Per chi frequenta il mondo degli anime e del cinema giapponese, Kill Bill non è mai stato semplicemente un film di Quentin Tarantino. È stato fin dalla sua uscita nel 2003 una dichiarazione d'amore esplicita e appassionata verso quella cultura visiva, verso i suoi codici, i suoi eroi e le sue convenzioni, reinterpretati da un regista che li aveva assorbiti con la devozione di un vero fan cresciuto nelle sale dei cinema di serie B americani. E ora, con la distribuzione nelle sale italiane a partire dal 28 maggio 2026, Kill Bill: The Whole Bloody Affair, la versione integrale e definitiva che unisce i due volumi in un'unica epopea di 247 minuti con un intervallo, può essere finalmente vissuta nella sua forma più completa.

La versione integrale era apparsa per la prima volta fuori concorso al Festival di Cannes nel 2006, due anni dopo l'uscita di Kill Bill Volume 2, ed era rimasta per quasi vent'anni un oggetto di culto quasi inaccessibile, proiettata solo in rarissime occasioni nei cinema di proprietà dello stesso Tarantino a Los Angeles, il Vista Theater e il New Beverly Cinema, dove nel marzo 2011 aveva registrato quattro giorni di tutto esaurito, senza mai trovare spazio su piattaforme streaming né su supporti fisici. Negli Stati Uniti la distribuzione su larga scala era arrivata a dicembre 2025 grazie a Lionsgate, e ora tocca finalmente anche all'Italia grazie a Plaion Pictures.
Una delle differenze più significative e simbolicamente più dense di questa versione rispetto alle due uscite originali riguarda i primissimi secondi del film: la celebre schermata iniziale con il proverbio sulla vendetta servita fredda, attribuita ironicamente alla cultura Klingon dell'universo di Star Trek, viene sostituita da una dedica al regista giapponese Kinji Fukasaku, scomparso nel gennaio 2003 mentre stava girando Battle Royale II. Fukasaku, autore di capolavori come Lotta senza codice d’onore e dello stesso Battle Royale, è stato una delle influenze più profonde e dichiarate di Tarantino, e quella dedica trasforma l'apertura del film in qualcosa di più intimo e personale, un gesto d'amore verso un maestro che non ha fatto in tempo a vedere l'opera che aveva contribuito a ispirare.

Per i fan del cinema e dell'animazione giapponese, il motivo di interesse più immediato e più entusiasmante è però l'espansione della sequenza anime dedicata all'origine di O-Ren Ishii, interpretata da Lucy Liu, boss della yakuza e uno degli obiettivi principali della Sposa. The Whole Bloody Affair include sette minuti aggiuntivi di animazione inedita realizzata dallo studio Production I.G, che approfondiscono ulteriormente la storia dell'infanzia del personaggio, figlia di un soldato americano e di una donna giapponese, testimone dell'omicidio dei suoi genitori da bambina e poi assassina spietata in giovane età. I personaggi erano stati originariamente disegnati da Katsuhito Ishii e Shōu Tajima, mentre Production I.G si era occupata dell'animazione per la sequenza "Kill Bill Capitolo 3: L'origine di O-Ren" apparsa nel primo volume del 2003. Con questi sette minuti aggiuntivi, quella che era già una delle sequenze animate più iconiche mai apparse in un film live-action diventa ancora più completa, più tragica e più violenta, raccontando la storia di O-Ren in tutta la sua gloria non censurata.
Gli omaggi al cinema giapponese non si esauriscono però nella sequenza animata. Kill Bill è costruito su una stratificazione di riferimenti al cinema chambara, il genere dei film di samurai giapponesi, e al pinky violence, il filone exploitation degli anni Settanta che mescolava azione, erotismo e violenza con un'estetica inconfondibile. La scena del combattimento finale all'House of Blue Leaves, in cui la Sposa affronta da sola decine di nemici armata della sua katana, è una delle sequenze d'azione più influenti del cinema americano degli ultimi trent'anni, e deve tutto, nella coreografia e nella concezione visiva, alla tradizione del cinema d'azione asiatico. A firmare le coreografie dei combattimenti è Yuen Woo-ping, il leggendario coreografo e regista di arti marziali responsabile anche di Matrix, che ha garantito che gli scontri non fossero semplici omaggi ma lavori autentici nel solco della tradizione che citavano.

Il legame con il Giappone si fa poi esplicitamente personale con la presenza di Sonny Chiba nel ruolo di Hattori Hanzō, il maestro spadaio okinawense ritiratosi a fare sushi a Tokyo che forgia per la Sposa l'arma con cui porterà a termine la sua vendetta. Chiba, scomparso nel 2021, era una leggenda vivente del cinema d'azione giapponese, protagonista negli anni Settanta di film come The Street Fighter che avevano ispirato generazioni di registi occidentali, Tarantino in testa. La scena in cui la Sposa convince Hanzō a rompere il suo voto di non forgiare mai più un'arma destinata a uccidere è uno dei momenti più toccanti dell'intero film, e funziona proprio perché Tarantino tratta Chiba non come un cameo nostalgico ma come un attore di prima grandezza a cui affidare una delle sequenze più cariche emotivamente della pellicola. Kill Bill: The Whole Bloody Affair è dunque, per chi ama il Giappone attraverso i suoi film e i suoi anime, qualcosa di più di un grande film americano: è uno specchio in cui quella cultura si riflette con rispetto, competenza e un amore che non ha nulla di superficiale. Dal 28 maggio 2026 potrete finalmente vederlo anche voi, nelle sale italiane.
Mi chiedo anche se siano stati fatti nuovi sottotitoli. A suo tempo ho notato delle discrepanze fra quelli delle versioni home video e quelli delle trasmissioni (nonché alcuni refusi).
Nel caso sarebbe anche interessante sapere se sia qualcun altro a occuparsene.
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.