Negli ultimi sette anni la saga di Fire Emblem, strategico per antonomasia targato Nintendo, ha vissuto di alti e bassi, fra un Three Houses che ha convinto tutti, un Three Hopes decisamente superfluo e un Engage che per molti ha rappresentato un passo indietro. Considerate queste premesse, la compagnia della grande N aveva un compito molto importante da svolgere con il suo Fortune's Weave, annunciato un anno prima del suo rilascio e che doveva configurarsi come il capitolo più grande della serie.

Dopo aver passato parecchie ore (comunque meno di quante ne meriterebbe) in compagnia del titolo, siamo finalmente pronti a raccontarvi la nostra esperienza e svelarvi se Switch 2 abbia guadagnato la sua seconda killer app del 2026.


Il lato narrativo di Fortune's Weave vive su due linee temporali che convivono in maniera intrinseca: nella sezione di apertura che funge da prologo faremo la conoscenza degli ultimi sopravvisuti del regno di Dagda, ormai martoriato dall'invasione delle forze demoniache del sovrano infernale Balor. Nel momento in cui tutto sembra perduto, la dea progenitrice Sothis (che chi ha giocato a Three Houses ricorderà molto bene) invierà un'anima dal cielo in loro soccorso (ovvero noi) e presterà il suo potere alla dea Fortuna con un obiettivo ben preciso: tornare indietro nel tempo di cinque anni per salvare quattro potenti individui conosciuti come le "fiamme di Dagda" in modo da reclutarli contro l'invasione.

Tornati nell'era passata faremo la conoscenza dei veri protagonisti di quest'opera: il giovane Cai, il misterioso spadaccino Dietrich, l'imperatrice Theodora e l'artista di strada Leda. I quattro, ognuno guidato da motivi personali, si recheranno nella città di Dagsion per partecipare ai cosiddetti "Giochi degli Eroi", un torneo di gladiatori indetto dal sovrano e dalle divinità locali che garantirà la realizzazione di un desiderio al vincitore. Da qui la narrazione intreccerà di continuo le storie dei quattro (giocabili sia tutto d'un fiato che cambiando di continuo tra uno e l'altro, a nostro avviso, il modo migliore per godersi l'esperienza), tra dialoghi con i membri del party, scene di intermezzo realizzate con una splendida CGI, interazioni con gli altri gruppi e occasionali incontri con l'entità temporale rappresentata dal nostro personaggio (leggermente personalizzabile in fase di apertura).
Arrivati alla fine del percorso possiamo affermare con certezza che si tratti senza se e senza ma del migliore capitolo della serie narrativamente parlando, arrivando a competere con mostri sacri come Path of Radiance e lo stesso Three Houses (con il quale ha ben più di un collegamento), ciò è dovuto prevalentemente ai quattro personaggi del cast principale e i loro compagni, che presentano una personalità molto forte e godono di una costruzione del background narrativo che si svela poco a poco, permettendoci di empatizzare con le loro motivazioni fino a sentirci parte della loro crociata verso la gloria.
 
Rispetto agli altri capitoli, le storia prende più volte risvolti molto cupi

Se dal punto di vista narrativo Intelligent Systems ha fatto un centro perfetto, dal quello del gameplay diciamo che abbiamo diverse riserve, ma andiamo con ordine. Esattamente come in Three Houses, la progressione della storia è soggetta allo scorrere del tempo: avremo infatti la possibilità di eseguire una pletora di attività a nostra scelta prima della scadenza designata in modo da rendere il nostro party sempre più forte, ovviamente il primo passo per riuscirci è il reclutamento di nuovi alleati e se è vero che rispetto al passato abbiamo apprezzato enormemente la possibilità di vedere fin da subito tutti quelli a nostra disposizione, il metodo per convincerli ad unirsi ci è sembrato poco diegetico, in quanto il tutto si ridurrà a fargli regali a profusione fino a quando non avremo abbastanza confidenza per chiedergli di unirsi alla squadra (il che, il più delle volte, comporterà l'ulteriore completamento di una missione da loro assegnata).
Nella capitale potremo inoltre svolgere compiti socialmente utili ai templi delle varie divinità per guadagnare il loro favore, che sbloccherà diversi bonus utilizzabili in battaglia (seppur con parsimonia, in quanto soggetti al consumo della polvere del tempo, una valuta che si ricarica molto lentamente eseguendo determinate azioni nel corso della storia).

