Nel mondo del gaming odierno, Capcom è quasi una stranezza, una software house che rilascia veri e propri gioielli uno dietro l'altro senza (quasi) mai sbagliare il colpo. Negli ultimi anni la compagnia ha revitalizzato quasi tutte le sue serie, proponendo titoli come Monster Hunter Wilds e Street Fighter 6 per far avvicinare i neofiti, ma al contempo Dragon's Dogma II e Resident Evil Requiem per accontentare i fan di lunga data.

Mancano tuttavia due saghe all'appello e se è vero che il ritorno del Blue Bomber è già stato confermato per il 2027 (assenza tamponata negli anni dalle varie collection), il grande assente all'appello è la serie di Onimusha, il cui ultimo capitolo risale al 2006, nel pieno dell'epoca Playstation 2. Con una premessa del genere non c'é sicuramente momento migliore per rilasciare Way of the Sword, nuovissimo capitolo in arrivo il prossimo 4 settembre che punta a introdurre il titolo a una nuova generazione di fan.

Grazie a Capcom abbiamo avuto modo di allenarci nell'arte della spada in anteprima e oggi possiamo finalmente parlarvi di com'é andato l'addestramento nella nostra recensione.

 

Samurai ultraterreni


Ci troviamo all'inizio del 1600, nella prefettura di Kyoto, un periodo che i locali stanno vivendo nel terrore a causa della presenza dei Genma, demoni arrivati direttamente dall'inferno a causa di squarci che lo collegano con il mondo dei vivi. Il nostro protagonista è il leggendario samurai errante Miyamoto Musashi, qui ancora giovane e nel pieno delle sue forze, tuttavia non facciamo neanche in tempo a farne la conoscenza che sia lui che il suo rivale Sasaki Ganryu vengono brutalmente assassinati dagli invasori.

Nel percorso per l'inferno accade però qualcosa di inaspettato: il nostro eroe viene salvato da un misterioso uomo in bianco, che gli affibbia un peculiare guanto ingioiellato, non solo riportandolo nel mondo dei vivi, ma conferendogli una forza sovraumana in grado di abbattere i Genma in un battibaleno.
Musashi capisce presto che la rinnovata potenza non è sua ma ha origine dall'artefatto che porta al braccio, poiché da esso proviene una misteriosa voce femminile che lo guida verso un suo simile: Takamura.

L'omaccione spiega al malcapitato che ciò che indossa è un manufatto appartenente alla razza degli Oni, e che non può rimuoverlo o il suo corpo si ridurrebbe in poltiglia. Takamura porta inoltre Musashi nelle viscere della città, dove si trova un torreggiante portale verso l'inferno di cui lui stesso è stato a guardia per oltre cinquecento anni ma che sembra che ultimamente si stia indebolendo. L'obiettivo del samurai è dunque chiaro: scoprire le intenzioni del suo improbabile benefattore e le origini della misteriosa presenza nel guanto, ripulendo al contempo la regione dalla minaccia infernale.

Pur trattandosi di un titolo action, la storia è presentata in maniera davvero eccelsa, con cutscenes frequenti (ma che non spezzano l'azione) e registicamente curate, in grado di passare senza soluzione di continuità da momenti introspettivi dei personaggi a scontri all'arma bianca.
 
La posata Shizuka fa da perfetta compagna all'irruento Musashi

La (fighissima) via della spada


Per quanto la base del titolo si presenti come quella di un action adventure con componenti gdr, spiegarne l'essenza è tanto semplice quanto complicato. Non è un segreto infatti che il fulcro dell'esperienza stia nel suo sistema di combattimento, che nelle prime battute potrebbe risultare alquanto scontato (un tasto per effettuare attacchi a una mano e l'altro per attacchi a due mani), specialmente considerato che i primi avversari non oppongono particolare resistenza, ma è nell'esplorazione delle opzioni difensive che inizia veramente a mostrare le sue carte.
Innanzitutto, il titolo fa una netta distinzione nei modi in cui si viene attaccati: qualora il nostro avversario ricorra all'uso della sua lama potremo decidere di effettuare una deviazione (che riempirà il nostro indicatore ardore, consentendoci una volta riempito di entrare in uno stato che infliggerà più danni), una respinta (simile alla deviazione ma che invece di riempire l'indicatore ridurrà sensibilmente l'equilibrio avversario) oppure un cosiddetto Issen ciritico (dal tempismo ancora più stretto ma che, se portato a segno, taglierà di netto l'attaccante); qualora invece si venga attaccati con una parte del corpo sarà necessario effettuare schivate perfette (che, dopo ripetuti successi, consentiranno di contrattaccare); vi sono inoltre determinati attacchi (anticipati da un bagliore rosa sulla lama avversaria) che non potranno essere respinti o schivati normalmente e dovranno per forza di cose essere parati con un comando apposito (pena l'istantaneo azzeramento dell'equilibrio).

