrò, ma comunque bellissimi, perfettamente intonati al carattere dell'opera. Il tratto della Hagio è delicatissimo e leggero e credo che sia apprezzabile anche da chi non è amante dello stile anni'70-'80.


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Turboo Stefo

Volumi letti: 5/5 --- Voto 9
Moto Hagio è stata una figura di rilievo per il panorama degli shojo negli anni '70, non solo per i suoi lavori ma anche per l'appartenenza al "24-gumi Mangaka". I suoi lavori, insieme a quelli di altre famose autrici, hanno segnato la storia del genere e tra questi lavori presenta anche "Il Clan dei Poe" (il titolo originale che in Italia è diventato un sottotitolo) che ha consegnato nelle mani della mangaka lo "Shogakukan Manga Award" nel 1975.

Un Barone si è appena trasferito da Londra con la moglie ed i figli, tutti incredibilmente belli ed eleganti, diventando facilmente oggetto della curiosità della gente per via di alcuni comportamenti misteriosi. In realtà la famiglia vuole essere notata il meno possibile per conservare i propri oscuri segreti, ma l'incontro tra Edgar e il giovane Allan stravolgerà la loro esistenza.
La prima storia parte con un ritmo tranquillo ma dalle pesanti atmosfere gotiche (lasciando intuire come il riferimento all'omonimo scrittore non sia solamente un trucco editoriale) ma ben presto gli eventi prendono una piega inattesa, andando a dipingere in breve un dramma ricco di disperazione e dolore.
Successivamente la storia prende vita tramite un atipico schema narrativo, composto da varie storie slegate tra loro (ovviamente ponendo sempre gli stessi protagonisti al centro di tutto) che compiono piccoli balzi temporali. Questo potrebbe creare disagio nel lettore, spaesato dalla trama assolutamente non lineare, tuttavia in questo modo riesce a sottolineare il grande fascino espresso dalle varie ambientazioni europee dell'acerbo XIX secolo, unendo un alone di mistero e leggenda che incuriosisce ed intriga.
Pur riuscendo ad intrecciare i vari spunti nel finale, per dare un senso compiuto all'opera, il vero pilastro sul quale si regge l'intera costruzione è un altro: le caratterizzazioni. Attraverso ammalianti introspezioni psicologiche, talvolta poetiche ma sempre chiare e dirette, l'abile Moto Hagio riesce a creare un cast incredibilmente ricco nella sua interezza, mostrando una profonda cura sia per i protagonisti che per i personaggi destinati a sparire dalla scena.
Queste introspezioni, unite anche ai vari plot offerti, vanno a creare un complesso ma completo quadro di emozioni e sentimenti ampiamente radicati nell'amore, ma non negli aspetti più comuni o prevedibili, ma in quelli inaspettatamente crudeli e forti, sia in senso positivo che negativo, unendo così in modo forte e malinconico la felicità alla tristezza. Senza dimenticare ovviamente la profonda malinconia e solitudine insita nelle figure immortali dei vampiri, che mutano nella loro caratterizzazione proprio per via della loro immortale esistenza.

Il tratto pulito e curato della Hagio va ad illustrare in modo praticamente perfetto la storia, con tavole ricche e decorate che non mancano di appagare l'occhio al lettore, sia per la ricca ricostruzione storica di abiti e ambientazioni che per la numerosa presenza di immagini simboliche ed evocative, tutte profondamente riuscite.
Un comparto complesso ed elaborato, ricco di neri che sottolineano lo stile gotico dell'opera, che non mancherà di stupire e sicuramente non deluderà nemmeno i meno avvezzi allo stile dell'epoca.

Ottima l'edizione, seppur costosa, della Ronin che propone la riedizione Bunko (formato leggermente minore ma maggiori pagine per ogni volume) in soli 3 volumi. Rilegatura salda, pagine bianche di ottima grammatura e stampa di qualità. Il tutto arricchito con interessanti editoriali.

