Nel 2003, la popolarità del franchise Digimon era andata calando, perciò si decise, alla fine di Digimon Frontier, di concludere il tradizionale appuntamento annuale con una serie animata di Toei Animation andata in onda su Fuji TV e lo slot dei Digimon fu rimpiazzato da Konjiki no Gash Bell (Zatch Bell, in Italia), altra serie di Toei Animation, tratta dall’omonimo manga di Makoto Raiku, che andò in onda per circa tre anni. Fino al 2 aprile del 2006, esattamente vent’anni fa, quando i mostri digitali fecero il loro ritorno in tv con Digimon Savers, che durerà fino al marzo dell’anno successivo per un totale di 48 episodi.

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Difficile il compito di Digimon Savers, che doveva allo stesso tempo prendere nuovo pubblico e cercare di far sì che Digimon mantenesse la sua identità. Secondo Ryota Yamaguchi, responsabile della serie, doveva essere una serie che riunisse la famiglia davanti alla tv, ma il produttore Koji Kaneda di Fuji Tv era ossessionato dal contenitore Noitamina e soprattutto dal visionario Ayakashi, sempre a cura di Toei, andato in onda nel trimestre precedente all’esordio di Digimon Savers, tanto da assumere per la serie lo stesso responsabile degli aspetti sonori, Yukio Nagasaki: bisognava mostrare la forza degli anime, realizzare qualcosa che fosse possibile soltanto in animazione, realizzare un Digimon mai visto prima d’ora, possibilmente riuscendo, dove Frontier aveva fallito, a risolvere il problema su cui la produzione dei Digimon si crucciava da anni, ossia il fatto che fossero solo i mostri, e non i ragazzi che li accompagnavano, a combattere.






La risposta di Yamaguchi è un Digimon molto diverso dai precedenti, che raccontavano l’avventura e il romanzo di formazione dei bambini protagonisti accompagnati dai loro Digimon. Si tenta di alzare il target, rendendo i protagonisti adolescenti e il tono generale più simile a uno shounen manga che a una serie per bambini. Come in Digimon Tamers, il Giappone è ancora tormentato da Digimon che, di quando in quando, giungono dal mondo digitale a far danno. Stavolta, sono attratti dalla Digisoul, una sorta di spirito che nasce dalle emozioni e che attira i Digimon nel mondo umano, facendoli legare a umani di cui cercano di realizzare i desideri, buoni o cattivi che siano.
A monitorare le incursioni dei mostri e a risolvere i danni da essi causati c’è (come in Tamers, appunto) un’organizzazione governativa chiamata DATS, i cui agenti sono legati ognuno a un Digimon partner la cui esistenza nel mondo umano viene tollerata dal governo in quanto aiuto per risolvere i problemi creati dai Digimon selvaggi.
Della DATS fanno parte i tre protagonisti principali della storia: Masaru Daimon, impulsivo re delle risse legato ad Agumon; Yoshino Fujieda, saggia e responsabile, legata a Lalamon; Tohma H. Norstein, giovane prodigio mezzosangue, rampollo di una ricchissima famiglia, legato a Gaomon.
La storia si dipana dapprima con un primo cour fatto di episodi autoconclusivi dove vengono presentati i personaggi, ogni settimana alle prese con un nuovo caso legato a un Digimon giunto a far danni nel mondo umano. In seguito, si arricchisce di risvolti, misteri, colpi di scena, intrighi politici, presentando viaggi nel mondo digitale, numerosi retroscena sul passato dei personaggi, sulla creazione della DATS, sul rapporto fra gli umani e i Digimon e, soprattutto, introducendo il personaggio di Ikuto, bambino umano cresciuto nel mondo digitale che crede di essere un Digimon e odia gli umani, responsabili in passato di numerosi eccidi di mostri digitali.


 

