Ripensando alla connotazione che il mese di giugno riveste nell'ambito della comunità LGBTQIA+, AnimeClick.it propone una panoramica di alcuni titoli che trattano tematiche a essa inerenti: possiamo così apprezzare e scoprire -o, perché no, ri-scoprire appieno- opere che possono contribuire ad avvicinare universi che un tempo sembravano forse inconciliabili. Per tendersi la mano, verso un mondo che possa essere contraddistinto dal rispetto nei confronti dei sentimenti di ogni possibile colore.
**
Dedichiamo questo speciale appuntamento, in particolare, ad alcuni titoli del database di AnimeClick.it che propongono tematiche e personaggi LGBTQIA+ e ne affrontano le complesse sfaccettature a vario titolo.

Ricordiamo che l'articolo non pretende di essere esaustivo nell'offrire tutto lo scibile realizzato in merito nel Paese del Sol Levante, bensì piuttosto un modo per rinvenire alcuni titoli perlopiù disponibili nel nostro Paese che possono fungere da interessante approccio o approfondimento su tali argomenti.
Confidiamo, allo stesso tempo, che forniscano spunti interessanti per la nascita di discussioni, riflessioni e pensieri nell'ambito dell'utenza.
Our Dining Table / Facciamo il bis
Tematiche: famiglia atipica, amore omosessuale, rapporto genitori/figli, crescita caratteriale
Correlati: drama (2023)
Editore: Flashbook
Stay by my side just a little longer
Tematiche: convivenza, disabilità, diritti civili, amore omosessuale, stigma sociale, conflitti interiori
Editore: Star Comics
QUI la nostra recensione




Aichaku
Tematiche: amore omosessuale, famiglia, stranieri in Giappone, incontro fra diverse culture, scoperta e accettazione di sé
Distribuzione: Prime Video / GagaOOLala
QUI la nostra recensione e intervista
La parola giapponese “aichaku” (愛着) esprime un sentimento di affetto che si può provare per luoghi, cose o persone. Non a caso è stata scelta come titolo di un film che rappresenta varie forme di amore e che ruota intorno a due grandi temi: l’amore di uno straniero per il Giappone e l’amore che sboccia fra due uomini in una cittadina rurale nella prefettura di Chiba.
Lucas e Ken sembrano avere ben poco in comune. Lucas è un expat americano che insegna in una piccola scuola di inglese e che deve fare i conti ogni giorno con le difficoltà legate al visto, alle ristrettezze economiche e agli atteggiamenti più o meno velatamente discriminatori degli abitanti del luogo. Ha un carattere gentile e sensibile, ma allo stesso tempo sa quello che vuole ed è determinato a realizzare il suo sogno. Ken è un giapponese di origini miste che ha lasciato presto la scuola per lavorare nell’azienda dello zio. Apparentemente più macho sia nel fisico che nel carattere, in realtà è molto fragile e non ha ancora ben chiaro che direzione dare alla sua vita.
Anche nella sfera sentimentale i due protagonisti ci appaiono diversi. Lucas vive serenamente la propria omosessualità, ma -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - deve ricorrere alle app di incontri per trovare qualcuno con cui uscire, con risultati non sempre appaganti. Ken, invece, Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - è impegnato in una relazione eterosessuale che non sembra avere sbocchi, ed è palesemente abituato a reprimere dentro di sé le proprie emozioni. Cresciuto in un ambiente isolato e conservatore, possiamo immaginare che non si sia mai sentito davvero libero di porsi certe domande.
Abitando in una piccola città, i due uomini si sono incrociati spesso, ma non si sono mai rivolti la parola. Quando un piccolo incidente gliene fornisce l’occasione, l’intesa che si crea immediatamente fra loro è palpabile e trascinante. Nell’arco di tre giorni, quasi come a voler recuperare il tempo perduto, Lucas e Ken si aprono l’un l’altro condividendo gli aspetti più importanti delle proprie vite, e si ritrovano ad affrontare insieme situazioni difficili e decisioni importanti. Ognuno a suo modo, entrambi raggiungono una maggiore consapevolezza di sé, trovando anche un supporto inaspettato nei propri familiari e conoscenti.
Definito dagli stessi autori sia come “film gay” che come “film Boys’ Love”, Aichaku raggiunge un buon equilibrio fra il realismo e l’esplorazione di temi socio-culturali tipico dei primi e la poesia e romanticismo dei secondi.
Il desiderio, maturato da McCombs nel corso degli anni, di poter vedere un film LGBTQ+ che non fosse incentrato solamente su aspetti drammatici e strazianti, ma che raccontasse una storia in cui potersi rispecchiare, lo ha infine portato a creare una “commedia romantica” emozionante e divertente, che senza trascurare i temi più seri riesce a far stare bene chi la guarda.
Pensato per un pubblico internazionale, Aichaku è un film che si rivolge a molte persone: non solo ai membri della comunità LGBTQ+ e agli amanti del genere BL, ma a chiunque abbia interesse per il Giappone e si chieda cosa comporti vivere là per uno straniero. Lo fa con ottimismo e leggerezza, raccontandoci una storia d’amore per il cui successo viene voglia di tifare. Per dirla con le bellissime parole di Koichi Sakaguchi, che interpreta lo zio di Ken: “Io prego che ogni amore, in qualunque forma, porti a qualcosa di positivo e meraviglioso”.
Contrast
Tematiche: scoperta e accettazione di sé, omosessualità, omofobia, crescita caratteriale
Correlati: manga (2018) edito da Flashbook
Distribuzione: GagaOOLala
Oishii rikon todokemasu
Tematiche: convivenza, diritti civili, rapporto genitori/figli, famiglia atipica, violenza domestica, abusi, matrimonio/divorzio
Distribuzione: amatoriale
This is I
Tematiche: identità di genere, transessualità, bullismo, mondo dello spettacolo, transizione di genere, rapporto genitori/figli, crescita caratteriale, accettazione di sé
Distribuzione: Netflix
QUI la nostra recensione e QUI il nostro approfondimento
Soulmate
Tematiche: accettazione di sé, convivenza, famiglia atipica, crescita caratteriale
Distribuzione: Netflix
The boy and I who will break up in 100 days
Tematiche: convivenza, omosessualità, famiglia, diritti civili
Correlati: romanzo (2023) inedito
Distribuzione: GagaOOLala
**
Vi invitiamo infine a scoprire gli approfondimenti degli scorsi anni, così come le molte altre opere correlate presenti nel nostro database: si possono rinvenire attraverso la ricerca specifica per tag, quali ad esempio "temi-LGBT", "omosessualità", "intersessualità" ed altri ancora.
**
Dedichiamo questo speciale appuntamento, in particolare, ad alcuni titoli del database di AnimeClick.it che propongono tematiche e personaggi LGBTQIA+ e ne affrontano le complesse sfaccettature a vario titolo.

Ricordiamo che l'articolo non pretende di essere esaustivo nell'offrire tutto lo scibile realizzato in merito nel Paese del Sol Levante, bensì piuttosto un modo per rinvenire alcuni titoli perlopiù disponibili nel nostro Paese che possono fungere da interessante approccio o approfondimento su tali argomenti.
Confidiamo, allo stesso tempo, che forniscano spunti interessanti per la nascita di discussioni, riflessioni e pensieri nell'ambito dell'utenza.
MANGA
Our Dining Table / Facciamo il bis
Tematiche: famiglia atipica, amore omosessuale, rapporto genitori/figli, crescita caratteriale
Correlati: drama (2023)
Editore: Flashbook

In molte culture la condivisione dei pasti è un momento importantissimo, a volte addirittura sacro. In Giappone, riunirsi attorno al tavolo e mangiare tutti insieme è un'azione tanto normale quanto ammantata di sacralità, poiché è a tavola che la famiglia si riunisce e rinsalda il suo legame, anche e soprattutto attraverso piatti condivisi come il nabe o il sukiyaki.
Our Dining Table inizia proprio così, dalla condivisione di deliziosi "onigiri bomba", che il piccolo Tane riceve da uno sconosciuto intento a pranzare solitario in un parco. Yutaka è un giovane uomo che -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) -, a causa di un trauma infantile, non riesce a mangiare davanti agli altri e consuma il suo pasto sempre lontano dai colleghi di lavoro. Proprio grazie all'innocente irruenza di Tane, Yutaka conosce suo fratello maggiore, Minoru, e complici quegli specialissimi onigiri, inizia a frequentare la casa dei fratelli, riscoprendo finalmente il piacere di cucinare per se stesso e per gli altri, e la gioia di condividere i pasti.
Questa dolce storia d'amore nasce quindi da un concetto apparentemente semplicissimo, quello del nutrirsi, che in realtà può nascondere molto di più del "banale" atto di ingerire cibo, portando con sé vissuti emotivi belli o brutti. Cucinare, sedersi insieme a tavola, mangiare e sperimentare piatti nuovi diventano azioni che conducono ad aprirsi all'altro, a conoscersi, far crollare muri e scoprire davvero tanto delle cose e delle persone che ci circondano. Yutaka regala a Minoru un pezzo della sua quotidianità, che per tanto tempo aveva rifiutato e nascosto, mentre quest'ultimo gli fa (ri)scoprire quanto di meraviglioso possa celarsi dietro un gesto così necessario e al contempo straordinario.
Nella seconda serie del manga, Our Dining Table - Facciamo il bis, Yutaka e Minoru sono una coppia stabile ed entrambi iniziano a pensare di porre delle basi solide per un futuro insieme.
La condivisione dei pasti resta sempre il collante principale su cui questa giovane coppia costruisce il suo concetto di famiglia: un luogo caldo e accogliente in cui nessuno viene lasciato da solo, un posto in cui tutti collaborano, sperimentano, scoprono e vivono. Nessuno viene escluso da questa meraviglia, né lo svampito papà di Minoru, né il piccolo Tane, che resta sempre la dolcissima figura che con la sua inconsapevole magia, tutto rende possibile e speciale.
