Ci sono cose e luoghi che possono suscitare emozioni profonde pur non conoscendo a fondo ciò che essi rappresentano. Una chiesa o un qualunque edificio sacro ad esempio, anche se non siamo credenti, spesso ci colpiscono per l'aura che emanano. Però non sarebbe bello sapere che cosa stiamo guardando esattamente? Durante un viaggio in Giappone, vi capiterà sicuramente di visitare un tempio shintoista, quindi perché non scoprire di quali parti è composto e quale significato hanno? Oltre a godervi di più la visita, magari farete colpo su un/una compagno/a di viaggio......
 

In Giappone ci sono circa 100.000 jinja, cioè santuari shintoisti; lo shinto infatti è la religione autoctona dell'arcipelago ed è un culto di tipo animista. Si crede cioè che in ogni cosa risieda un kami, ovvero una divinità; i santuari possono perciò essere consacrati ad uno o a più kami e ciò è strettamente correlato al luogo in cui sorge il tempio. I jinja sono costituiti da una serie di edifici, racchiusi all'interno di un perimetro sacro: il cuore è l'honden cioè il padiglione principale, che ospita lo shintai, ovvero il supporto materiale della divinità, costituito da un oggetti sacro in cui il kami risiede. Prima di arrivare all'honden, si incontra l'haiden, il padiglione cerimoniale, dove i fedeli si raccolgono in preghiera. Ma vediamo uno per uno i vari pezzi che compongono un santuario shintoista.

Torii
 

È il simbolo per eccellenza di un tempio, grazie al quale capiamo subito di trovarci di fronte ad un santuario. È la porta di ingresso, il punto che delimita lo spazio sacro da quello profano (ricordate Dennou Coil?); attraversandolo ci si dovrebbe inchinare in segno di rispetto e saluto, proprio perché è al di là di esso che dimorano le divinità. La grandezza e il numero di torii variano in base all'importanza del santuario. Se ce n'è più di uno, il più grande è posto all'inizio ed è chiamato ichi no torii; ad esso seguono il ni no torii (secondo torii) e il san no torii (il torii del santuario). Essi ci indicano che stiamo entrando in uno spazio ancora più sacro, perché ci stiamo avvicinando sempre più al kami.
 

Il torii è composto da due pilastri su cui poggia il Kasagi, cioè l'architrave, e sono collegati dal nuki, una trave posta sotto al kasagi. Se hanno anche un piccolo tetto a due spioventi sono definiti Ryobu torii, mentre i Miwa torii hanno due portici laterali uniti su entrambi i lati del torii principale. Non tutti sono dipinti di rosso, anzi: la maggior parte è di semplice legno, ma se ne possono trovare anche in pietra, metallo o cemento.

Sandô
È il cammino che dal torii conduce all'honden, cioè al padiglione principale. Di solito è ricoperto di ghiaia o lastricato di pietra e sarebbe buona usanza non percorrerlo centralmente, ma camminare a destra o a sinistra: questo perché la parte centrale del sandô, detta seichû, è dedicata alla circolazione delle divinità all'interno del tempio.
 

Piccola curiosità: il famoso viale Omotesandô che si trova nel quartiere di Harajuku a Tokyo, si chiama così proprio perché è il sandô davanti al Meiji jingû. Nei santuari più antichi il sandô è costeggiato da grandi alberi che delimitano il confine con il chinju no mori cioè la foresta delle divinità tutelari, detta anche himorogi (spazio rituale). I maggiori e più importanti santuari del Giappone sono spesso situati all'interno di boschi fitti, praticamente intatti: in essi infatti è severamente vietato non solo tagliare uno dei suoi alberi, ma anche solo raccogliere una foglia morta.

Shimenawa
Con questo termine si indica una corda intrecciata di paglia che, posta attorno ad un oggetto o al di sopra di un ingresso, ne indica il carattere sacro.
 

Spesso è decorata con strisce di carta ripiegata a zig zag dette shide. Sono sempre presenti all'entrata dell'haiden (il padiglione cerimoniale) e spesso si trovano anche sui torii oppure a circondare alberi presenti all'interno dei giardini che racchiudono il tempio, i cosidetti shinboku. Prima della Seconda Guerra Mondiale queste corde erano fabbricate con la canapa, ma a causa delle restrizioni imposte alla coltivazione di questa pianta, ora sono fatte con la paglia di riso o di grano.

Temizuya
È un piccolo padiglione situato in prossimità dell'ultimo torii, dedicato alle abluzioni purificatrici; costituito da una vasca in cui scorre sempre acqua corrente, consente ai visitatori di lavare le mani e la bocca prima di avvicinarsi alla divinità.
 

Il rituale da seguire è molto preciso: con la mano destra si prende un hishaku, mestolo in metallo o bambù posto sopra la vasca e si raccoglie un po' di acqua. Si lava così la mano sinistra, si passa il mestolo in essa per lavare la destra, quindi si prende nuovamente il mestolo con la mano destra e si versa un po' di acqua nella mano sinistra e la si beve per purificare così anche la bocca. Si lava ancora la mano sinistra e prima di riporre il mestolo lo si mette in verticale in modo che l'acqua rimanente lavi il manico. Il tutto va fatto raccogliendo solo una volta l'acqua, quindi non esagerate con le abluzioni, è un rituale, non un modo per lavarsi!
 

È la versione ridotta del misogi, cioè il bagno purificatore che i pellegrini compoiono immergendosi nelle acque di un fiume posto all'interno del recinto sacro del tempio (come avviene nel fiume Isuzu, nel santuario di Ise, nella prefettura di Mie).

