La Japan Expo di Parigi è una delle più grandi fiere europee dedicate al mondo degli anime, dei manga e della cultura del Sol Levante. Questa volta abbiamo avuto l'occasione di visitare questo evento in qualità di media partner e potete leggere qui il nostro reportage dell'edizione 2026. I visitatori sono ogni volta sorpresi dalla quantità (e dalla qualità) del programma: non ci sono solo conferenze, giochi in anteprima e sessioni di autografi, ma alcuni palchi sono interamente dedicati alla danza, alle arti e alla gastronomia giapponese.
 
Gastronogeek e il suo libro sulla Cucina dello Studio Ghibli


Da molti anni, ormai, uno degli ospiti di punta è Thibaud Villanova, in arte Gastronogeek. Dal 2013 si dedica a unire la pop culture alla gastronomia attraverso ricette alla portata di tutti. Negli anni ha scritto libri ufficiali di Star Wars, Assassin's Creed, Astérix, Dragon Ball, Disney e Genshin Impact, vendendo più di 800.000 copie, con traduzioni in sedici paesi (tra cui l'Italia!). Da giugno è anche ristoratore: a Parigi, nel quartiere dell'Opéra, ha aperto French Karé, un locale dedicato al curry giapponese, che gestisce insieme allo chef italiano Giovanni Iabichino. Lo abbiamo incontrato per AnimeClick e ci ha concesso un'intervista in cui ci ha raccontato della sua passione per la cucina, per gli ingredienti di qualità e per la cultura del Sol Levante.

Ho avuto l'occasione di vedere una conferenza di Gastronogeek nel 2024, alla mia prima Japan Expo (di cui trovate qui il resoconto). Sono rimasta incantata dalla sua capacità di parlare al pubblico e di mostrare come, con pochi ingredienti, sia possibile ricreare i piatti che ci hanno fatto sognare quando li abbiamo scoperti attraverso anime, manga e videogiochi. Thibaud Villanova è una persona schietta, che mira all'eccellenza in cucina con ricette semplici e soprattutto gustose! Questa passione si percepisce anche attraverso la qualità delle sue opere, come Le ricette dello Studio Ghibli e Gastronogeek Anime, tradotte in italiano. Sono lieta di potervi presentare oggi un cuoco e content creator che è molto conosciuto in Francia e, chissà, magari farvi venire voglia di cucinare qualche piatto giapponese!
 

Dagli stand del Japan Expo alla cucina


Partiamo dall'inizio: come sei arrivato fino a qui? Siamo nel 2026 e ormai hai pubblicato decine di libri e aperto persino un ristorante!

Ho iniziato nel 2013, ma già prima lavoravo nella pop culture. Alla mia prima Japan Expo ho partecipato come responsabile dello stand Nintendo: lavoravo per il fornitore di Nintendo e reclutavo le persone che presentavano i giochi. In realtà, la Japan Expo la frequento dal 2007, quindi ormai da diciannove anni, e mi sono innamorato di questo posto, dove c'era un sacco di gente come me, appassionata di cultura giapponese. Poi ho lavorato nei giochi da tavolo e nei videogiochi e nel 2012 sono entrato in un grande bar parigino dedicato alla pop culture. Lì mi sono reso conto di una cosa: era il momento dell'esplosione di YouTube e dei programmi di cucina in televisione, e la pop culture stava diventando mainstream. In TV passavano Game of Thrones, Lost, The Walking Dead: i geek non erano più quelli additati da lontano, ma erano diventati i colleghi di lavoro! Così mi è venuta voglia di creare un programma di cucina come i grandi programmi che passavano in televisione in quegli anni, ma ispirandomi alle opere dell'immaginario. E ho iniziato a creare e scrivere moltissime ricette.


Hai seguito una scuola di cucina?