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Savers è un Digimon che guarda al passato, ma cerca anche di narrare qualcosa di nuovo. Il tentativo di creare uno shounen porta alla creazione di un protagonista, Masaru, totalmente diverso da quelli che lo hanno preceduto e da quelli che lo succederanno. In primis, non è un bambino, ma un ragazzo. Il suo nome non comincia con la sillaba “Ta” o “Da”, ma mantiene la tradizione già avviata con Taichi e Daisuke di prendere il suo nome o una sua parte da uno dei produttori, in questo caso dal già citato "Ko"ji Kaneda, in quanto i piani originali per il personaggio prevedevano di chiamarlo “Ko"hei.
Masaru è tutto l’opposto dei bambini protagonisti delle serie precedenti: in primis non ha i classici occhiali da aviatore, in compenso ha capelli lunghi da bellone e non è un bambino ma un adolescente dai bollenti spiriti che passa le sue giornate a pestare teppisti e viene introdotto nel primo episodio mentre si mette a pestare persino Agumon, giunto nel mondo umano e già messosi nei guai. Il cambio quasi totale dello staff dà a Digimon Savers un’aria diversa, poiché cambia innanzitutto il character design: via i bambini dai corpi deformed di Katsuyoshi Nakatsuru, subentrano dei personaggi più grandi, di bell’aspetto, dal doppiaggio (generalmente) figo, disegnati da Sayo Aoi. L’influenza di Konjiki no Gash Bell è palpabile: Masaru, come Kiyomaro Takamine, è un ragazzo problematico, che sbraita in continuazione, ma ha dentro di sé un grande senso di giustizia, e a farlo cambiare sarà l’incontro con una creatura sovrannaturale (lì Gash, qui Agumon) che si prenderà in casa e con cui litigherà di continuo, anche se poi scopriranno di volersi bene e non poter fare a meno l’uno dell’altro.

 

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Cambia l’ambientazione, si abbandona Tokyo per andare a Yokohama, una Yokohama perfettamente riconoscibile nei suoi scorci più caratteristici, ma allo stesso tempo futuristica, perché Digimon Savers non deve essere un romanzo di formazione ambientato nel mondo reale (tant’è che qui non viene chiamato “mondo reale” o “real world” come nelle serie precedenti, ma “mondo umano”), ma uno shounen manga passionale ed esaltante. Ed ecco che Savers compie quindi l’ultimo passo per tentare di risolvere tutti i suoi problemi. Per attivare l’evoluzione dei Digimon, i protagonisti hanno bisogno di caricare la Digisoul nel Digivice e sparargliela contro: se Yoshino e Tohma, e poi Ikuto, lo fanno con la propria, Masaru ha bisogno di raccogliere quella dei Digimon avversari, ed è per questo che si butta a capofitto nella mischia, prendendo a pugni i Digimon nemici per estrarre la loro Digisoul da mettere nel Digivice per innescare l’evoluzione.
Savers diventa così lo shounen passionale che voleva essere, avendo un protagonista super virile che urla di continuo e fa a botte con tutti, ma in fondo è buono e lotta solo per proteggere i suoi cari, la giustizia, l’umanità. Non solo, Savers tenta così, dunque, di risolvere il dilemma dei protagonisti che non combattevano attivamente i Digimon e diventa effettivamente quell’anime sopra le righe, nuovo, mai visto, assurdo, tanto poco realistico quanto esaltante (in quale altro anime trovate un protagonista che salta da un palazzo all’altro e prende a pugni mostri giganteschi come se niente fosse?) che volevano i suoi creatori.
Inoltre, altri elementi di novità, Savers ha due opening e due ending (cosa che in quel momento non era mai stata fatta nella saga Digimon) e ha la opening a metà dell’episodio (elemento mutuato da Konjiki no Gash Bell, che serviva a non spezzare l’episodio con troppi spot pubblicitari).

 

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Serve però anche ricordare agli spettatori che Savers è Digimon, quindi bisogna tornare anche a determinati punti fermi tipici delle serie precedenti, che Frontier aveva tentato di scardinare con poco successo. Anzi, il tentativo di Frontier va pure deriso, perciò ecco che sì, anche qui ci sono degli umani che si trasformano in Digimon, ma sono i cattivi e i Digimon in questione sono pure bruttarelli.
I protagonisti, invece, tornano ad avere un Digimon partner. Ovviamente, quello di Masaru, caratterizzato dal colore arancione/rosso è Agumon come nella prima serie, e a Masaru viene affiancato l’amico/rivale Tohma, caratterizzato dal colore blu, dai capelli biondi e dal carattere freddo e razionale in contrasto con l’impulsività di Masaru, che ha come partner Gaomon, un canide.
I livelli evolutivi tornano ad essere quelli della prima serie (Adulto, Perfetto, Definitivo), più uno bonus, il Burst Mode, che è però una palette swap del Definitivo o poco più. Masaru è chiaramente basato su Taichi, quindi, anche se con qualche differenza nell’aspetto o nel nome, anche lui ha Agumon, che poi evolve anche lui in Greymon (GeoGreymon), Greymon con innesti bionici (RizeGreymon), Greymon completamente ricoperto da un’armatura (ShineGreymon). Allo stesso modo, il Digimon canide di Tohma ricorda quello di Yamato e quindi evolve anche lui in lupo a quattro zampe (Gaogamon), lupo bipede (MachGaogamon), lupo ricoperto da un’armatura (MirageGaogamon). La linea evolutiva di Lalamon, il partner di Yoshino, è invece la brutta copia di quella di Palmon della prima serie: Digimon vegetale kawaii che diventa Digimon vegetale buffo (Sunflowmon), fatina kawaii dei fiori (Lilamon), donna-fiore sexy (Rosemon, lo stesso che otterrà Palmon nelle serie più recenti). Più originali, fortunatamente, i Digimon di Ikuto, basati sugli uccelli ma non sulla linea evolutiva di Piyomon… ma solo perché quelli sono i Digimon di Chika, la sorellina di Masaru che si legherà a Piyomon dopo qualche puntata!

