Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi ci dedichiamo a titoli del 2004, con gli anime Elfen Lied, Fantastic Children e Emma - Una storia romantica.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


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7.0/10
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"Elfen Lied" tecnicamente non sta messo proprio bene. Magari benino, così così, con punte verso il basso e poi risalite. Nemmeno medio, più sul mediocre. Magari le luci, ecco, quelle si salvano, tramonti, notti, le ore della giornata, le atmosfere plumbee o quelle riempite dai neon, l'illuminazione ambientale ci mette del suo e tutto sommato funziona meglio del resto. Il resto, appunto, funziona come le fasi lunari, qualche picco luminoso, poi il rimanente tempo disegni e animazioni stanno abbastanza claudicanti, se mi si passa la metafora. Che poi il design dei personaggi piaccia o meno è un altro par di maniche. E io penso che su questo punto ci sia da ragionare un po' quindi me lo tengo per dopo. E sorvolo sulla computer grafica, una risata e via pare la soluzione migliore per liquidarla.

Ora fatto salvo ciò c'è comunque da dire che la storia pure lei si arrabatta non poco. A volte sembra ci abbia messo mano Dickens. Tutti personaggi con drammoni alle spalle, soprusi, shock assortiti, tristezza come se piovesse. Un indice di sfiga pazzesco. Quando si apre 'sta porta la ridicolaggine aspetta dall'altra parte, con buona pace di chi mena panzane di stampo socio-psicologico su quanto siano profondi i contenuti, sui messaggi morali di "Elfen Lied". E la xenofobia, il razzismo, l'origine del male, i bambini abusati, Hitler con le corna da diclonius sotto i baffi, cazzi e mazzi. No.

"Elfen Lied" parla di un ragazzetto scemo, delle ragazzette più sceme di lui che gli ruotano attorno, e di una di queste che è affetta da personalità multipla e la sua faccia cattiva è cattiva assai. E con questa gran dama sanguinaria qui siamo arrivati al punto della situazione. Cioè che Elfen Lied è uno splatter, la qual cosa è sempre un bene. E chi dice il contrario è un frignone o una femmina, o entrambi. Il sangue a secchiate, i corpi trinciati, la violenza perché sì. Go Nagai c'ha costruito una carriera con 'sta roba ed è un grande, dopo c'è stato poco e niente e poi è arrivato "Elfen Lied". Ben venga, dico io. Sia benedetto l'horror truculento, l'estetizzazione della carneficina e del sadismo. È viscerale, le donnette non lo possono capire. Loro inveiscono e/o si disgustano. Poverine, sono il sesso debole, vanno compatite. E i maschi che inveiscono e/o si disgustano sotto sotto sono donnette anche loro.

Il senso dello splatter sono proprio le mutilazioni e lo schifo, le modalità con cui vanno riversati a dosi immani alternate da intermezzi di sano nulla. Il ritmo di erogazione dei due momenti è tutto, il primo va sparato a cascata per poco, il secondo va lasciato sgocciolare finché non si pacificano gli animi prima della prossima scarica. Arsi e catarsi dice chi se la tira. Bene, si tratta esattamente di quello. "Elfen Lied" ne è capace, si gioca quei due-tre momenti di brutalità massiccia a puntata in mezzo a un harem che più piatto non si può. Il resto è contorno, le psicologie dei personaggi, la trama, i sentimenti ecc. sono solo fregnacce buone per gli intellettualoidi. Un splatter che si rispetti non se n'è mai fatto nulla. Basta qualche protagonista con un po' di carisma e l'occhione torbido di Lucy va benissimo allo scopo.