Il grosso del lavoro sarà però svolto nella nuovissima mappa del mondo: potremo infatti esplorare tutto il continente per cercare villaggi in cui fare affari, mercanti itineranti e dungeon esplorabili (una delle altre novità, dove invece di essere soggetti a scontri sulla griglia si opterà per veri e propri scontri a turni, dove l'intero party godrà di una barra della vita unica e potremo decidere chi far attaccare; aggiunta simpatica ma un po' fine a sé stessa). Tutto ciò che faremo sarà rivolto all'ottenimento di fama per aumentare il nostro livello di reputazione, che sbloccherà nuovi servizi nei negozi e aumenterà le possibilità di reclutamento; anche questo tuttavia non è un sistema perfetto, in quanto per certi personaggi è risultato davvero troppo lento l'ottenimento mentre per altri troppo veloce, risultando in esperienze sbilanciate.

Nota finale ai piccoli ma significativi cambiamenti effettuati al sistema di combattimento: innanzitutto il sistema di debolezze a triangolo sparisce del tutto in favore di uno più naturale che vede determinati tipi di unità essere più deboli a certe tipologie di attacchi (ad esempio i non morti contro gli attacchi di luce e i nemici corazzati contro la magia), ora le tecniche dei personaggi sfruttano la durabilità dell'arma e non un sistema di cariche e ogni personaggio ha a disposizione una "tecnica ardente", una vera e propria supermossa in grado di ribaltare le sorti degli scontri (pagando però una parte dei propri punti vita). Questi sono certamente cambiamenti graditi, ma non ci ha fatto impazzire constatare che il sistema di leveling è ancora soggetto a un aumento casuale di statistiche, cosa che rende il direzionare un personaggio verso una specifica classe più difficile (benché esista la possibilità di allenarli in determinati ambiti in modo da sopperire a questa mancanza).
 
La possibilità di vedere fin da subito i personaggi reclutabili è un'aggiunta molto gradita

Tecnicamente parlando il titolo è sicuramente un passo avanti ai capitoli precedenti, ma per essere un titolo Switch 2 non fa gridare al miracolo, sicuramente le scene realizzate in CGI risultano davvero maestose (complice anche la magnifica colonna sonora, che in questo capitolo si fa sentire più prepotente che mai), ma l'esplorazione dei dungeon e dei villaggi sparsi per il mondo è piuttosto desolante. Sulla durata possiamo assolutamente affermare che il titolo vi porterà via tranquillamente più di 100 ore, anche se stavolta la durata va bacchettata, in quanto se già in Three Houses tre campagne risultavano un po' troppe, quattro (e mezzo) in questo capitolo ci sono sembrate davvero eccessive, specialmente considerato il cambio continuo di compagni; fortunatamente il titolo si presta a qualsiasi tipologia di giocatore, grazie alla presenza di diverse difficoltà e alla possibilità di attivare o meno l'ormai conosciuto permadeath.
 
Il nostro personaggio comparirà spesso durante la storia per aiutare i quattro eroi
 
Fire Emblem: Fortune's Weave aveva una missione da portare a termine dopo il mezzo disastro di Engage e possiamo dire che ci sia riuscito quasi a pieni voti: se del comparto narrativo siamo rimasti estremamente soddisfatti, grazie a un cast di protagonisti tra i migliori mai visti nella serie, e la maggior parte dei cambiamenti al gameplay ci ha soddisfatto, la presenza di un open world piuttosto povero, le limitazioni del sistema di reclutamento, la mancanza di controllo totale sul percorso di leveling dei personaggi e la pesantezza che comporta la presenza di quattro storie separate non ci ha permesso di dargli il massimo dei voti. Ciononostante, il nuovo capitolo della saga strategica di Nintendo riesci a portarsi a casa la medaglia più che dignitosamente, affermandosi indubbiamente come il nuovo punto di riferimento per la serie, un must per gli appassionati ma soprattutto un'esperienza molto godibile per chi cerca un comparto narrativo degno di nota.
 
 
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