Xross Road, una piattaforma Web3 dedicata alla proprietà intellettuale (IP) supportata dal gruppo TV Asahi, ha annunciato il 9 febbraio 2026 di aver ottenuto un finanziamento pre-seed da 1,5 milioni di dollari.
Il capitale raccolto servirà a finanziare lo sviluppo di Hanasee, uno strumento di creazione manga basato sull'intelligenza artificiale, progettato per convertire romanzi e sceneggiature testuali in manga.
Il round di finanziamento, co-guidato da Arbitrum Gaming Ventures e Decima Fund, ha visto anche la partecipazione di Taisu Ventures, Baboon VC e altri investitori istituzionali.
L'azienda ha dichiarato che l'obiettivo principale di Hanasee è quello di eliminare le barriere strutturali che affliggono l'industria del manga, tra cui gli elevati costi di produzione e la carenza di illustratori professionisti. Lo strumento permetterà a chiunque di trasformare le proprie storie nel formato manga, democratizzando la creazione di contenuti visivi.
Hanasee è un sistema multi-agente, in cui diverse componenti di IA si occupano di fasi distinte della produzione manga: illustrazioni, sceneggiatura e impaginazione delle tavole.
Questi agenti IA sono stati addestrati sotto la supervisione di mangaka professionisti, per garantire che i risultati catturassero le sfumature dello storytelling, della composizione, del layout delle vignette e dell'espressività emotiva dei personaggi. Per risolvere uno dei problemi più comuni nell'arte generata da IA — ovvero la variazione nell'aspetto dei personaggi tra un fotogramma e l'altro — Xross Road ha implementato un apposito strumento di editing pensato per mantenere la coerenza visiva nelle storie di lunga durata.

Le parole del fondatore
"Nel mondo delle IP anime esistono innumerevoli storie e creator di talento che non hanno ancora raggiunto un pubblico globale. Xross Road sta costruendo l'infrastruttura che supporta l'intero percorso: dalla nascita di un'IP anime, alla sua scoperta, fino all'espansione internazionale. Al centro di questo ecosistema c'è HANASEE, il nostro motore di creazione manga. Orchestrando più agenti IA specializzati, HANASEE rende possibile una produzione manga di qualità professionale e apre le porte ai creator indipendenti, che possono diventare gli artefici della prossima generazione di IP. Collaborando con detentori di IP e partner come il gruppo TV Asahi, Xross Road connette fan, creator e aziende in un flusso unico e continuo — sbloccando il potenziale globale delle IP nate in Giappone." — Yosuke Utsumi, Fondatore e CEO di Xross Road
Beta chiusa e prossimi sviluppi
Attualmente è disponibile una beta chiusa di Hanasee, accessibile solo su invito. La startup punta inoltre a collaborare con i principali detentori di IP per facilitare test di mercato rapidi, offrendo un'alternativa economica per adattare light novel o sceneggiature in media visivi prima di impegnarsi in una produzione anime su larga scala.
Xross Road ha aperto una lista d'attesa per l'accesso anticipato e sta attivamente raccogliendo manifestazioni d'interesse da parte di editori e studi di animazione interessati a programmi pilota.
La beta aperta di Hanasee è prevista per il 3 marzo 2026. Al momento del lancio ufficiale, la piattaforma offrirà sia un piano gratuito che abbonamenti a pagamento. L'azienda ha precisato che i manga prodotti durante la fase beta e nelle fasi successive saranno resi disponibili per la vendita direttamente sulla piattaforma.
Xross Road ha inoltre annunciato i piani per il lancio di un sistema di gestione dei diritti basato su blockchain all'inizio del 2026. Questa infrastruttura è stata pensata per garantire una distribuzione trasparente dei ricavi e una monetizzazione equa per i contenuti generati attraverso la piattaforma.
Fonte: AnimeHunch
Sogno il giorno in cui questa roba diverrà illegale (non arriverà mai, lo so).
E certo, perché pagare decentemente e far fare orari umani agli illustratori/animatori è un costo troppo elvato. Estendere il tempo di pubblicazione, poi, è diseducativo per i consumatori, sia mai che "tutto subito, qui e ora" non sia più applicato. Sia mai, oltretutto, ridurre i profitti di chi già prende troppo "commerciando" sull'arte altrui.
Forse l'impaginazione è l'unica cosa che ha senso affidare all'IA? Ma qui avrei bisogno di un parere su chi ci lavora sui fumetti per sapere se è così o è il solito slop IA.
ma io mi domando, come puoi far questo all'arte che crei?
Diritti su cosa? Come si fa a stabilire cosa e in che quantità è farina del tuo sacco e cosa hai copiato con l'IA da altri artisti? Ma poi, il database di questa IA, cosa e da chi prende dati per operare e hanno sopratutto il permeso "diretto" dei detentori originali per usare quei dati in quella maniera?
sta al genere umano capire come usare la tecnologia
Basterebbe anche solo che si riuscisse/iniziasse a "regolarizzare", lasciando i diritti (o gran parte di essi) a chi ha fornito il proprio materiale per il training (artisti, sceneggiatori, ecc.)... Ma anche questa, ahimè, sembra abbastanza un'utopia, almeno al momento (e sono consapevole che alcuni lo troverebbero comunque poco etico... e sinceramente non li biasimerei).
Poi per carità, si potrebbe ribattere sul fatto che gli ambiti in cui l'IA potrebbe essere effettivamente utile son altri... e sono d'accordissimo.
L'arte è già democratizzata, chiunque può fare arte, bastano un foglio e una matita o una tavoletta grafica da 40€.
Non sai disegnare? Impari. Non serve fare accademie costose. In alternativa, fai come ONE. O trovi qualcuno che lo sa fare ma non ha idee per una storia. Ti apri una paginetta IG e pubblichi lì. Fine. Chiunque può farlo, basta la voglia.
Chi pensa che l'IA possa "democratizzare" l'arte, deve stare il più lontano possibile da quest'ultima.