No, sono autodidatta: ho imparato a cucinare da solo. Non ho fatto nessuna scuola specifica, ma la passione scorreva in famiglia. Mio padre era artigiano panettiere, mentre mia nonna era chef: è a casa mia che ho imparato a cucinare con i gesti giusti. Ero un buon cuoco amatoriale: nel gruppo di amici ero quello che chiamano per fare da mangiare alle serate. Quando ho iniziato a pensare che c'era l'opportunità di fare un programma di qualità su YouTube e in televisione, ho incontrato molte case di produzione. Tutti mi dicevano: «L'idea è fantastica, ma non possiamo produrla perché costa troppo.» In quel periodo è stata la mia ragazza, che oggi è mia moglie e la direttrice artistica dei miei libri, a convincermi di scrivere un libro. Io volevo che la mia vita fosse uno shōnen, capisci? Volevo fare il miglior libro di cucina possibile, con il miglior editore possibile e il miglior fotografo possibile! Sono andato a proporre questo progetto a un editore di cucina di cui adoravo i libri e a un fotografo di cui adoravo il lavoro. Hanno accettato tutti e due: l'idea li ha conquistati ed è così che sono arrivato a scrivere il mio primo volume.


E il libro ha funzionato?

Sì, è stato un enorme successo nelle librerie in Francia. Si chiamava Gastronogeek: prima di essere il mio pseudonimo era proprio il nome del mio progetto. Solo in seguito è diventato il mio nome d'autore, perché la gente diceva che aveva iniziato a collegarmi con il libro stesso! In Francia escono decine di libri di cucina ogni settimana, e quando ne vendi tra le 8.000 e le 10.000 copie in un anno è una buona vendita. Noi ne avevamo vendute più di 20.000 in un mese e il successo non sembrava diminuire.

Ho deciso di smettere con tutto il resto a livello professionale per concentrarmi solo sulla cucina. E ho iniziato a lavorare molto sull'apprendimento: ho seguito molti stage e lezioni dei grandi chef, leggendo libri e concentrandomi allo stesso tempo sulla tecnica. Apprendere un'ottima tecnica era fondamentale. Avevo tantissime idee e per fortuna il mio editore è una persona sveglia che ha capito il valore delle mie opere: i libri che scrivevo vendevano bene, grazie anche a mia moglie che si occupava della loro realizzazione. A poco a poco ci siamo ritrovati a fare i nostri libri classici, i nostri mix di riferimenti, e poi i libri ufficiali, come quelli di Star Wars e di Assassin's Creed. Sono quelli che ci hanno fatto veramente conoscere nel mondo e oggi sono l'autore del libro ufficiale di Genshin Impact, che è venduto ovunque, persino in Giappone. È un vero orgoglio personale!

 
Japan Expo Conferenza Gastronogeek


E dopo hai creato il tuo canale YouTube?

Nel 2016 ho iniziato con i video su YouTube e sui social, perché volevo che gli studenti che non avevano necessariamente 20 o 30 euro per comprare i miei libri potessero accedere gratuitamente alle ricette. Dodici anni dopo siamo già a 800.000 copie vendute, libri tradotti in sedici paesi, e una community onorevole e adorabile di circa un milione di persone (sommando tutti i canali). Su Twitch sono in diretta ogni settimana, una quindicina d'ore: il sabato cucino, mentre durante la settimana faccio streaming, molto spesso di giochi come Zelda. Poi ogni settimana creo video in formato corto da pubblicare su Instagram, TikTok e YouTube. E non è finita! Cerco di scrivere uno o due libri nuovi all'anno come minimo, con la casa editrice oppure direttamente in autoproduzione.


È incredibile, sei davvero riuscito a realizzare i tuoi sogni e adesso è arrivato persino il ristorante!

Grazie mille! Sì, ci sono stati anche molti sacrifici e sempre molto lavoro, ma è bello poter finalmente vedere i risultati. Esatto, abbiamo appena aperto a Parigi un ristorante di curry giapponese, nel quartiere dell'Opéra: si tratta del sogno di una vita a cui non pensavo di poter accedere. In effetti, volevamo aprire l'anno scorso, ma l'editoria dal punto di vista economico è molto complicata. Abbiamo avuto difficoltà finanziarie e non abbiamo potuto investire in altri progetti. Poi quest'anno mi ha chiamato un amico, il cui ristorante non andava molto bene, chiedendomi se volevo comprarlo. E io gli ho chiesto: «Vuoi smettere, o vuoi continuare ma affrontando questa avventura con me?». Ecco come abbiamo deciso di aprire il locale! 

