Le loro opere attingono a piene mani da un approccio all'intrattenimento vecchia scuola, riportando in auge il genere punta e clicca attraverso una cura artigianale e una direzione artistica inconfondibile. Oggi vi accompagniamo in un viaggio attraverso i cinque titoli che meglio incarnano la loro poetica e la loro visione autoriale, proposti non come una rigida classifica di gradimento, ma come una vera e propria celebrazione del loro percorso.

Machinarium (2009)
Machinarium non è un semplice videogioco, ma l'opera manifesto che ha definitivamente sdoganato Amanita Design, permettendo allo studio di emergere dalla nativa dimensione underground per imporsi sul palcoscenico globale. Al centro della scena troviamo Josef, un adorabile e malandato robottino ingiustamente gettato in una discarica, spinto dalla tenera volontà di ritrovare la sua amata e sventare una minaccia all'interno di una metallica e rugginosa metropoli.Interamente disegnato a mano con un tratto minuzioso che restituisce tutto il fascino di un mondo meccanico decadente, questa brillante avventura grafica si distingue per la sua narrazione puramente visiva e sonora, del tutto priva di dialoghi testuali o parlati tradizionali. Machinarium rappresenta la sintesi perfetta della filosofia dello studio: piccole storie intime ma dal profondo impatto emotivo, enigmi ambientali perfettamente integrati nel world building e un cast di personaggi il cui immenso carisma scaturisce interamente da un character design magistrale. È un inno all'ingegno e all'espressività che continua a fare scuola.
Salmorost 3 (2016)
Se Machinarium ha rappresentato il punto di svolta commerciale per il team, Samorost 3 è indubbiamente l'opera della maturità artistica e tecnica di Amanita Design. Con questo capitolo, l'universo surreale ideato da Jakub Dvorský si affranca dalle origini in formato Flash per evolversi in una produzione a tutto tondo, impressionante per densità di dettagli e cura del comparto audio-visivo.
Il gioco segue le peripezie del curioso Gnomo spaziale che, spinto dal ritrovare un misterioso flauto magico precipitato dal cielo, intraprende un viaggio attraverso sette micro-mondi alieni. Più che puntare su una logica punitiva tipica dei punta e clicca classici, Samorost 3 fonda la sua struttura sull'esplorazione tattile: ogni pianeta si presenta come una scultura organica vivente, costruita attraverso la fusione di fotografia macro, pittura digitale e animazione artigianale.
Elemento cardine del gameplay è l'eccezionale lavoro sonoro firmato da Floex (Tomáš Dvořák). Il flauto dello gnomo diventa il mezzo di interazione primario con l'ambiente: captare le frequenze del mondo circostante e replicarle permette di risvegliare spiriti ambientali e sbloccare enigmi organici. Samorost 3 si trasforma così in un'esperienza di osservazione e ascolto, dove la progressione nasce dal piacere della scoperta e dall'interazione con l'ecosistema di gioco.
Botanicula (2012)
Botanicula porta la lente d'ingrandimento di Amanita Design sulla vita microscopica e pulsante della natura. Questo titolo rappresenta senza dubbi l'anima più solare, scanzonata e spudoratamente ecologista del team ceco.
La narrazione segue le avventure di un bizzarro manipolo composto da cinque piccole creature arboree unite in un'epica missione in miniatura: salvare l'ultimo seme del loro albero madre dall'assalto di oscuri e voraci parassiti. Rispetto alle strutture di puzzle tradizionali, Botanicula sceglie di punire pochissimo il giocatore e di premiare costantemente la curiosità. Ogni schermata è un microcosmo brulicante di vita, dove toccare un elemento, un insetto o un fiore innesca reazioni inaspettate e deliziose vignette animate.
A coronare questa festa per gli occhi c'è lo straordinario lavoro del duo musicale ceco DVA, autore di uno dei comparti audio più creativi della scena indie. Suoni d'ambiente, doppiaggi e campionamenti musicali sono stati realizzati quasi interamente tramite strumenti acustici, rumori vocali e beatbox, conferendo all'intero gioco una carica ritmica e un'espressività contagiosa. Botanicula è un'opera capace di restituire il piacere dell'interazione ludica nella sua forma più pura e spensierata.
Chuchel (2018)
Con Chuchel, Amanita Design mette momentaneamente da parte le atmosfere contemplative e i rompicapo tradizionali per tuffarsi a capofitto nella commedia slapstick e nell'umorismo dell'assurdo. Ideato da Jaromír Plachý, il gioco abbandona la struttura complessa delle avventure grafiche classiche per trasformarsi in un cartone animato interattivo imprevedibile.
Il motore narrativo è un classico pretesto da comica muta: Chuchel, un'irascibile e rumorosa matassa di pelo nero, ha un'unica ragione di vita: gustarsi una deliziosa ciliegia. A contendergli la preda c'è il suo piccolo rivale Kekel, in un continuo susseguirsi di dispetti, disavventure e precarie alleanze. La progressione si articola attraverso micro-sketch autonomi in cui la risoluzione degli enigmi lascia spazio al divertimento visivo, arricchito da parodie di pietre miliari dell'era arcade come Pac-Man e Space Invaders.
Ogni scelta sbagliata non comporta mai una punizione, ma premia il giocatore con vignette esilaranti. A sostenere questa spirale di caos comico torna la colonna sonora dei DVA, che sfrutta percussioni vocali, versi bizzarri e ritmi incalzanti per dare voce e tempo a ogni singola gag.
Phonopolis (2026)
Phonopolis segna una tappa fondamentale e inedita per Amanita Design: l'approccio diretto a tematiche socio-politiche più mature, abbinato a un salto evolutivo sul piano strettamente tecnico. Con questa produzione, lo studio affronta il concetto di distopia e conformismo senza per questo snaturare la propria inconfondibile anima artigianale.
Ambientato in una città rigida e opprimente costruita interamente di carta e cartone, il gioco mette il giocatore nei panni di Felix, un giovane cittadino qualunque che si ritrova inavvertitamente a scoprire le mire del Ditatore della città, pronto a privare la popolazione di ogni individualità attraverso l'uso di altoparlanti e messaggi propagandistici. La narrazione affronta così il tema della manipolazione di massa e dell'importanza dell'autonomia di pensiero, declinandolo con la consueta ironia e la delicatezza simbolica tipiche del team ceco.
Sul piano visivo e del game design, Phonopolis rappresenta una svolta storica: è il primo titolo di Amanita realizzato in 3D, pur mantenendo un'estetica visiva che richiama la classica animazione stop-motion a 12 frame al secondo. Ogni ambiente e personaggio è modellato, dipinto a mano su carta vera e poi digitalizzato, creando un mondo tangibile, materico e tridimensionale. Il comparto sonoro, da sempre fiore all'occhiello dello studio, assume qui una duplice funzione: elemento narrativo e fulcro della risoluzione degli enigmi ambientali. Phonopolis dimostra come Amanita sappia rinnovarsi, affrontando argomenti complessi con la solita straordinaria poesia visiva.
E ora la parola passa a voi: conoscete già i mondi di Amanita Design? Avete un titolo preferito tra questi cinque o c'è un'altra gemma dello studio ceco a cui siete particolarmente legati? Scrivetecelo nei commenti e parliamone insieme!










Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.