E queste aziende, l'unica cosa a cui stanno pensando, non è fare arte, ma tagliare l'umanità dall'arte, in modo da non pagare gli artisti.
Il problema è che, se guardiamo alle campagne pubblicitarie fatte con l'AI viste di recente, tipo quella di McDonald's o quella di Coca-Cola, hanno dimostrato che le persone non gradiscono questo approccio: infatti hanno fatto flop.
Quando qualcuno vede una pubblicità fatta con questo strumento, la prima cosa che viene in mente non è ciò che reclama, ma la disumanizzazione di quello che si fa.
È ovvio che poi la gente la rifiuta… perché, in fondo, rimane il messaggio più grande:
il rifiuto sei tu… non abbiamo bisogno dell'essere umano.
E penso che questo sia il messaggio peggiore che possa dare un'azienda.
Quando io leggo un manga, non voglio leggere una storia e basta: voglio confrontarmi con un pensiero, voglio immergermi in uno stile di disegno, nell'architettura della pagina scelta. Anche quando la storia sembra incasinarsi e qualcosa va male, sto comunque vedendo la sua idea e confrontandomi con il creatore.
Ciò che fino a oggi ha permesso alle persone di innamorarsi di personaggi di finzione era sapere che quella finzione era frutto dell'esperienza, della sofferenza, della gioia di chi le aveva vissute… persino dei suoi desideri più reconditi, persino delle sue paure. E la nostra fiducia in quel prodotto derivava dal fatto che potevamo riconoscerci in quei sentimenti.
Questo è uguale anche per le illustrazioni: quel tratto, quello stile, quel modo di fare i volti sono venuti fuori dopo anni e anni, e il grado di emozionare, di trascrivere un'emozione e renderla visiva, è nato dallo stesso travaglio interiore.
Ma se in futuro sarà una macchina a costruire personaggi di finzione basati sulla simulazione di un'esperienza di vita che non esiste, che non ama, che non odia, che non ha desideri né sogni, ma che ipotizza in un paio di secondi qualcosa che non sa nemmeno cosa sia… perché dovrei perdere tempo a leggere qualcosa che non ha più nessuna anima?
ops già lo fanno senza AI
Scoperchiato il vaso Pandora non lo può richiudere.
Divertente visto che il tuo username ricorda Killua, un anime shonen con power up
Così, per puntualizzare.
Scatenatevi.
divertende che totalmente sbagliato visto che il mio nickname prende da "Godzilla", eppure facile da arrivarci, ma evidentemente NO
Non sono gli artisti che mancano, sono le persone disposte a pagarli che per colpa delle IA si stanno diradando
"(...) Ma se in futuro sarà una macchina a costruire personaggi di finzione basati sulla simulazione di un'esperienza di vita che non esiste, che non ama, che non odia, che non ha desideri né sogni, ma che ipotizza in un paio di secondi qualcosa che non sa nemmeno cosa sia… perché dovrei perdere tempo a leggere qualcosa che non ha più nessuna anima?"
cit. saji genpou
Tutto il tuo commento sarebbe da incorniciare, ma la frase finale dice tutto: un'artista mette la sua anima in quello che fa. L'arte è tale perchè è manifestazione della visione umana del mondo, del pensiero e del sentimento dell'essere umano, cosa che purtroppo i signori che spingono l'IA, pensando che sia la risoluzione di tutto, non capiscono o non vogliono capire.
Nessuna IA potrà mai essere superiore a Michelangelo, Picasso, o Osamu Tezuka...
per quanto mi riguarda nulla di ciò che viene prodotto dall'IA può essere considerato arte.
Aggiungo una riflessione: non puoi coniugare l'arte dell'inventare qualcosa che non esiste con un qualcosa che rappresenta solo cose già esistenti.
Non per creare "opere d'arte" fredde, senz'anima, da vendere per fare più soldi spendendo il meno possibile.
Da quando siamo nati, ci hanno educato al concetto di attribuire un valore a qualcosa. Grazie a questo abbiamo imparato che, per esempio, a quantità di lavoro svolto esiste una paga adeguata, proprio perché quel lavoro merita di essere ricompensato.
Abbiamo imparato che anche dietro l’arte esiste il tempo speso; che dietro una tela, dietro una scultura, esistono lo studio e l’analisi della nostra conoscenza, che permettono di elaborare un concetto, di farlo nostro e restituirlo nel mondo sotto forma di colore.
Abbiamo imparato che dietro i libri che leggiamo ci sono pensieri che hanno lavorato dentro di noi da quando siamo venuti al mondo; ci hanno fatto capire come si fa a intrecciarli in una pagina, come si fa a costruire uno stile.
Prima di diventare le storie che leggiamo, hanno lavorato all’interno di noi per farci crescere come persone.
Anche dietro un disegno di un manga o dietro un’animazione esistono miliardi di secondi spesi a far sì che un solo movimento, o un solo disegno, risultasse il migliore di tutti. Dietro a tutto questo impegno, studio e passione, abbiamo attribuito un valore. E abbiamo pensato che fosse giusto premiare quel tempo, che fosse giusto premiare il talento. Quel talento capace di smuoverci dentro e aiutarci a cambiare.
Noi a tutto questo abbiamo sempre dato un valore. E lo è, senza girarci intorno.
Ma ora che arriva l’AI a produrre tutto in un secondo, distrugge il nostro sistema di valori tutto in una volta. Che valore diamo? Senza studio, senza sogni, senza impegno, senza cura, senza esperienza, con l’idea di base delle grandi aziende che, se ti impegni, se studi, se lavori, stai producendo solo un costo.
Stanno dicendo chiaramente che la vita, nel suo insieme, da quando è stata concepita, non vale niente, perché queste grandi aziende ci stanno dicendo che possono fare a meno dell’uomo.
Allora la risposta è chiara: che valore diamo all’IA, quando alla base c’è un sistema che danneggia i nostri valori?