La serie è ancora in corso, ma ha gettato i presupposti per uno sviluppo maturo di trama e personaggi, continuando a mantenere il focus sull'importanza di tornare in quel luogo chiamato "casa", da quelle persone considerate "famiglia", e trovare sempre un pasto preparato con amore.
Our Dining Table inizia proprio così, dalla condivisione di deliziosi "onigiri bomba", che il piccolo Tane riceve da uno sconosciuto intento a pranzare solitario in un parco. Yutaka è un giovane uomo che -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) -, a causa di un trauma infantile, non riesce a mangiare davanti agli altri e consuma il suo pasto sempre lontano dai colleghi di lavoro. Proprio grazie all'innocente irruenza di Tane, Yutaka conosce suo fratello maggiore, Minoru, e complici quegli specialissimi onigiri, inizia a frequentare la casa dei fratelli, riscoprendo finalmente il piacere di cucinare per se stesso e per gli altri, e la gioia di condividere i pasti.
Questa dolce storia d'amore nasce quindi da un concetto apparentemente semplicissimo, quello del nutrirsi, che in realtà può nascondere molto di più del "banale" atto di ingerire cibo, portando con sé vissuti emotivi belli o brutti. Cucinare, sedersi insieme a tavola, mangiare e sperimentare piatti nuovi diventano azioni che conducono ad aprirsi all'altro, a conoscersi, far crollare muri e scoprire davvero tanto delle cose e delle persone che ci circondano. Yutaka regala a Minoru un pezzo della sua quotidianità, che per tanto tempo aveva rifiutato e nascosto, mentre quest'ultimo gli fa (ri)scoprire quanto di meraviglioso possa celarsi dietro un gesto così necessario e al contempo straordinario.
Nella seconda serie del manga, Our Dining Table - Facciamo il bis, Yutaka e Minoru sono una coppia stabile ed entrambi iniziano a pensare di porre delle basi solide per un futuro insieme.
La condivisione dei pasti resta sempre il collante principale su cui questa giovane coppia costruisce il suo concetto di famiglia: un luogo caldo e accogliente in cui nessuno viene lasciato da solo, un posto in cui tutti collaborano, sperimentano, scoprono e vivono. Nessuno viene escluso da questa meraviglia, né lo svampito papà di Minoru, né il piccolo Tane, che resta sempre la dolcissima figura che con la sua inconsapevole magia, tutto rende possibile e speciale.
La serie è ancora in corso, ma ha gettato i presupposti per uno sviluppo maturo di trama e personaggi, continuando a mantenere il focus sull'importanza di tornare in quel luogo chiamato "casa", da quelle persone considerate "famiglia", e trovare sempre un pasto preparato con amore.
Stay by my side just a little longer
Tematiche: convivenza, disabilità, diritti civili, amore omosessuale, stigma sociale, conflitti interiori
Editore: Star Comics
QUI la nostra recensione

Haruto e Akira sono una coppia omosessuale che convive, alle prese con le difficoltà concrete di una comune disabilità fisica, ma anche con le barriere -potenzialmente ancora più ostiche ed elevate- date dal mancato riconoscimento ufficiale dell'unione tra i due.
Il superamento degli ostacoli pratici e pregiudiziali legati alla disabilità sono la prima e imprescindibile necessità cui far fronte in una società che voglia dirsi civile, ma questa storia ricorda come questa sia in verità una condizione essenziale ma talora insufficiente.
Il Giappone è un Paese da anni all'avanguardia circa la rimozione delle barriere architettoniche, dunque chi si muove su una sedia a rotelle vi troverà meno ostacoli che altrove; lo stesso però non può dirsi dell'aspetto dei diritti civili delle coppie LGBTQ+, dato che rispetto ad altri Paesi l'aperta legittimazione legislativa e sociale qui avanza con estrema lentezza, appesantendo la quotidianità con ulteriori problemi non di poco conto.
Là dove si presentino malattie, ricoveri ospedalieri, incidenti o casi assimilabili, l'assistenza da parte del convivente non è prevista, poiché l'altra parte della coppia, molto semplicemente, non viene riconosciuta come un familiare.
Haruto e Akira, di difficoltà, ne affrontano invero molte altre, dato che l'incidente che cambia la vita di Haruto fa incrinare anche i sogni di Akira, e gli obiettivi di vita di ciascuno possono non coincidere più, collidere o addirittura divergere; tale aspetto non presenta sostanziali differenze tra una coppia LGBTQ+ e una etero-normativa. E' pur vero però che nel primo caso l'assenza di una struttura normativa e legislativa adeguata appare piuttosto destabilizzante, perché non consente più ai due innamorati di disporre di una griglia di protezione contro il baratro che può aprirsi loro improvvisamente sotto i piedi.
Forti di un legame che cerca di rimanere a galla nonostante tutto, senza farsi sopraffare da una realtà che può mostrarsi soffocante, vincolante e indesiderata, Akira e Haruto intraprendono un cammino non privo di spine.
Ma è una scelta di vita consapevole, che l'uno ha maturato accanto all'altro.
La loro storia è una lettura semplice e scorrevole, capace al contempo di andare dritta al punto a riguardo delle diverse tematiche che propone.
Senza celare alcuno degli aspetti più difficili legati alla disabilità fisica, e ai riflessi che essa comporta per una coppia convivente omosessuale, apre interrogativi privi di facile risposta e riprende questioni tuttora irrisolte nell'ambito della società giapponese moderna.
Il superamento degli ostacoli pratici e pregiudiziali legati alla disabilità sono la prima e imprescindibile necessità cui far fronte in una società che voglia dirsi civile, ma questa storia ricorda come questa sia in verità una condizione essenziale ma talora insufficiente.
Il Giappone è un Paese da anni all'avanguardia circa la rimozione delle barriere architettoniche, dunque chi si muove su una sedia a rotelle vi troverà meno ostacoli che altrove; lo stesso però non può dirsi dell'aspetto dei diritti civili delle coppie LGBTQ+, dato che rispetto ad altri Paesi l'aperta legittimazione legislativa e sociale qui avanza con estrema lentezza, appesantendo la quotidianità con ulteriori problemi non di poco conto.
Là dove si presentino malattie, ricoveri ospedalieri, incidenti o casi assimilabili, l'assistenza da parte del convivente non è prevista, poiché l'altra parte della coppia, molto semplicemente, non viene riconosciuta come un familiare.
Haruto e Akira, di difficoltà, ne affrontano invero molte altre, dato che l'incidente che cambia la vita di Haruto fa incrinare anche i sogni di Akira, e gli obiettivi di vita di ciascuno possono non coincidere più, collidere o addirittura divergere; tale aspetto non presenta sostanziali differenze tra una coppia LGBTQ+ e una etero-normativa. E' pur vero però che nel primo caso l'assenza di una struttura normativa e legislativa adeguata appare piuttosto destabilizzante, perché non consente più ai due innamorati di disporre di una griglia di protezione contro il baratro che può aprirsi loro improvvisamente sotto i piedi.
Forti di un legame che cerca di rimanere a galla nonostante tutto, senza farsi sopraffare da una realtà che può mostrarsi soffocante, vincolante e indesiderata, Akira e Haruto intraprendono un cammino non privo di spine.
Ma è una scelta di vita consapevole, che l'uno ha maturato accanto all'altro.
La loro storia è una lettura semplice e scorrevole, capace al contempo di andare dritta al punto a riguardo delle diverse tematiche che propone.
Senza celare alcuno degli aspetti più difficili legati alla disabilità fisica, e ai riflessi che essa comporta per una coppia convivente omosessuale, apre interrogativi privi di facile risposta e riprende questioni tuttora irrisolte nell'ambito della società giapponese moderna.
LETTERATURA
Il destino è nel carattere
Tematiche: identità LGBTQ+ e pressione sociale, crescita, formazione, lavoro
Editore: Rizzoli

Il destino è nel carattere è il secondo libro di Sang Young Park, autore del romanzo Amore, mirtilli e Malboro (edito sempre per Rizzoli Editori) da cui sono tratti il film Love in the big city e il drama Amore nella grande città.
In questo nuovo libro, Sang Young Park abbandona la velata ironia presente nel volume precedente e descrive in modo realistico la storia di quattro uomini trentenni e dei loro rapporti che si intrecciano fra amicizia, lavoro, ma soprattutto amore.
Ambientato in una Seoul frenetica, segue personaggi diversi che sembrano sempre in bilico tra il desiderio di costruirsi una vita stabile e quello di fuggirne.
Sang Young Park racconta di uomini gay che lavorano, si innamorano, litigano, si sentono soli anche quando sono in compagnia, hanno paura del futuro e dei pregiudizi.
È così che facciamo la conoscenza di Namjun che, nonostante abbia dovuto mettere in atto qualche escamotage pur di comprare casa insieme a Chanho, non vuole rendere pubblica la sua relazione né il suo orientamento sessuale perché volto noto in televisione; oltre a loro due incontriamo Hanyeong, collega di Chanho, che convive con Cheolu, proprietario di un izakaya nel quartiere di Itaewon.
La rappresentazione QUEER non è il tema centrale del libro, ma una componente importante di esso che ritroviamo in sottofondo durante tutta la storia. Il vero protagonista sembra essere il lavoro. In realtà, durante la lettura, quest’ultimo diventa più un pretesto per introdurre e sviluppare ulteriori tematiche: il timore del coming-out, la pressione familiare, le difficoltà che si possono incontrare nel voler acquistare casa e prendere un mutuo per due persone dello stesso sesso. Tutto ciò durante i tempi della pandemia per il COVID-19.
