«Le colpe dei padri ricadono sui figli»: un antico adagio che ci ricorda quanto siamo legati, in modo indissolubile, all'eco delle azioni di chi ci ha generati. A volte i genitori ci lasciano in eredità un fardello così gravoso che scrollarselo di dosso diventa un'impresa quasi impossibile, e finisce inevitabilmente per condizionare ogni scelta e ogni passo del nostro cammino. Il mondo dei videogiochi ce lo ha raccontato più volte: basti pensare al rapporto tra Dante e il padre Sparda in Devil May Cry, oppure ad Atreus, schiacciato dall'ombra ben più ingombrante di Kratos nei recenti capitoli di God of War. È proprio da qui che prende le mosse Okko the Exiled: un figlio, vittima delle colpe paterne, si ritrova a sostenere una responsabilità enorme che non ha mai chiesto né cercato. E forse è proprio questa sua condizione di esule, costretto a pagare per un destino altrui, a fare di lui l'eroe di cui il suo mondo ha bisogno.
Okko the Exiled è un'avventura d'azione a scorrimento laterale, sviluppata da Frozen Flame Interactive e pubblicata da Eastasiasoft. Il protagonista, un giovane demone Oni, attraversa Kutala, una terra di demoni, con l'obiettivo di sconfiggere il Signore dei Demoni Yalda e collegare il mondo isolato di Okko ai cieli. Dopo mille anni passati nell'ombra, Okko è pronto a impugnare la Mighty Fang e ad abbattere uno a uno i signori di Kutala, per adempiere a un antico giuramento. Non sarà del tutto solo nella sua missione.
Sono state soltanto tre le menti dietro questo piccolo indie dal cuore incredibilmente retrò: tre creativi accomunati dall'amore per un certo tipo di produzioni e per un certo modo di concepire lo sviluppo dei videogiochi. Il gameplay poggia su una struttura semplice e attinge a piene mani da alcuni illustri predecessori, primo fra tutti l'immenso Wonder Boy in Monster Land del 1987, firmato da Ryuichi Nishizawa.
Siamo chiamati a esplorare in lungo e in largo una serie di livelli dallo stile molto diverso l'uno dall'altro, che spaziano da lande paludose a castelli infestati da fantasmi. Avremo a disposizione tre tipologie di oggetti utilizzabili in qualsiasi momento, utili a recuperare energia o a ottenere un ulteriore colpo potenziato. Il gioco si basa interamente sull'esplorazione meticolosa dei livelli e ha un'impostazione da platform, in cui lo spirito di Wario Land si avverte con prepotenza nella struttura dei quadri proposti; a questo si aggiungono meccaniche action che ravvivano l'impianto di partenza.