Semplice. Il suo valore è zero.
Se il suo valore è zero, anche il nostro sostegno verso tutti i prodotti di AI deve essere zero, con tutto quello che significa questo termine.
Se al lavoro attribuiamo un valore, remunerato con lo stipendio, a tutti i lavori futuri che distruggono i nostri sogni, che avvelenano la nostra etica del lavoro, che ci vedono sostituibili, che ci vedono sacrificabili, la nostra risposta non può essere che una: noi non daremo un centesimo a nulla che viene prodotto in questo modo.
Inizia l’ora della ribellione.
no, non è così... diventa concettuale la cosa. il chat bot può non solo concludere Nana una volta, ma potrebbe farlo un miliardo di volte. Per ogni pront, una conclusione diversa. A quel punto avrei miliardi e miliardi di conclusioni... il fatto però, che in questo modo, si entra nel concetto di generazione di emozioni a comando. Si darebbe scontato che il pianto, il dolore, la gioia, l'emozione scritta da chat gpt, possono sostituire quelle reali... solamente simulandole. Anche la tua di lettore varrebbe meno, perché ci accontenteremo del concetto di surrogato distopico. si enterà così nel concetto di "per me" la fine di Nana è così, e sarebbe del tutto diversa da quella di un altro. Si aprirebbe così un mercato delle menzogne. E se si da buono questo principio, inizieremo a dubitare di tutte le realtà narrate fino ad oggi... perchè non facciamo fare all'Ai i sequel di qualsiasi altra cosa. facciamogli riscrivere di tutto, guerra e pace, i miserabili, persino la bibbia.
concetto di riscrittura tra l'altro per molti persino accettabile, ricordate quando molte cose scritte da Roald Dahl, sono state riviste e politicamente corrette. se diamo all'AI l'idea di costruire emozioni finte al posto nostro e farlo tutta le volte che ci pare, dubbiteremo non solo di quello che leggiamo in futuro, ma anche di tutto quello che abbiamo letto nel passato. in quanto non sapremo più distinguere niente da ciò che è vero a ciò che è falso, il tanto da voler alla fine, riscrivere tutto quanto. Se è indistringuibile, allora tutto può essere formatato e rifatto. Ma a quel punto il concetto di narrativa, storia, racconto, non esisterà più.
Tutto bello ma poi vedi che cantanti, doppiatori e persone legate al mondo del fumetto e dell' animazione usano e abusano di immagini in ia generativa a volte anche di infimo livello. È un gioco ti rispondono. A volte vedi queste robe pure belle artist alley in fiera
il fatto è che così ci spingono ad accettare certe condizioni. per esempio ora hanno scritto che è dovuto al fatto che "non si trovano illustratori..." il che non è vero, non è che non si trovano, ce ne sono in abbondanza, ma non si trovano quelli che accettano una paga da fame, o di lavorare tante ore in più senza fiatare.
ed è la stessa cosa quando molti imprenditori al lavoro dicono che non trovano lavoratori... altra cosa non vera, i lavoratori pronti a fare quelle mansioni sono tanti, ma loro non vogliono chiunque, vogliono solo quelli che accettano le loro determinate condizioni.
davvero, dovremmo accettare tutto questo? un mondo in cui si barata la dignità umana rimpiazzandola con una macchina.
il loro messaggio di fondo è "che possono fare tutto senza bisogno dell'uomo" allora perché ci chiedono di sostenerli con il nostro denaro?
Se il concetto è che possono fare a meno di noi, allora dovrebbero accettarne anche le conseguenze, dovrebbero fare a meno anche del nostro sostegno.
siamo sicuri che le persone davanti alla scelta tra un uso della ia che permetta di pagare meno tutto in confronto a quello che giustamente comporta e costa l'ingegno e il valore umano sceglieranno la seconda via?
non sto "giustificando" attenzione...ma conosciamo bene le cose come vanno...
È una buona risposta... ma sono d'accordo solo in parte.
Non è che le emozioni che ti suscita una romcom o un battle shonen di oggi siano meno artificiose o costruite.
Gli autori di manga è da decenni che riutilizzano sempre le stesse situazioni, gli stessi archetipi di personaggio, perfino gli stessi finali. Spesso in modo asettico, s privo di rielaborazione e platealmente costruito.
Vagonate di manga ciascuno uguale all'altro, in cui ogni capitolo è pensato per stimolare il lettore sempre nello stesso modo, colpendo sempre gli stessi "nervi scoperti".
Ho perso il conto delle romcom che condividono il capitolo in piscina, il matsuri, l'episodio al mare, il protagonista con il raffreddore killer, la tizia tsundere, l'imbarazzo di chiamarsi per nome, eccetera... tutte caratteristiche che possono essere prese e sintetizzate da una AI in un prodotto. Che sarà un linea con gli altri prodotti sugli scaffali di quel tipo, dove questo stesso lavoro di sintesi sterile in cui non si inventa niente di nuovo lo fa il mangaka.
Perché nel 99% dei manga, almeno quelli commerciali, ma non solo, non si inventa proprio niente.
Se invece vogliamo parlare della personalità nello stile di disegno, lì sono maggiormente d'accordo. Molti autori hanno uno stile evidentemente personale e immediatamente riconoscibile che, per me, è un valore aggiunto. Ma ci sono anche tanti mangaka il cui stile di disegno pare uscito da un corso. Zero personalità, solo l'ennesima fotocopia di tanti altri disegnatori, magari anche bello a vedersi ma senza niente di personale.
Nel mio adorato Hyouka, il disegnatore del manga ha in più punti dichiarato di copiare lo stile dell'anime, addirittura dicendo che ora che siamo entrati in zona non coperta dalla versione animata è più difficile perché non ha un riferimento. È davvero così diverso da far fare la stessa cosa a un'AI? 🤔
Non lo so, dipende molto da cosa leggi. Per me che leggo quasi solo manga dozzinali e commerciali non cambia granché.
il concetto è dare una risposta alle aziende che la sostengono... perché mi pare che adesso, prevale solo l'aspetto speculativo. le aziende si sono messe in testa che le persone che lavorano e tutta la loro strumentazione è un costo, e che possono semplicemente sostituirla e avere solo un profitto. Questo, Ironic, è un concetto pericolosissimo, anche perché applicabile a qualsiasi settore.
