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5.0/10
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Un lungometraggio assolutamente sperimentale uscito nei cinema giapponesi, composto da sette cortometraggi realizzati da sette autori, molto diversi l'uno dall'altro, ai quali è stata lasciata la completa libertà creativa. I primi sono piuttosto indigesti (assurdo un corto che è praticamente un monologo filosofico sull'umano, Dio, il doppio, ecc., che fa apparire il discorso dell'Architetto in Matrix Reloaded un raccontino della Pimpa) ma è piuttosto caruccio il penultimo, di Masaaki Yuasa (regista di Mind Game), un corto onirico in cui un neonato va a zonzo per una bizzarra landa, accompagnato da una creatura che gli permette di essere cavalcata, e un buffo animaletto che si nutre dei rifiuti organici del marmocchio.
Il corto più bello invece è, come prevedevo, quello di Shinichiro Watanabe (autore di Cowboy Bebop): due liceali giapponesi si regalano una giornata fuori da scuola, fuggendo verso il mare. I due sono amici dall'infanzia, e l'insolita giornata si rivela essere alla fine l'addio del ragazzo, che il giorno dopo si trasferirà in un'altra città: buoni i disegni e l'animazione, ma il corto si distingue specialmente per i ritmi di narrazione, i silenzi, e il modo in cui esprimendo ben poco i personaggi riescano a far percepire le proprie sensazioni.