Dopo l’incontro con grandi nomi del panorama giapponese, Manga Barcelona 2025 si è confermato anche come uno spazio fondamentale per osservare da vicino l’evoluzione del manga europeo. Tra gli autori presenti, uno dei nomi più interessanti è stato quello di KONATA, mangaka spagnola che negli ultimi anni si è distinta per uno stile visivo potente e una narrazione capace di fondere sensibilità europea e grammatica giapponese.
Autrice di KOHVA, opera che le ha permesso di imporsi nel mercato iberico e di arrivare anche in Italia grazie a Gaijin/Renoir Comics, KONATA ha recentemente compiuto un passo significativo nella sua carriera: l’esordio in Giappone per Kodansha con MEAHEIM, segnando un traguardo tutt’altro che scontato per un’autrice europea.

In occasione della manifestazione catalana abbiamo avuto l’opportunità di incontrarla e approfondire il suo percorso, le sue influenze e le sfide di un’artista che si muove tra due mercati profondamente diversi. Ne è nata una conversazione che restituisce il ritratto di un’autrice consapevole e perfettamente inserita in una nuova generazione di mangaka europei pronti a dialogare con il Giappone.

L'articolo è firmato dal nostro amico Michele Mari, che si è recato appositamente a Barcellona per seguire l'evento.
 
Intervista a KONATA

KOHVA è un manga davvero interessante mi ha colpito tantissimo il world building sospeso un po’ tra un mondo fantasy e il mondo reale, con le sue divinità, come è nata l’idea per costruirlo?

KOHVA è nato da un’idea che avevo: creare un mondo realistico in cui avrei messo un personaggio molto debole in una situazione estremamente pericolosa. Mi piace quel contrasto. E mi piaceva tantissimo un film della Disney che si chiamava “Koda fratello orso”. Adoravo l’estetica Inuit, anche quella Ainu, mi piacevano proprio. E ho sempre pensato che le mitologie di questo tipo avessero del potenziale per creare un manga. Così ho unito un po’ tutto questo. All’inizio doveva essere una storia molto realista, ma alla fine ho inserito anche i superpoteri e ho mescolato tutto… e questo è ciò che ne è venuto fuori.

Un'altra cosa che mi ha colpito tantissimo sono i personaggi, oltre al loro carattere, sono davvero d’impatto dal punto di vista estetico, come hai ideato il look dei personaggi? Ti sei ispirata a qualcosa?

Le spiegazioni credo di averle già dette nella domanda precedente, ma i tratti del personaggio sono semplici. Prima stavo lavorando a un altro manga in cui li avevo resi molto complessi, e non ce la facevo più. Quindi volevo creare un equilibrio di bianco e nero, dove ciò che risultasse interessante fossero le texture, i capelli, le trame dei vestiti. Ho pensato che sarebbe stato interessante giocare con una base in bianco e nero con delle texture.

Hai già idea di quanto sarà lungo KOHVA? Hai già tutta la storia in mente o la stai costruendo durante la pubblicazione?

All’inizio la storia non assomigliava per niente a quello che è diventata, inizialmente doveva essere molto più realistica, in un mondo più crudele, senza la parte fantastica, e più o meno sarebbe durata tre volumi. Che cosa è successo? Non mi aspettavo che la storia andasse così bene. Non pensavo che avrebbe avuto successo, che avrebbe avuto successo anche fuori dalla Spagna, che sarebbe arrivata persino in Giappone. Quindi, ovvio, non l’ho lasciata morire. Ho puntato su di lei, e alla fine la storia probabilmente durerà cinque o sei volumi. Probabilmente sei, perché il finale non credo di riuscire a farlo stare nel volume cinque.

Sia KOHVA che MEAHEIM, hanno storie incentrate su un forte rapporto tra fratelli, come mai questa scelta? È un tipo di sentimento al quale sei particolarmente legata?

Ho sempre pensato che il legame fra fratelli sia qualcosa di molto bello, perché è come essere connessi dal destino. Alla fine, ci si può allontanare, ma c’è sempre qualcosa che li unisce. Quel tipo di legame mi è sempre piaciuto. Credo che un fratello sia una persona per la quale daresti tutto, se andate d’accordo. E in KOHVA l’ho scelto proprio perché quel concetto mi piace moltissimo. In MEAHEIM, c’è uno sceneggiatore, e la storia mi era piaciuta proprio perché c’era un legame tra fratelli. Ed è per questo che ho deciso di lavorare su quella storia.

Che emozioni hai provato quando hai saputo che stavi per essere serializzata in Giappone con MEAHEIM? Quali sono le differenze principali del lavorare per un editore europeo rispetto ad un editore giapponese?

Pubblicare in Giappone è un sogno per qualsiasi disegnatore che voglia dedicarsi al mondo del manga. È qualcosa che non ho davvero realizzato finché non ho visto il volume fisico e ho potuto toccarlo, no? È lì. Quindi, sono assolutamente sopraffatta. In effetti è stata fatta persino una collaborazione con Kamome Shirahama, e quello per me è stato tipo… “Dio mio!”. Credo che la maggiore differenza che ho notato tra pubblicare in Spagna e pubblicare in Giappone sia l’editor. L’editor è coinvolto nella storia, è lì con te, ti dà idee, ti cambia molte cose, a volte meno, ma quando lo fa è sempre per il bene dell’opera. Questo, secondo me, è ciò che fa la differenza: non sta sopra l’opera in modo oppressivo. A volte è un po’ pesante, però c’è, e credo che questa sia la differenza principale.