Tutto questo loro strappotere va controbilanciato con lo spettro del fallimento. Tu non vuoi gli essere umani, allora devi prendere per buona l'idea che io non ti pago e che a lungo andare, le cose possono andare molto male.
La Ai va bene come affiancamento al lavoro, per aiutare l'artista per esempio con i rettini o a fare gli inbetweener in animazione, o magari ad aiutare il sakan a correggere le animazioni invece di farlo manualmente, insomma sempre con un controllò umano alla base.
se diventiamo noi l'ago della bilancia, e il nostro potere di deterrenza diventerà abbastanza influente... saranno gli utenti a fungere da sindacato, dicendo alle aziende, che l'AI va usata in un altro modo e non per specularci e basta e poi chiederci un abbonamento.
Aspetta.
In Giappone escono circa 300 nuovi manga al mese e ti posso assicurare che ogni mese esce qualcosa di assolutamente innovativo, interessante, spettacolare.
In un mare quasi infinito di storie molte rimangono sconosciute. Considerando solo le riviste più commerciali ogni tanto escono dei piccoli capolavori (Goze Hotaru, Mama Yuuyuu, Eunuch of Empire che non hanno nulla in comune se non il fatto che sono terminati prima del tempo e altri manga come War of the Adults stanno combattendo per non incorrere nella stessa fine) quindi no, la creatività umana è un qualcosa di infinito.
Molti si convincono di come si sia già inventato tutto, ma non sarà mai vero. Si potrebbe inventare una storia molto interessante anche partendo da questa discussione, anche partendo da qualunque cosa tu abbia visto oggi. La fantasia è infinita.
L'altro giorno ho visto un video di Arkantos in cui diceva che gli anime stanno diventando tutti uguali, video a cui è seguita la replica di Italo Scaniello... e io ero d'accordo con quello che ha detto Italo.
Al suo discorso aggiungo che molto spesso associamo il nostro concetto di uguaglianza all'argomento o alla situazione, dimenticandoci che ciò che conta non è se l'argomento è identico o se lo sono le situazioni: ciò che conta è la credibilità di quello che viene narrato.
Non importa se escono ventimila isekai, ventimila romcom, ventimila action. L'importante è che le azioni e i sentimenti espressi durante il loro trascorrere siano credibili, coerenti e che portino i personaggi a crescere e a capire, ad esempio, se stessi e il proprio ruolo nel mondo.
Ovviamente sì, ci sono storie che molto spesso usano situazioni già cavalcate da altri o situazioni di comodo, ma perché a volte si cerca di accollarsi meno rischi e rimanere confinati dentro la propria comfort zone. Cosa che poi è simile al modo in cui vengono scelti certi manga o anime: non perché si voglia la complessità, ma perché si pretende la leggerezza.
Il fatto è che tale leggerezza è comunque sorretta dal tempo speso e dallo studio applicato per fare quel lavoro. L'artista poi applica personalità ai suoi personaggi e lavora con quelli che sono gli "universali", ossia quei sentimenti che possono essere letti in tutto il mondo e che alla fine accomunano il genere umano: l'amore, l'amicizia, l'impegno, il sacrificio, la rabbia, il dolore, ecc.
Sono gli universali a dare spessore ai personaggi di finzione: noi riconosciamo veridicità a ciò che leggiamo o guardiamo solo perché alla base esiste qualcuno che ha filtrato la sua esperienza di vita e l'ha resa arte. Se partiamo dalla premessa che gli universali sono delle menzogne e che possono essere replicabili, allora dovremmo dubitare persino delle nostre.
Tra l'altro, non è vero che le storie che leggiamo sono tutte uguali: ad esempio, in questa stagione Ikoku Nikki e Frieren sono di una qualità più alta.
Se ci si accontenta di barattare tutto facendolo fare all'AI, poi si rischia di buttare via il bambino con l'acqua sporca.
Ti dirò, io aspetto ancora l'anime di Battle royale, di Eden: It's an Endless World! e di tante altre opere completamente diverse l'una dall'altra.
La domanda è: perché negli adattamenti si scelgono, tra decine di migliaia di possibilità, spesso argomenti molto simili, tanto da far pensare a una crisi creativa e che una IA potrebbe fare altrettanto, fossilizzandoci su questo pensiero quando dovremmo saperlo che non corrisponde al vero? Ovvero perché ci convinciamo di una realtà parziale, volendola giustificare, senza vederla la realtà?
In questa stagione ci sono anche The Darwin Incident, Golden Kamui e Oshi no Ko, che sono di una qualità non più alta (chi la definisce la qualità?) ma che si discostano dal discorso.
I manga non sono assolutamente tutti uguali, ma neanche gli anime e fino a quando sarà così non mi stancherò di farlo notare.
Non funziona "Fammi il capitolo in cui il protagonista si prende il killer-flu". A queste app devi dare descrizioni dettagliate del lavoro finale che vuoi ottenere, input sensati e coerenti, e il lavoro in uscita viene comunque valutato e vagliato da editor e professionisti.
Non è che viene introdotto uno shinkansen diretto AI-fumetteria eh.
Quindi tutto il discorso sul fatto che non ci sia umanità che fai non ha semplicemente alcun senso. Se l'AI è abbastanza evoluta chi la utilizzerà si accerterà che il prodotto finale sia human-like.
Chissà, magari può pure essere che gli esseri umani finiscano a fare la post produzione, sistemando il lavoro fatto dal computer, in un certo senso al contrario di ciò che avviene ora.