Komainu
Sono i guardiani del santuario: il loro nome significa letteralmente cani della Corea perché sembra che la loro comparsa sul suolo nipponico risalga alla dinastia Tang (618-907) durante la quale il buddismo è arrivato in Giappone tramite la Corea.
 

Rappresentano creature immaginarie, spesso somigliano moltissimo ai leoni cinesi, ma in alcuni casi prendono le sembianze degli animali associati alla divinità a cui è dedicato il tempio. È questo il caso ad esempio del tempio Fushimi Inari a Kyoto, dove i komainu sono delle volpi, numi tutelari della dea Inari, ma si possono trovare anche lupi, buoi o scimmie.
Posti sempre in coppia di solito all'inizio del sandô o comunque vicino all'honden, fanno la guardia per evitare che spiriti maligni possano entrare nel tempio.
 

Di solito sono raffigurati uno con la bocca aperta (a) e uno con la bocca chiusa (um) a formare la sillaba "aum" che nel buddismo rappresenta la sillaba primaria che ha dato origine all'universo. Essi sono la perfetta sintesi di come la religione in Giappone sia qualcosa dai contorni non ben definiti, visto che un elemento del buddismo occupa un posto molto importante all'interno di un tempio shintoista.

Haiden
È il padiglione dedicato alle cerimonie ed è qui che i visitatori si raccolgono per pregare le divinità del santuario e fare le loro offerte. Il rituale più comune si chiama ryakushiki sanpai, si svolge all'esterno del padiglione ed è quello che abbiamo visto fare molte volte in anime e manga.
 

Si fa un'offerta in denaro, quindi si tira la corda che si trova sopra la scatola delle offerte e si fa suonare la campana per attirare l'attenzione delle divinità (un po' come suonare il campanello a casa di qualcuno). Ci si inchina due volte e poi si battono le mani due volte; ci si raccoglie in preghiera con le mani giunte, infine ci si inchina ancora profondamente una volta prima di andare via.
Esiste poi un rituale più elaborato, detto seishiki sanpai o jôden sanpai che si svolge all'interno dell'haiden. Qui l'offerta è detta tamagushi ryô ed è costituita da un ramo di cleyera japonica ornato di strisce di carta ripiegata e il tutto è officiato da un monaco del tempio che recita il norito, una preghiera per invocare gli dei.

Tamagaki
È la recinzione che racchiude l'honden, il cuore di ogni santuario shinto, il sancta sanctorum del "sostegno materiale della divinità" (shintai).
 

A seconda dell'importanza del tempio, queste recinzioni possono essere più di una, ma all'inizio non erano in muratura bensì erano costituite da siepi di cleyera japonica, sakaki in giapponese; era usata proprio questa pianta perché ritenuta sacra dallo shintoismo in quanto il suo kanji (ideato in Giappone e non mutuato dal cinese) racchiude gli ideogrammi di albero e di divinità.

Honden
È, come abbiamo già anticipato, il cuore di ogni tempio, dove risiede la divinità venerata in quel luogo.
 

Gli stili architettonici possono variare ma se ne possono riconoscere fondamentalmente due: il taisha zukuri (che è quello del santuario di Izumo) in cui l'entrata è frontale e vi si accede tramite una scalinata e che ricorda le case tradizionali e il shinmei zukuri (che è quello del santuario di Ise) in cui si accede lateralmente e che ricorda i vecchi magazzini.
 

Ma qualunque sia lo stile, due sono gli elementi che non mancheranno mai e che vi riveleranno alcuni dettagli sulla natura del kami che vi risiede: osservando il tetto vedrete i chigi e i katsuogi. Se i primi sono tagliati in orizzontale (uchisogi) e i secondi sono in numero pari, la divinità sarà femmina, viceversa sarà maschio.

Shintai
La parola shintai vuol dire letteralmente "corpo della divinità" ed è il supporto materiale in cui risiede lo spirito del kami venerato in quel tempio. È ubicato nel naijin, cioè lo spazio interno dell'honden, a cui non può accedere nessuno, tranne i sacerdoti. Gli oggetti usati a questo scopo possono essere diversi, ma di solito sono scelti fra uno dei "tre tesori" che simboleggiano la casa imperiale giapponese: uno specchio, una spada o un magatama (una pietra sacra a forma di ricciolo).
 

Sono esposti al pubblico per essere venerati solo in rarissime occasioni.
Poiché lo shintoismo è una religione animista, non è raro che lo shintai sia un elemento o un fenomeno della natura. Avremo quindi i kannabi (le montagne sacre come ad esempio il Monte Fuji), gli iwakura (rocce dalla forma suggestiva o molto grande), gli himorogi (foreste che diventano santuari naturali) e gli shinboku (alberi antichi di taglia gigantesca).

Shamusho
È il luogo in cui staziona il personale del tempio quando non è impegnato in riti o altri lavori.
 

Qui è anche dove i fedeli si dirigono per consegnare i loro kitô, cioè le richieste di preghiere; e sempre qui si possono acquistare vari oggetti sacri che possono servire come amuleti, talismani o oroscopi e che per i turisti possono diventare souvenir dal profondo significato.
 

Abbiamo gli omamori (piccole borsine di tessuto portafortuna), gli omikuji (strisce di carta che predicono il futuro), le ema (tavolette votive di legno su cui scrivere il proprio desiderio), le hamaya (frecce che distruggono i demoni per proteggere la casa) e gli shinsatsu (amuleti piuttosto grandi di carta, legno o metallo su cui è incisa un'iscrizione e che viene messa dai fedeli sull'altare di casa).

Fonte consultata:
Nippon