C’è qualche mangaka che apprezzi particolarmente? Qualcuno magari a cui ti sei ispirata? E magari anche un mangaka che ti piacerebbe soltanto conoscere?

Mi piace molto Kōhei Horikoshi, l’autore di My Hero Academia. La sua storia mi commuove. Ha pubblicato due manga prima di My Hero Academia e le sue prime due opere furono cancellate. Era molto depresso e decise di provare con My Hero Academia. Passò un anno a preparare il primo capitolo, e gli andò bene. Credo anche che sia diventato un punto di riferimento culturale. Ammiro non solo il suo stile artistico, ma anche la sua storia personale. Per me è un modello di determinazione, non arrendersi mai. È il mio mangaka preferito e lo ammiro in ogni senso possibile.

Come è nata la tua passione per il manga? Sei stata una lettrice? Quali sono i tuoi manga preferiti?

È iniziato tutto quando avevo 10 anni. Vidi un volume di Naruto in una libreria e scoprii cosa fosse il fumetto. Prima leggevo molto o disegnavo, ma scoprii che si potevano fare entrambe le cose insieme. E pensai che fosse davvero divertente. Ed è lì che capii per la prima volta che potevi dedicarti a questo come professione. Quindi Naruto ha significato moltissimo per me. E mi piace anche moltissimo Fullmetal Alchemist.

Lavorando ora con il manga, riesci ancora a leggere manga nel tempo libero?

Non ho tempo libero, però sì, leggo qualche storia corta. Sto provando a leggere L’Estate in cui Hikaru è Morto e manga così, più corti e veloci. Preferisco leggere manga piuttosto che guardare anime a causa dei sottotitoli. Non posso leggere e disegnare allo stesso tempo, però no, non ho molto tempo per leggere. È un po’ triste.

Che tipo di percorso hai fatto per imparare a disegnare e per imparare la tecnica manga?

All’inizio disegnavo a casa, come si fa in tutto il mondo. Poi i miei genitori, ero molto piccola, mi iscrissero a una piccola accademia di disegno, di quelle di quartiere. E poi, quando sono cresciuta e ho finito la scuola secondaria, mi sono iscritta a una scuola di Barcellona che si chiama Escola Joso. Lì ho imparato molto sul fumetto e ho studiato arte, ma non ho studiato Belle Arti come un percorso di pittura, ho fatto qualcosa di più tecnico, specializzato nel fumetto.

C’è un consiglio che daresti ai giovani che vogliono diventare mangaka?

Dipende dal momento, darei un consiglio diverso. Se sei qualcuno che sta iniziando a disegnare, ti direi di disegnare ogni giorno. Anche se non ti va, anche se non hai tempo, anche se sei occupato: cerca sempre di disegnare almeno un po’ ogni giorno. E disegna di tutto. Disegna teste, corpi, disegna sfondi, disegna qualunque cosa. Perché per essere mangaka devi saper disegnare di tutto.
Se invece sai già disegnare, se hai già un po’ di talento e vuoi entrare nel mondo editoriale, prima devi imparare a tollerare la frustrazione. Partecipa ai concorsi e impara a perdere. Quando avrai imparato a perdere, potrai passare alla fase successiva.
Quando ti assumono e inizi un fumetto, ti direi di prenderti cura di te stesso. Di non lasciarti andare per via delle scadenze. Perché la cosa più importante sarai sempre tu. Perché senza di te non c’è nemmeno il tuo fumetto.


Ti piacerebbe venire in Italia ad incontrare i tuoi fan italiani? Fai un saluto al pubblico italiano!

Certo che sì! Certo! Spero che KOHVA vi stia piacendo molto. Credo che il secondo volume sia già uscito. Mi piacerebbe tantissimo sapere se vi è piaciuto. Io leggerò tutti i commenti, starò attenta a tutto. E davvero, grazie mille per supportare il mio manga. Spero che presto potremo vederci. Grazie a tutti! Ciao!

L’incontro con KONATA restituisce l’immagine di un’autrice determinata e perfettamente consapevole del percorso che sta costruendo. Il suo sguardo è rivolto al futuro, ma le radici restano solide, tutto questo dimostra come il manga europeo non sia più un fenomeno periferico, bensì una realtà capace di dialogare alla pari con il Giappone.
Il suo approdo nel mercato nipponico rappresenta non soltanto un traguardo personale, ma anche un segnale importante per tutta una generazione di autori europei che ambiscono a misurarsi con l’industria giapponese senza rinunciare alla propria identità.

Per chi desidera ascoltare direttamente le parole dell’autrice, l’intervista integrale è disponibile anche in formato video sul canale YouTube di Michele Mari, dove è possibile vedere e vivere l’incontro così come si è svolto




Sperando che questa intervista sia stata per tutti un’occasione preziosa per conoscere più da vicino una delle autrici più promettenti del manga europeo contemporaneo.

Michele Mari x AnimeClick.it