A me, onestamente, pare molto che il concetto che esce fuori alla fine da queste discussioni sia: "ma se uno è bravo a disegnare diventa inutile".
Ci siamo già passati nella storia umana, prima con la rivoluzione industriale e poi con quella digitale.
Esiste ancora chi dissoda il campo con la zappa o con i buoi, ma la maggior parte usa un trattore.
Esiste ancora qualche piccola azienda artigiana locale che fa la carta a mano, ma la maggior parte la fanno le cartiere.
Esiste ancora chi ascolta la musica sui vinili di Freddie Mercury, ma la maggior parte usa servizi di musica digitale per ascoltare prodotti aggiustati con l'autotune.
Esisterà ancora chi disegna a mano, ma a un certo punto, forse, quel che andrà per la maggiore sarà aggiustare le imperfezioni delle illustrazioni fatte dalla AI.
Personal rant: Oh, e magari un giorno potrò avere un manga prodotto da me, per me stesso e basta, tarato sui miei precisi gusti narrativi e canoni estetici, senza sapere tenere in mano una matita. Invece di incazzarmi ogni volta perché il manga di turno che mi piace viene snaturato a.c.d.c. per correre dietro ai gusti del lettore medio e sul numero di vendite.
così si cerca solo il bias di conferma... si guardano le realtà che più ci fanno comodo, solo per sostenere la propria idea. per valutare migliaia di manga generati dall'Ai, ho davvero bisogno di molti editor? probabilmlente un buon 90 percento verrà tagliato via.
anche perchè poi fa comodo dire che si possono fare meno di tutte le figure professionali che prima lavoravano a qualcosa, senza che queste non generino delle conseguenze; probabilmente si perderanno: sceneggiatori, assistenti, illustratori, editor, correttori bozze, redatori... ecc ecc semplicemente perché quando un azienda carezza l'idea di tagliare i costi di produzione, non si sta tagliando solo un ramo, si stanno tagliando tutti i rami.
e dietro ogni posto che si perde, esisterà un dramma. Questa rivoluzione non riguarda solo un settore, ma tutti i settori. Quindi chi perde un lavoro, non può riqualificarsi in altro, semplicemente perché l'altro, è già in trasformazione per via dell'IA.
La verità è che L'IA non ha bisogno dell'essere umano per fare questo lavoro già adesso che è imperfetta, fra un anno, o fra anni, non ne avrà più bisogno al 100 percento.
lo stesso bias fa si che molte persone pensino che a loro sta cosa non potrà mai succedere... ma non è così, già ora sta succedendo nel mondo:
ti metto un link di quello che succedendo in india in questo momento https://www.youtube.com/watch?v=mxyHnJLEBa0
cose che per ora non stanno arrivando in occidente, ma, alla fine, stanno accadendo.
Imparate (o insegnate) a disegnare! O, più difficile, fate storie così belle che si passa sopra alla qualità del disegno.
E al massimo, usate l'IA come fonte di ispirazione o solo per prodotti ad uso personale.
P.S: Scommettiamo che l'80% degli utilizzi sarà per gli hentai?
Guarda, faccio il programmatore, non hai certo bisogno di spiegarmi l'impatto dell'AI e il rischio che corro nel mio lavoro in primissima persona: lo vedo ogni giorno. E pensa che ho una famiglia da mantenere, non è che posso dire "me ne frego".
Ciò non di meno la valutazione lucida che faccio dell'attuale situazione è che è già successo in passato. Ci sono state due rivoluzioni industriali e una digitale, meno impattante. Le prime due e la catena produttiva automatizzata hanno lasciato letteralmente alla fame milioni di persone.
Si chiama progresso e, purtroppo, è inevitabile. Ciò che si può fare è cercare di gestirlo e fare del nostro meglio per "girarci attorno", perché ostacolarlo è una causa persa. Nessuna azienda rinuncerà mai alla possibilità di tagliare il costo umano a favore di un'entità che lavora più velocemente, senza lamentarsi e per un costo minore.
Regolamentereanno la cosa in Giappone (esempio)? Magari sì, e ci troveremo invasi di manga cinesi dove magari quella regola non esisterà. Oppure i giapponesi stessi produrranno i manga all'estero in Puzzonia per bypassare la legge. C'è sempre una scappatoia.
Se davvero questa cosa prenderà piede la differenza la farà proprio il comparto umano che verrà affiancato all'AI: se un prodotto fa cagare, la gente non lo compra (*). E solo un umano può garantire per la bontà del prodotto generato dall'AI. Se non vuoi accettare che escano prodotti mediocri devi prevedere che degli umani li "aggiustino" per renderli realmente concorrenziali.
E, come diceva correttamente Focasaggia, ci sono anche molti prodotti davvero originali. E quelli saranno comunque partoriti da una mente umana. Magari sviluppati poi fisicamente da un'AI in termini di sceneggiatura e disegni, ma comunque dovranno essere supervisionati e rivisti, per non perdere la loro unicità.
Insomma... io non la vedo come una cosa così drammatica dal punto di vista dell'utente finale. Per gli addetti ai lavori la situazione può essere molto diversa, ovviamente, ma onestamente non posso essere io a preoccuparmene.
(*) Non è vero, altrimenti non si spiegherebbe la diffusione di certa roba... più corretto dire che se la roba non incontra il gusto del consumatore medio, la gente non lo compra.
Purtroppo non saranno onesti
Spesso sarà omesso l'intervendo dell'ia nel processo
Sarà impossibile distinguerli
Approvo l'uso dell'ia in tutti i campi, tranne che in quello artistico
Li dev esser ridotta, al massimo, a ruoli marginali
See, magari, servirebbe una RIVOLUZIONE, piuttosto, di quelle in cui si rischia la vita per impiccare i capi.
Comunque eccellente discorso, aveva ragione Miyazaki già anni fa che aveva capito, a differenza di chi lo considerava un vecchio retrogrado e dei:
"Eh, ma una azienda non è una onlus, deve pensare a guadagnare prima" (certo, allora potevi anche vendere spazzolini, invece di arte).