Il periodo storico in cui è ambientata la storia, ci regala alcuni dei momenti più riusciti del romanzo che nascono proprio dal contrasto tra l’apparente modernità di Seoul e il peso ancora fortissimo del conformismo sociale e dell’opinione pubblica. In una Corea all’avanguardia dove si può scaricare un’applicazione nel telefono per controllare gli spostamenti delle persone in quarantena, si parla ancora di “lussuria incontrollata” degli “sporchi omosessuali” solo perché il paziente 55, diffusore della malattia soprattutto nel quartiere di Itaewon, aveva frequentato pub e gay bar “per soddisfare i propri desideri anche in un momento come quello”.
Simbolico è il titolo Il destino è nel carattere, frase presa -come spiegato nel romanzo- “forse” da Shakespeare: suggerisce che il carattere di ciascuno, con le sue fragilità e i suoi desideri, finisce davvero per determinarne il destino.
In questo nuovo libro, Sang Young Park abbandona la velata ironia presente nel volume precedente e descrive in modo realistico la storia di quattro uomini trentenni e dei loro rapporti che si intrecciano fra amicizia, lavoro, ma soprattutto amore.
Ambientato in una Seoul frenetica, segue personaggi diversi che sembrano sempre in bilico tra il desiderio di costruirsi una vita stabile e quello di fuggirne.
Sang Young Park racconta di uomini gay che lavorano, si innamorano, litigano, si sentono soli anche quando sono in compagnia, hanno paura del futuro e dei pregiudizi.
È così che facciamo la conoscenza di Namjun che, nonostante abbia dovuto mettere in atto qualche escamotage pur di comprare casa insieme a Chanho, non vuole rendere pubblica la sua relazione né il suo orientamento sessuale perché volto noto in televisione; oltre a loro due incontriamo Hanyeong, collega di Chanho, che convive con Cheolu, proprietario di un izakaya nel quartiere di Itaewon.
La rappresentazione QUEER non è il tema centrale del libro, ma una componente importante di esso che ritroviamo in sottofondo durante tutta la storia. Il vero protagonista sembra essere il lavoro. In realtà, durante la lettura, quest’ultimo diventa più un pretesto per introdurre e sviluppare ulteriori tematiche: il timore del coming-out, la pressione familiare, le difficoltà che si possono incontrare nel voler acquistare casa e prendere un mutuo per due persone dello stesso sesso. Tutto ciò durante i tempi della pandemia per il COVID-19.
Il periodo storico in cui è ambientata la storia, ci regala alcuni dei momenti più riusciti del romanzo che nascono proprio dal contrasto tra l’apparente modernità di Seoul e il peso ancora fortissimo del conformismo sociale e dell’opinione pubblica. In una Corea all’avanguardia dove si può scaricare un’applicazione nel telefono per controllare gli spostamenti delle persone in quarantena, si parla ancora di “lussuria incontrollata” degli “sporchi omosessuali” solo perché il paziente 55, diffusore della malattia soprattutto nel quartiere di Itaewon, aveva frequentato pub e gay bar “per soddisfare i propri desideri anche in un momento come quello”.
Simbolico è il titolo Il destino è nel carattere, frase presa -come spiegato nel romanzo- “forse” da Shakespeare: suggerisce che il carattere di ciascuno, con le sue fragilità e i suoi desideri, finisce davvero per determinarne il destino.
MANGA / ANIME / LIVE ACTION
Journal with witch
Tematiche: famiglia atipica, identità di genere, accettazione di sè stessi, crescita caratteriale, rapporto zia/nipote, elaborazione del lutto, neurodivergenza
Correlati: manga edito da Flashbook, anime (2026) disponibile per Crunchyroll, film live action inedito
QUI la nostra recensione anime

Non sono molti i titoli capaci di trattare davvero la realtà del quotidiano. Spesso anime e manga edulcorano la vita di tutti i giorni, la fanno sembrare incredibile, piena di ostacoli pazzeschi resi accattivanti da una qualche sovrastruttura narrativa. Eppure la realtà è molto più complessa e anche attraente di quanto si possa pensare, proprio perché le persone non sono, come nella fiction, degli stereotipi.
Anche quando si tratta di tematiche LGBTQIA+ andare oltre gli stereotipi è fondamentale per poter, oggi, progredire nel rappresentare con tatto, riserbo e fedeltà le miriadi di sfumature dello spettro che è l'identità di genere, sessuale e relazionale delle persone.
Journal With Witch, in giapponese Ikoku Nikki, prima manga di Tomoko Yamashita, poi live action e poi anche anime, riesce proprio a fare questo: a trattare nella maniera più realistica possibile le identità dei personaggi che affastellano la storia.
La vicenda di una zia scrittrice, neurodivergente e poco espansiva, e della nipote fresca di lutto, giovane e che non ha chiaro cosa significhi essere adulti, ingloba la realtà in tutte le sue forme, a partire dalle protagoniste.
Una zia androgina, che sceglie di avere una relazione il cui fulcro è la non definizione della relazione stessa: due esseri umani che si amano, ci sono l'uno per l'altra, e che non devono per forza etichettarsi.
Anche Emi, la miglior amica della protagonista, che -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - scopre piano piano il suo essere omosessuale, e lo fa trovando rifugio nei testi in cui immedesimarsi, nei film, nelle esperienze di chi ha vissuto il suo stesso percorso e può mostrarle come fare. E le amiche della scrittrice, una nutrita combricola di donne che sono rimaste unite sin dalle scuole superiori anche se ognuna ha seguito un suo percorso lavorativo e di vita: chi è disoccupata, chi lavora, chi si è scoperta asessuale e chi è diventata biologicamente donna.
Personalità, sfumature, sprazzi di realtà che gravitano attorno alle protagoniste non come macchiette ma come elementi silenziosi di un mondo che esiste e che non può passare inosservato.
Journal With Witch dà spazio a tutti senza giudicare, accogliendo, testimoniando e scrivendo insieme ai lettori la loro storia.
Anche quando si tratta di tematiche LGBTQIA+ andare oltre gli stereotipi è fondamentale per poter, oggi, progredire nel rappresentare con tatto, riserbo e fedeltà le miriadi di sfumature dello spettro che è l'identità di genere, sessuale e relazionale delle persone.
Journal With Witch, in giapponese Ikoku Nikki, prima manga di Tomoko Yamashita, poi live action e poi anche anime, riesce proprio a fare questo: a trattare nella maniera più realistica possibile le identità dei personaggi che affastellano la storia.
La vicenda di una zia scrittrice, neurodivergente e poco espansiva, e della nipote fresca di lutto, giovane e che non ha chiaro cosa significhi essere adulti, ingloba la realtà in tutte le sue forme, a partire dalle protagoniste.
Una zia androgina, che sceglie di avere una relazione il cui fulcro è la non definizione della relazione stessa: due esseri umani che si amano, ci sono l'uno per l'altra, e che non devono per forza etichettarsi.
Anche Emi, la miglior amica della protagonista, che -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - scopre piano piano il suo essere omosessuale, e lo fa trovando rifugio nei testi in cui immedesimarsi, nei film, nelle esperienze di chi ha vissuto il suo stesso percorso e può mostrarle come fare. E le amiche della scrittrice, una nutrita combricola di donne che sono rimaste unite sin dalle scuole superiori anche se ognuna ha seguito un suo percorso lavorativo e di vita: chi è disoccupata, chi lavora, chi si è scoperta asessuale e chi è diventata biologicamente donna.
Personalità, sfumature, sprazzi di realtà che gravitano attorno alle protagoniste non come macchiette ma come elementi silenziosi di un mondo che esiste e che non può passare inosservato.
Journal With Witch dà spazio a tutti senza giudicare, accogliendo, testimoniando e scrivendo insieme ai lettori la loro storia.
Life in smokey blue
Tematiche: omosessualità, rapporto genitori/figli, famiglia/convivenza, coming out
Correlati: manga (2021), drama (2026)
Distribuzione: GagaOOLala / Flashbook

Se una storia come Our Dining Table punta il focus sull'importanza della condivisione dei pasti, Life in Smokey Blue vira su un altro concetto altrettanto importante che in qualche modo definisce la famiglia: la casa, intesa come luogo fisico in cui vivere e al contempo come posto in cui i vissuti emotivi dei suoi abitanti si sono susseguiti rincorrendosi con foga, lasciando nel corso degli anni più di una ferita aperta.
Azuma e Kuji, ex colleghi di lavoro che hanno consumato ai tempi una singola notte d'amore, si ritrovano per caso dopo anni, scoprendo quanto entrambi siano cambiati pur conservando intatte alcune caratteristiche visibili solo all'occhio dell'altro. Adesso che tutti e due si ritrovano a lavorare nell'ambito della traduzione, si incontrano spesso a casa di Kuji, per lavorare e al contempo mettere insieme i pezzi di un passato che sembrava essersi cristallizzato e che solo adesso ricomincia a scorrere.
La casa di Kuji è pregna della presenza del suo defunto padre, un'autorità nel campo della traduzione, -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - figura rispettata dal figlio ma al contempo sempre vista distante, quasi troppo alta per essere toccata davvero. La casa racconta di chi vi ha vissuto all'interno: Kuji e la distanza percepita dalla figura paterna, suo fratello maggiore Minoru e suo padre Yoshiharu, immerso nel lavoro e nei libri. Sakutaro Azuma si inserisce pian piano in quella casa, permettendo a Kuji di vivere una nuova fase della vita -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - in cui il ricordo del padre viene sviscerato seguendo altri punti di vista, ridimensionandone la figura e permettendo al giovane uomo di passare oltre un ricordo idealizzato nel bene e nel male.
