17 aprile 2011: Le fiamme blu di Rin Okumura, ragazzo nato dall’unione tra umani e demoni, divampano sugli schermi delle tv giapponesi. Va infatti in onda il primo episodio di Blue Exorcist (Ao no Exorcist), adattamento televisivo dell’omonimo shōnen manga d’azione a sfondo soprannaturale.
 
Rin e Yukio. Sullo sfondo l’Accademia della Vera Croce

Nata dalla penna di Kazue Kato due anni prima, la storia ci trasporta in un universo parallelo, dove due mondi, Assiah e Gehenna, coesistono l’uno nell’ombra dell’altro: il primo, in apparenza indistinguibile dalla nostra realtà, ospita gli umani; il secondo, avvolto da una fitta cappa di mistero, è dominio dei demoni. Tuttavia, tramite il controllo di esseri viventi e non, questi ultimi sono capaci di entrare nel mondo umano. Ed è così che i giorni tranquilli di Rin, adolescente orfano adottato con il fratello minore Yukio dal prete esorcista Shiro Fujimoto giungono al termine. Rin scopre infatti di essere il figlio di Satana, re dei demoni, intenzionato a usarlo come veicolo per assumere forma e imporre il proprio dominio su Assiah. Ma Rin non è intenzionato ad accettare questo fato, soprattutto dopo la tragica perdita di Padre Fujimoto. Da allora, seguendo le tracce dell’identità fino ad allora nascosta di Yukio, decide di studiare per diventare un esorcista e prendere in mano le redini del proprio destino.
 
Da sinistra: Rin, Yukio, Shiemi, Shura, Mephisto, Amaimon, Ryuji e Renzo, Izumo

La storia dell’anime di Blue Exorcist non può trascendere dal successo editoriale che l’originale cartaceo aveva riscosso sin da subito: primo nel suo genere a essere ospitato tra le pagine del neonato Jump Square -fondato nel 2007-, il manga da una parte seguiva le orme sicure di tante storie shōnen d’azione a sfondo soprannaturale di casa Shueisha, come Bleach o D.Gray-man; dall’altra, a temi come la crescita interiore dei protagonisti e i combattimenti contro nemici sempre più forti univa suggestioni fantasy di stampo occidentale. Tra le tante ispirazioni l’autrice cita esplicitamente anche le fiabe dei fratelli Grimm. Ma l’incontro con l’immaginario occidentale non finisce qui: nel mondo di Blue Exorcist, si trovano personaggi provenienti da tutto il mondo, in un melting pot di persone di provenienza diversa ma con un modo di pensare comune, elemento quanto mai diffuso nell’epoca dove la globalizzazione pareva non potesse incontrare alcun ostacolo sulla propria strada. Anche caratteristiche come la specializzazione in arti magiche diversificate da apprendere in un’accademia rimandano fortemente alle materie studiate ad Hogwarts nei libri di Harry Potter pochi anni prima, e gli esorcisti paiono quasi degli Auror, soprattutto quando i loro nemici non sono demoni propriamente detti.
 
Da sinistra: crocifisso con effigie di Gesù Cristo, i mondi ebraici rappresentati come cerchi concentrici, e un santuario Shinto dedicato ad Inari

A completare il tutto vi sono poi i riferimenti religiosi, immancabili in una storia di esorcisti, ma particolarmente in voga anche sulla scia di un revival dark che durò per tutto il decennio e che investì tutti i campi della cultura popolare. Anche qui, ritroviamo numerosi credi fianco a fianco: ad esempio l’ebraismo, che dà i nomi ad Assiah (uno dei “Quattro mondi” secondo la cabala israeliana) e Gehenna (valle a sud del monte Sion, poi diventata Inferno nel Nuovo Testamento). Non manca certo il cattolicesimo: la scuola magica dove Rin, Yukio, Shiemi, Ryuji, Renzo, Konekomaru, Izumo, Takara praticano le arti per diventare esorcisti nella prima parte di storia prende il nome di Accademia della Vera Croce, richiamando il simbolo più famoso dell’immaginario cattolico, e alcuni nodi importanti di storia fanno esplicito riferimento al Vaticano, dove l’Ordine della Vera Croce che riunisce tutti gli esorcisti ha il proprio quartier generale. Vi è poi lo shintoismo, religione di cui fa uso Kamiki Izumo, capace di evocare dei famigli simili alla kitsune giapponese, o il buddismo di cui fanno uso gli esorcisti della filiale di Kyoto per combattere i demoni. In alcuni capitoli appaiono infine esorcisti presumibilmente di ispirazione sciamanica o taoista.
 
Cover delle versioni singolo delle sigle

Un mix eclettico che risulta assai godibile per un’opera di intrattenimento senza troppe pretese di realismo e destinata, nelle parole dell’autrice, «ad un pubblico di tardi adolescenti o giovani ventenni». Questo si rispecchia nei vivaci colori scelti per le visual dell’anime e nelle sigle, che alternano pezzi di generi diversi.

La prima energica opening, Core Pride, è cantata da quegli UVERworld che non a caso provenivano da D-Techno Life (Bleach) e Gekidou (D.Gray-man), e che avrebbero negli anni prodotto numerose sigle per altre serie anime Shueisha, tra cui Odd Future (My Hero Academia) o Touch Off (The Promised Neverland).
 
 
«Non importa se il mio sogno resterà irraggiungibile, le fiamme che bruciano in me non potranno mai essere estinte.
Nemmeno questa pioggia nera che cade dal cielo e bagna questo corpo potrà spegnere il fuoco dentro di me»

Dal rock di Core Pride si passa dunque al pop rilassato della prima ending, Take Off, cantata dai 2PM, gruppo caposaldo della seconda generazione di artisti k-pop, nel pieno del fenomeno Hallyu che in quegli anni travolse tutta l’Asia orientale.
 