C'è poi qualcos'altro dietro la facciata, o dentro, dipende da dove e come la si guardi. C'entrano Lucy e c'entra il suo chara, insomma mi riallaccio alla nota che avevo lasciato sul vago righe addietro. I personaggi moe. Tette adolescenziali, carne giovane, vocalizzazione pucci pucci, faccette paffutelle, nudi innocenti. Ci aggiungo pure le orecchiette da gatto, come mettere una SP3 allo Zip della Piaggio, ti diventa una mezza CBR. Lucy versione Nyu ha tutto questo, very extra moe. Lucy versione macelleria spacca il tabarén anche a un plotone di neo-nazi equipaggiato per la Terza Guerra Mondiale. L'altra faccia del moe, la vendetta del moe che scorre potente sulle fiumare di sangue di "Elfen Lied". Li mandiamo all'aria gli stereotipi della fanciulla moe graziosa e indifesa, Lucy quando le girano avvia la mattanza del maschio/macho. Doppio dileggio, del maschilismo che impone/adora il moe e dello stesso moe. Mica male. Considerando anche che il moe ai tempi non era ancora la viral moda che tira oggigiorno. L'harem è lo specchietto per le allodole per distrarre dal femminismo feroce che sfascia tutto come Walk dei Pantera. Le tette di Lucy sono palle grosse così traslate di posizione. Ma chi ha gli occhi piccoli vede le cose piccole, o quelle che non esistono perché si vergogna di riconoscere la propria sindrome della talpa o dell'altolocato sorcione da biblioteca alla Geronimo Stilton. C'è poco da fare.



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Nonostante il disegno poco accattivante e diverso dal solito, "Fantastic Children" ha uno stile grafico che mi ricordava qualcosa. E' infatti prodotto da quel Takashi Nakamura, che in Italia è noto per il character design della serie tv di Peter Pan, ma che comunque lavora nel settore da molto tempo e ha avuto modo di lavorare su alcuni capolavori dell'animazione giapponese, come Nausicaa e Akira, nel quale svolse il ruolo di direttore delle animazioni. Dovrò poi riprendere in mano "Robot Carnival", in cui ha curato un cortometraggio, e dovrò procurarmi il film di animazione "A Tree of Palme": voglio vedere altri suoi lavori, "Fantastic Children" mi è proprio piaciuto.
Prodotto nel 2004, "Fantastic Children" dimostra probabilmente qualche anno in più di quelli che ha. Il character design è molto lontano dai prodotti attuali, i personaggi sono semplici, poco accattivanti e presentano alcuni tratti dei visi in certi casi molto pronunciati e quasi caricaturali. Graficamente non è brutto, solo difficilmente sarà notato da chi è abituato agli ultimi prodotti. Probabilmente sarà snobbato dalle nuove generazioni, mentre gli appassionati di vecchia data potrebbero non notarlo a casa della sua anagrafica troppo recente.
Anche a livello di trama ci troviamo davanti a un titolo insolito, che si inserisce nel genere fantascientifico, con contaminazioni di vario tipo e un'ingenuità che comunque non gli impedisce di raccontare una storia complessa e articolata. La vicenda narrata ha una certa epicità, intuibile all'inizio solo dalla sigla di apertura, e si snoda lungo un lasso temporale di quasi 500 anni.

Il primo episodio parte in modo intrigante e misterioso, presentando gli inquietanti bambini dai capelli bianchi con uno sguardo e un atteggiamento insolitamente adulti. Vengono più volte segnalati nel corso dei secoli, ma è solo per caso che qualcuno inizia a studiarli. Se siano esseri immortali, vampiri o creature demoniache non è ben chiaro, vengono chiamati "Bambini di Befort", ovvero una piccola cittadina belga dove sono stati per la prima volta notati. Sembrano cercare qualcosa e vagano per il mondo per trovarlo, combattendo con una strana entità che per quale motivo intende ostacolarli. Poi ci sono altri tre ragazzini, ma qui ci si sposta ai giorni nostri e si parla di bambini come tanti altri: due orfani, ovvero la taciturna e introversa Helga e il suo piccolo amico Chitto, e il coraggioso e inizialmente spensierato Thoma. Inizialmente allo spettatore sembrerà di trovarsi davanti a due anime totalmente diversi, visto che si passa dai toni cupi e misteriosi che accompagnano le parti legate ai bambini di Befort, a quelli più movimentati e classici, che hanno come protagonisti i due ragazzini che cercano di scappare dall'orfanotrofio, aiutati da Thoma. La connessione fra le due parti sembra molto labile, ma ben presto verranno introdotti nuovi pezzi a formare un intreccio complesso e sensato, dove tutto viene spiegato, in modo magari un po' semplicistico, ma decisamente efficace. Come accennato, alcune parti e alcuni passaggi si dimostrano un po' ingenui e poco credibili, eppure sono licenze che ho accolto molto volentieri, sono fatte con estrema naturalezza e rientrano pienamente nello spirito di un'opera che bada più all'intreccio che ai dettagli: un po' come in "Conan il Ragazzo del Futuro", dove Conan precipita da un palazzo e non si fa nulla, così Thoma subisce colpi o si esibisce in evoluzioni che sfidano ogni legge fisica. La cosa non dà fastidio, anzi, è caratteristica di un prodotto che anagraficamente è nato nel 2004, ma è ideato da un autore che fa parte della "vecchia scuola".

