Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

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Mi sono visto questo anime senza aspettarmi nient'altro che il classico ecchi divertente e piccante... ma durante la visione l'ho sentito proprio ridermi in faccia per queste mie aspettative. Ragazzi, davvero ottimo.

La storia ci presenta il nostro protagonista di nome Alto, il quale rischia di essere bocciato a causa dei suoi pessimi voti in una materia specifica, a dispetto dei suoi voti alti nel resto, che trova per puro caso uno strano libro di evocazioni. La materia in questione è proprio quella di evocazione famigli, e, per salvarsi dalla bocciatura, Alto finisce per evocare una bella, procace e disinibita demone di nome Vermeil. In questo universo, i demoni sono odiati e ostracizzati, in quanto portatori di morte e di sventura, ma Alto deciderà comunque di rendere Vermeil il suo famiglio, la quale accetta di buon grado.
La premessa e il setting, simili a quelli di "Zero no Tsukaima", è semplice ed efficace, così come tutta questa prima serie, la quale ci racconta una storia chiara, diretta e scorrevole. Niente di trascendentale, ovviamente, ma mi è piaciuto tantissimo come l'anime ti tragga in inganno all'inizio, facendoti credere di essere un ecchi come un altro, ma poi ti stupisce con buoni colpi di scena e scene parecchio forti, che non ti aspetteresti dal genere. Ho anche adorato come l'anime non perda tempo nel far consolidare ed evolvere il rapporto fra i due protagonisti in maniera convincente, non allungando mai il brodo più e più volte come fanno quasi tutti gli altri. Proprio come ho detto: chiaro, diretto e con tempistiche azzeccatissime.
I personaggi sono tutti un po' stereotipati, tutti tranne Vermeil, la quale dimostra un buonissimo spessore, la quale è il fulcro intero di questa prima serie. Bellissimo come sappia essere sensuale, provocante ma anche estremamente tenera e dolce.
Mi auguro che in futuro vengano approfonditi anche gli altri però, come Marx o Lilia, perché il potenziale per qualcosa di ancor più divertente c'è.
Innegabile la presenza del fanservice, ma in questa seria l'ho trovato di ottima qualità, piccante e divertente al punto giusto.

Lato tecnico poi è una vera e propria gemma: il tratto del disegno è uno di quelli che preferisco, morbido, vivace e che fa ben risaltare i corpi, soprattutto di Vermeil. Anche le animazioni sono ottime per la maggior parte dei momenti. Peccato solo per le musiche davvero dimenticabili. L'ending invece mi è piaciuta.

Poche volte sono stato sorpreso da un anime ecchi in questo modo. Ha praticamente tutto quello che preferisco in anime di questo genere: ottimo fanservice, una trama leggera ma appassionante, ottimi disegni, personaggi interessanti e soprattutto non ha paura di osare con scene crude che facciano sviluppare questi ultimi e la trama.
Davvero promosso a pieni voti. Guardatelo, se volete un'opera semplice, piccante ma che non abbia paura di presentare qualcosa che stemperi quella che è la routine di anime del suo genere.