Lasciare quell'abitazione è un punto di svolta dell'età adulta di entrambi, che chiudendo quel cerchio nato dal passato si ritrovano a pensare al futuro. Ed è proprio il futuro che porge alla coppia nuove sfide, prima tra tutte quella di riconoscersi come coppia e rendere partecipi di ciò le persone che li circondano e più amano.
Il coming out di Azuma e Kuji avviene in maniera graduale e in qualche modo "selezionata", nel momento in cui con queste persone sentono il desiderio di condividere la loro felicità ma anche la loro essenza di soggetti all'interno di una diade. Allo stesso tempo però non viene tralasciata la difficoltà di un simile gesto, difatti, altri affetti vengono tenuti all'oscuro, valutando il peso emotivo che una tale notizia potrebbe caricare sulle loro spalle. Le scene che propongono questi momenti sono tenere ma non artificiose, poiché frutto di continue riflessioni su se stessi e sugli altri.
Sia manga che drama lasciano ampio spazio alla caratterizzazione di entrambi i protagonisti, approfondendoli sia come lavoratori, che come uomini adulti ma ancora in cerca di direzione, che come amanti, anche in questo caso ancora non del tutto capaci di capire che strada prendere. Azuma e Kuji sono una coppia che parla molto ma che al contempo si nutre di silenzi rispettosi accompagnati da un'affinità emotiva riconosciuta da entrambi come estremamente preziosa. La narrazione segue una linea temporale piuttosto estesa, mostrandoci scorci del passato, un presente che diventa velocemente futuro e che in un attimo si è già fatto passato. Alla ricerca di una stabilità emotiva che stenta ad arrivare, la vita dei due giovani uomini viene dipinta in maniera realistica con i suoi pro e i suoi contro, raccontando sì la bellezza dell'amore di una coppia ma anche quanto sia importante crescere, risolversi e superare traumi, debolezze e ostacoli come singole persone.
Azuma e Kuji, ex colleghi di lavoro che hanno consumato ai tempi una singola notte d'amore, si ritrovano per caso dopo anni, scoprendo quanto entrambi siano cambiati pur conservando intatte alcune caratteristiche visibili solo all'occhio dell'altro. Adesso che tutti e due si ritrovano a lavorare nell'ambito della traduzione, si incontrano spesso a casa di Kuji, per lavorare e al contempo mettere insieme i pezzi di un passato che sembrava essersi cristallizzato e che solo adesso ricomincia a scorrere.
La casa di Kuji è pregna della presenza del suo defunto padre, un'autorità nel campo della traduzione, -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - figura rispettata dal figlio ma al contempo sempre vista distante, quasi troppo alta per essere toccata davvero. La casa racconta di chi vi ha vissuto all'interno: Kuji e la distanza percepita dalla figura paterna, suo fratello maggiore Minoru e suo padre Yoshiharu, immerso nel lavoro e nei libri. Sakutaro Azuma si inserisce pian piano in quella casa, permettendo a Kuji di vivere una nuova fase della vita -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - in cui il ricordo del padre viene sviscerato seguendo altri punti di vista, ridimensionandone la figura e permettendo al giovane uomo di passare oltre un ricordo idealizzato nel bene e nel male.
Lasciare quell'abitazione è un punto di svolta dell'età adulta di entrambi, che chiudendo quel cerchio nato dal passato si ritrovano a pensare al futuro. Ed è proprio il futuro che porge alla coppia nuove sfide, prima tra tutte quella di riconoscersi come coppia e rendere partecipi di ciò le persone che li circondano e più amano.
Il coming out di Azuma e Kuji avviene in maniera graduale e in qualche modo "selezionata", nel momento in cui con queste persone sentono il desiderio di condividere la loro felicità ma anche la loro essenza di soggetti all'interno di una diade. Allo stesso tempo però non viene tralasciata la difficoltà di un simile gesto, difatti, altri affetti vengono tenuti all'oscuro, valutando il peso emotivo che una tale notizia potrebbe caricare sulle loro spalle. Le scene che propongono questi momenti sono tenere ma non artificiose, poiché frutto di continue riflessioni su se stessi e sugli altri.
Sia manga che drama lasciano ampio spazio alla caratterizzazione di entrambi i protagonisti, approfondendoli sia come lavoratori, che come uomini adulti ma ancora in cerca di direzione, che come amanti, anche in questo caso ancora non del tutto capaci di capire che strada prendere. Azuma e Kuji sono una coppia che parla molto ma che al contempo si nutre di silenzi rispettosi accompagnati da un'affinità emotiva riconosciuta da entrambi come estremamente preziosa. La narrazione segue una linea temporale piuttosto estesa, mostrandoci scorci del passato, un presente che diventa velocemente futuro e che in un attimo si è già fatto passato. Alla ricerca di una stabilità emotiva che stenta ad arrivare, la vita dei due giovani uomini viene dipinta in maniera realistica con i suoi pro e i suoi contro, raccontando sì la bellezza dell'amore di una coppia ma anche quanto sia importante crescere, risolversi e superare traumi, debolezze e ostacoli come singole persone.
DRAMA, FILM, LIVE ACTION
Aichaku
Tematiche: amore omosessuale, famiglia, stranieri in Giappone, incontro fra diverse culture, scoperta e accettazione di sé
Distribuzione: Prime Video / GagaOOLala
QUI la nostra recensione e intervista

“Ognuno di noi ha la sua ‘cosa’, che sia un oggetto, un luogo o una persona. Come esseri umani ci affezioniamo istintivamente a qualcosa che ci fa sentire al sicuro o ci rende felici”.
(Michael Williams, regista)
(Michael Williams, regista)
La parola giapponese “aichaku” (愛着) esprime un sentimento di affetto che si può provare per luoghi, cose o persone. Non a caso è stata scelta come titolo di un film che rappresenta varie forme di amore e che ruota intorno a due grandi temi: l’amore di uno straniero per il Giappone e l’amore che sboccia fra due uomini in una cittadina rurale nella prefettura di Chiba.
Lucas e Ken sembrano avere ben poco in comune. Lucas è un expat americano che insegna in una piccola scuola di inglese e che deve fare i conti ogni giorno con le difficoltà legate al visto, alle ristrettezze economiche e agli atteggiamenti più o meno velatamente discriminatori degli abitanti del luogo. Ha un carattere gentile e sensibile, ma allo stesso tempo sa quello che vuole ed è determinato a realizzare il suo sogno. Ken è un giapponese di origini miste che ha lasciato presto la scuola per lavorare nell’azienda dello zio. Apparentemente più macho sia nel fisico che nel carattere, in realtà è molto fragile e non ha ancora ben chiaro che direzione dare alla sua vita.
Anche nella sfera sentimentale i due protagonisti ci appaiono diversi. Lucas vive serenamente la propria omosessualità, ma -Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - deve ricorrere alle app di incontri per trovare qualcuno con cui uscire, con risultati non sempre appaganti. Ken, invece, Attenzione eventuale spoiler (evidenziare per leggere) - è impegnato in una relazione eterosessuale che non sembra avere sbocchi, ed è palesemente abituato a reprimere dentro di sé le proprie emozioni. Cresciuto in un ambiente isolato e conservatore, possiamo immaginare che non si sia mai sentito davvero libero di porsi certe domande.
Abitando in una piccola città, i due uomini si sono incrociati spesso, ma non si sono mai rivolti la parola. Quando un piccolo incidente gliene fornisce l’occasione, l’intesa che si crea immediatamente fra loro è palpabile e trascinante. Nell’arco di tre giorni, quasi come a voler recuperare il tempo perduto, Lucas e Ken si aprono l’un l’altro condividendo gli aspetti più importanti delle proprie vite, e si ritrovano ad affrontare insieme situazioni difficili e decisioni importanti. Ognuno a suo modo, entrambi raggiungono una maggiore consapevolezza di sé, trovando anche un supporto inaspettato nei propri familiari e conoscenti.
Definito dagli stessi autori sia come “film gay” che come “film Boys’ Love”, Aichaku raggiunge un buon equilibrio fra il realismo e l’esplorazione di temi socio-culturali tipico dei primi e la poesia e romanticismo dei secondi.
“Per me questi due aspetti non devono essere separati. Nessuno vuole ingoiare una pillola amara, e Aichaku racconta le parti più amare della storia con un rivestimento dolce”.
[…]
“Ci saranno persone insoddisfatte su entrambi i lati dell’equazione? Sì. […] Però alla fine credo che Aichaku venga visto come una ‘commedia romantica’ dalle persone che si posizionano fra i due generi, e questo mi rende molto felice”.
(Christopher McCombs, sceneggiatore e attore protagonista)
[…]
“Ci saranno persone insoddisfatte su entrambi i lati dell’equazione? Sì. […] Però alla fine credo che Aichaku venga visto come una ‘commedia romantica’ dalle persone che si posizionano fra i due generi, e questo mi rende molto felice”.
(Christopher McCombs, sceneggiatore e attore protagonista)
Il desiderio, maturato da McCombs nel corso degli anni, di poter vedere un film LGBTQ+ che non fosse incentrato solamente su aspetti drammatici e strazianti, ma che raccontasse una storia in cui potersi rispecchiare, lo ha infine portato a creare una “commedia romantica” emozionante e divertente, che senza trascurare i temi più seri riesce a far stare bene chi la guarda.
Pensato per un pubblico internazionale, Aichaku è un film che si rivolge a molte persone: non solo ai membri della comunità LGBTQ+ e agli amanti del genere BL, ma a chiunque abbia interesse per il Giappone e si chieda cosa comporti vivere là per uno straniero. Lo fa con ottimismo e leggerezza, raccontandoci una storia d’amore per il cui successo viene voglia di tifare. Per dirla con le bellissime parole di Koichi Sakaguchi, che interpreta lo zio di Ken: “Io prego che ogni amore, in qualunque forma, porti a qualcosa di positivo e meraviglioso”.