Nel suo complesso "Il clan dei Poe" risulta una lettura che può risultare pesante e noiosa per via della sua discutibile struttura narrativa, ma il vero rischio è quello di non cogliere appieno la malinconia della quale è permeata - seppur gli editoriali cercano di aiutare in tal senso.
Proprio per via di questi difetti è una lettura difficile da consigliare, ma chi decide di addentrarsi ed approfondire questa fantastica opera potrà trovare una bellissima creazione ricca di drammi, profonde introspezioni (che si avvicinano all'egotismo de "Il ritratto di Dorian Gray"), ricca di forti sentimenti e permeata di grande fascino.


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Telly

Volumi letti: 5/5 --- Voto 9
Coloro che si accostano a Poe no ichizoku (poco opportunamente adattato in Edgar e Allan Poe, in realtà "Il Clan Poe") pensando di trovarsi di fronte a una storia di vampiri simile a quelle proposte dagli urban fantasy contemporanei e di moda (alla Twilight, insomma!) e corrispettivi shojo manga, si troverà quanto mai deluso. Nelle pagine dei Poe si respira l'aria della grande letteratura disegnata, anzi, in questo caso oserei dire della "poesia" disegnata, nella quale si svelano tutte le potenzialità presenti nel mezzo espressivo del fumetto. Di certo si vede la mano e il cuore di una mangaka di classe come la Hagio, davvero una delle madri dello shojo moderno e scrittrice fra le più sensibili e profonde del panorama manga; non è un caso che la prefazione del primo volume italiano sia stata scritta da Giorgio Amitrano, orientalista ed esperto di letteratura giapponese.
Premetto che, a scanso d'equivoci e nonostante quanto scritto sul retro dei volumi Ronin, "Il Clan Poe" non è il primo shojo in assoluto ad essere pubblicato in volume monografico, ma semplicemente il primo della casa editrice Shogakukan. Viene serializzato sulla rivista Betsu Comics dal 1974 al 1976 ed in seguito raccolto in cinque volumetti e poi in tre per la successiva edizione Bunko, da cui viene espletata anche quella italiana che abbiamo avuto la fortuna di leggere.

La Hagio prende a piene mani dalla tradizione estetica e letteraria occidentale (i nomi dei due protagonisti sono un chiarissimo riferimento e insieme un atto d'omaggio al celebre scrittore Edgar Allan Poe), calando il suo racconto in un'atmosfera a metà fra il gotico e il decadente, trattando poeticamente e magistralmente le alterne vicende dei membri di un'arcana famiglia di vampiri.
La struttura dell'opera presenta episodi apparentemente slegati fra loro, che non seguono una linea cronologica e temporale coerente, ma saltano spensieratamente di epoca in epoca; il motivo, per esempio, che ha portato alla vampirizzazione di Edgar e Marybell viene narrato solo nel secondo volume. Scelta stilistica assolutamente in linea con il carattere più profondo dell'opera: il tempo e le sue catene non hanno più alcun significato per gli immortali protagonisti di questa storia; mentre le circostanze, i luoghi, le persone e il mondo mutano, loro rimangono immutabili, eternamente fermi all'attimo della loro morte, o rinascita a una nuova esistenza.

Edgar, Allan, Marybell e gli altri membri del clan Poe scavalcano le epoche e i secoli, talvolta lasciando tracce del loro passaggio così labili che coloro in cui si imbattono si chiedono se l'incontro con gli affascinanti ragazzi sia realtà, illusione o "i nodi delle circostanze intrecciate dal tempo". Mascherata da storia finto horror il Clan è invece una malinconica e onirica riflessione sull'insensatezza dell'immortalità e la sua conseguente solitudine, che sono poi solitudine e insensatezza delle vite di tutti gli uomini.
Edgar, eterno quattordicenne, non crescerà mai, cristallizzato in un'età troppo giovane per l'esperienza che riesce a maturare nei secoli di non vita o non morte; eppure avverte con tutta la forza possibile il dramma della condizione di coloro che fanno parte della sua stirpe: la solitudine di un'esistenza a cui non si concede riposo, una continua fuga da sé stessi e dal mondo, un continuo tentativo di mimetizzarsi in mezzo all'umanità mortale e il dolore di sopravvivere a coloro che si è amati. Ma soprattutto Edgar manifesta la necessità, comune a tutti gli uomini, dell'essere accompagnati da qualcuno nel cammino, per lui troppo lungo, della vita. Queste creature della notte e del sogno, per quanto ormai lontani dalle necessità umane, non riescono a vivere da soli, tanto da sacrificare egoisticamente le persone amate alla maledizione della vita eterna.