Le vicende scorrono in modo fluido, senza un episodio inutile (a parte quello riassuntivo di metà serie), fanservice o altri fronzoli inutili. Tutto verrà spiegato, la fine è molto bella e definitiva. L'anime rimane affascinante anche una volta che tutte le carte sono svelate, i personaggi offrono mediamente una buona caratterizzazione psicologica, sebbene a onor di cronaca ve ne siano alcuni sin troppo lineari che risultano utili soltanto alla progressione degli eventi, visto che non hanno un vero e proprio ruolo attivo in quanto accade. Lo stesso Chitto risulta piuttosto lineare e piatto, Thoma invece lo rimane per buona parte della serie, mentre Helga è silenziosa e inespressiva per la maggior parte del tempo, ma subisce una rapida evoluzione nella seconda parte, quando è messa al corrente della propria situazione. I bambini di Befort sono interessanti sin da subito, ben caratterizzati e ricchi di dilemmi e contraddizioni, con i quali devono combattere ogni giorno. Curioso e piuttosto inutile il personaggio dell'ispettore, che si limita a recitare un ruolo pratico e stereotipato. Dalla parte dei cattivi vi sono personaggi abbastanza interessanti, anche in quanto è difficile capire esattamente cosa stiano cercando e quali siano le loro intenzioni.

Dal punto di vista tecnico la serie tv si dimostra essenziale e poco appariscente: gli scontri sono funzionali, gradevoli, ma ben lontani dall'essere spettacolari. Più che sul come sono realizzati, l'attenzione è sul loro esito e sulle difficoltà che i personaggi devono affrontare. Si fanno notare invece le sigle iniziale e finale, con uno stile classico e lirico, decisamente adatte al titolo. Le musiche fanno bene il loro lavoro, ma merita una menzione il tema della sigla finale, che talvolta viene introdotto negli episodi e diventa il vero protagonista di alcune sequenze davvero evocative e toccanti.
Quello che è certo è che mai e poi mai "Fantastic Children" verrà notato per come è realizzato: l'aspetto tecnico non è certamente il suo punto forte. Lo è l'intreccio che propone, i temi che affronta e soprattutto la narrazione efficace e intelligente. Vi sono molti misteri, vi è molta carne messa sul fuoco e, davvero, è raro vedere il tutto finalizzarsi in una trama piacevole, solida e complessa, senza cadute nel finale.

L'anime appassiona, tiene alto l'interesse e, se siete persone che non si lasciano ingannare da una grafica all'ultima moda, troverete cose che molte produzioni recenti ben più blasonate faticano a riprodurre. "Fantastic Children" sarà di certo snobbato dai più, alcuni vedendo gli screenshots e la sigla decideranno che è un prodotto per bambini e che non vale nemmeno la pena di dargli una possibilità. Si sbaglieranno: è un titolo ormai raro, d'altri tempi, che presenta una storia epica, raccontata con mezzi semplici e, comunque, molto efficaci.



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"Emma - Una storia romantica" è la trasposizione animata di un manga di Kaoru Mori. Nello specifico questa che recensisco è la prima serie, che dovrebbe coprire i primi 3 volumi (su un totale di 7) del manga originale, che purtroppo ancora non ho letto, ma che recupererò sicuramente.

"Emma" ha tutte le caratteristiche per meritarsi il massimo dei voti, nonché l'attenzione e l'affetto del pubblico. Mi ha letteralmente stregato e ho divorato i 12 episodi della prima serie in una giornata soltanto.
La storia ci racconta, nella maniera più dolce e sobria immaginabile, una storia d'amore, senza scadere nelle tipiche leziosità da shoujo manga. Quindi sono del tutto assenti i sentimenti troppo caricati, le turbe, le esagerazioni. I personaggi risultano estremamente realistici e credibili ed è un vero piacere osservarli, ascoltarli, comprenderli nella loro vicenda.