Contrast
Tematiche: scoperta e accettazione di sé, omosessualità, omofobia, crescita caratteriale
Correlati: manga (2018) edito da Flashbook
Distribuzione: GagaOOLala

La crescente attrazione che inizia a far ruotare i due protagonisti liceali l'uno attorno all'altro viene vissuta da entrambi con una certa apprensione, eppure i sentimenti che li attanagliano nel profondo, turbando sia Akira che Kanata, denotano radici completamente diverse.
Per l'uno è la prima volta: sentirsi fisicamente e psicologicamente attirato da un ragazzo gli richiede il tempo di guardare dentro di sé, di capire che non intende più stargli lontano, che ha bisogno di fare a patti con tale nuova consapevolezza, rendendosi conto che è davvero ciò che vuole.
Per l'altro, invece, non è più la prima volta; proprio per questo, ciò che prova per il coetaneo gli provoca una serenità che non aveva mai conosciuto accanto a un tormento senza fine, avvertendolo come una colpa di cui non sa come liberarsi.
Per un ragazzo, in Giappone, ammettere un interesse sentimentale nei confronti di una persona di sesso maschile è ancora oggi uno scoglio enorme, che determina conseguenze e discriminazioni (più o meno di facciata) sia in ambito scolastico che lavorativo, sia durante il periodo di crescita formativa dell'adolescenza che quello della vita adulta.
Sentirsi sbagliati perché omosessuali, sentirsi sporchi e indegni per essere il bersaglio dell'omofobia, per aver sfogato la delusione, la paura e il tremendo dolore attraverso una relazione puramente fisica e illecita, bollata come sconveniente.
Il ritratto dei protagonisti, pur senza raccontare nulla di platealmente nuovo, in una storia come quella di Contrast riesce a funzionare e coinvolgere sorprendentemente bene, grazie alla capacità di addentrarsi nella psicologia dei due ragazzi fin nel profondo; le vicende sono velate di dramma ma anche di dolcissima leggerezza, e captano con delicata attenzione tutte le sfumature emozionali di due giovani colti nel loro momento di massima e destabilizzante fragilità.
Il merito della gradevole resa del loro 'contrasto', dei turbamenti di ciascuno e delle rispettive personalità in mutamento ed evoluzione, va senz'altro anche alle buone performance di Haruse Akune e Haruhi Iuchi, piacevolmente in grado di far trasparire le sottili emozioni che attraversano e scombussolano gli sguardi e la gestualità dei loro personaggi.
La volontà di osare e il bisogno di ritrarsi, la schiettezza dell'amicizia e le schermaglie amorose (e non), i fraintendimenti e l'incapacità di dar voce a parole necessarie ma troppo dolorose da pronunciare a voce alta, accanto all'uso caldo e studiato dei toni nella fotografia: Contrast sa essere una proposta attenta e sensibile a tema LGBTQ+, capace di toccare le corde giuste di chi ama le storie narrate con una certa premura per l'introspezione.
Per l'uno è la prima volta: sentirsi fisicamente e psicologicamente attirato da un ragazzo gli richiede il tempo di guardare dentro di sé, di capire che non intende più stargli lontano, che ha bisogno di fare a patti con tale nuova consapevolezza, rendendosi conto che è davvero ciò che vuole.
Per l'altro, invece, non è più la prima volta; proprio per questo, ciò che prova per il coetaneo gli provoca una serenità che non aveva mai conosciuto accanto a un tormento senza fine, avvertendolo come una colpa di cui non sa come liberarsi.
Per un ragazzo, in Giappone, ammettere un interesse sentimentale nei confronti di una persona di sesso maschile è ancora oggi uno scoglio enorme, che determina conseguenze e discriminazioni (più o meno di facciata) sia in ambito scolastico che lavorativo, sia durante il periodo di crescita formativa dell'adolescenza che quello della vita adulta.
Sentirsi sbagliati perché omosessuali, sentirsi sporchi e indegni per essere il bersaglio dell'omofobia, per aver sfogato la delusione, la paura e il tremendo dolore attraverso una relazione puramente fisica e illecita, bollata come sconveniente.
Il ritratto dei protagonisti, pur senza raccontare nulla di platealmente nuovo, in una storia come quella di Contrast riesce a funzionare e coinvolgere sorprendentemente bene, grazie alla capacità di addentrarsi nella psicologia dei due ragazzi fin nel profondo; le vicende sono velate di dramma ma anche di dolcissima leggerezza, e captano con delicata attenzione tutte le sfumature emozionali di due giovani colti nel loro momento di massima e destabilizzante fragilità.
Il merito della gradevole resa del loro 'contrasto', dei turbamenti di ciascuno e delle rispettive personalità in mutamento ed evoluzione, va senz'altro anche alle buone performance di Haruse Akune e Haruhi Iuchi, piacevolmente in grado di far trasparire le sottili emozioni che attraversano e scombussolano gli sguardi e la gestualità dei loro personaggi.
La volontà di osare e il bisogno di ritrarsi, la schiettezza dell'amicizia e le schermaglie amorose (e non), i fraintendimenti e l'incapacità di dar voce a parole necessarie ma troppo dolorose da pronunciare a voce alta, accanto all'uso caldo e studiato dei toni nella fotografia: Contrast sa essere una proposta attenta e sensibile a tema LGBTQ+, capace di toccare le corde giuste di chi ama le storie narrate con una certa premura per l'introspezione.
Oishii rikon todokemasu
Tematiche: convivenza, diritti civili, rapporto genitori/figli, famiglia atipica, violenza domestica, abusi, matrimonio/divorzio
Distribuzione: amatoriale

Kai è un curioso detective privato, Hajime un avvocato integerrimo: più diversi tra loro non potrebbero essere, eppure i due fanno coppia tanto nella vita privata quanto sul lavoro, servendo ai loro clienti divorzi a volontà. Non lo fanno a cuor leggero, dato che ciascuno dei casi che esaminano prevede di andare a indagare a fondo nelle crepe di matrimoni ormai incrinati, facendone emergere ombre e turbative. Problematiche che risaltano ancor più se si guarda al curioso parallelismo che la serie propone: da un lato i clienti, che possono legittimamente convolare a nozze ma arrivano invece a desiderare di sciogliere per sempre il vincolo matrimoniale, dall'altro la coppia omosessuale protagonista, che vorrebbe sposarsi e tuttavia non può farlo, in assenza di una legislazione che estenda i diritti civili anche alle relazioni LGBTQ+.
Il minutaggio conciso degli episodi sacrifica talvolta il focus sui casi presi in esame, che pur trattando tematiche importanti, sembrano risolversi con una rapidità a tratti eccessiva; non soffre invece del medesimo problema la vita domestica che Kai e Hajime condividono, ritratta attraverso brevi sprazzi di quotidianità che riescono a delineare piuttosto bene la profonda intesa del loro rapporto.
In tale quadro, il tema della 'famiglia di fatto' si allarga ulteriormente quando nell'appartamento della coppia irrompe la vivacità della nipotina Anna, che la madre affida temporaneamente al fratello Hajime. Pur col cuore turbato per i problemi di famiglia, la bambina si installa di buon grado presso i due zii e si affeziona fortemente a entrambi, mostrando attraverso l'animo puro dei bambini come una coppia omosessuale non appaia diversa da una eterosessuale.
Kai e Anna instaurano ben presto un legame di solida e tenerissima complicità, tanto da farli rassomigliare fortemente a un padre e una figlia, benché sia Hajime il vero vincolo di sangue con la bambina. Tanti e piacevolissimi sono quindi i momenti 'in famiglia', dalla skincare a tre alle pulizie di casa, dalla scoperta di un fidanzatino per Anna ai dialoghi di Kai e Hajime sul futuro che può attenderli.
In un Giappone in cui vivere la 'normale quotidianità' in ambito LGBTQ+ è un obiettivo ancora arduo da raggiungersi, la serie persiste quindi nell'insinuare prepotentemente nello spettatore una sola e intensa domanda: qual è la vera famiglia?
Amarsi per davvero, teneramente, far crescere saggiamente ciascuno dei membri che la compongono: forse il sogno di Kai nel diventare una famiglia a tre è ancora effimera utopia, ma ciò non significa che non si debba continuare a battersi strenuamente per poter un giorno vederla realizzarsi.
Il minutaggio conciso degli episodi sacrifica talvolta il focus sui casi presi in esame, che pur trattando tematiche importanti, sembrano risolversi con una rapidità a tratti eccessiva; non soffre invece del medesimo problema la vita domestica che Kai e Hajime condividono, ritratta attraverso brevi sprazzi di quotidianità che riescono a delineare piuttosto bene la profonda intesa del loro rapporto.
In tale quadro, il tema della 'famiglia di fatto' si allarga ulteriormente quando nell'appartamento della coppia irrompe la vivacità della nipotina Anna, che la madre affida temporaneamente al fratello Hajime. Pur col cuore turbato per i problemi di famiglia, la bambina si installa di buon grado presso i due zii e si affeziona fortemente a entrambi, mostrando attraverso l'animo puro dei bambini come una coppia omosessuale non appaia diversa da una eterosessuale.
Kai e Anna instaurano ben presto un legame di solida e tenerissima complicità, tanto da farli rassomigliare fortemente a un padre e una figlia, benché sia Hajime il vero vincolo di sangue con la bambina. Tanti e piacevolissimi sono quindi i momenti 'in famiglia', dalla skincare a tre alle pulizie di casa, dalla scoperta di un fidanzatino per Anna ai dialoghi di Kai e Hajime sul futuro che può attenderli.
In un Giappone in cui vivere la 'normale quotidianità' in ambito LGBTQ+ è un obiettivo ancora arduo da raggiungersi, la serie persiste quindi nell'insinuare prepotentemente nello spettatore una sola e intensa domanda: qual è la vera famiglia?