"Eh, ma è il mercato che decide, il governo deve starne fuori".
O "Che facciano pure, aiuterà a far rimanere i migliori" Detto da professionisti sulla via del ritiro o privilegiati che pensano di non essere sostituibili.
"Eh, ma è il progresso, bellezza! Non ti puoi opporre, è ovvio che uno strumento vecchio venga sostituito e si cercherà di ottimizzare riducendo il lavoro umano".
Peccato che non si parla di sostituire una zappa col trattore o il foglio col PC, mezzi per creare che si potenziano. Ma proprio chi umanamente crea.
E la creatività è unicamente umana.
Sennò perché abbiamo detto internazionalmente che le armi NBC non vanno usate? Non sono più "efficienti"?
Perchè ripugnano il senso valoriale in empatia e abnegazione che umanamente cerchiamo di sviluppare.
I milioni di posti di lavoro persi verranno riassorbiti nel tempo, certo, qualcuno servirà ancora per programmare le IA, qualcuno rimarrà a fare in modo tradizionale, ma in effetti potrebbe essere che in futuro non servano neanche più gli umani a guadagnare e far girare denaro. Sarà solo un circolo di profitti fra sistemi automatizzati.
Sì, la fantasia umana è infinita, però se questa serve solo come "mangime" per chi crea il prodotto finale, come variabile di gusto per generare profitti, surclassati nell'abnegazione e nella creatività, cosa ci solleverà dall'essere una variante di bestiame?
Quindi perchè dovremmo accettare passivamente questa "atomica"?
In modo che le persone possano scegliere. Io per esempio non comprerò mai un prodotto fatto solo con ai, non ne vedo il senso.
Propongo di grattare via il "Giudizio Universale" dalla Cappella Sistina, e di metterci la cover di "In gita alla spiaggia per nudisti", o una gigantografia di un fotogramma di "Boku no pico". Tanto come al solito nella bocca degli ignoranti "tutto è uguale a tutto".
Tornando in argomento AI... andatevi a leggere i commenti sul calendario uscite di Toshokan, e pensate anche a quanto possono essere abbattuti i costi per il consumatore finale usando l'AI. Sia nella fase nipponica di creazione e produzione di un manga, sia nella fase italiana di traduzione, per esempio.
Mi spiace dover ricondurre tutto allo spietato realismo, ma la situazione economica e geopolitca mondiale ci dicono in modo inequivocabile che il potere di acquisto nei prossimi anni calerà ulteriormente, e i prezzi saliranno. E i manga saranno sempre più costosi e sempre meno acquistabili.
Premettendo che i prezzi non caleranno mai, perché una volta che un determinato prezzo è sdoganato nessuna azienda torna sui propri passi abbassandolo, la strada di ricorrere all'AI potrebbe garantire che il prezzo ormai consolidato rimanga stabile quanto più a lungo possibile. Almeno fino a quando terre rare, chip ed energia non renderanno l'AI stessa troppo costosa... problema già presente ma che ancora non rappresenta un ostacolo, come succederà probabilmente invece in un futuro non troppo lontano.
Sì, questo sì. Concordo al 100%.
Un po' come dovrebbe essere per i prodotti alimentari, dove vorrei sapere ogni step della catena produttiva, e se il pesce che mangio viene da allevamento o da pesca sostenibile, per esempio. O per il tessile, dove "made in Italy" spesso indica semplicemente che il prodotto viene assemblato in Italia per l'ultimissimo step della catena.
Se non riusciamo a stabilire leggi chiare sui nostri due settori econmici principali (parlo per l'Italia) figuriamoci per una sotto-branca microscopica dell'editoria come i manga...
Già, per questo parli di rivoluzione industriale e digitale senza capire come non c'entri niente il progresso con l'eliminazione dell'arte.
Pensa che per me non Mozart, Shakespeare, Rembrandt e Naoki Urasawa sono la stessa cosa, arte pura.
Ma è vero, c'era chi era convinto che i manga non fossero arte e quindi li bruciavano. Per fortuna per la lingua italiana anche i manga rientrano nel concetto di arte.
Seguo il tuo discorso: "non ce la faccio a non ridere quando leggo di gente che chiama i manga genericamente "arte" ".
Allo stesso modo non considererai tutta la musica "arte", tutti i ritratti "arte", tutti i programmi televisivi "arte" e via dicendo, se è questo il discorso non conosco una singola persona che non la pensi come te, quindi di chi staresti ridendo?
Rido, e sguaiatamente anche, e con tonto altezzoso, derisorio e canzonatorio aggiungo, di tutti quelli che si riferiscono ai manga genericamente come "arte", facendo di tutta l'erba un fascio. Mettendo assieme Urasawa e pornazzi da caserma nello stesso calderone.
C'è qualcosa nel mondo dei manga che è arte? Sì, qualcosa c'è. Quanto? Molto poco.
Tu dici che Urasawa è arte? Per me è opinabile, ma sicuramente è meglio del 90% della produzione media, e mi bacerei le mani se il manga medio fosse quello.
A me viene di più da pensare a Tezuka, Nakazawa o Taniguchi. Per stare su nomi riconosciuti a livello internazionale, visto che la mia conoscenza non è comunque così profonda su autori del passato o molto di nicchia. Se voglio leggere qualcosa di elevato o artistico non leggo manga, di solito, ma Dostoevsky. O Murakami, se voglio qualcosa di nipponico, un po' più "pop" e moderno.
Di sicuro non basta disegnare bene per essere un artista, altrimenti le immagini generate dalla AI sarebbe arte.
Di sicuro non basta scrivere bene per essere un artista, altrimenti i testi fatti con l'AI sarebbero arte.