Circa due mesi fa Giovanni, il mio chef italiano, mi ha detto che se non aprivamo prima dell'estate, non sapeva se avrebbe potuto farlo. E allora ci siamo messi due settimane a organizzare tutti i dettagli senza mai fermarci e abbiamo aperto il 10 giugno. French Karé è un ristorante piccolissimo, con venti coperti, e facciamo curry giapponese tutto il giorno. Siamo davvero contenti!


Da dove arriva la tua passione per il curry giapponese?

Il curry giapponese è per me un'ossessione dal 2019, dopo un viaggio in Giappone! Ci vado regolarmente, provo ad andarci ogni anno: quest'anno non ce l'ho ancora fatta, ma spero di andare a fine anno. Quando sono là, ci sto due o tre settimane e vado a cucinare con degli chef, a volte direttamente nei ristoranti. Cerco sempre di incontrare esperti per imparare nuove tecniche e ricette, utilizzando solo i prodotti giusti. Nel 2019 l'ultimo piatto che ho mangiato prima di prendere l'aereo per Parigi era un curry giapponese. Ed è stato assurdo, perché era diventato il mio piatto preferito, ma era anche l'ultimo: ero veramente triste (ride).
 
Conferenza di Gastronogeek


È sempre così: trovi gli amici l'ultimo giorno di viaggio.

Esatto, e diventi amico per tutta la vita. Tornato in Francia ho iniziato (come tutti) a mangiare il curry in scatola, il più famoso. Ma non aveva lo stesso sapore di quello che avevo mangiato a Tokyo. Quando ci sono tornato dopo il Covid, mi sono reso conto di una cosa: il curry giapponese da noi non è così conosciuto. In Francia si apprezzano molto i ramen o il sushi, ma il curry giapponese, rispetto alla sua popolarità in patria, qui in Europa non ha lo stesso seguito. In Giappone, è addirittura il primo o il secondo piatto più consumato, dipende dagli anni. In media si consumano ogni anno 78 porzioni di curry per abitante. Sono quindi 25 milioni di curry giapponesi serviti quotidianamente: quasi quanto gli abitanti dell'Australia! 

In Giappone, questo tipo di riso al curry esiste dalla fine degli anni Sessanta dell'Ottocento, quando l'impero giapponese si è riaperto al mondo esterno, alla fine del periodo di chiusura del sakoku. Per i giapponesi il curry è un piatto occidentale (Yoshoku), poiché è arrivato da loro attraverso gli inglesi, che avevano portato questa miscela di spezie dall'India. Grazie alla sua popolarità e al gusto unico, i cuochi giapponesi se ne sono riappropriati, modificandolo e trasformandolo talmente tanto che è diventato uno stile di curry unico al mondo. Quando ho scoperto questa storia, ho voluto imparare tutto quello che potevo sul curry. Ad esempio, ho scoperto che in Giappone ogni regione e ogni territorio ha il suo curry ben definito. Esistono persino degli chef specializzati in curry, gente la cui passione è fare il miglior curry possibile: ho voluto assolutamente incontrarli!



Sei riuscito a incontrare questi chef specializzati?

Sì, ho avuto la fortuna di incontrare uno dei migliori, che ha preso a cuore me e il mio progetto. Trovava incredibile che un francese attraversasse il mondo per venire a mangiare un piatto di curry a Tokyo. Abbiamo passato molto tempo insieme: mi mandava a mangiare nei ristoranti e voleva che gli facessi i debriefing: «Cosa ne hai pensato? Ti è piaciuto? Perché? Questo è interessante. Hai assaggiato quello? Devi tornarci». E poi l'anno scorso, quando avevo già imparato molto e volevo scrivere il mio nuovo libro, "Il grande libro del curry giapponese", che è appena uscito, ho chiesto di incontrare gli chef più anziani. Ne ho incontrati alcuni, tra cui Kiyoshi Omino, che ha più di 80 anni e fa curry dal 1982, dopo un passato come cuoco nei più grandi hotel. Si tratta di un uomo appassionato e appassionante, che alla fine del nostro incontro mi ha detto: «Adesso torni in Francia e continui la battaglia, fai conoscere il curry giapponese in tutto il tuo Paese». Ecco com'è nata l'idea del ristorante French Karé e anche dell'account Instagram che ho aperto, french_kare, dedicato solo al curry giapponese.
 