Per quanto riguarda l'aspetto grafico la Hagio si mantiene in linea con le esperienze estetiche dello shojo degli anni 70; sfondi liberi, decorativismo diffuso, tavole lineari e semplici. Alcune scene, soprattutto nei primi capitoli, si mostrano un po' confusionarie e non sempre di chiara lettura, ma i disegni migliorano visibilmente di episodio in episodio; non giovano molto le tavole rimpicciolite dell'edizione italiana che, per quanto ben fatta, avrebbe dovuto dare maggior ampiezza a delle tavole cariche di vignette e dialoghi. D'altra parte si notano elementi che saranno tipici dello stile di Moto Hagio, che in questo suo lavoro non è ancora maturato del tutto, ma si presenta già personale, raffinato, sinuoso, arioso e sfumato come gli sfuggenti personaggi di questa sua onirica storia.
Leggete "Poe no ichizoku", rimarrete abbagliati dalla luce crepuscolare scorta dentro le sue pagine e non la dimenticherete mai.


 1
kikkokat

Volumi letti: 2/5 --- Voto 9
Bellissimo lavoro di un'autrice di manga storica! Stiamo parlando de "Il clan dei Poe" della bravissima Moto Hagio.
Questo manga, uscito per la Ronin in 3 volumi di 300 pagina (circa) ciascuno, parla di Edgar, ragazzino che diventa vampiro appunto in un'età critica come può essere quella dell'adolescenza.
Edgar viene adottato dai coniugi Portsnell, anche essi vampiri e vive nel villaggio dei Poe, un villaggio pieno di rose dove dimorano molti vampiri.
Con il ragazzo c'è sempre la sua sorellina Marybell, anche essa diventata vampira anche se in un età ancor più giovane rispetto a quella del fratello.
La storia vera e propria non ha un inizio e una fine, ma è suddivisa in capitoli ambientati in diversi secoli (1700, 1800 e 1900).
L'Allan del titolo è solo un personaggio secondario, infatti il titolo originale tradotto nel giapponese è solo "Il clan dei Poe".

Quello che colpisce di quest'opera è la malinconia impregnata nelle pagine, specialmente dal punto di vista testuale. L'autrice è davvero una poetessa, i dialoghi "intimi" di Edgar sono davvero toccanti e fanno capire diverse cose, come può essere la disperazione per essere diventato vampiro in un'età giovane, o magari quando la Hagio descrive i sentimenti di Marybell.
Tra l'altro, anche se si parla di vampiri, non è affatto un manga horror, che sia ben chiaro! Tutto è poesia, e anche le poche scene che potrebbero considerarsi "horror" sono davvero disegnate magistralmente. Questa cosa tengo a precisarla perché non vorrei mai che in questo caso si facesse il binomio vampiri = horror.

L'edizione della Ronin è molto buona, carta eccellente come piace a me (ovvero bianca ma non trasparente) sovraccoperta e traduzione della mangaka Keiko Ichiguchi.
L'unica cosa che non mi piace è "il vizio" della Ronin di non voler tradurre le onomatopee, cosa che a me infastidisce molto. Okay, si potrebbero lasciare originali, ma almeno potrebbero, in caratteri minuscoli, scriverci la traduzione accanto (come fanno altre case editrici).
Un altro neo è la cadenza del manga, non si capisce mai bene quando esce (un po' come tutti i manga di questa casa editrice del resto) ma ovviamente li perdono per il semplice fatto di aver portato quest'opera della Maestra Moto Hagio, al quale spero ne succederanno delle altre...