 


Schematico e scanzonato prima, sempre più articolato e drammatico poi, Savers narra una storia semplice ma avvincente, che ha come suo cardine il rapporto tra umani e Digimon, tra mondo umano e mondo digitale, in un continuo ribaltamento di punti di vista dove non sempre è tutto bianco o tutto nero, si può sgarrare credendo di essere nel giusto, si può farsi passare per buoni ed essere invece malvagi sin nel midollo, si può tornare sui propri passi e cambiare idea. I personaggi sono tanti, oltre ai 3+1 protagonisti c’è poi tutto il personale della DATS, diversi avversari sia Digimon che umani, le famiglie dei ragazzi. E poi il mitico BanchoLeomon. Perché, in una serie che vuole essere uno shounen virile, il cui protagonista è un teppistello dal cuore d’oro che fa a botte di continuo, non vuoi mettere un episodio dove i personaggi vengono allenati da un leone antropomorfo col gakuran che sembra Jotaro Kujo?
Da Frontier, dal suo noiosissimo ultimo cour di dieci puntate tutte uguali dove solo il protagonista rosso e il rivale blu contavano qualcosa e gli altri personaggi stavano a girarsi i pollici sullo sfondo, bisogna prendere le distanze, perciò ecco che, almeno in linea teorica, stavolta tutti i personaggi partecipano agli scontri, tutti raggiungono gli stessi livelli evolutivi senza alcun favoritismo, il protagonista rosso e il rivale blu non hanno neanche il bonus dell’evoluzione in CG perché stavolta tutte le evoluzioni sono in CG. Però, per un Masaru che è costantemente in scena, con la sua famiglia che diventa parte integrante della trama portante, dall’altro lato c’è anche una Yoshino sfruttata abbastanza poco: è simpatica, ha una catchphrase che usa di continuo, c’è sempre, ma le sue sottotrame e il suo background sono esplorati poco rispetto ad altri personaggi come la new entry Ikuto, sul cui backround e sul suo percorso di crescita è incentrata una buona metà della serie.
Dal finale di Frontier vengono recuperati solo Dynasmon e LordKnightmon, lì noiosissimi mid-boss destinati a vincere per dieci puntate di fila perché sennò non si sbloccava il boss finale, qui altresì mid-boss, ma stavolta facenti parte di un’organizzazione, quella dei Royal Knights, che comprende anche altri volti noti delle serie precedenti, da Omegamon a Dukemon passando per Magnamon, comprensivi laddove possibile anche dei loro doppiatori storici, ma che qui svolgono il ruolo di protettori del mondo digitale contrapponendosi ai protagonisti umani.

 