Francia e Giappone, questione di rispetto


Hai mai incontrato difficoltà o differenze tra i cuochi francesi e quelli giapponesi?

Il Giappone è un Paese particolare, bisogna conoscerlo bene per comprenderlo: c'è tutta una serie di cose che vengono fantasticate sul Sol Levante. In Francia, puoi avere delle facilità di accesso perché siamo latini: noi attraversiamo la strada anche quando non è il nostro turno. A Tokyo questo non succede. Questo ti mostra una forma di rigore e di rispetto: nella società giapponese è necessario stare al proprio posto. Io, come francese, ho un bonus, perché sono cuoco: nella testa dei giapponesi c'è l'idea che i cuochi francesi siano precisi e logici. Siccome ho imparato un po' di giapponese, ho mostrato che voglio parlare la loro lingua e mi sono sempre posto con rispetto, sono sempre stato accolto bene. Ho fatto vedere che so stare al mio posto, con umiltà: io sono solo un francese che viene a imparare il curry giapponese, un semplice allievo. E ho avuto la fortuna di incontrare chef giapponesi molto contenti che si esportasse il loro saper fare, i loro territori e le loro tradizioni, sempre con rispetto.
 
Lo stand di Gastronogeek alla Japan Expo 2026


Il tuo nuovo libro sul curry ha una prefazione importante. Puoi parlarcene ?

La prefazione è di Jinsuke Mizuno, il mio sensei. È un grande chef di curry giapponese, molto conosciuto in Giappone: tiene conferenze, ha delle scuole di curry, ha persino fatto un TEDx sulle spezie e sul loro ruolo nella gastronomia giapponese. Quando l'ho incontrato mi sono detto che, se lui accettava di parlarmi, anche gli altri cuochi l'avrebbero fatto. Ed è esattamente quello che è successo. Il mio sensei non mi ha messo alla prova, anzi mi ha accolto a braccia aperte: «Che bello, c'è un tipo che ha fatto 15.000 chilometri per venire a parlarmi di curry giapponese, prendiamoci un'ora e parliamo». Stamattina ho pubblicato un video sull'account dedicato al curry e lui gli ha messo un like. È un po' un orgoglio, capisci?


E Giovanni, lo chef con cui hai aperto il ristorante di curry, ti ha messo alla prova?

Sì, come chef. Prima di lavorare con me, Giovanni gestiva il ristorante Omurice, specializzato nell'omelette giapponese, dopo aver lavorato per molti anni nei grandi ristoranti stellati francesi. È uno che ha conosciuto le grandi maison, che ha un palato molto fine: insomma, un ottimo chef. Gli ho dato le mie ricette e gli ho proposto di aprire assieme un ristorante. Mi ha chiamato la sera stessa dicendomi che erano buonissime e che dovevamo assolutamente provarci. Assieme a lui, abbiamo trovato il nostro mix di spezie. A French Karé siamo noi che dosiamo le spezie e creiamo le miscele: senza usare additivi, tutto è fait maison. Con questo approccio ho convinto Giovanni e continuo ogni giorno a convincere la mia community: voglio che si veda che quello che dico nelle live o che scrivo nei miei libri, lo si ritrova anche nei piatti del mio ristorante. Cerco di mettere esattamente lo stesso spirito in tutto quello che faccio.

Ho conosciuto Giovanni quando lui era ancora lo chef di Omurice, un piatto che adoro: quando volevo mangiarne in Francia, andavo sempre da lui. Proprio così siamo diventati amici. Qualche anno fa è venuto sul mio canale Twitch a fare una masterclass sull'omelette giapponese. Mi piace molto perché è una persona tanto umile quanto talentuosa: ha il cuore d'oro ed è un vero lavoratore. Quindi ho cercato di aiutarlo il più possibile. Ed è proprio per aiutarlo dalle difficoltà che stava affrontando quest'anno che è nata la nostra collaborazione. E siccome io arrivavo preparato, con le mie ricette, il marchio di Gastronogeek, la filosofia, lo stato d'animo, il background, il libro, gli ho detto che lui doveva solo rilassarsi e fare quello che sa fare, cioè cucinare!


