Recensione
Il gigante di ferro
10.0/10
La storia è ambientata in America negli anni '50 durante la guerra fredda. Improvvisamente arriva dallo spazio un gigantesco robot venuto chissà da dove, forse da una nazione nemica, forse dallo spazio: in una tranquilla cittadella nessuno vuole credere all'unico testimone del suo arrivo, un marinaio la cui barca è stata distrutta proprio in quella circostanza, anche quando successivamente si verificano altri strani fenomeni, oggetti metallici di varie dimensioni semidistrutti a morsi!
Una notte il robot incontra Hogarth Hughes, un bambino di 9 anni, e superata la diffidenza iniziale i due diventano amici. Purtroppo però arriva alla cittadella anche un ispettore speciale governativo, Kent Mansley, dopo ulteriori segnalazioni inviato dal governo per scoprire ed eliminarne la causa...
Anche se i disegni non mi esaltano particolarmente questo film di animazione mi ha colpita molto. Per certi aspetti mi ha ricordato un po' E.T. l'extraterrestre di Steven Spielberg, dato che anche in questo caso il protagonista è una misteriosa creatura aliena ed il delirio di onnipotenza e la prepotenza di un gruppo di adulti che ritengono l'uomo l'unica razza superiore che abbia il diritto di vivere sfrutta la propria autorità per soffocare i sentimenti puri di un bambino, la cui opinione non viene presa minimamente in considerazione.
Ma Il gigante di ferro non si occupa solo del già affrontato tema dell'accettazione del diverso, dello sconosciuto. "Tu sei chi scegli e cerchi di essere", a mio avviso questa è una delle frasi che maggiormente racchiude il senso del film, che va al di là della solita storia di fantascienza e di amicizia.
Il film è sicuramente apprezzabile per bambini, ma come vale spesso per molti film di animazione in realtà è indirizzato soprattutto ad adulti, che possono maggiormente comprenderne il senso e che se imparassero a risolvere le cose con almeno un po' più di semplicità come farebbe un bambino otterrebbero buoni risultati. Riflette anche sulla vita, sulla morte, e sull'anima.
Un piacevole connubio di momenti divertenti e drammatici, con ampio spazio per la commozione e per la riflessione ed un finale pieno di speranza.
Come è avvenuto anche per altri, anche questo film è stato discriminato in Italia, probabilmente solo perché è un cartone animato (e per giunta non è un classico Disney!) ed è perciò passato abbastanza inosservato, ma ha ricevuto molti meritatissimi riconoscimenti in patria, e perciò dovrebbe avere maggior risalto anche da noi.
Voto finale: 10
Una notte il robot incontra Hogarth Hughes, un bambino di 9 anni, e superata la diffidenza iniziale i due diventano amici. Purtroppo però arriva alla cittadella anche un ispettore speciale governativo, Kent Mansley, dopo ulteriori segnalazioni inviato dal governo per scoprire ed eliminarne la causa...
Anche se i disegni non mi esaltano particolarmente questo film di animazione mi ha colpita molto. Per certi aspetti mi ha ricordato un po' E.T. l'extraterrestre di Steven Spielberg, dato che anche in questo caso il protagonista è una misteriosa creatura aliena ed il delirio di onnipotenza e la prepotenza di un gruppo di adulti che ritengono l'uomo l'unica razza superiore che abbia il diritto di vivere sfrutta la propria autorità per soffocare i sentimenti puri di un bambino, la cui opinione non viene presa minimamente in considerazione.
Ma Il gigante di ferro non si occupa solo del già affrontato tema dell'accettazione del diverso, dello sconosciuto. "Tu sei chi scegli e cerchi di essere", a mio avviso questa è una delle frasi che maggiormente racchiude il senso del film, che va al di là della solita storia di fantascienza e di amicizia.
Il film è sicuramente apprezzabile per bambini, ma come vale spesso per molti film di animazione in realtà è indirizzato soprattutto ad adulti, che possono maggiormente comprenderne il senso e che se imparassero a risolvere le cose con almeno un po' più di semplicità come farebbe un bambino otterrebbero buoni risultati. Riflette anche sulla vita, sulla morte, e sull'anima.
Un piacevole connubio di momenti divertenti e drammatici, con ampio spazio per la commozione e per la riflessione ed un finale pieno di speranza.
Come è avvenuto anche per altri, anche questo film è stato discriminato in Italia, probabilmente solo perché è un cartone animato (e per giunta non è un classico Disney!) ed è perciò passato abbastanza inosservato, ma ha ricevuto molti meritatissimi riconoscimenti in patria, e perciò dovrebbe avere maggior risalto anche da noi.
Voto finale: 10