 1
Sherlock Hound

Volumi letti: 2/5 --- Voto 9
Non mi stancherò mai di ringraziare Ronin Manga per aver portato in Italia quest'opera di Moto Hagio. Questo, non solo per l'importanza fondamentale che quest'opera riveste nella formazione dei canoni dello shojo manga così come oggi lo conosciamo, ma anche perché si tratta di una storia oggettivamente interessante e ben sviluppata e che sicuramente non dimostra gli anni che ha (fu pubblicata nel 1972). I vampiri protagonisti della storia non hanno molti punti di contatto con quelli che i moderni film, e serie televisive ci presentano, e questo li rende, ai miai occhi, molto più interessanti. Promossa a pieni voti!

Anonimo

 8
Anonimo

Volumi letti: 1/5 --- Voto 10
Mi aspettavo molto da questo titolo ma, devo ammetterlo, le mie attese sono state comunque superate. Poe no Ichizoku non è un classico nel semplice senso del termine, è una vera e propria pietra miliare del manga che merita pienamente gli onori ricevuti in patria e l'ammirazione di un esperto di letteratura giapponese come Amritano, autore della postfazione a questa versione italiana.
I vampiri a cui ha dato vita Moto Hagio, descritti in più racconti presentati non cronologicamente, come a sottolineare che l'unico presente possibile in una vita immortale sia quello dello spettatore, di chi legge, vivono in una dimensione altra, dove l'orrore di una condizione maledetta e insensata si mescola inesorabilmente alla dolcezza di un'adolescenza infinita.
Dopo il primo, drammatico racconto, che ha il compito di introdurre vicenda e personaggi, inizia un viaggio attraverso le epoche, una raccolta di avvenimenti più o meno importanti nella non-vita di Poe che vanno a comporre un affresco complessivo sempre più profondo e sfaccettato con il procedere della lettura.

La maestria della Hagio si svela man mano che i suoi personaggi prendono forma e consistenza in un puzzle che sembra svolgersi lungo il filo del ricordo, dove chi è scomparso per sempre ritorna ancora e ancora, dove il passato e il futuro si mescolano in un unicum pulsante di vita e di morte, di riflessioni, di sogni. Un mondo dove i vampiri si interrogano sul senso della loro esistenza, mentre gli esseri umani, quasi travolti dalle loro vite che volano via troppo in fretta, quasi non si accorgono dell'esistenza di questi demoni e, talvolta, li scambiano perfino per creature fatate.
Moto Hagio descrive in quest'opera una non vita che può sembrare tanto un sogno quanto un incubo, e lo fa con una maestria tale da dar l'impressione di essere davanti alle mille sfumature di un romanzo.

Il suo tratto, che ha fatto scuola tra le mangaka degli anni '70 e '80, tratteggia tavole che hanno la stessa consistenza dell'aria, pur presentando una maturità e una precisione che lascia sbigottiti, e crea una coesione tra testo e immagini davvero rara. I pensieri nascosti dietro frasi e avvenimenti prendono forma direttamente nelle immagini, rendendo la lettura estremamente coinvolgente ed evitando descrizioni superflue.

Venendo all'edizione ci troviamo di fronte a un buon rapporto qualità/prezzo, anche se con qualche refuso che disturba un po' la lettura. Il volume è corposo e flessibile, la stampa è perfetta.

Un capolavoro, insomma, che non può proprio lasciare indifferenti. Mi sento di consigliarlo sicuramente a chi ama i classici e/o gli shoujo, ma anche a tutti coloro che vogliono tastare con mano quanto la forza espressiva di un manga possa essere spinta ai massimi livelli artistici. A meno che i disegni old style (ma molto più personali e autoriali di quanto possano sembrare a una prima occhiata) non vi facciano venire i brividi, consiglio vivamente di provare almeno il primo volume.