Quindi la vostra è anche una bella storia di amicizia!

Sì, credo che diventeremo molto amici, lui ed io. Siamo passati da amici a collaboratori nel lavoro e credo che ci vogliamo molto bene. In ogni caso io gliene voglio molto (ride). E poi gli riempiamo il ristorante tutti i giorni, quindi questo gli farà bene, forse anche al morale: vedere gente che viene a mangiare ogni giorno i suoi deliziosi manicaretti.
 
Lo stand di Gastronogeek e i suoi libri
 

Mangiare come i propri eroi


All'epoca, quando hai iniziato i progetti gastronomici, sei stato tu a dirti «mi piacerebbe fare i piatti che ho visto in un anime»? E qual è stato il piatto che ti aveva colpito?

È un po' complicato, in realtà. Io sono sempre stato appassionato di gastronomia. Quando guardavo Dragon Ball a nove anni, la prima cosa che fece Son Goku dopo aver vinto il Tenkaichi, o dopo essere arrivato secondo contro Tenshinhan, fu andare a mangiare al ristorante. Ad esempio, mi è sempre rimasta impressa la scena della prima morte di Crilin, ucciso dal Grande Mago Piccolo: nessuno al ristorante inizia a mangiare perché tutti lo stanno aspettando. E poi gli unici momenti in cui Son Goku prende le botte, in cui ha dei problemi, sono quelli in cui non ha mangiato. Quelli sono i miei primi risvegli alla gastronomia nella pop culture! Un'altra delle mie ispirazioni è Tolkien: Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit sono opere nelle quali la gastronomia è molto importante. Anche in molti altri manga si parla di cibo, ma i miei punti di partenza sono stati davvero Harry Potter, Il Signore degli Anelli e Dragon Ball.


In effetti, negli ultimi anni la gastronomia è diventata qualcosa di mainstream. Se ne parla ovunque e ci sono intere opere sul tema. Cosa si prova a creare ricette ispirate a queste opere?

È una cosa che ti permette di prolungare l'immersione, io la vedo così. Gastronogeek serve a creare un ponte tra la pop culture e la cucina. Ti serve, ad esempio, a passare una bella serata tra amici in un universo che ti piace. Vuoi farti una serata Harry Potter e guardare tutti i film? Con i miei libri, puoi cucinare i menù descritti nei libri e mangiare come i tuoi eroi. Naruto, quando finisce le sue avventure, va a mangiare il suo ramen preferito all'Ichiraku. Al giorno d'oggi, tantissimi chef hanno intrapreso questa carriera ispirati dalle loro opere preferite. Per esempio, il giovane chef stellato Mory Sacko, anche lui appassionato di Giappone, ha iniziato ad amare la cucina guardando i ramen di Naruto, da bambino. Per me è un po' la stessa cosa. Viene da lì questa voglia di prolungare l'immersione: mangiamo come i nostri eroi e soprattutto mangiamo assieme, cuciniamo e condividiamo un bel momento. Il grosso del mio lavoro è questo: condivisione e storia.


Io per esempio non cucino, sono più quella che aspetta e chiede «cosa mangiamo oggi?». Però ti chiedo: in questa società ci sono persone che hanno la passione di cucinare, ma ci sono anche quelli che mangiano molto male, soprattutto chi vive da solo. È difficile cucinare quando si è soli. Hai dei consigli?

