Nel mondo dei videogiochi, pochi nomi pesano quanto quello di Epic Games, la software house che ha dato vita a Fortnite e al motore grafico Unreal Engine, strumenti che hanno plasmato l'estetica di innumerevoli titoli e persino di produzioni animate che i fan degli anime conoscono bene.
Ebbene, il 10 maggio 2026 il portale otakupt.com ha riportato le dichiarazioni di Stephanie Arnette, senior external development manager di Fortnite, rilasciate durante un panel alla Gamescom Latam, in cui la manager ha affrontato direttamente uno dei temi più scottanti dell'intera industria videoludica: il ruolo dell'intelligenza artificiale nello sviluppo dei giochi e le sue implicazioni per chi ci lavora. Arnette ha dichiarato che Epic sta esplorando diversi strumenti di IA per supportare i propri progetti, aggiungendo con tono rassicurante che il timore collettivo, ovvero che l'IA finisca per sottrarre il lavoro a tutti, non corrisponde agli obiettivi dell'azienda, il cui scopo sarebbe esclusivamente quello di aumentare l'efficienza. Un argomento già sentito, praticamente identico a quello usato da ogni altra grande azienda tecnologica che sta adottando l'intelligenza artificiale in questo momento.

Ciò che rende queste parole particolarmente difficili da accettare senza una buona dose di scetticismo è il contesto in cui vengono pronunciate: nel marzo del 2026, secondo un comunicato interno del CEO Tim Sweeney diventato di dominio pubblico, Epic ha licenziato oltre 1000 dipendenti, pari a circa il 20% della forza lavoro, lasciando l'azienda con circa 4000 persone. Sweeney ha attribuito i tagli a un calo nell'engagement di Fortnite iniziato nel 2025 e a spese aziendali superiori ai ricavi, escludendo esplicitamente l'IA come causa diretta. Eppure, quando un'impresa riduce il proprio organico di un quinto e settimane dopo un suo dirigente sale su un palco per garantire che la tecnologia in questione non eliminerà posti di lavoro, il messaggio fatica a passare senza destare qualche interrogativo.
Sul piano pratico, Arnette ha citato come esempio il fatto che un'attività che normalmente richiede dieci ore potrebbe ridursi sensibilmente grazie agli strumenti di IA, confermando che questa esplorazione sta avvenendo anche in ambito artistico senza però fornire ulteriori dettagli, un'assenza di specificità che è essa stessa significativa, dal momento che Epic non ha rivelato quali strumenti utilizzi, in quali fasi del processo li applichi né come misuri i guadagni di efficienza. Su un altro punto Arnette è stata invece più netta: la società non lascia ai partner esterni alcuno spazio per introdurre propri strumenti o dati di IA nella pipeline di sviluppo, riservando a sé stessa il pieno controllo su ogni decisione in materia. Epic non è l'unica protagonista di questo dibattito: Sony ha recentemente annunciato che tutti i suoi studi stanno esplorando strumenti di IA e che sta collaborando con Bandai Namco nel campo dell'IA generativa, una notizia accolta con reazioni altrettanto divise dalla comunità degli sviluppatori.
Fonte: otakupt.com
Ebbene, il 10 maggio 2026 il portale otakupt.com ha riportato le dichiarazioni di Stephanie Arnette, senior external development manager di Fortnite, rilasciate durante un panel alla Gamescom Latam, in cui la manager ha affrontato direttamente uno dei temi più scottanti dell'intera industria videoludica: il ruolo dell'intelligenza artificiale nello sviluppo dei giochi e le sue implicazioni per chi ci lavora. Arnette ha dichiarato che Epic sta esplorando diversi strumenti di IA per supportare i propri progetti, aggiungendo con tono rassicurante che il timore collettivo, ovvero che l'IA finisca per sottrarre il lavoro a tutti, non corrisponde agli obiettivi dell'azienda, il cui scopo sarebbe esclusivamente quello di aumentare l'efficienza. Un argomento già sentito, praticamente identico a quello usato da ogni altra grande azienda tecnologica che sta adottando l'intelligenza artificiale in questo momento.