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Il regista Naoyuki Ito si è divertito a inserire Easter Egg relativi ai suoi precedenti lavori.
Da Kanon si è portato Mariko Koda, lì doppiatrice dell’eroina Nayuki Minase e qui di Sayuri, la mamma di Masaru. Il nome Sayuri e il cognome Kurata ritornano sia in Kanon che in Digimon Savers, dove il personaggio di Sayuri Kurata viene sdoppiato in Sayuri, la mamma di Masaru, e il cattivissimo Akihiro Kurata, peraltro doppiato da un Masami Kikuchi che nelle prime due serie non è morto da eroe nel ruolo di Joe Kido e perciò ha vissuto abbastanza a lungo da diventare il cattivo nella quinta.
Da Pretty Cure, di cui Ito ha diretto gli episodi 1 e 30, vengono invece i due membri femminili della DATS: Miki Kurosaki e Megumi Shirakawa. Due ragazze che hanno “nero” e “bianco” nel cognome, agiscono in combo, evolvono i loro Digimon in combo con tanto di posa da supereroine, e ovviamente i loro Digimon sono un pezzo degli scacchi vivente nero e uno bianco. Se tutto ciò non bastasse a far capire la citazione da Nagisa/Cure Black e Honoka/Cure White, quest’ultima s’è portata in Savers persino la doppiatrice, Yukana, che qui fa Lalamon e le sue evoluzioni.
E’ solo la punta dell’iceberg di una lunga serie di citazioni e guest star provenienti dalle vecchie serie: c’è Masami Kikuchi/Joe, c’è Masako Nozawa/Guilmon, c’è Ai Nagano/LadyDevimon, c’è Hiroshi Kamiya/Koji, c’è Naozumi Takahashi/Wormmon, c’è Hiroki Takahashi/Impmon.
Non mancano i talent. A doppiare vari Digimon c’è il comico Akimasa Haguruma, c’è il comico Hanawa, c’è il trio di comici BigSmalln, c’è l’attore/comico/coreografo Ken Maeda. E poi c’è lei, l’oggi famosissima Yui Aragaki, al tempo praticamente esordiente come attrice, che dà voce a Yoshino con un tono estremamente macchinoso e dilettantesco, ma, per fortuna, negli anni di strada ne farà. Per fortuna, gli altri doppiatori già rodati compensano, dal roboante, grezzissimo e virile Soichiro Hoshi di Masaru a Taiten Kusunoki nel ruolo del direttore della DATS, passando per Taiki Matsuno che caratterizza Agumon in maniera estremamente diversa da quello della prima serie.

 


Fra i vari cambi volti a far di Digimon Savers una serie nuova rispetto al passato, c’è anche quello della colonna sonora. Nessuno degli artisti precedenti lavorerà alle canzoni, con l’unica eccezione di Koji Wada, che torna a firmare “Hirari”, la seconda opening, e la differenza con la prima, la scialba “Gouing Going! My soul” di Dynamite Shu, si sente eccome, riportando Digimon agli antichi fasti anche musicalmente.
“Believer” di Ikuo, la bella (nonché unica, come nella prima serie) canzone delle evoluzioni c’è, ma viene sfruttata poco, principalmente nelle prime evoluzioni dei nuovi stadi e in alcuni momenti chiave, lasciando spazio tre quarti delle volte a un motivetto di musica elettronica poco esaltante: un trend che Digimon seguirà poi in serie future come Digimon Universe: Appli Monsters o Digimon Beatbreak (serie per giunta curata sempre da Yamaguchi, che a Savers deve molto).

 

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Digimon Savers è uscito con il solito corredo di videogiochi, film animato cinematografico e altri progetti crossmediali vari, ma rispetto alle altre serie ci hanno puntato poco, con meno giocattoli e cd del solito e meno reportage sulle riviste che trattavano d’animazione. Forse per questo, forse per via della pausa troppo lunga che aveva disabituato il pubblico ai Digimon, forse perché cercava di essere allo stesso tempo un Digimon diverso ma simile al passato, forse per l’agguerrita concorrenza (sono gli anni del boom di One Piece, di Naruto, di Bleach, di Death Note…), Digimon Savers non è riuscito a imporsi, gli ascolti sono stati bassi e perciò si è rinunciato al progetto di continuare a fare serie Digimon ogni anno, lasciando un altro periodo di vuoto fino al 2010, quando i mostri digitali torneranno in una forma ancora diversa, ma su un canale diverso, perché Fuji Tv li ha mollati e ha preferito dedicarsi all’ennesima versione di Gegege no Kitaro, che prenderà il posto di Digimon Savers alla sua conclusione.

 

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Si tratta di una serie carina, ma non particolarmente memorabile, che per molti anni è stata una sorta di serie fantasma nel nostro paese, dove è arrivata solo nel 2024, in versione sottotitolata, su Crunchyroll, un po’ poco per una serie facente parte di un franchise che in passato era stato trasmesso in tv con un buon successo. In America, invece, è arrivata fra il 2007 e il 2008 col titolo Digimon Data Squad, ma anche lì il periodo di vuoto fra la sua trasmissione e quella di Frontier non ha permesso ai fan di affezionarcisi troppo, come invece accaduto per le prime quattro serie che sono anche uscite insieme in vari box home video "nostalgici".