Aiutare quelle persone è complicato, perché prima è necessario voler mangiare bene per poi farlo. Però ci sono delle ricette semplici che si possono imparare, come quelle che mostro in live. Quando non hai molti soldi devi cucinare da solo: se sei studente o un giovane lavoratore, devi farti da mangiare per poter risparmiare un po'. Ormai tutto è diventato più caro andare al ristorante, ordinare d'asporto e persino mangiare nei fast food. Io ho conosciuto il McDonald's a 5 euro: è finita, non esiste più. E con il prezzo non è aumentata la qualità. Per questo nelle mie live del sabato provo sempre a mostrare una ricetta sotto i 3-4 euro. Ad esempio, la ricetta che abbiamo fatto stamattina sul palco, i noodles freddi alla salsa di soia, è semplicissima. Basta preparare una vera salsa con un po' di pasta di arachidi e di salsa di soia, ci metti il tuo peperoncino, assaggi, ed è pronto. E i noodles vanno messi freddi, perché fa molto caldo e non ci vogliamo complicare la vita con i noodles caldi! In Giappone e in Cina in estate si mangiano zuppe di noodles freddi: è un classico di stagione, da gustare quasi ghiacciato. In Francia non abbiamo questa abitudine ed è un peccato, perché questo tipo di piatti è dissetante, buonissimo e nutriente, soprattutto con queste estati che si fanno sempre più torride.


Non è sempre stato facile, immagino, gestire un progetto vasto come Gastronogeek. Come sono stati i primi anni?

Oggi per noi va bene, ma i primi anni di Gastronogeek ero precario. Vivevo in 19 metri quadri e avevo solo un piano cottura per cucinare e un piano di lavoro per scrivere i miei libri. Facevo davvero fatica ad arrivare a fine mese. Quindi so cosa significa cucinare in condizioni difficili, ad esempio quando non hai voglia di cucinare oppure non sai proprio cosa fare. Il punto è cucinare per farsi piacere, concentrandosi su piatti semplici. Bisogna dirsi che non stiamo facendo Top Chef: ci stiamo solo facendo da mangiare per passare un bel momento. In più, cucinare i propri pasti è un vero risparmio economico. E c'è un vero valore nel dirsi: "è proprio buono, l'ho fatto io!". Io penso che cucinare per sé sia importantissimo: si tratta di prendersi cura di sé. Purtroppo, è una cosa che in Francia non si impara molto. Anche a me capita delle volte di non aver voglia di cucinare: cerco di trovare delle scuse, visto che cucino quasi ogni giorno e che ogni tanto ho diritto a riposarmi, ma in realtà no, dovrei curarmi con la mia stessa medicina.
 
Foto della conferenza di Gastronogeek


Hai dei consigli pratici per chi volesse iniziare a cucinare per sé?

La base è avere un minimo di attrezzatura. Innanzitutto due buoni coltelli: un buon spelucchino (per pelare frutta e verdura) e un buon coltello da chef. Non costano troppo e con quelli puoi fare tutto. Seconda cosa: avere una dispensa pronta. Ad esempio, se vuoi cucinare giapponese, dovresti sempre avere in casa una bottiglia di salsa di soia, una di mirin, una di olio di sesamo e una pasta di miso in frigo: con questi puoi fare tutto.

Stamattina (durante la conferenza della Japan Expo) ho preparato due piatti con gli stessi ingredienti, ma il risultato è completamente diverso: in uno abbiamo messo la pasta di arachidi, nell'altro la polpa di pomodoro. Eppure la base aromatica è la stessa, e alla fine si ottengono due ricette completamente diverse che non hanno lo stesso sapore. Quindi il punto è essere pronti, anticipando le varie necessità: spesso quando siamo stanchi e non abbiamo voglia di uscire, non possiamo cucinare perché non c'è niente in casa. Se invece hai sempre qualcosa in credenza, puoi arrangiarti e preparare un buon pasto. Per esempio, io a casa ho sempre del tonno in scatola e delle uova. Le uova le puoi preparare in tanti modi: alla coque, sode per le insalate, al tegamino, come omelette oppure con gli albumi montati per i dolci. Le uova ti possono tirare fuori dai guai mille volte: ti resta un fondo di riso in frigo, in padella, un po' di salsa di soia, rompi un uovo, mescoli, ed ecco che ottieni un riso saltato! 


A volte però è più facile seguire la ricetta alla lettera che provare nuove cose, soprattutto se si cucina poco.

