La situazione del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême, di cui avevamo già documentato la grave crisi organizzativa e gestionale, ha subito un'ulteriore drammatica accelerazione. In una mail di poche righe inviata giovedì 28 novembre ai partner e alle case editrici, la società 9ᵉ Art+ ha annunciato che la preparazione dell'edizione 2026, prevista dal 29 gennaio al 1° febbraio, è stata "messa in pausa".

Il messaggio, firmato da Noémie de La Soujeole, direttrice commerciale della società organizzatrice, è lapidario: "Vi informiamo che la produzione dell'edizione 2026 del festival di Angoulême è, a oggi, messa in pausa. Torneremo da voi molto presto per fornirvi maggiori precisioni". È la prima volta, dall'inizio della crisi che scuote l'evento, che l'operatore privato incaricato dell'organizzazione evoca esplicitamente un possibile stop, anche se il termine "annullamento" non viene ufficialmente utilizzato.

 


La società 9ᵉ Art+ ha tentato di minimizzare, dichiarando che "nessuna decisione è stata presa da parte dell'organizzazione" e parlando di una situazione di "incertezza" che richiede riflessione. Fausto Fasulo, uno dei due direttori artistici, ha invitato a "non farsi prendere dal panico", spiegando che le squadre sono "in pausa per riflettere" e stanno "dialogando con editori, autori e poteri pubblici". Secondo Fasulo, è "normale" in questa fase "riflettere sul proprio futuro".

Ma la realtà sul campo racconta una storia diversa. Il sindaco di Angoulême, Xavier Bonnefont, aveva già dichiarato il 20 novembre che sarebbe stato "più che complicato" mantenere l'edizione 2026. La stessa opinione era stata espressa dai finanziatori pubblici, che coprono metà del budget di circa 6 milioni di euro e hanno esplicitamente chiesto l'annullamento dell'evento. La municipalità e le istituzioni locali non credono più nella possibilità di salvare l'edizione in programma tra due mesi.

Questa decisione arriva al termine di una fase particolarmente tempestosa che ha visto tutti gli attori e i partner del festival ritirarsi progressivamente. Al boicottaggio degli autori lanciato prima dell'estate e amplificatosi nelle ultime settimane, si è aggiunto il disimpegno delle case editrici, seguito dall'appello dei finanziatori pubblici affinché la prossima edizione venisse essa stessa cancellata.



Come ricorderete dal nostro precedente articolo, la crisi ha origine dalle gravi accuse rivolte alla società 9ᵉ Art+ e al suo direttore Franck Bondoux: opacità finanziaria, gestione tossica, commercializzazione eccessiva dell'evento e, soprattutto, il licenziamento nel 2024 di una dipendente che aveva appena sporto denuncia per uno stupro avvenuto a margine del festival. Circa 400 autori, tra cui nomi prestigiosi come Art Spiegelman e Riad Sattouf, hanno minacciato il boicottaggio, seguiti dai principali editori francesi del settore come Dupuis, Dargaud, Le Lombard e Delcourt.

L'associazione proprietaria del festival aveva fatto marcia indietro a metà novembre, annunciando che 9ᵉ Art+ "non sarà rinnovato oltre" la scadenza del contratto nel 2027 e che verrà lanciato un nuovo bando di gara. Ma evidentemente questa mossa è arrivata troppo tardi per salvare l'edizione 2026.

Tra i pochi a difendere ancora il mantenimento dell'evento c'è il Ministero della Cultura francese, che continua a sostenerlo "contro venti e maree". Ma senza autori, senza editori, senza la fiducia delle istituzioni locali e del pubblico, il festival che per cinquant'anni è stato considerato l'equivalente di Cannes per il cinema o della Fiera di Francoforte per l'editoria rischia davvero di scomparire, travolgendo con sé uno dei pilastri fondamentali dell'industria europea del fumetto.

La 53ª edizione dovrebbe tenersi tra circa due mesi, ma al momento nessuno sembra credere che si possa realmente realizzare. Il festival di Angoulême, dove si assegna il Grand Prix considerato il Nobel del fumetto, vive forse l'ora più buia della sua storia.

Fonte: Le Monde