Sono centinaia di anni che ci si interroga su cosa sia l'arte, e non c'è una risposta univoca. Tuttavia su una cosa c'è un certo accordo... se non c'è un concetto dietro, una riflessione, una certa volontà di criticare o di approfondire, è molto difficile che ci sia dell'arte. E nei manga, nel 90% dei casi, c'è solo volontà di vendere copie.
Io credo che il rischio, in discussioni come questa, sia quello di trasformare un’opinione personale in un criterio generale. Quando si fa questo passaggio, l’argomento diventa inevitabilmente discutibile, visto che si forma su presupposti abbastanza opinabili.
Quando si dice che “il 90% dei manga non è arte” e che, se si cerca qualcosa di elevato, bisogna rivolgersi altrove, si sta comunque facendo un’operazione selettiva molto simile a quella che si critica: si prende una parte del fenomeno e la si assume come rappresentativa del tutto. Questa operazione in genere si chiama retorica.
È vero che non basta disegnare bene o scrivere bene per fare arte (almeno per chi lo sa fare), se no a quest'ora saremmo tutti artisti. Ma non basta neppure appartenere alla “letteratura alta” per esserlo. Ci sono opere di Dostoevskij considerate minori, così come ci sono manga che vanno ben oltre la logica commerciale.
Il fatto che il mercato influenzi la produzione non è una caratteristica esclusiva del manga: vale per la narrativa, per il cinema, per la musica, per qualsiasi altro media in grado di colpire la sfera emotiva e logica.
Se accettiamo che non esista una definizione univoca di arte, allora forse dovremmo anche accettare che il medium in sé non sia il problema. Un manga può essere superficiale, come può esserlo un romanzo; può essere profondamente riflessivo, come può esserlo un film o un’opera teatrale. Dipende dall’opera, non dall’etichetta.
Forse la differenza sta più nelle aspettative con cui ci si avvicina a un linguaggio che nel linguaggio stesso. Generalizzare rischia di creare una sorta di “camera dell’eco” in cui si ripete un concetto solamente per averne la conferma.
E questo putroppo, rafforza la propria idea senza confrontarsi davvero con le eccezioni che la metterebbero in discussione.
Appunto è nella parola "opinabile" la risposta.
Sai proprio le opere di Tezuka venivano bruciate in quanto considerate spazzatura immonda. Poi sai, c'è stato chi si è ribellato a questa idea che i manga siano spazzatura. Quelle persone hanno vissuto una vita estremamente povera, detestati anche dai loro stessi parenti, perdendo la loro salute, la loro vita privata, anche la loro stessa vita, tutto, solo per dimostrare che i manga sono arte e non spazzatura.
Ti avevo chiesto se questa era indirizzata verso i manga in particolare o se era generalizzata verso tutte le forme di arte.
"C'è qualcosa nel mondo dei manga che è arte?"
Ti sfugge qualcosa. Di arte esistono due definizioni: una quella presente nei vocabolari l'altra nelle menti di circa 7 miliardi di persone, di quante ne esistono al mondo. Ognuno ha un pensiero diverso, questo significa esseri umani.
Fai finta che esistano 1 milione di persone che concordano con il tuo pensiero sopra espresso. Per ognuna di quelle persone quel 10% (che definirebbero arte) riguarderebbero opere diverse e al contempo riderebbero delle restanti persone. Ogni singola persona, moltiplicata per un milione di volte.
Seguendo questo pensiero, si afferma che quasi tutti i manga siano arte e si ride di se stessi.
Molto più semplice: "opinabile" come dicevi, realtà soggettiva che diventa oggettiva o ancora più semplicemente... gusti personali. Chi decide cosa sia meritevole e cosa no? Io sono un essere umano, senza farmi influenzare da niente e da nessuno scelgo e voglio che tutti gli altri facciano lo stesso, rispettando in quanto chiedo rispetto, senza ridere di quelle persone e di coloro che hanno dato la vita per far capire come i manga siano anche loro una forma d'arte.
La chiudo qui che è meglio, con un invito: BLOCCATEMI.
Se la vostra idea è che un qualsiasi manga hentai (ma non solo, quello è solo l'esempio più plateale) possa anche solo vagamente ricadere nella categoria "arte", vi invito seriamente a bloccarmi.
Oppure ditemelo e vi blocco io, zero problemi.
Onestamente non credo ci sia niente che io e voi abbiamo a che spartire. Il fatto di leggere entrambi fumetti non significa che le nostre posizioni sull'argomento siano necessariamente conciliabili, e a me non interessano minimamente le vostre idee se sono di questo tipo.
Guarda che, volendo, si può banalizzare tutto o esaltare tutto: Promessi Sposi, Divina Commedia, persino Guerra e pace... Basta avere un criterio diverso, un’opinione diversa, e alla luce di un punto di vista ogni cosa letta ci sembrerà imperfetta.
Per come la metti tu, sembra che debba per forza esistere un filtro selettivo che permetta solo a certe argomentazioni di diventare arte e che altre, invece, debbano per forza essere bloccate. Del tipo: se l’argomento è l’amore, solo Neruda può fregiarsi di questo titolo — o almeno lo ipotizzo — perché magari per molti la poesia è solo un inutile orpello, o semplicemente non si ha la maturità per capirla.
Poi magari lo stesso argomento è usato in In gita alla spiaggia per nudisti, dove in maniera più leggera e scanzonata si parla dello stesso tema, dello stesso erotismo, delle dinamiche del pensiero umano, anche se rese enormemente più digeribili. La differenza tra le due cose è solo nello stile, nell’elaborazione del pensiero umano. E la differenza sostanziale la fa chi, in quello che guarda, ci vede qualcosa che cattura i suoi sensi.
Tu da una parte vedi l’arte e dall’altra non ne vedi affatto. Ciò che fa la differenza non è il prodotto, né tantomeno l’argomento: è solo il tuo modo di vedere il mondo.