Amarsi per davvero, teneramente, far crescere saggiamente ciascuno dei membri che la compongono: forse il sogno di Kai nel diventare una famiglia a tre è ancora effimera utopia, ma ciò non significa che non si debba continuare a battersi strenuamente per poter un giorno vederla realizzarsi.
This is I
Tematiche: identità di genere, transessualità, bullismo, mondo dello spettacolo, transizione di genere, rapporto genitori/figli, crescita caratteriale, accettazione di sé
Distribuzione: Netflix
QUI la nostra recensione e QUI il nostro approfondimento

Il film racconta la storia vera di Ai Haruna, nata Kenji Onishi, la prima figura pubblica giapponese a sottoporsi alla riassegnazione del sesso, in un'epoca in cui questa procedura era ancora un tabù pressoché assoluto.
Fin dall'infanzia, Kenji sogna di diventare una idol mentre al contempo prende lentamente coscienza della propria identità di genere. La svolta arriva negli anni '90 grazie al lavoro in un cabaret e all'incontro con il medico Koji Wada, che accetta di eseguire l'intervento sfidando la legge vigente e lo stigma sociale. Ai ha dichiarato in diverse interviste nel corso degli anni che il dottor Wada è stato l'unica persona a non averla mai guardata come un "caso clinico" o un "fenomeno", ma come un essere umano fin dal primo istante.
L’obiettivo del film è stato di rendere autentico e rispettoso il passaggio dal quadro sociale alla dimensione privata della protagonista, evitando semplificazioni sensazionalistiche e valorizzando invece la profondità umana del racconto; proprio in questo senso è un film che avrebbe perfettamente senso proiettare nelle scuole. Opere di questo tipo restano relativamente rare nel panorama mainstream, soprattutto quando si parla di produzioni ad alto budget e distribuzione globale.
La pellicola guadagna profondità anche grazie alla credibilità delle interpretazioni. In particolare Haruki Mochizuki riesce a dare vita al personaggio di Ai Haruna con grande intensità, sostenendo dall’inizio alla fine un ruolo complicatissimo e stratificato senza mai scivolare nella caricatura e senza perdere mai in efficacia. Accanto a lui, Takumi Saitō offre una performance altrettanto solida nel ruolo del dottor Wada, conferendo al personaggio una grande umanità e una sensibilità credibile e palpabile.
Pur non mordendo il sistema sociale al collo, This Is I compie un gesto forte, efficace e raro. Normalizza un tabù e lo lancia in faccia come una granata emotiva, senza lasciarci il tempo di distogliere lo sguardo. Non è perfetto, non è sempre sottile e non è neppure sempre filologicamente preciso, ma è profondo, credibile, necessario e potente.
Il lato medico della storia non viene edulcorato e può mettere a disagio, perché ricorda costantemente che l’identità non è solo un’idea astratta o una parola da dibattito, ma corpo, dolore, rischio, sangue e decisioni irreversibili. E' il racconto di una persona che non vuole solo "essere accettata", ma vuole brillare, esistere nel punto più esposto possibile: sotto le luci della ribalta, anche quando la vita, prima ancora della società, le suggerirebbe di accontentarsi di una normalità silenziosa.
Forse è proprio questo il senso del film: non raccontare solo di un corpo che cambia, ma di una volontà che non si spegne.
Perché se oggi Ai Haruna è un'icona, è solo perché lei ha smesso di chiedere al mondo il permesso di essere se stessa.
Fin dall'infanzia, Kenji sogna di diventare una idol mentre al contempo prende lentamente coscienza della propria identità di genere. La svolta arriva negli anni '90 grazie al lavoro in un cabaret e all'incontro con il medico Koji Wada, che accetta di eseguire l'intervento sfidando la legge vigente e lo stigma sociale. Ai ha dichiarato in diverse interviste nel corso degli anni che il dottor Wada è stato l'unica persona a non averla mai guardata come un "caso clinico" o un "fenomeno", ma come un essere umano fin dal primo istante.
L’obiettivo del film è stato di rendere autentico e rispettoso il passaggio dal quadro sociale alla dimensione privata della protagonista, evitando semplificazioni sensazionalistiche e valorizzando invece la profondità umana del racconto; proprio in questo senso è un film che avrebbe perfettamente senso proiettare nelle scuole. Opere di questo tipo restano relativamente rare nel panorama mainstream, soprattutto quando si parla di produzioni ad alto budget e distribuzione globale.
La pellicola guadagna profondità anche grazie alla credibilità delle interpretazioni. In particolare Haruki Mochizuki riesce a dare vita al personaggio di Ai Haruna con grande intensità, sostenendo dall’inizio alla fine un ruolo complicatissimo e stratificato senza mai scivolare nella caricatura e senza perdere mai in efficacia. Accanto a lui, Takumi Saitō offre una performance altrettanto solida nel ruolo del dottor Wada, conferendo al personaggio una grande umanità e una sensibilità credibile e palpabile.
Pur non mordendo il sistema sociale al collo, This Is I compie un gesto forte, efficace e raro. Normalizza un tabù e lo lancia in faccia come una granata emotiva, senza lasciarci il tempo di distogliere lo sguardo. Non è perfetto, non è sempre sottile e non è neppure sempre filologicamente preciso, ma è profondo, credibile, necessario e potente.
Il lato medico della storia non viene edulcorato e può mettere a disagio, perché ricorda costantemente che l’identità non è solo un’idea astratta o una parola da dibattito, ma corpo, dolore, rischio, sangue e decisioni irreversibili. E' il racconto di una persona che non vuole solo "essere accettata", ma vuole brillare, esistere nel punto più esposto possibile: sotto le luci della ribalta, anche quando la vita, prima ancora della società, le suggerirebbe di accontentarsi di una normalità silenziosa.
Forse è proprio questo il senso del film: non raccontare solo di un corpo che cambia, ma di una volontà che non si spegne.
Perché se oggi Ai Haruna è un'icona, è solo perché lei ha smesso di chiedere al mondo il permesso di essere se stessa.
Soulmate
Tematiche: accettazione di sé, convivenza, famiglia atipica, crescita caratteriale
Distribuzione: Netflix

La serie parla dell’incontro fra due ragazzi, il giapponese Ryu e il coreano Johan, seguendo l’evoluzione del loro rapporto nell’arco di molti anni.
Studente universitario e asso della squadra di hockey, Ryu si è trasferito a Berlino dopo la tragica vicenda che ha coinvolto un suo compagno di squadra. Anche Johan, pugile talentuoso al suo esordio internazionale, si trova nella stessa città per partecipare a degli incontri. Entrambi si portano dietro un pesante bagaglio emotivo e sembra quasi che siano destinati a trovarsi lì, in quel preciso momento. Superate le iniziali diffidenze, fra i due nasce una forte connessione e il desiderio di restare in contatto anche dopo aver fatto ritorno nei rispettivi Paesi.
Comincia così la costruzione di un rapporto fra due persone diverse per cultura, personalità e modo di affrontare le circostanze, ma che si attraggono e si cercano anche quando sono fisicamente distanti. Un viaggio lungo e irto di ostacoli, ma pieno di amore e di sostegno. Le loro vicende si intrecciano con quelle di amici e familiari e si svolgono fra Giappone, Corea ed Europa.
La serie risulta ben riuscita per alcuni aspetti e un po’ meno per altri, ma senza dubbio è molto coinvolgente. Ottime le interpretazioni di Hayato Isomura (Ryu) e Taecyeon (Johan), che trasmettono una vasta gamma di emozioni senza bisogno di esprimerle a parole.
Una questione che ha fatto discutere gli spettatori è l’ambiguità del rapporto fra i due protagonisti: la natura della relazione non viene mai definita chiaramente, facendo nascere il dubbio che si possa parlare di amore omosessuale. Al contempo si percepisce che fra loro c’è una grande sintonia, una forte attrazione e una cura reciproca nel quotidiano che fa pensare alla vita di coppia. Per quanto indefinito, il legame che li unisce diventa così saldo da sopravvivere alle prove cui la vita li sottopone.
Oltre alla relazione fra Ryu e Johan, ci sono altre situazioni in cui i temi LGBTQ+ emergono con maggior chiarezza, conferendo spessore alla storia e offrendo spunti di riflessione. Viene messa in luce, per esempio, la difficoltà purtroppo ancora attuale di vivere apertamente la propria sessualità nell’ambiente universitario e sportivo. Anche dietro l’apparente tolleranza e il sincero interesse per ciò che non si conosce, possono celarsi pregiudizi capaci di ferire in modo irreparabile. Un altro tema che viene affrontato è quello della famiglia non convenzionale: l’amore che lega gli adulti e il loro desiderio di proteggere e rendere felici i figli fanno sì che si possa essere famiglia anche fuori dai canoni tradizionali.
Studente universitario e asso della squadra di hockey, Ryu si è trasferito a Berlino dopo la tragica vicenda che ha coinvolto un suo compagno di squadra. Anche Johan, pugile talentuoso al suo esordio internazionale, si trova nella stessa città per partecipare a degli incontri. Entrambi si portano dietro un pesante bagaglio emotivo e sembra quasi che siano destinati a trovarsi lì, in quel preciso momento. Superate le iniziali diffidenze, fra i due nasce una forte connessione e il desiderio di restare in contatto anche dopo aver fatto ritorno nei rispettivi Paesi.
Comincia così la costruzione di un rapporto fra due persone diverse per cultura, personalità e modo di affrontare le circostanze, ma che si attraggono e si cercano anche quando sono fisicamente distanti. Un viaggio lungo e irto di ostacoli, ma pieno di amore e di sostegno. Le loro vicende si intrecciano con quelle di amici e familiari e si svolgono fra Giappone, Corea ed Europa.