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Ultimamente ho visionato due serie anime di episodi più brevi dei canonici 20-25': una è "Miru Tights" e la seconda è proprio "Ganbare Doukichan", che tradotto alla buona in italiano più o meno suona così: "Puoi farlo collega!".
E ho scoperto che, sebbene la prima opera sia una serie "originale", entrambe hanno in comune l’autrice Yomu, famosa per essere un’illustratrice il cui lavoro si è concentrato fino ad oggi tipicamente sulla rappresentazione di soggetti femminili in "collant".
Fatta la doverosa premessa sull'autrice (il cui "marchio di fabbrica" non è così presente nell'anime in recensione), da una serie di corti di 12 episodi di sei minuti ciascuno circa cosa ci si può attendere? Probabilmente, impegnandosi al massimo, è possibile introdurre alcuni contenuti di rilievo anche in episodi di 5-10 minuti di lunghezza.
E' il caso di "Ganbare Doukichan"? Mmmh, scriverei proprio di no.
La storia è piuttosto semplice e inizia in modo piuttosto "intrigante", avvalorando il giudizio di opera "ecchi": la protagonista per errore prenota una stanza doppia e non due singole per lei e il suo senpai e dopo le titubanze iniziali decidono di dormire nella stessa stanza. E così tra imbarazzi da ragazzini delle medie, inquadrature malandrine di lei in intimo e calze (i cui dettagli visivi non raggiungono i picchi di "Miru Tights") e finti dormiveglia, nella vana speranza di lei che il senpai le "salti addosso" (ma allora l'errore di prenotazione è colpevole o doloso?), la trama si dipana in una solita e "logora" idea di lotta da parte della protagonista a "conquistare" il senpai, a dispetto delle altre due rivali che compariranno durante la serie (la kohai e la senpai del senpai oggetto del desiderio).
Il cliché è il solito: lui imbranato e tonto, la protagonista incapace di fare il primo passo, e le colleghe molto più disinibite e aggressive.
Ne viene fuori una storiella senza un vero e proprio finale, formata da gag più o meno divertenti basate sui soliti equivoci. Se non fosse per l'ambientazione in un classico ufficio in cui i colleghi interagiscono, il livello è quello della classica rom-com scolastica slice of life, in cui la differenza sta solo in qualche situazione più piccante (tipo la classica sbronza serale e risveglio con sorpresa al mattino seguente).
Altra nota dolente è l'impossibilità di identificare i personaggi coi loro nomi. Douki-chan, Douki-kun, Senpai-san e Kohai-chan sono gli unici appellativi disponibili...
E allora quali sarebbero gli eventuali punti di forza o positivi di "Ganbare Doukichan" per consigliarne la visione?
In primis la qualità dei disegni e dell'animazione. Sono davvero ben fatte, restando con una qualità costante in ogni episodio. Uno stile pulito, carino e morbido con un uso "discreto" del deformed nelle circostanze più forti, cui si aggiunge una colonna sonora piacevole e adatta alle scene mostrate.
In secundis la durata. Non sto scherzando, non avendo dei contenuti particolarmente profondi la serie "sta in piedi" proprio per la sua lunghezza ridotta, tanto da poter essere visionata tutta di un fiato in un paio d'ore (pause incluse) in cui rilassarsi e divertirsi senza richiesta di particolari sforzi di concentrazione.
Da questo punto di vista "Ganbare Doukichan" non potrà deludere lo spettatore...

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Serie pressoché sconosciuta fuori dal Giappone, "Maicching Machiko Sensei" è invece alquanto popolare in patria, tanto che ha ricevuto diversi film live action nel ventunesimo secolo (ben nove, dal 2003 al 2009), e la serie anime è nella top 100 degli anime più apprezzati in Giappone. E stiamo parlando di un sondaggio fatto nel 2008 su un anime uscito nel 1981, all'epoca quasi trent'anni dopo la sua prima trasmissione. Si tratta di un anime in cui il fanservice non manca: in ogni episodio la povera insegnante protagonista finisce in qualche maniera nuda, o svestita alla mercé degli sguardi dei suoi studenti e degli altri insegnanti, o perfino dei passanti, in certi casi, quasi sempre per colpa di Kenta, il suo studente più indisciplinato. Dopo novantacinque episodi di scherzi vari ai danni di insegnanti e compagne di classe, uno pensa che forse sarebbe ora di punire in maniera severa il ragazzo, ma riesce quasi sempre a farla franca, a parte alcuni casi in cui le compagne di classe gli rendono pan per focaccia.