E se con la seconda opening, IN MY WORLD, torniamo a sonorità assai decise, peculiare è invece la scelta del sound per la seconda ending, Wired Life, una suggestiva melodia elettronica cantata da Meisa Kuroki.
 

Tuttavia, un buon comparto tecnico non salva l’anime dalle critiche. Se Blue Exorcist in versione cartacea aveva riscosso l’ampio benvenuto dei lettori (è il primo manga di Jump SQ a raggiungere un milione di copie di tiratura con il settimo volume), lo stesso non si può dire per il suo adattamento animato: forse per il troppo successo, la trasposizione viene lanciata senza che vi sia materiale originale a sufficienza per coprire 24 episodi di tempo schermo. Intervistata da Anime News Network poco prima della premiere, la Kato notò come la produzione dell’anime differisse radicalmente dal lavoro perlopiù solitario di un mangaka.

«Ho preso parte alle riunioni di discussione del copione, ma la dinamica di tante persone che assieme uniscono le forze per creare qualcosa mi ha lasciato disorientata. La creazione del mio manga è un processo solitario, soprattutto quando si parla di copione. Ho partecipato a questi incontri anche nella speranza di trovare qualche spunto da usare in futuro, nonostante l’iter di produzione del manga in realtà non consenta troppa libertà».

Prodotto da A-1 Pictures e trasmesso sulla rete MBS con una settimana di ritardo a causa del terremoto del Tohoku di un mese prima, l’anime va in onda fino a ottobre 2011 con tutti e 24 gli episodi, che coprono i primi 14 capitoli del manga più una parte originale. L’insufficienza di materiale cartaceo per la trasposizione tuttavia si fa sentire, e i contenuti inventati ad hoc che a partire dall’episodio 17 sfruttano il nome dell’opera per introdurre un arco inventato ex-novo non sono ben recepiti dal pubblico. I giudizi sull’anime sono dunque misti, tra coloro che si approcciano all’opera per la prima volta e gli spettatori che, vedendolo solo successivamente all’uscita dei successivi volumi del manga, si trovano quanto mai disorientati da certi sviluppi.
 
Key Visual per Blue Exorcist, Blue Exorcist: the movie e Blue Exorcist Kyoto Saga

Ciononostante, l’onda di popolarità non accenna a fermarsi, tanto che nel 2012 si prosegue con il filone originale, con l’uscita del film Gekijouban ao no Exorcist. Protagonisti qui sono il potente esorcista Cheng Long e il piccolo Usamarou, un demone dalle sembianze di bambino affidato a Rin affinché se ne prenda cura. Le vicende del film, per quanto originali, non entrano tuttavia in contrasto con il vero prosieguo della storia come gli ultimi episodi dell’anime, il che fa riscuotere alla produzione il favore del pubblico e in qualche modo rimedia agli errori compiuti in precedenza.

In seguito, nel 2017, A-1 Pictures, ora affiancata da un comitato di produzione che conta Aniplex e la stessa Shueisha tra le sue fila, decide di continuare la storia originale laddove la prima serie si era fermata: nasce così il nuovo adattamento Kyoto fujouou Hen, 12 episodi che riprendono la storia esattamente dal sedicesimo episodio della prima serie, e traspongono uno degli archi più lunghi e importanti del manga, quello dedicato al demone Re dell’Impurità, dove Rin finalmente abbraccia in pieno i suoi poteri demoniaci. Questo processo è simile a quanto successo con un’altra opera per certi versi simile, Black Butler, che solo a partire da Book of Circus, nel 2014, aveva ottenuto una trasposizione fedele alla propria storia originale. Alle vicende di Kyoto in versione televisiva seguono poi alcuni OVA ricompresi nello stesso arco, mentre la storia prosegue su cartaceo, fino ad arrivare ai 26 tankobon attuali.
 
Da sinistra: Renzo, Ryuji, Konekomaru, Rin, Yukio, Shiemi e Izumo

Al giorno d’oggi, Blue Exorcist è ricordato perlopiù da un segmento di giovani adulti che, passato il clamore portato dalle produzioni animate, continua a seguire su carta le vicende dei fratelli Okumura e di tutte le persone che gravitano attorno a loro con affetto. Negli anni, tra una pagina e l’altra, i personaggi, assieme al loro pubblico, sono cresciuti, e si dimostrano molto più maturi rispetto alle loro controparti animate, con alcuni approfondimenti e sviluppi che in alcuni casi sovvertono anche del tutto l’impressione data nel ristretto arco temporale della storia ricoperto dagli adattamenti televisivi. Ne è il perfetto esempio una delle rappresentanti femminili più forti della serie, Shura Kirigakure, protagonista di un lungo flashback in cui viene approfondito il suo passato. O le vicende travagliate del fratello di Rin, Yukio, che negli ultimi volumi ottiene un grande riscatto. Dall’immaginario di Blue Exorcist sono poi nati numerosi altri manga a tematica soprannaturale, come Seraph of the End o lo stesso fenomeno del momento, Jujutsu kaisen, che condivide tantissimi elementi con la storia dei fratelli Okumura. Segno che anche un’idea semplice e non necessariamente originale, purché sviluppata con la freschezza necessaria per incontrare la domanda delle nuove generazioni, può ancora oggi rivelarsi una carta vincente.
 
Illustrazione di Kazue Kato per un calendario dedicato alla serie, 2012