Se all'inizio erano solo strani segni con cui si poteva accedere a contenuti esclusivi in libri o dischi, ora a causa della pandemia sono diventati onnipresenti nella nostra vita: sto parlando dei QR code, quelli che ci permettono di aggiornare il green pass con il numero di dosi di vaccino ricevute, di leggere i menù dei ristoranti in tutta sicurezza o di accedere ai binari della stazioni più grandi del nostro paese.
Ma lo sapevate che la loro invenzione è opera di un ingegnere giapponese?
 


Fu il 64enne Masahiro Hara, ingegnere presso la Denso Wave Inc., un produttore di apparecchiature industriali del gruppo Toyota a iniziare a sviluppare la tecnologia necessaria.
Era il 1992 quando lo studioso si trovò davanti ad una sfida: cercare un metodo efficiente per tenere traccia dei ricambi auto nelle fabbriche. Allora Hara lavorava presso il dipartimento di ricerca e sviluppo di codici a barre della società madre della Denso Wave, cioè la Denso Corp, un'azienda di ricambi auto.
All'epoca, la Denso utilizzava i codici a barre classici, unidimensionali, per tenere traccia dei ricambi per auto che stava spedendo. Ma questi codici a barre possono contenere solo 20 caratteri alfanumerici di informazioni.
 

Nel caso invece della spedizione dei ricambi per auto, erano moltissime le informazioni che dovevano essere tracciate, come la cronologia della produzione e il trasporto, quindi erano necessari fino a circa 10 codici a barre. Ogni volta che un prodotto doveva essere spedito, i magazzinieri dovevano perciò scansionare migliaia di codici a barre e questo durante l'alta stagione comportava una mole di lavoro di difficile gestione e poco efficiente.
Hara perciò si mise al lavoro per sviluppare un nuovo codice che potesse contenere molte informazioni ed essere scansionato rapidamente. Facendo ricerche scoprì che negli Stati Uniti avevano iniziato a sviluppare dei codici bidimensionali (2D): i codici a barre classici infatti sono considerati unidimensionali (1D) mentre quelli 2D comprendono piccole celle disposte come quelle di un mosaico e ciò consente di inserire moltissime informazioni in un piccolo spazio. Il problema era che forma dare loro per far in modo che gli scanner distinguessero correttamente e in poco tempo i singoli dati contenuti.
 

Dopo alcuni tentativi ed errori, Hara concepì i codici QR. Osservandoli attentamente, si possono notare tre quadratini neri più piccoli posti nei tre angoli del quadrato. Questi sono i cosidetti pattern di rilevamento della posizione, che sono univoci per i codici QR. L'idea era venuta ad Hara guardando fuori dal finestrino di un treno e notando un edificio che aveva ai piani superiori finestre non allineate con le altre.
Grazie ad essi gli scanner riconoscono rapidamente un codice QR e leggono le informazioni in esso contenute; da qui anche il loro nome: "QR" sta per "risposta rapida". Oltre ad essere veloci e precisi, hanno anche una capienza molto più grande: si arriva infatti fino a 1.800 kanji, l'equivalente di un documento in formato A4. Tradotto per il mercato occidentale, possono contenere fino a un massimo di 4.296 caratteri alfanumerici o 7.089 caratteri numerici. Così concepito e perfezionato, il QR code fece il suo debutto mondiale nel 1994.
 

La Denso scelse strategicamente di non esercitare i suoi diritti di brevetto sul QR code, preferendo farli diffondere rapidamente guadagnando invece dalla vendita di scanner e altri macchinari correlati. All'inizio l'uso del QR code si limitava al campo delle istituzioni; fu con l'evoluzione dei telefoni cellulari che iniziò a diffondersi anche presso le persone comuni. Nel 1999 infatti la NTT docomo, la principale compagnia di telefonia mobile del paese, lanciò i-mode, un sistema per accedere al web dal telefono cellulare che in poco tempo divenne molto popolare tra i giapponesi.
Nel 2002, la Sharp Corp. fu fra le prime a presentare al pubblico un telefono cellulare con un lettore di codici QR e presto altri produttori ne seguirono l'esempio. A quel punto le aziende capirono il potenziale pubblicitario insito in quel piccolo quadratino: nei QR code incorporarono informazioni e collegamenti diretti ai loro siti Web. Dalla seconda metà degli anni 2000, divennero sempre più comuni le pubblicità sulle pagine di giornali e riviste, o sui cartelloni pubblicitari, che ricorrevano all'uso dei codici QR per veicolare facilmente indirizzi e URL.
 

Con l'arrivo poi dello smartphone, l'uso dei codici QR ha superato di gran lunga le aspettative di Hara e dei suoi colleghi. Ciò che ha sorpreso di più Hara è stato che i QR code sono ora utilizzati anche per i pagamenti.
Alipay, che fa capo al colosso cinese dell'e-commerce Alibaba Group, ha iniziato a utilizzare i codici QR per le transazioni economiche degli utenti e altre informazioni correlate. "Durante lo svilupppo di questo sistema, non avrei mai pensato che sarebbero stati utilizzati per lo scambio di denaro. Sono ancora preoccupato che qualcosa possa andare terribilmente storto" ha dichiarato Hara, ridendo.
 

Con la pandemia di coronavirus, i QR code si sono diffusi ulteriormente. Quando l'UE ha introdotto il certificato COVID digitale, il famoso Green Pass, ha utilizzato appunto il sistema di codici QR, scelto per la sua sicurezza e la velocità di scansione.
Nel 2014, Hara e il suo team sono diventati i primi cittadini giapponesi a vincere l'European Inventor Award presentato ogni anno dall'Ufficio europeo dei brevetti. Ancora oggi, Hara lavora come direttore generale del Dipartimento di ingegneria presso la Denso Wave per migliorare il QR code.
Hara ha detto che quando andrà in pensione vuole dedicarsi all'agricoltura. "Vorrei sviluppare nuove varietà di frutta e verdura per renderle più deliziose". Se ci riuscirà bene come con il QR code, avremo una tavola ben imbandita.

Fonte consultata:
TheMainichi