A vedere un anime così al giorno d'oggi, vengono in mente le classiche commedie sexy all'italiana, quelle degli anni '70 (soprattutto) e '80, nonché i film più pecorecci di "Pierino" con Alvaro Vitali. Chiaramente, non siamo agli stessi livelli di quei film, tuttavia l'impressione generale è la stessa. Se "Maicching Machiko Sensei" non ha Lino Banfi, ha comunque un cast di personaggi divertenti quasi come lui; non c'è Edwige Fenech, ma la professoressa Machiko è affascinante quasi come lei. I personaggi di questo anime sono quelli che tengono in piedi la serie per quasi cento episodi, così come gli attori di quelle scalcinate commediole tenevano in piedi improbabili film pieni di "fan-service" (che all'epoca non si chiamava nemmeno così). Non voglio dire che quei film o questa serie animata siano capolavori, ma, presi nel loro contesto storico, e soprattutto non presi troppo sul serio, sono comunque divertenti ancora oggi, pur considerando tutti i loro limiti.

E di limiti "Maicching Machiko Sensei" ne ha parecchi: innanzitutto quelli tecnici. Essendo un anime di oltre quarant'anni fa, si sentono le quattro decadi sul groppone, anzi forse anche di più. Confrontandolo con altre commedie anime dell'epoca come "Lamù", poi, ne esce ancora più con le ossa rotte. Ma ciò non vuol dire che "Maicching Machiko Sensei" sia da buttare, anzi, vuol dire semplicemente che esistono anime migliori. Perché infatti le avventure/disavventure dell'avvenente professoressa alle prese con alunni molto indisciplinati e con insegnanti (e non solo, praticamente tutti quelli che hanno a che fare con la prof. Machiko finiscono per cadere ai suoi piedi, perfino sovrani di Paesi esteri!) innamorati di lei scorrono piacevolmente, e si arriva all'ultimo episodio sperando che ce ne siano ancora una cinquantina o più. Quando ho cominciato a guardare la serie, pensavo quasi di vederne solo una decina, una ventina al massimo, ma a forza di due/tre episodi al giorno sono arrivato alla fine in poco più di un mese. Logicamente, non tutti gli episodi sono ugualmente divertenti, e non tutte le storie sono riuscite, ma in generale "Maicching Machiko Sensei" riesce a intrattenere lo spettatore con una comicità che forse definiremmo un po' troppo "scollacciata", ma comunque mai troppo volgare, incredibilmente. Sarà forse perché abituato a decenni di fanservice di gran lunga "peggiore", ma alla fine queste scene sembrano quasi all'acqua di rose, confrontate con altri anime successivi. Suppongo che all'epoca un anime del genere possa aver fatto abbastanza scalpore, tuttavia non ho trovato notizie a riguardo, come invece si può trovare per "Scuola senza pudore" di Go Nagai, il cui manga fu aspramente criticato dall'associazione genitori-insegnanti all'epoca.

In ogni caso, anche se non vi interessa il fan-service, vale la pena vedere questa serie, perché è una specie di "capsula del tempo" della vita in Giappone nei primi anni '80 (e di riflesso di tutti gli anni '70): vari episodi sono un vero e propri spaccato di vita reale, che scavano nella mentalità giapponese dell'epoca molto più di qualsiasi documentario. Ad esempio, in vari episodi si vedono improbabili tentativi dei parenti della professoressa Machiko di trovarle un buon partito, ma lei rifiuta sempre, dicendo che è ancora troppo giovane per sposarsi, e non vuole abbandonare i suoi alunni. All'epoca non era certo inusuale che la donna, una volta sposata, si dedicasse completamente alla famiglia e abbandonasse la carriera lavorativa in tutto o almeno in parte, per poter crescere i figli e dedicarsi ad attività prettamente casalinghe. Però, visto che stiamo parlando degli anni '80, ormai l'emancipazione femminile era ormai arrivata anche in Giappone.
C'è anche un episodio in cui una femminista convinta, ex studentessa dell'istituto dove insegna Machiko, cerca di sobillare tutte le ragazze contro i maschi, soprattutto Kenta e la sua banda, che continua imperterrito a fare scherzi alle sue compagne. Alla fine la lotta tra i sessi si concluderà in maniera pacifica, dopo aver capito che le divisioni e le lotte non portano a nulla di buono. Una frecciatina probabilmente non troppo velata ai movimenti femministi giapponesi dell'epoca. Qualcosa che non si vede spesso in un anime, nemmeno ai giorni nostri.