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9.0/10
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Premetto che cercherò in ogni modo di essere imparziale dato che, com'è possibile desumere dal mio avatar, "Elfen Lied" è stato a lungo - e in un certo senso è ancora - il mio anime preferito.
Anime seinen che racchiude in sè innumerevoli generi, perfino i più stridenti come il romantico e lo splatter, Elfen Lied è un anime che ti colpisce, nel bene e nel male. E' curioso notare che raramente fra i recensori di quest'anime si trova qualcuno che lo giudichi "mediocre". Generalmente o lo si ama, o lo si odia.
E io rientro nella prima categoria. Ma partiamo con ordine.

Elfen Lied è un anime del 2004 di tredici episodi. Narra la storia della mutante Lucy, appartenente alla razza diclonius il cui unico scopo è distruggere la razza umana e iniziare una nuova era. Dopo essere fuggita dall'istituto di ricerca in cui era rinchiusa, Lucy batte violentemente la testa, e da quel momento vive in un perenne cambio di personalità: può divenire la tenera ragazzina "Nyu", inerme come una bambina, o tornare lo spietato diclonius di sempre. Viene trovata da una coppia di cugini, Kohta e Yuka, che decidono di portarla nella loro dimora... ma i militari sono già sulle sue tracce....
Questa è la trama sommaria. Ma "Elfen Lied" è molto di più. E' un anime che tratta di temi estremamente pesanti con altrettanta crudezza: il razzismo, l'abuso, la pedofilia. E alla fine non si può esserne indifferenti, come avevo già anticipato. Sia in senso positivo che negativo.
Certo, non posso solo mettere in risalto solo i pregi di quest'opera eliminandone i difetti.
Infatti la maggior parte del mio amore nei suoi confronti è solo legato al bellissimo manga da cui è tratta quest'opera.
Se dovessi trovare uno dei suoi maggiori punti di forza dell'anime di "Elfen Lied" direi che è proprio la capacità di colpire, di non lasciarti indifferente, di riuscire a tenerti col fiato sospeso senza farti mai annoiare... ma anche la caratterizzazione psicologica di Lucy è estremamente affascinante. Noi la vediamo nella sua interezza, riusciamo a entrare nella sua testa per comprenderne i dolori, la solitudine, ma anche il suo egoismo come reazione al male ricevuto.

Tutto questo però, come stavo dicendo, non può sopperire ad alcuni difetti abbastanza evidenti: il più importante è il finale dell'opera. Non farò certo spoiler, ma il finale aperto dell'anime è qualcosa di imbarazzante e credo perfino offensivo nei confronti di chi non ha letto il manga o ne conosce i retroscena. Non tutti sanno infatti che quest'anime veniva prodotto in contemporanea col manga, ma quando i tempi non riuscirono più a coincidere, anche a causa dei dissapori fra il mangaka e il direttore dell'anime, l'anime fu lasciato con un nulla di fatto.
E così decade l'intero comparto psicologico dell'opera, con una storia lasciata a metà, senza i risvolti drammatici e realistici della sua controparte cartacea. Così lo spettatore si ritrova disorientato, deluso, furioso per quanto ha visto.

Per il resto, il comparto tecnico non è nulla di eccezionale, ma almeno le ambientazioni son molto belle.

Mi scuso per il tono altalenante di questa recensione, ma alla fine è proprio l'anime a richiederlo.
Alla fine avrei messo 8 a quest'opera, ma il 9 lo merita tutto solo per l'opening, che a mio dire è una delle più belle mai create. L'idea di unire un canto gregoriano con i quadri di Klimt è a dir poco suggestiva.
In conclusione... consiglio assolutamente quest'opera, che per me poteva essere anche un capolavoro, ma si riduce solo a "un anime davvero bello".