Con l’uscita di Hades nel Dicembre del 2019 si è assistito alla nascita di un vero e proprio spartiacque per il genere roguelite. Il titolo di Supergiant Games non si è limitato a perfezionare una formula già esistente, ma ha ridefinito gli standard del genere, riuscendo a fondere in maniera organica gameplay, narrazione e progressione. Un risultato che ha scosso un mercato che, da tempo, sembrava prigioniero di strutture ripetitive e di una certa stanchezza creativa. Il successo di Hades , ulteriormente consolidato dal suo seguito , ha fornito all’industria indie un modello efficace e soprattutto remunerativo, diventando un punto di riferimento quasi obbligato.

Da quel momento in poi, il panorama si è rapidamente popolato di produzioni che ne riprendono apertamente l’impianto: action roguelite isometrici, struttura a stanze, potenziamenti temporanei e progressione meta persistente. In questo scenario si colloca Sworn, sviluppato da Windwalk Games e pubblicato da Team17, che grazie alla notorietà del publisher riesce a ottenere una visibilità importante, pur muovendosi su territori ampiamente battuti.
 
Sworn - Recensione di un rougelite poco coraggioso

Sworn non tenta mai di nascondere la propria filiazione diretta da Hades. Se quest’ultimo attingeva a piene mani dalla mitologia greca, trasformandola in un universo narrativo coerente e sorprendentemente profondo, Sworn sceglie il mito arturiano come cornice tematica. Re Artù, Merlino e l’immaginario medievale diventano il fulcro di una narrazione più cupa e meno ironica, incentrata su un sovrano corrotto da un potere ormai fuori controllo. Nei panni di cavalieri ribelli, guidati da un Merlino stanco e disilluso, intraprendiamo una crociata che ha il sapore di una resistenza disperata più che di un’epopea eroica.

Il confronto con Hades diventa particolarmente evidente sul piano ludico. Là dove il titolo di Supergiant Games puntava tutto su una reattività immediata, su animazioni rapidissime e su un combat system che premiava istinto e riflessi fulminei, Sworn adotta una filosofia opposta, o quantomeno più misurata. Il ritmo di gioco è sensibilmente più lento: ogni attacco, schivata o abilità possiede un peso specifico maggiore e una finestra temporale più ampia. Il risultato è un sistema di combattimento meno frenetico e più ragionato, che richiede al giocatore di anticipare le mosse nemiche piuttosto che reagire istantaneamente.
 
Sworn - Recensione di un rougelite poco coraggioso

Questa scelta di design, pur risultando coerente con l’atmosfera più grave e opprimente del titolo, finisce per accentuare ulteriormente il paragone con Hades. Se nel gioco di Supergiant ogni sconfitta era mitigata da dialoghi brillanti, nuove interazioni narrative e una costante sensazione di avanzamento, in Sworn la ripetizione delle run appare più meccanica e meno gratificante sul piano emotivo.

Il loop di gioco resta solido: si entra in una stanza, si eliminano i nemici, si ottiene un potenziamento , spesso legato all’arma, con una scelta tra due varianti , e si procede verso il boss di zona. Tuttavia, l’assenza di una vera sorpresa sistemica o narrativa rende l’esperienza più prevedibile.
 
Sworn - Recensione di un rougelite poco coraggioso

Con il progredire delle run e l’accumulo di miglioramenti permanenti, il gameplay diventa indubbiamente più fluido e appagante. Le classi disponibili ,dal cavaliere allo spadaccino, fino alla maga, presentano differenze funzionali ma non radicali, risultando ben bilanciate ma prive di quella identità forte che rendeva ogni arma di Hades un’esperienza quasi a sé stante. Anche qui tutto funziona correttamente, ma raramente riesce a distinguersi.

Un’aggiunta particolarmente interessante all’esperienza offerta da Sworn invece è rappresentata dalla modalità co-op online fino a quattro giocatori, che si configura come una variante fresca e piacevole rispetto alla struttura roguelite classica, tradizionalmente pensata per il gioco in solitaria. Affrontare le run in compagnia modifica in modo sensibile il ritmo e l’approccio agli scontri, introducendo una dimensione più tattica e cooperativa, in cui la gestione delle classi, il posizionamento e la sinergia tra le abilità diventano elementi centrali. La presenza di altri giocatori contribuisce ad attenuare la ripetitività di alcune fasi, rendendo ogni tentativo meno prevedibile e più dinamico. Pur senza stravolgere le fondamenta del gameplay, questa modalità riesce a valorizzare il sistema di combattimento e la progressione, offrendo un’alternativa solida e divertente che amplia la longevità del titolo e ne rafforza il valore complessivo, soprattutto per chi predilige esperienze condivise.

Sul piano tecnico, Sworn mostra invece una personalità più definita. Il comparto visivo si affida a uno stile in cell shading volutamente grezzo e spigoloso, caratterizzato da linee marcate e texture sporche che restituiscono un mondo decadente. Le animazioni, pur non essendo sempre fulminee, risultano leggibili e coerenti con il ritmo più ponderato del combat system. Gli effetti particellari durante gli scontri sono chiari e funzionali, contribuendo a mantenere sempre comprensibile ciò che accade a schermo, anche nelle situazioni più caotiche.
 
Sworn - Recensione di un rougelite poco coraggioso

Dal punto di vista delle prestazioni, il gioco si dimostra abbastanza solido: frame rate quasi sempre stabile, caricamenti rapidi e assenza di evidenti incertezze tecniche. Non siamo di fronte a una produzione che punta allo spettacolo puro, ma a un titolo rifinito e ben ottimizzato, consapevole dei propri limiti produttivi. Il comparto sonoro svolge il suo compito senza particolari guizzi: le musiche accompagnano in modo adeguato le varie zone, rafforzandone l’atmosfera, ma faticano a imprimersi nella memoria come accadeva con le iconiche composizioni di Darren Korb per Hades.

Conclusioni
 
Sworn è un titolo che dimostra consapevolezza, competenza e una chiara padronanza della formula roguelite moderna, ma che sceglie deliberatamente di muoversi in una zona di comfort ben definita. L’ispirazione a Hades non è solo evidente, ma strutturale, e se da un lato questo garantisce solidità, ritmo e un gameplay che non deraglia mai, dall’altro limita fortemente la capacità del gioco di affermare una propria identità autonoma.
Resta quindi un’esperienza consigliabile per chi cerca un roguelite ben confezionato, accessibile e tecnicamente solido, magari per chi ha apprezzato il titolo di Supergiant Games e desidera esplorarne una declinazione più lenta e riflessiva. Tuttavia, al netto della qualità complessiva, Sworn rimane un gioco che cammina su un sentiero già tracciato, senza mai deviare davvero dalla strada maestra, confermando quanto sia difficile, ancora oggi, uscire dall’ombra di un capolavoro che ha ridefinito un intero genere.


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