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Questo anime è tratto dall'omonimo romanzo di Jean Webster ed è stato prodotto relativamente tardi rispetto agli altri meisaku. Rispetta però i canoni del genere non solo perché tratto da un'opera letteraria, ma anche perché la protagonista (Jerusha che si fa chiamare Judy nell'originale, Judy nell'anime) è orfana; tuttavia stavolta la causa delle sue sofferenze non sta tanto in eventi più o meno catastrofici o maltrattamenti fisici, ma nella società in cui si ritrova a vivere: un gentiluomo, che per tutta la serie comunicherà con lei esclusivamente tramite delle lettere (generalmente scritte dal suo segretario), decide di diventare suo tutore e la iscrive ad un prestigioso istituto per consentirle di completare i suoi studi. Un inaspettato colpo di fortuna per Judy, che però, vergognandosi delle sue origini, costruisce un vero e proprio castello di bugie pur di non sentirsi "diversa" dalle sue compagne di scuola altolocate ed appartenenti ad un mondo abituato a guardare gli orfani (ed in generale tutti quelli appartenenti a classi inferiori) dall'alto in basso.
Una storia adattissima ai ragazzi ma anche ad un pubblico più adulto, Papà Gambalunga tratta senza mezzi termini la triste realtà degli orfanotrofi dell'epoca in cui la storia è ambientata, l'enorme disparità fra ricchi e poveri, la falsità che spesso si nascondeva dietro l'atteggiamento caritatevole delle dame di carità... La protagonista non mente perché è cattiva o vuole atteggiarsi: le esperienze dell'infanzia l'hanno segnata, ha letto il disprezzo negli occhi delle signore ingioiellate che ogni tanto si recavano in visita distribuendo giocattoli ai bambini (ma ben attente a non farsi toccare i costosissimi abiti con le loro manine sporche!) ed ha paura di essere smascherata e perciò nuovamente respinta, perché sa che sono stati solo i suoi abiti nuovi a farla entrare in quel mondo. Vi entra in punta di piedi, quasi come un' abusiva; la sua sofferenza, il suo imbarazzo e le sue paure sono sempre percepibili, e non solo quando i suoi pensieri sono esplicitamente espressi fuori campo.
In più sono significative varie scene talvolta dure (v. la scena, breve ma terribile, di una bambina costretta a rimanere legata con una corda ad un albero al bordo di un viale per punizione, esposta ai commenti dei passanti) riguardanti la vita degli orfani, inserite soprattutto come ricordi dell'infanzia di Judy.
L'introspezione psicologica è molto ben realizzata, non solo per quanto riguarda la protagonista, ma per tutti i personaggi principali, che hanno una visibile evoluzione nel corso degli anni in cui si svolge la vicenda: in particolare è apprezzabile la trasformazione di Julia, la più snob del terzetto di compagne di stanza dell'istituto, che man mano si discosterà sempre meno dalla sua immagine iniziale di ragazzina ricca, viziata ed antipatica.
Lo stile di disegno è quello ormai reso noto da molti altri meisaku che lo hanno preceduto e che è molto gradevole. Ma nonostante il fatto che (cosa che non è affatto scontata per un anime, i personaggi si cambino spesso d'abito) c'è una cosa che mi ha dato un certo fastidio, perché riguarda proprio la protagonista: non si capisce perché Judy sia stata realizzata in modo da somigliare in maniera impressionante a Pippi Calzelunghe! Una Pippi che man mano diventa donna, si impegna negli studi e si innamora, certo, ma sempre una Pippi. Non solo Judy ha le stesse treccine rosse che le si sollevano da sopra le orecchie rimanendo ben dritte (ed è sempre così in almeno il 90% delle sue apparizioni), ma nelle scene in cui si trova in orfanotrofio ha persino il vestito identico a quello di Pippi!!! Il problema non è tanto la pettinatura infantile nonostante alla fine della storia Judy sia un'universitaria (c'è poi da dire che nel romanzo originale Jerusha viene iscritta all'università dal suo tutore ed i lettori hanno modo di seguire i suoi 4 anni di studi, nell'anime Judy frequenta un liceo e solo verso la fine si parlerà di università), quanto la mancanza di fantasia: Pippi è troppo famosa e caratteristica per passare inosservata!
Per il resto ho amato molto questa serie, che ha un intreccio interessante e mai banale: sa commuovere, appassionare, ed anche divertire quanto basta.
La sigla è cantata da Cristina D'Avena ed è abbastanza carina.
Ah, un' ultima curiosità, un fatto che ho scoperto solo molto di recente, imbattendomi casualmente in un video su questo anime: non credo che in molti sappiano che ci sono state alcune censure! In questo caso, per via dell'ambientazione occidentale della storia, si può comprendere la mancata visione di scritte giapponesi; quello che invece ritengo una cosa negativa è che siano state censurate un paio di scene riguardanti la protagonista ed un altro personaggio importante (che non citerò per non spoilerare) probabilmente ritenute inadatte ai bambini nonostante non fossero poi così "traumatizzanti" (lo so perché il video che ho visto riguarda proprio le scene in questione, mostrate in giapponese perché mai doppiate in italiano).
Insomma, un ottimo prodotto, nonostante sia passato abbastanza inosservato e sia stato replicato troppo poco perché possano conoscerlo in tanti. Perciò lo consiglio a tutti, anche se a causa dell'aspetto poco originale della protagonista e poiché odio le censure, soprattutto quelle che ritengo ingiustificate, tolgo un punto: la mia votazione finale è 9.