Magari, quando attui un filtro selettivo, te ne freghi della stesura degli inchiostri nelle vignette, delle onomatopee, delle linee che tracciano i volti, delle linee di dialogo, della struttura della gabbia e di tantissime altre cose che, nella tua visione, vengono squalificate dal solo fatto che per te l’argomento non vale il tempo necessario per realizzarlo. Però così, chi sta in difetto, non sono i prodotti generati dalla mente umana, ma solo chi guarda quel mondo e pone un filtro culturale al fine di squalificarlo perché non lo ritiene accettabile.
Comunque anche io, con questa, chiudo la discussione. È andata oltre e non voglio in alcun modo offendere nessuno, ma solo invitare a ragionare.
E giusto per tornare in argomento: le aziende possono fare come vogliono, ma l’ultima parola ce l’hanno sempre i lettori. Mi ricordo che, per un periodo, l’idea di poter usare il rotoscopio era stata cavalcata da alcune aziende; poi però uscirono alcuni prodotti realizzati in questo modo che non ebbero alcun riscontro di mercato, e quell’idea è stata marginalizzata. Esiste ancora, ma viene dosata come il sale, per pochissime opere.
Il futuro dell’IA nell’arte non è solo in mano alle aziende, ma è anche in mano nostra, perché siamo noi che compriamo e che, con i nostri soldi, suggelliamo o disfiamo le loro scelte.
Io con questa seppellisco l’ascia di guerra. È tutto quello che avevo da dire sull’argomento e no, non ho intenzione di bloccare nessuno solo per una divergenza di pensiero.
Guarda, io ho detto almeno due volte che il 90% degli anime d'oggi è spazzatura.
Poi in quella mucchia magari trovo una serie che si lascia seguire, sufficiente per me.
E in quelle migliori ci sta che non per forza mi interessino.
Anche il cinema e i fumetti sono nati per l'intrattenimento, ma non sono rimasti lì.
Non dirò mai che tutto il fumetto è opera d'arte, come se tutto frutto di estro personale di un grande autore senza filtri, colto da illuminazione.
Però, ripeto, non sono spazzolini, o biscotti industriali.
Il mercato vede che l'arte può esser data alle masse in modo profittevole e ne fa merce.
Oppure ciò che era merce d'intrattenimento viene elevato (con vari sacrifici) ad arte.
Che facciamo, torniamo a considerare tutto il settore come se fosse solo merce e basta?
Come se non ci fossero stati Eisner, Moebius, Berardi, Cavazzano, Tezuka o Urasawa?
Il settore (non genere) di In gita alla spiaggia per nudisti è lo stesso di Lady Oscar.
Sono comunque frutto dell'opera di uno-due autori al massimo.
Ma è ovvio che il primo serve un mercato e basta, chi lo fa pensa a divertire (forse divertirsi) e guadagnare, non pensa di elevare niente, si sondare niente, ma comunque ci mette di sè, una sua idea e i suoi sforzi, anche se per un prodotto commerciale.
E chi pubblica pensa di guadagnare,ma se fa quello è perché crede (e dovrebbe rispettare) in quella forma di espressione creativa, in un settore del genere spera di azzeccare un grande autore od opera, che dia notorietà, di fregiarsene di arte. Pure se sa che di solito è prodotto dimenticabile, ha dentro lo spunto per l'arte, anche a tratti.
E poi ci sono i gusti, più o meno coincidenti.
Prendo una battle shonenata molto valida che non ha cambiato niente: The Seven Deadly Sins. Ha fatto riflettere? No. Ha innovato? No. Ha rappresentato l'apice in disegno o storia? Neanche. È stato un bel viaggio? Sì, per molti. È stato sempre bello? No, certo. Ha avuto dei picchi che ti hanno fatto pensare "questa è arte"? Sì, eccome!
L'incontro di Ban ed Eleine, il passato di Gowter, l'esordio e l'addio di Escanor, per molti.
Oppure la storia dei padri in Yona La Principessa Scarlatta, per me un'apice di scrittura.
Ma l'arte può presentarsi anche per brevi scene o singole tavole.
In un'opera di puro intrattenimento che seguo, due avversarie combattono e una, presuntuosa per la propria superiorità, schernisce l'altra, che però con ostinazione e abilità la mette più volte in difficoltà. Verso la fine la presuntuosa chiede perchè tanto sforzo (le vignette si fanno più piccole, calme) e l'ostinata ferita dà una risposta che la ammutisce (vignette più piccole di sospensione), un nome sussurrato. Volti fisicamente pagina, accrescendo l'attesa, e... PAM! Doppio primo piano a splash page, una per ognuna! Si guardano (e ti guardano) con volti sereni ma pieni di dignità e forza, la presuntuosa finalmente con sguardo di rispetto, ammirata si presenta, l'ostinata pure restando fiera, anche se traspare che si appresta all'ultimo assalto. Sarà classica, ma per come è resa io l'ho trovata arte pura.
Un frammento in un prodotto, di tanto in tanto.
Altri potranno vederne frammenti in altre opere commerciali che piacciono ai loro gusti.
Ora, forse la AI riuscirà a rendere comunque le stesse emozioni e dialoghi, ma perché un'opera così umana deve essere lasciata a un meccanicismo appena supportato?
È svilente che la creatività si lasci usare per un 90% di boiate commerciali, ma perché togliere anche quei frammenti d'arte umana che possono emergere pure da quelli?
Qualcuno vuole tornare all'arte solo per le élite?
Se non lo vuoi non hai bisogno di farti bloccare, ma di riconoscere l'arte popolare.
Beh, su questo siamo d'accordo in tanti, direi di vedere chi ci sta nella politica.
Esattamente, quoto.
Però scommetto che i nudi eroici greci o i mille dipinti antichi con donne svestite lo sono vero?
O milo manara eeh perché lui si...
Comunque faccio anche io il programmatore: felice di rimanere in mezzo a una strada per favorire il progresso, da mente scientifica approvo l'ia totalmente in tutti i campi.
Meno che quello artistico: li mi appare chiarissimo come abusarne sia disgustoso e moralmente sbagliato
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