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Premetto che di anime in cui a spadroneggiare è il non-sense parodico ne ho visti diversi, ma "Daimidaler", grazie a elementi come robottoni alimentati a perversione e pinguini antropomorfi con una piuttosto ambigua coda anteriore, li batte veramente tutti. La serie è tratta dall'omonimo manga di Asaki Nakama, opera originariamente pubblicata dal 2008 e conclusa nel 2012 con quattro volumi all'attivo. L'adattamento animato in dodici episodi va in onda durante la primavera 2014 ad opera dello studio TNK, già noto nel campo ecchi per l'anime "High School DxD".

L'originalità della sceneggiatura non è tanto nei singoli elementi, come ad esempio l'ormai plurisfruttato stratagemma di aumentare la propria forza grazie all'eccitazione (vedi ad esempio "Hidan no Aria", "Sekirei" o "Dakara Boku wa, H ga Dekinai"), per non parlare della solita organizzazione simil Gundam, ovviamente con ricercatori e leader adattati al contesto, che tenta di salvare il mondo con l'aiuto del liceale di turno, per non parlare delle banalissime scenette di palpeggiamento e le limonate random tra i protagonisti; a dare una botta di originalità è la fazione antagonista dei pinguini arrapati costantemente in cerca di un pornazzo; questo mix tra generi e la pazzia dei personaggi contribuisce molto a rendere l'anime fuori dagli schemi.
Analizzando il cast trovo meglio riuscita la prima coppia di piloti, cioè Kōichi Madanbashi-Kyōko Sonan, e sono d'accordo con Kazuo Matayoshi, il leader del salone di bellezza, nell'affermare che Kiriko-Shoma è un'accoppiata fin troppo sdolcinata in rapporto al contesto. Il premio di miglior personaggio femminile va a Ritz, che inoltre vince il titolo di più penguin-fag dell'universo.

Il lato tecnico non fa gridare al miracolo, ma rapportato al genere e al contesto della serie, soprattutto rispetto ad alcuni concorrenti, si difende bene. Il character desing un po' old style è fedele al manga e si addice alle ambientazioni quasi nagaiane, risultando godibile e simpatico. Menzione d'onore al mecha-design: in particolare i robot dell'impero pinguino meritano un elogio per l'originalità. Il comparto audio fa il suo dovere: bella la opening, ma poco ispirata la sigla finale; colonna sonora ed effetti ben riusciti. Merita un elogio lo studio d'animazione per non aver fatto ricorso alla computer grafica, come invece solitamente accade in produzioni contemporanee del genere mecha.
Altro fattore positivo un finale vero (per quanto scontato), che chiude la storia definitivamente, e non una conclusione campata per aria come oggi è la norma per serie stagionali. Unico difetto una trama a tratti ripetitiva e con il limite di avere un target che obbiettivamente è prettamente maschile, caratteristica che emerge nelle prime puntate e che viene solo parzialmente smentita nella seconda metà della serie.

Tirando le somme si tratta di un anime ben riuscito, che saprà certamente essere apprezzato da colui che cerca un mecha-ecchi con una pazzia intrinseca degna del più folle OAV, ma come rovescio risulterà una boiata pazzesca per una grossa fetta del pubblico femminile.