Io faccio le ricette secondo il mio gusto e le scrivo così proprio, perché i lettori se ne possano appropriare. Se in una ricetta c'è l'aglio e a te non piace, lo puoi tranquillamente togliere. Se è una torta all'aglio allora è più complicato, ma se è un'insalata o un'altra ricetta, allora non ci sono problemi: quello che conta è che tu, nel momento in cui la mangi, possa passare un bel momento. La cucina è come la musica: quando hai passato la vita a lavorare sugli spartiti, un giorno arrivi a suonare anche senza spartito. Quando sei abituato ad avere i tuoi trucchetti, puoi sempre dare un twist originale alla tua ricetta. Per esempio, la salsa satay con peperoncino e arachidi che ho fatto stamattina per i noodles freddi, la faccio ogni estate. Contiene ingredienti freschi, come il cetriolo, ma avremmo potuto metterci anche l'anguria: è piena d'acqua, fredda e dissetante. Si tratta di una ricetta veramente semplice e nutriente. Come abbiamo visto, la cucina giapponese e asiatica (penso a ricette della Corea, Cina, Thailandia, tra le altre) è una cucina pensata per paesi dove l'estate è molto afosa e umida. Quindi è ideale ispirarsi alle loro ricette veloci per non soffrire il caldo e per non dover stare in cucina per più di dieci minuti!


E con tutti i tuoi progetti, riesci ad avere un po' di tempo per te, per giocare ai videogiochi, per leggere?

A leggere non ci riesco più, mi addormento (ride). Le serie e i film sì, perché ho un ascolto attivo: ho bisogno di nutrirmi di novità per creare nuove ricette e contenuti, quindi sono concentrato. I videogiochi sono per me ancora molto importanti. Non gioco più quanto prima e sono monomaniaco: in questo periodo sto rifacendo Zelda: Breath of the Wild per l'ennesima volta! Poi mi rimetterò su Tears of the Kingdom, li ho fatti di fila durante l'estate. Normalmente riesco a giocare ai grandi giochi, i blockbuster, perché non ho più tanto tempo per provare gli indie, purtroppo.

Il videogioco continua a fare parte del mio lavoro e ne sono veramente contento. Sono sempre attento alle nuove uscite perché fa parte del mio lavoro e cerco di rimanere a contatto con tutte le novità. A volte è una rottura, perché stai giocando a un gioco mentre avresti voglia di fare tutt'altro, ma devi farlo per l'algoritmo sui social. Dopo l'uscita di un titolo importante, tra giochi, film e serie anime, devo subito fare la ricetta per rimanere nel trend. Il libro, invece, è una cosa che mi prende tempo, dove posso fare quello che voglio, con un lavoro di cura e di selezione delle opere ad hoc. I miei contenuti su Instagram e YouTube sono settimanali, tre volte a settimana, e non ho altra scelta che giocare d'anticipo. Quando esce una serie nuova, in generale io la vedo prima: siccome lavoro con gli studi, ricevo gli accessi stampa anticipati. Quando un PR vede che nel suo film c'è del cibo o qualche rimando al mondo della cucina, mi chiama.


 Questo mondo è bello, ma stressante, perché tutto deve essere fatto subito:
"Avevamo previsto di dormire?  Peccato, non oggi!". Per fortuna ho una squadra fantastica che mi sostiene e ho deciso da sei mesi di non lavorare più la domenica, per poter passare più tempo con la mia famiglia e soprattutto con mio figlio. Lavoro, infatti, principalmente quando lui è a scuola oppure quando tutti vanno a dormire.



Giocherai al nuovo Zelda che sta per uscire?

Ovviamente! Anche se nel "trailer" del remake di Ocarina of Time non c'era molto da vedere, ho una gran voglia di vedere come sarà il gioco. L'ho rifatto su Nintendo 64 con mio figlio tre mesi fa, quindi ce l'ho fresco: il gioco e le meccaniche sono quelle. Se adesso ci fanno un gameplay migliore e una grafica migliore, avremo tutti vinto!


Hai nuovi progetti o libri in arrivo?

Sì, ho scritto un nuovo libro sulle cocotte e sugli stufati, con 80 ricette di piatti mijotés da tutto il mondo. L'uscita è prevista il 15 ottobre per Hachette (in Francia). Per questo volume ho imparato ricette africane, asiatiche e persino dell'Oceania!