Il sistema di combattimento si regge su un vocabolario d'azione essenziale ma efficace. Okko lancia i nemici in aria, piomba dall'alto sfondando i pavimenti, rimbalza, para i colpi in arrivo e li colpisce con la sua clava. Gli attacchi si concatenano in combo, e i nemici possono essere spediti lontano con colpi concatenati, il che premia un approccio aggressivo. A questa base si aggiunge la Focus Mode, la meccanica più particolare. Consuma l'Heart Energy e, se si azzeccano i tempi degli attacchi, infligge danni extra e spezza le difese dei nemici. Torna utile soprattutto contro i boss, giganteschi avversari da affrontare con determinazione e prontezza di riflessi.
Alla linearità dei livelli gli sviluppatori hanno scelto di contrapporre un semplice sistema di potenziamento del personaggio. Esplorando le varie zone e raccogliendo la valuta del mondo di gioco, potremo acquistare miglioramenti e nuove abilità che renderanno Okko più performante in attacco, movimento e difesa. Nulla di complesso o particolarmente originale, ed è proprio questo, all'atto pratico, il limite più grande dell'intera produzione.
Il motivo è semplice: Okko the Exiled fa tutto ciò che deve fare, senza sbavature, ma non ha picchi di originalità né elementi capaci di distinguerlo dalla concorrenza. È come uno studente medio: svolge il proprio compito in maniera corretta, ma non eccelle in nessun campo.
Anche sul piano tecnico non c'è nulla di cui lamentarsi. Gli sprite dei personaggi, così come gli ambienti di gioco sono molto belli e hanno quel fascino che solo una certa pixel art sa restituire. Ciò che manca, senza dubbio, è un guizzo, un tocco di colore in più che imprima nella memoria questo o quel personaggio; purtroppo, però, non accade mai.
Il discorso non cambia per il comparto audio. La colonna sonora accompagna l'avventura con brani atmosferici, che rievocano le sonorità delle produzioni a cui il gioco si ispira e si adattano bene allo stile dei diversi livelli. Il lavoro è svolto con mestiere e non ci sono stonature, ma anche qui manca quel motivo trascinante che resta in testa a lungo dopo aver chiuso il gioco. Le tracce svolgono il loro compito e accompagnano l'azione senza mai rubare la scena, ma difficilmente le ricorderemo una volta terminata l'avventura. Lo stesso vale per gli effetti sonori, funzionali e ben calibrati ma privi di personalità: sottolineano colpi, salti e rimbalzi nel modo giusto, senza però dare al combattimento un carattere sonoro davvero riconoscibile.

Va riconosciuto agli sviluppatori il merito di aver saputo trasmettere con abilità il senso di progressione e di crescita del protagonista: ogni nuova abilità e ogni potenziamento si traducono in una sensazione concreta di maggiore potenza, che spinge ad andare avanti. A pesare, però, sono la mancanza di personaggi dalla personalità forte e un ritmo di gioco che resta sempre uguale a se stesso dall'inizio alla fine. Il risultato è un titolo che si mantiene su una dimensione piacevole, ma poco entusiasmante.
Okko the Exiled è un'avventura d'azione a scorrimento laterale, sviluppata da Frozen Flame Interactive e pubblicata da Eastasiasoft. Il protagonista, un giovane demone Oni, attraversa Kutala, una terra di demoni, con l'obiettivo di sconfiggere il Signore dei Demoni Yalda e collegare il mondo isolato di Okko ai cieli. Dopo mille anni passati nell'ombra, Okko è pronto a impugnare la Mighty Fang e ad abbattere uno a uno i signori di Kutala, per adempiere a un antico giuramento. Non sarà del tutto solo nella sua missione.
Sono state soltanto tre le menti dietro questo piccolo indie dal cuore incredibilmente retrò: tre creativi accomunati dall'amore per un certo tipo di produzioni e per un certo modo di concepire lo sviluppo dei videogiochi. Il gameplay poggia su una struttura semplice e attinge a piene mani da alcuni illustri predecessori, primo fra tutti l'immenso Wonder Boy in Monster Land del 1987, firmato da Ryuichi Nishizawa.
Siamo chiamati a esplorare in lungo e in largo una serie di livelli dallo stile molto diverso l'uno dall'altro, che spaziano da lande paludose a castelli infestati da fantasmi. Avremo a disposizione tre tipologie di oggetti utilizzabili in qualsiasi momento, utili a recuperare energia o a ottenere un ulteriore colpo potenziato. Il gioco si basa interamente sull'esplorazione meticolosa dei livelli e ha un'impostazione da platform, in cui lo spirito di Wario Land si avverte con prepotenza nella struttura dei quadri proposti; a questo si aggiungono meccaniche action che ravvivano l'impianto di partenza.