Dopo qualche ora di gioco, il nostro samurai entrerà inoltre in possesso non solo di un arco (utilissimo per eliminare gli avversari più deboli con un colpo alla testa netto), ma anche delle armi Oni, devastanti strumenti che per essere utilizzati richiederanno il riempimento di un'apposita barra, ognuno con un uso diverso in base al nostro stile. Da non dimenticare inoltre la progressione di Musashi, che avverrà sia tramite albero delle abilità (che alternerà la necessità di specifiche pietre reperibili in giro e le anime rosse ottenibili sconfiggendo gli avversari), sia tramite il potenziamento del proprio equipaggiamento (diviso in abiti, spada, guanti, amuleto e sacca Hozuki, il nostro principale metodo curativo di cui potremo reperire diverse varianti).

Quando non staremo affrontando uno dei segmenti principali della storia, ci ritroveremo a vagare per la prefettura di Kyoto con una struttura open map, dove potremo reperire materiali, portare a termine diversi tipi di sottomissioni e cercare nuovi strumenti per la nostra progressione; nuove aree della mappa saranno sbloccate man mano che proseguiremo con la storia. Abbiamo purtroppo reputato questa parte la più debole del pacchetto: per quanto infatti sia sempre divertente avere una scusa per menare le mani, dover fare avanti e indietro per eliminare l'ennesimo gruppo di Genma o sigillare l'ennesimo squarcio diventa ripetitivo abbastanza presto (per non parlare del fatto che alcune subquest ci costringeranno non solo a rivisitare aree già completate ore prima, ma ci metteranno contro avversari presentati in precedenza come boss, un riciclo che si poteva davvero evitare).

Il picco più alto della produzione sono senz'altro i combattimenti con i boss: adrenalici, estremamente coreografici e in grado di regalare un'esperienza molto vicina a quella proposta da Sekiro (non con lo stesso grado di difficoltà, ma ammettiamo che alcuni abbiamo dovuto riprovarli più di una volta prima di poter emergere trionfali), insomma il momento in cui il sistema di combattimento trova davvero la sua espressione massima.
 
I boss sono tanto divertenti da combattere quanto stilisticamente ispirati

Meraviglie giapponesi e incertezze italiane


Tecnicamente parlando il titolo è probabilmente quello della compagnia che abbiamo visto sfruttare meglio il RE Engine: la versione PC da noi testata a settaggi massimi con DLSS in qualità ha mantenuto costante un framerate che oscillava tra gli 80 e i 90fps, non perdendo colpi neanche nelle sezioni open map o nei combattimenti più concitati, regalando un colpo d'occhio dell'effettistica sempre notevole e una resa dei volti eccezionale. Ciò su cui siamo rimasti parecchio perplessi è il doppiaggio in italiano: Capcom ormai è rinnovata nel panorama per offrire un'esperienza nostrana degna di nota, azzeccando gli attori al primo colpo, ma stavolta dobbiamo trattenere i complimenti, poiché le performance attoriali (specialmente quella di Musashi) ci sono sembrate un po' troppo stereotipate, incentivandoci a passare dopo poche ore quello giapponese (di tutt'altra caratura poiché vanta un cast di eccezione tra cui figurano volti come Shinichiro Miki, Aya Endo, Nobuhiko Okamoto e tanti altri).

Ottimi livelli anche per quanto riguarda la durata, poiché l'esperienza ci ha portato via poco più di una ventina di ore puntando anche a completare tutte le subquest e trovare i collezionabili (comodamente indicati sulla mappa).
 
Musashi vi ricorda il motivo principale per cui acquistare il titolo
 
Ormai sembriamo dei dischi rotti, ma Capcom ce l'ha fatta di nuovo: Onimusha: Way of the Sword è l'ennesima conferma del talento della compagnia, che ha saputo reinterpretare in chiave moderna un franchise di vent’anni fa, riproponendolo con un gameplay molto più adatto al contesto. Sicuramente non l'esperienza più originale di questo mondo e che avrebbe giovato di una riduzione delle sezioni open map (e di un doppiaggio italiano migliore), ma considerato le sensazioni che offre pad alla mano possiamo ritenerci estremamente soddisfatti.
Un'ottima inaugurazione di questo periodo di piena nonché un acquisto obbligato per i fan degli action e per coloro che non temono una sfida.
 
 
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