La serie risulta ben riuscita per alcuni aspetti e un po’ meno per altri, ma senza dubbio è molto coinvolgente. Ottime le interpretazioni di Hayato Isomura (Ryu) e Taecyeon (Johan), che trasmettono una vasta gamma di emozioni senza bisogno di esprimerle a parole.
Una questione che ha fatto discutere gli spettatori è l’ambiguità del rapporto fra i due protagonisti: la natura della relazione non viene mai definita chiaramente, facendo nascere il dubbio che si possa parlare di amore omosessuale. Al contempo si percepisce che fra loro c’è una grande sintonia, una forte attrazione e una cura reciproca nel quotidiano che fa pensare alla vita di coppia. Per quanto indefinito, il legame che li unisce diventa così saldo da sopravvivere alle prove cui la vita li sottopone.
Oltre alla relazione fra Ryu e Johan, ci sono altre situazioni in cui i temi LGBTQ+ emergono con maggior chiarezza, conferendo spessore alla storia e offrendo spunti di riflessione. Viene messa in luce, per esempio, la difficoltà purtroppo ancora attuale di vivere apertamente la propria sessualità nell’ambiente universitario e sportivo. Anche dietro l’apparente tolleranza e il sincero interesse per ciò che non si conosce, possono celarsi pregiudizi capaci di ferire in modo irreparabile. Un altro tema che viene affrontato è quello della famiglia non convenzionale: l’amore che lega gli adulti e il loro desiderio di proteggere e rendere felici i figli fanno sì che si possa essere famiglia anche fuori dai canoni tradizionali.
The boy and I who will break up in 100 days
Tematiche: convivenza, omosessualità, famiglia, diritti civili
Correlati: romanzo (2023) inedito
Distribuzione: GagaOOLala

Risulta piuttosto interessante l'idea di un reality show (di finzione) che riprenda la quotidianità (altrettanto di finzione) di coppia di due giovani omosessuali, divenuti loro malgrado popolari sui social media dopo un'intervista seguita alla registrazione della loro partnership, certificato valido come unione civile.
Il drama è tratto da un romanzo del compianto Naoto Asahara, già autore dell'apprezzata opera Io e Mr. Fahrenheit - She likes homo, not me; in questa serie, lo scopo del reality da parte della giovane regista Kayano è quello di raccontare un aspetto ormai radicato della società giapponese moderna in maniera autentica, rendendolo scevro in particolare da ogni pregiudizio di genere.
Lungo i 100 giorni di riprese, tuttavia, finiscono per sovrapporsi vari livelli di lettura; appare evidente fin da subito, infatti, che ciò che Yuma e Itsuki non rivelano davanti alla telecamera condiziona non poco la veridicità del progetto. La stessa appassionata regista, inoltre, si trova ad affrontare ostacoli che rendono la serie piuttosto valida per raccontare vincoli e pregiudizi che caratterizzano la società nipponica a tutto tondo, non limitati pertanto al 'solo' ambito LGBTQ+.
Il tema dei diritti civili è indubbiamente più scottante che mai in Giappone, fatto di tanti piccoli e frammentati passi che ancora non riescono a offrire un panorama omogeneo in tutto il Paese alle coppie LGBT; di certo nel mondo dello spettacolo lo sguardo ha smesso di volgere altrove, così che serie come The boy and I who will break up in 100 days possono proporre un approccio più autentico, meno romanzato e romantico e di certo anche più doloroso su tali problemi e spinose tematiche.
Il drama risulta ancora in corso, ma già nei pochi episodi mandati in onda è evidente un'attenzione acuta e perspicace ai temi e alle persone, probabilmente grazie anche alla cura rinvenibile dietro le quinte: oltre ai due supervisori LGBT, vi è infatti la presenza di Shogo Kusano alla regia e Naoyuki Miura alla sceneggiatura. Entrambi avevano già lavorato all'adattamento proprio delle due diverse versioni live action della precedente opera di Naoto Asahara, ovvero Io e Mr. Fahrenheit: il primo attraverso il film Kanojo ga sukina mono wa del 2021, il secondo con il drama Fujoshi Ukkari Gei ni Kokuru del 2019.
Il drama è tratto da un romanzo del compianto Naoto Asahara, già autore dell'apprezzata opera Io e Mr. Fahrenheit - She likes homo, not me; in questa serie, lo scopo del reality da parte della giovane regista Kayano è quello di raccontare un aspetto ormai radicato della società giapponese moderna in maniera autentica, rendendolo scevro in particolare da ogni pregiudizio di genere.
Lungo i 100 giorni di riprese, tuttavia, finiscono per sovrapporsi vari livelli di lettura; appare evidente fin da subito, infatti, che ciò che Yuma e Itsuki non rivelano davanti alla telecamera condiziona non poco la veridicità del progetto. La stessa appassionata regista, inoltre, si trova ad affrontare ostacoli che rendono la serie piuttosto valida per raccontare vincoli e pregiudizi che caratterizzano la società nipponica a tutto tondo, non limitati pertanto al 'solo' ambito LGBTQ+.
Il tema dei diritti civili è indubbiamente più scottante che mai in Giappone, fatto di tanti piccoli e frammentati passi che ancora non riescono a offrire un panorama omogeneo in tutto il Paese alle coppie LGBT; di certo nel mondo dello spettacolo lo sguardo ha smesso di volgere altrove, così che serie come The boy and I who will break up in 100 days possono proporre un approccio più autentico, meno romanzato e romantico e di certo anche più doloroso su tali problemi e spinose tematiche.
Il drama risulta ancora in corso, ma già nei pochi episodi mandati in onda è evidente un'attenzione acuta e perspicace ai temi e alle persone, probabilmente grazie anche alla cura rinvenibile dietro le quinte: oltre ai due supervisori LGBT, vi è infatti la presenza di Shogo Kusano alla regia e Naoyuki Miura alla sceneggiatura. Entrambi avevano già lavorato all'adattamento proprio delle due diverse versioni live action della precedente opera di Naoto Asahara, ovvero Io e Mr. Fahrenheit: il primo attraverso il film Kanojo ga sukina mono wa del 2021, il secondo con il drama Fujoshi Ukkari Gei ni Kokuru del 2019.
**
Vi invitiamo infine a scoprire gli approfondimenti degli scorsi anni, così come le molte altre opere correlate presenti nel nostro database: si possono rinvenire attraverso la ricerca specifica per tag, quali ad esempio "temi-LGBT", "omosessualità", "intersessualità" ed altri ancora.
>> Affacciarsi al mondo LGBTQIA+: i titoli consigliati da AnimeClick.it (anno 2022) <<
>> Affacciarsi al mondo LGBTQIA+: i titoli consigliati da AnimeClick.it (2023-2024) <<
>> Affacciarsi al mondo LGBTQIA+: i titoli consigliati da AnimeClick.it (2024-2025) <<
>> Affacciarsi al mondo LGBTQIA+: i titoli consigliati da AnimeClick.it (2023-2024) <<
>> Affacciarsi al mondo LGBTQIA+: i titoli consigliati da AnimeClick.it (2024-2025) <<
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
non sono volumi fatti per quello d'intento e lo sappiamo bene a chi sono maggiormente rivolti
Inoltre anche le digressioni/riflessioni sulle procedure di traduzione e adattamento sono molto interessanti, sicuramente un altro valore aggiunto in più alla storia
Porto io un consiglio. E' in corso un drama thai GL intitolato "The Air". Parla di una guardia del corpo che finisce per dover aiutare una principessa di un altro paese. Trama cliché ma il duo principale ha molta chimica perché hanno già recitato in altri drama GL. Buona visione
Perdonami, ma non comprendo il senso del tuo intervento. Mi permetto di chiederti: un romanziere che scrive di omicidi e serial killer allora cosa ne dovrebbe sapere, di come vive e si sente e si comporta una persona psicopatica? O Salgari, che cosa ne poteva mai sapere dei mondi esotici di cui ha raccontato per tutta una vita nei suoi libri, senza muoversi mai dallo studio di casa? Un attore o una attrice che impersonano un ruolo completamente diverso da ciò che sono essi stessi nella vita, ad esempio di un medico o di un astronauta che mai ne dovrebbero sapere di queste professioni?
Non trovo davvero alcuna differenza con quanto segnali tu.
Fortunatamente agli uomini è data la possibilità di apprendere, studiare, approfondire, empatizzare, mettersi nei panni degli altri, per affrontare le barriere e superarle, andare oltre, in ogni possibile ambito. E meno male, direi.
Anche Akira Toriyama non è mai stato un robot ma ha scritto Arale.
si ma non si dice che l'opera di toryama si un opera sulla robotica e che sia un opera femminista
se no possiamo dire che un regista che gira un film porno lesbo sia un esperto di rapporti tra donne
i boys love non sono opere fatte per descrivere la comunità gay se non in minima parte. ma se lo si dice si fa peccato
E dove abbiamo scritto che i titoli proposti "descrivono la comunità gay"?
Forse ti è sfuggita sia la premessa dell'articolo, sia il fatto che su questo sito parliamo di fiction, di storie inventate, di intrattenimento. E forse ti sfugge anche che pure l'intrattenimento può trattare temi di vita reale e farlo anche bene o benissimo.
Io non sono un genitore ma conosco le tematiche "sociali" della genitorialità e su alcuni di questi aspetti potrei parlare con cognizione di causa. Non sono disabile ma conosco le tematiche "sociali" della disabilità e potrei parlare con cognizione di causa di taluni argomenti. Non sono omosessuale ma conosco le tematiche "sociali" dell'omosessualità. Senza per forza dover essere esperti, dottori, specialisti. Certe cose le puoi conoscere e puoi parlarne con cognizione di causa semplicemente perché fanno parte del mondo in cui vivi, e le vuoi conoscere, capire. Fanno parte della società di cui fai parte ed è chiaro che la società non è fatta solo da persone con caratteristiche simili alle tue. Allo stesso tempo molti manga/romanzi non hanno la pretesa di insegnarti niente, ma semplicemente di far vedere degli scorci e costruirci sopra una storia inventata (ma nemmeno sempre, ricordiamoci Until i meet my husband). E torniamo al punto iniziale: qui si parla di intrattenimento, non di didattica.