Il sistema di combattimento si regge su un vocabolario d'azione essenziale ma efficace. Okko lancia i nemici in aria, piomba dall'alto sfondando i pavimenti, rimbalza, para i colpi in arrivo e li colpisce con la sua clava. Gli attacchi si concatenano in combo, e i nemici possono essere spediti lontano con colpi concatenati, il che premia un approccio aggressivo. A questa base si aggiunge la Focus Mode, la meccanica più particolare. Consuma l'Heart Energy e, se si azzeccano i tempi degli attacchi, infligge danni extra e spezza le difese dei nemici. Torna utile soprattutto contro i boss, giganteschi avversari da affrontare con determinazione e prontezza di riflessi.
Alla linearità dei livelli gli sviluppatori hanno scelto di contrapporre un semplice sistema di potenziamento del personaggio. Esplorando le varie zone e raccogliendo la valuta del mondo di gioco, potremo acquistare miglioramenti e nuove abilità che renderanno Okko più performante in attacco, movimento e difesa. Nulla di complesso o particolarmente originale, ed è proprio questo, all'atto pratico, il limite più grande dell'intera produzione.
Il motivo è semplice: Okko the Exiled fa tutto ciò che deve fare, senza sbavature, ma non ha picchi di originalità né elementi capaci di distinguerlo dalla concorrenza. È come uno studente medio: svolge il proprio compito in maniera corretta, ma non eccelle in nessun campo.
Anche sul piano tecnico non c'è nulla di cui lamentarsi. Gli sprite dei personaggi, così come gli ambienti di gioco sono molto belli e hanno quel fascino che solo una certa pixel art sa restituire. Ciò che manca, senza dubbio, è un guizzo, un tocco di colore in più che imprima nella memoria questo o quel personaggio; purtroppo, però, non accade mai.
Il discorso non cambia per il comparto audio. La colonna sonora accompagna l'avventura con brani atmosferici, che rievocano le sonorità delle produzioni a cui il gioco si ispira e si adattano bene allo stile dei diversi livelli. Il lavoro è svolto con mestiere e non ci sono stonature, ma anche qui manca quel motivo trascinante che resta in testa a lungo dopo aver chiuso il gioco. Le tracce svolgono il loro compito e accompagnano l'azione senza mai rubare la scena, ma difficilmente le ricorderemo una volta terminata l'avventura. Lo stesso vale per gli effetti sonori, funzionali e ben calibrati ma privi di personalità: sottolineano colpi, salti e rimbalzi nel modo giusto, senza però dare al combattimento un carattere sonoro davvero riconoscibile.

Va riconosciuto agli sviluppatori il merito di aver saputo trasmettere con abilità il senso di progressione e di crescita del protagonista: ogni nuova abilità e ogni potenziamento si traducono in una sensazione concreta di maggiore potenza, che spinge ad andare avanti. A pesare, però, sono la mancanza di personaggi dalla personalità forte e un ritmo di gioco che resta sempre uguale a se stesso dall'inizio alla fine. Il risultato è un titolo che si mantiene su una dimensione piacevole, ma poco entusiasmante.
Okko the Exiled è un platform action onesto e ben realizzato, che conquista chi ama le atmosfere e le meccaniche di un'epoca passata. Dietro il progetto c'è un piccolo gruppo di sviluppatori, e il risultato merita rispetto: il combattimento è solido, la pixel art è affascinante e la crescita del protagonista dà soddisfazione. Gli manca però il coraggio di osare. Struttura, progressione, personaggi e musiche si limitano a svolgere il compitino, senza mai trovare quel tratto distintivo che lo renda davvero indimenticabile. Con un prezzo contenuto resta un acquisto consigliato a chi cerca un'esperienza breve e senza pretese, da gustare con nostalgia. Chi invece spera in qualcosa di capace di lasciare il segno farà meglio ad attendere una prossima occasione dei ragazzi di Frozen Flame Interactive, che con un pizzico di personalità in più potrebbero fare il salto di qualità.
Messaggio sponsorizzato:
Nel caso in cui la nostra recensione vi abbia fatto venire voglia di giocare a Okko the Exiled, potete trovare il gioco già a prezzo scontato su Instant Gaming.
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Pro
- Combattimento solido
- Pixel art affascinante
- Senso di crescita ben calibrato
Contro
- Poca originalità
- Ritmo sempre uguale
- Personaggi poco memorabili












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