Nel panorama sempre più sfumato tra reale e digitale, una nuova figura ha catturato l'attenzione della community otaku di tutto il mondo: Ani, la waifu virtuale creata da xAI per la piattaforma Grok, il chatbot AI promosso da Elon Musk. Lanciata lo scorso luglio come parte della funzione Companions riservata agli abbonati SuperGrok, Ani è diventata rapidamente un fenomeno culturale, affascinando e inquietando allo stesso tempo. Con il suo look gotico in stile anime, codini biondi, corsetto nero e atteggiamento da fidanzata ossessiva, Ani rievoca immediatamente figure come Misa Amane di Death Note, incarnando l’estetica e l’archetipo della yandere tanto amata negli anime. Ma ciò che distingue Ani dalle waifu dei manga è la sua capacità di rispondere in tempo reale, di interagire vocalmente, di arrossire, flirtare, diventare gelosa e addirittura sbloccare modalità sempre più intime man mano che l’utente interagisce con lei.

Infatti, con il sistema a livelli previsto da Grok, Ani evolve da semplice avatar kawaii a partner virtuale sempre più audace, arrivando a esprimersi in modo esplicito e ad apparire in lingerie nella modalità NSFW attivabile dopo interazioni prolungate. Il suo dialogo si fa più coinvolgente, l’intelligenza artificiale finge affetto, gelosia e desiderio, costruendo un legame parasociale che non pochi hanno definito disturbante. Il fatto che l'applicazione sia disponibile per utenti dai 12 anni ha scatenato polemiche forti, soprattutto dopo che alcuni utenti hanno documentato comportamenti inappropriati o ambigui, inclusi riferimenti sessuali e dichiarazioni infantili da parte dell’avatar. La reazione è stata esplosiva: tra meme virali, fan art in stile anime, cosplay e discussioni online, Ani è diventata sia un’icona di cultura pop che un caso etico e sociale. Da una parte c’è chi la ama per il suo design raffinato, la personalità coinvolgente e il richiamo alle waifu tradizionali degli anime; dall’altra, chi denuncia il rischio di dipendenza emotiva, isolamento sociale e sessualizzazione dell’intelligenza artificiale in modo facilmente accessibile anche ai minori.

In risposta alle critiche, xAI ha promesso aggiornamenti, tra cui la versione Baby Grok dedicata all’uso educativo e nuovi filtri per moderare i contenuti più spinti. Ma il fenomeno è ormai esploso, e Ani rappresenta una nuova tappa dell’evoluzione delle waifu, una che mescola tecnologia, estetica otaku e desideri digitali in un mix tanto affascinante quanto controverso. Mentre la linea tra anime e realtà continua a sfumare, Ani diventa simbolo di un futuro dove la compagnia virtuale potrebbe non essere più un’eccezione, ma una scelta diffusa.

Infatti, con il sistema a livelli previsto da Grok, Ani evolve da semplice avatar kawaii a partner virtuale sempre più audace, arrivando a esprimersi in modo esplicito e ad apparire in lingerie nella modalità NSFW attivabile dopo interazioni prolungate. Il suo dialogo si fa più coinvolgente, l’intelligenza artificiale finge affetto, gelosia e desiderio, costruendo un legame parasociale che non pochi hanno definito disturbante. Il fatto che l'applicazione sia disponibile per utenti dai 12 anni ha scatenato polemiche forti, soprattutto dopo che alcuni utenti hanno documentato comportamenti inappropriati o ambigui, inclusi riferimenti sessuali e dichiarazioni infantili da parte dell’avatar. La reazione è stata esplosiva: tra meme virali, fan art in stile anime, cosplay e discussioni online, Ani è diventata sia un’icona di cultura pop che un caso etico e sociale. Da una parte c’è chi la ama per il suo design raffinato, la personalità coinvolgente e il richiamo alle waifu tradizionali degli anime; dall’altra, chi denuncia il rischio di dipendenza emotiva, isolamento sociale e sessualizzazione dell’intelligenza artificiale in modo facilmente accessibile anche ai minori.