Ciò che rende queste parole particolarmente difficili da accettare senza una buona dose di scetticismo è il contesto in cui vengono pronunciate: nel marzo del 2026, secondo un comunicato interno del CEO Tim Sweeney diventato di dominio pubblico, Epic ha licenziato oltre 1000 dipendenti, pari a circa il 20% della forza lavoro, lasciando l'azienda con circa 4000 persone. Sweeney ha attribuito i tagli a un calo nell'engagement di Fortnite iniziato nel 2025 e a spese aziendali superiori ai ricavi, escludendo esplicitamente l'IA come causa diretta. Eppure, quando un'impresa riduce il proprio organico di un quinto e settimane dopo un suo dirigente sale su un palco per garantire che la tecnologia in questione non eliminerà posti di lavoro, il messaggio fatica a passare senza destare qualche interrogativo.
Sul piano pratico, Arnette ha citato come esempio il fatto che un'attività che normalmente richiede dieci ore potrebbe ridursi sensibilmente grazie agli strumenti di IA, confermando che questa esplorazione sta avvenendo anche in ambito artistico senza però fornire ulteriori dettagli, un'assenza di specificità che è essa stessa significativa, dal momento che Epic non ha rivelato quali strumenti utilizzi, in quali fasi del processo li applichi né come misuri i guadagni di efficienza. Su un altro punto Arnette è stata invece più netta: la società non lascia ai partner esterni alcuno spazio per introdurre propri strumenti o dati di IA nella pipeline di sviluppo, riservando a sé stessa il pieno controllo su ogni decisione in materia. Epic non è l'unica protagonista di questo dibattito: Sony ha recentemente annunciato che tutti i suoi studi stanno esplorando strumenti di IA e che sta collaborando con Bandai Namco nel campo dell'IA generativa, una notizia accolta con reazioni altrettanto divise dalla comunità degli sviluppatori.
Fonte: otakupt.com
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Si limita a rendere il vostro lavoro non necessario.
non credo ci arriveranno mai a capirlo perchè di base sono uomini e quindi egoisti poi sono americani quindi il tutto è ampliato da un paese che è la prima economia del mondo ma ha gente che dorme per strada e non sto parlando dei nostri senza tetto che sono per varie ragioni finiti cosi quella è gente che lavora ma che non riesce a stare dietro alle spese perchè ha avuto una spesa imprevista e ha perso la casa. visto che gli americani vivono generalmente in perdita coprendo le spese della carta di credito con lo stipendio entrante
In genere molto semplicemente si punta ad essere tra quelle aziende che rimarranno in piedi quando arriverà una crisi dei consumatori che inevitabilmente porterà a chiusure e fallimenti, ma non certo di tutti.
Le aziende collettivamente parlano di "mercato" ma raramente puntano a "coltivarlo" e non a "sfruttarlo".
se non c'è chi compra non esiste il mercato
Ovvio.
Come detto si aspettano che il mercato si riduca, ma che ne rimanga abbastanza per loro (non per tutti).
si ne danno un milione a sviluppatore. in america i contratti di lavoro non sono i nostri e se non c'è scritto sul contratto non hanno manco la liquidazione.
tutta la nostra roba arriva dalle lotte operaie tutte cose che in america hanno generalmente skippato per la paura del comunismo
Meno male che i contratti non sono i nostri altrimenti farebbero la fame.
Detto questo mica sono informazioni riservate, un senior in Epic prende 200k l'anno in media negli USA (Epic ha uffici non solo negli usa), basta volersi informare e cercare su glassdoor o siti simili.
Basterebbe volersi informare anche se si parla di liquidazione, visto che è citato nella lettera in cui venivano comunicati i licenziamenti, almeno 4 mesi di stipendio di liquidazione, 6 mesi per i lavoratori negli USA, compensi azionari fino a gennaio 2027 (per i dirigenti sono una grossa percentuale del compenso) e allungamento della copertura sanitaria.
Non è questo il luogo per discuterne, ma dire che è stata la paura del comunismo quando il picco di lavoratori iscritti alle trade union è stato nel 1954, in pieno maccartismo e il numero di scioperi indetti dai lavoratori è stato costante tra gli anni '40 e '80, vuol dire sparare frasi a caso e semplificare un discorso complesso.
Comunque davvero dobbiamo tirare in ballo l'IA quando i licenziamenti nel settori dei videogiochi sono ormai la norma da 4 anni?
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