Faticate proprio a riconoscere e accettare che i manga che trattano queste tematiche non sono sempre e solo strumenti per permettere alle donne di sgrillettarsi.
E comunque questa rubrica si chiama "affacciarsi al mondo LGBTQIA+", non è che mi aspetto di trovarci saggi sul tema.
Avrei da obiettare sulla questione del robot...
Però accomunare il fanservice con la masturbazione non mi sembra una buona premessa per una rubrica che dovrebbe unire e non dividere. Si possono non fare generalizzazioni stupide sull'intento di certe opere senza far finta che la componente fanservice non sia importantissima nel successo di questi titoli (BL, Yuri o che) e che non ci sia assolutamente nulla di male in questo.
Altrimenti non si fa passare un gran messaggio.
Io comunque apro questa rubrica per curiosità (anche per ragioni di genere non sono fan dei BL e non ho un interesse morboso per lo Yuri quindi leggo più per vedere cosa c'è che per la smania di trovare qualcosa nelle mie corde) e ogni volta ci sono sempre gli stessi commenti e puntualmente invece di dire "magari chiediamo a qualche altro redattore di scrivere due righe su un titolo di genere diverso per venire incontro alla richiesta ed evitare il solito fiume di polemiche" la scelta dei titoli rimane sempre la stessa a tutti i costi (vedo Contrast per la seconda volta o titoli che bisogna piratare perché non arrivati ufficialmente).
Forse si potrebbe, nella selezione dei titoli, fare un lavoro più furbo, no?
Forse non mi sono spiegata bene: ho scritto "sempre e solo" proprio per dire che a volte è così e va benissimo, ma non SEMPRE E SOLO. La fatica per molta gente di riconoscere che non è SEMPRE E SOLO così, è palese, e nasce dal pregiudizio.
Ricordiamo che questa rubrica contenitore ha cadenza annuale e ogni anno vengono proposte alcune delle opere più significative sui temi LGBT uscite nell'ultimo anno. Non è scopo di questa rubrica proporre "semplicemente" i BL o GL/yuri, quindi il fatto di avere protagonisti omosessuali o lesbiche è una condizione necessaria ma da sola insufficiente per l'inclusione in questo contenitore. Come si evince dai testi, le opere selezionate qui vanno tutte "oltre" quel primo step, parlando di famiglia, disagio, depressione, coming out, diritti civili, omofobia e quant'altro.
Se qualcuno ha qualche opera a tema che ha piacere di suggerire nei commenti, ben venga, questo è per l'appunto lo spazio per condividere ed estendere curiosità e conoscenza. Ma limitarsi a dire "mancano gli yuri" (oppure, quando in anni precedenti c'erano, "non ci sono abbastanza yuri") appare del tutto fuorviante rispetto allo scopo e al focus del presente approfondimento.
Va benissimo parlare di GL/yuri, a patto che, oltre alle due protagoniste, nella sostanza della storia ci sia ben più che una semplice componente sentimentale disimpegnata. Questo, si richiede, alle opere selezionate qui.
Premesso che trovo abbastanza irrispettoso dare del "lavoro poco furbo" a una notizia preparata per tempo, con una selezione accurata alla fonte e un coinvolgimento di varie sezioni del sito di AnimeClick, mi domando se ci sia stata la medesima cura nel leggere i contenuti qui proposti.
Come citato qui sopra, non sono titoli per i quali ci si "accontenta" del protagonista gay o della protagonista lesbica, si va oltre.
Non inseriamo qui un titolo yuri solo per 'accontentare' i fan del genere, diversamente cadremmo nello stesso errore degli americani che nel volere a tutti i costi "gente bianca, nera, gialla e verde" nel cast di un film per 'rappresentare tutte le minoranze', finiscono per ottenere l'effetto opposto, discriminando anziché unire.
Ogni anno poi ritorna puntuale il tema "dell'assenza degli yuri" (che, come già specificato, non equivale in automatico a 'manga lgbt', diversamente in questo contenitore sarebbero stati inseriti almeno 30 bl che invece sono stati tutti scartati perché non adeguati per la rubrica), ma nessuno invece si lamenta che manchi il titolo sull'asessualità, sull'aromanticismo, sugli altri spettri poco indagati in ambito LGBT.
Siamo noi che stiamo 'discriminando', quindi? Direi il contrario.
Innanzitutto Animeclick non è un editore, si limita semplicemente a raccogliere le proposte uscite per i vari media.
Se dunque sul mercato italiano non vengono proposti titoli yuri (manga, anime, drama) a fondato tema lgbt, non vedo perché sia questo sito che deve essere tacciato di essere limitato nella selezione dei titoli.
Come detto e ribadito, qui si propone ciò che di valido sul tema lgbt è uscito negli ultimi 12 mesi: possono essere 10 titoli trans e 1 bl, possono essere 6 bl, 1 yuri e 3 trans, possono essere altro ancora.
Non ci mettiamo a contarli, non stiamo ricercando la par condicio a tutti i costi: quello che interessa qui è la qualità del contenuto, e non certo 'che vincano i bl' o cose del genere.
Altro punto, i "doppioni".
Di Contrast quest'anno è uscito il drama, che quindi è nuovo; cosa c'entra il manga proposto anni fa nella stessa rubrica? Si tratta di due media differenti che possono interessare e incuriosire in maniera assai differente. Posso fare esempio a titolo personale: il manga di Contrast non mi ha detto niente, il drama invece l'ho trovato molto calzante. Sono la stessa cosa, quindi? Direi di no.
Stessa cosa dicasi per il romanzo di Midnight Swan inserito nel contenitore dello scorso anno: è un libro disponibile nel nostro Paese, a differenza purtroppo dei film inedito. Avremmo dovuto ignorarlo perché "ripetuto" rispetto al film proposto tempo prima? Non ne vedo il motivo, sono proprio due cose diverse.
Infine, a riguardo della reperibilità: fra tutte quelle in elenco, c'è quest'anno una sola proposta che non è (ancora) disponibile in via ufficiale per l'Italia. Se i temi sono validi e coerenti, ne abbiamo sempre parlato o dato segnalazione, a prescindere dalla disponibilità effettiva o meno, così come in tutte le nostre notizie di tutte le sezioni.
drugodavidee, fai una bella cosa.
Ordina online il primo numero di Life in Smokey Blue (c'è il tastino di MangaYo nella scheda, anzi per fare ancora meno fatica ci sono persino tutti i volumi usciti finora nel banner dei consigliati in questa stessa pagina), te lo fai arrivare a casa, lo leggi...e poi torni in questa news per dare il tuo parere genuino e un contributo costruttivo alla discussione.
Così facendo avrai da te gli strumenti necessari per capire se un BL come questo è "degno" di essere in questo elenco di suggerimenti della redazione oppure no (ovviamente con un solo numero è un po' complicato farsi un'idea completa dell'opera, ma sarebbe già qualcosa).
Non ti dovrebbe risultare difficile, tempo fa hai fatto la stessa cosa con il manga Bless che ti era piaciuto, un altro manga su un tema insolito (il trucco come forma d'arte) che, per citare alla lettera le tue parole, "non avevi mai letto prima un manga con quel tema"
Tutto questo io lo dico solo perchè...."basta poco".
Se c'è la volontà basta veramente poco per far sciogliere come neve al sole qualunque tipo di pregiudizio.
Non conta quanto un'opera sia realistica e rappresentativa di tutte le tipologie di persone e situazioni esistenti (ammesso poi che questo sia il vero scopo di chi crea tale opera), la cosa davvero importante è che quell'opera lì sappia trasmettere un sistema di valori positivi, che "accenda la mente" di chi ne fruisce, in modo che possa scacciare i pregiudizi ed avvicinare di più le persone alle tematiche queer (SOPRATTUTTO chi non le conosce e sarebbe curioso di approcciarvisi).
Non sarà perfetta, non sarà mai esaustiva di tutte le casistiche possibili immaginabili nell'universo noto....ma è un inizio, semplicemente quello.
Un primo passo per arrivare a capire che non importa come classifichiamo qualcosa o perchè, è l'impatto positivo che può avere quell'opera nella nostra vita (e nelle vite di tutti) la cosa che conta davvero...niente di più
P.S.
Seppur per altre ragioni........io di mio consiglierei la lettura di Life in Smokey Blue pure a Cannarsi
Chiedo scusa, è una battutaccia lo so ma fatemela passare, "chi sa, sa"
Non so se e quanti manga BL hai mai letto, ma ci sono titoli e titoli. Sarebbe pure da sfatare il mito che sono solo storielle pruriginose per donne perché I tempi cambiano, i gusti pure e di conseguenza i contenuti in esse rappresentate.
I pregiudizi fanno vedere il mondo in maniera distorta.
Ne cito uno a caso ( Hidamari ga Kikoeru ) che tratta temi importanti come la disabilità, la discriminazione, la difficoltà nel mondo del lavoro per i non udenti, con zero scene sessual. Anche se è un bl di 8 volumi in corso, il romance è presente ma non è l'elemento dominante della storia.
Per poter scrivere bene su certe tematiche basta "conoscere, informarsi e possedere una buona dose di empatia", non è questione di "genere", perché, se messa così, allora nessuno potrebbe scrivere nulla se non l'ha vissuto.
Aggiungo che Life in Smokey Blue è una tra le storie di vita più belle che mi siano mai capitate tra le mani.
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.