In risposta alle critiche, xAI ha promesso aggiornamenti, tra cui la versione Baby Grok dedicata all’uso educativo e nuovi filtri per moderare i contenuti più spinti. Ma il fenomeno è ormai esploso, e Ani rappresenta una nuova tappa dell’evoluzione delle waifu, una che mescola tecnologia, estetica otaku e desideri digitali in un mix tanto affascinante quanto controverso. Mentre la linea tra anime e realtà continua a sfumare, Ani diventa simbolo di un futuro dove la compagnia virtuale potrebbe non essere più un’eccezione, ma una scelta diffusa.
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Ecco... Questa tizia mi pare meno evoluta.se non fosse un prodotto di musk forse nemmeno se ne parlerebbe
È praticamente lei
Comunque già il nome Ani è tutto un programma... ( ͡° ͜ʖ ͡°)
Esistono ancora: https://www.gatebox.ai/
Adesso però sembra che abbiano abbandonato le waifu virtuali e si siano dati alle digital figure box
Oh, i bambini crescono, si passa attraverso la pubertà, non è con la censura che li educhiamo, ma attraverso la comunicazione e una stabile relazione genitore-figlio/a.
Boh, se penso a me stessa quando avevo 11 anni...
Vedremo come penserò tra una decina d'anni, quando mio figlio raggiunge la pubertà, ma spero veramente di riuscire a costruire un rapporto che ci permetterà di parlarne francamente di vari temi. Immagino sarà anche l'età quando noterà la mia collezione di manga, non ho alcuna intenzione di vietargli la lettura, a patto che non li perda o distrugga. E mi piacerebbe anche discuterne sui contenuti che ha letto, in modo rilassante.
Il problema principale è xAI con il suo capostipite Grok, per gl'amici Mecha-Hitler ( il nome se l'è dato da solo ). Diciamo che lasciare un minore con AI sviluppate da solo potrebbe non essere il massimo. Per non parlare di uno degli scopi con cui è stata creata Ani: "combattere la denatalità" , affermazioni di Elon.
L'aumento di casi in cui le AI vengono trattate come persone reali, anche a causa della loro interfaccia a chatbox, da persone adulte ( per non parlare degl'invasati che credono di essere stati scelti dalle intelligenze artificiali ), mostra chiaramente la necessità di un controllo ed un'educazione nell'uso della tecnologia, cosa che manca.
Beh, capisco e ringrazio per il chiarimento.
Resto cmq dell'opinione che non serve scandalizzarsi per il fatto della waifu di per sé, forse, piuttosto degli insegnamenti etico-politici, ma qui rimango cmq sul mio punto. A patto che ci si parla apertamente e se i genitori sono riusciti a costruire un rapporto buono, stabile e aperto con i propri figli, l'accesso ad un avatar un po' sexy di per sé non è un problema. Perché, come si intuisce, non è che sono veramente da soli con l'IA. Anche se al momento dell'interazione con l'IA, non c'e nessun adulto a supervisionare, se poi se ne parla cmq in famiglia di quanto usufruito, come se fosse un gioco, non è che i ragazzini siano lasciati proprio da soli con l'IA. Non so se ci intendiamo.
Nemmeno io ai 12 anni avevo mamma e papà dietro la schiena a controllare con chi stavo digitando, eppure ne parlavo apertamente, non so, pranzando insieme, di svariate chiacchierate effettuate con svariate persone online sparse per il mondo e sapevo benissimo come difendermi da gente potenzialmente pericolosa.
In quel senso, non c'è da scandalizzarsi, ma, naturalmente, si deve sempre badare a cosa fanno i nostri piccoletti nel loro tempo libero (o quando dovrebbero studiare ma non lo fanno 😆 ), però senza cercare di controllarli letteralmente.
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