La protagonista eponima ha le classiche caratteristiche della protagonista di un romanzo ottocentesco: sfortunata nell'infanzia nella maniera più incredibile, risollevatasi nella maturità grazie all'intelligenza e all'educazione , valori sempre validissimi, ma purtroppo ancora oggi ignorati. Emma è una cameriera e si innamora, ricambiata, di William Jones, ragazzo di famiglia benestante ma non nobile, vessato dal padre perché sposi un'aristocratica, la bella Eleanor Campbell. Come si può immaginare, quella tra Emma e William è una storia d'amore contrastata e procederà tra alti e bassi.

All'apparenza Emma può sembrare fin troppo passiva e apatica nella maggior parte dei suoi comportamenti, ma è chiaro che agisca in questo modo dimesso a causa della sua posizione sociale. Non è una protagonista dalla lingua lunga, anzi, parla molto poco. Ma è un personaggio emozionante, che riesce a trasmettere tanto dai piccoli gesti della quotidianità: il modo in cui si prende cura della casa e della sua padrona, la gentilezza dimostrata verso tutti. E anche i suoi occhi e i suoi sguardi dicono molto di lei.

William, invece, è la sua perfetta metà: se Emma è silenziosa e sempre adeguata nelle sue azioni, lui è impacciato e quando parla, spesso lo fa a sproposito. È buffo, simpatico e fa tanta tenerezza. Sì, forse questi due protagonisti sono fin troppo "buoni", ma in fondo non credo che questa sia una caratteristica negativa, anzi. Tendenzialmente un personaggio troppo buono rischia di essere scontato e stucchevole, tuttavia, non so come, loro riescono a sfuggire a questa regola.

I personaggi sono molto ben caratterizzati. Non soltanto Emma e William, ma anche gli altri personaggi di contorno: Kelly, l'anziana padrona di Emma (forse il personaggio migliore di tutti), Al, un vecchio amico di Kelly, Hakim, un bizzarro principe indiano, grande amico di William e, infine, Eleanor, in teoria rivale della nostra Emma. Mi soffermo in particolare su quest'ultima perché ho grandemente apprezzato il modo in cui l'hanno tratteggiata. In una serie più banale sarebbe stato fin troppo facile raffigurarla come la classica aristocratica snob, antipatica e manierata. Invece ho apprezzato che Eleanor sia una specie di contraltare di Emma: quest'ultima vive i propri problemi (più grossi) dovuti alla sua condizione di serva e all'inconciliabilità della sua classe sociale con quella dell'amato, ma anche Eleanor fa tenerezza, nei suoi goffi tentativi di farsi notare dalla persona che ama con gli unici mezzi che ha a disposizione (le buone maniere, la moda, ecc.), ingabbiata com'è nelle regole dell'aristocrazia. Non so che piega prenderà nella seconda serie, visto che in teoria dovrebbe essere appunto la "rivale": spero appunto che la sua caratterizzazione non scada nella banalità.

Da un punto di vista tecnico la serie guadagna punti su punti. Il character design è originale e caratterizzato, adeguato alla storia raccontata; i colori molto adatti e le animazioni sempre fluide e scorrevoli. Le scenografie sono bellissime e curate. La serie è ambientata nella Londra degli ultimi anni dell'Ottocento e vi si possono riconoscere tanti luoghi di quel periodo, splendidamente trasportati in un anime. Anche gli ambienti privati sono ben caratterizzati ed è stato un piacere ritrovare tanti quadri che amo appesi alle pareti delle stanze. Ancora a favore della serie c'è l'attenzione alla moda degli anni Novanta dell'Ottocento, resa nella maniera migliore che si possa pensare per un cartone animato. La cosa non è per niente scontata, visto che quasi tutti gli anime con una sorta di ambientazione storica riducono la grande varietà della moda ottocentesca in uno stile molto vago e non ben collocabile. Invece in "Emma" i vestiti sono proprio corretti e curati nel tipo di corsetti, nella foggia delle maniche ("a prosciutto"), nella forma delle gonne a campana, non particolarmente ampie. È una cosa che ho apprezzato tantissimo. Altri punti vanno alla colonna sonora, perfetta in tutte le sue parti, dalle sigle alle musiche di accompagnamento.

Il tutto riesce a fondersi splendidamente in una serie il cui scopo è senza dubbio quello di far emozionare lo spettatore e di toccare il suo lato più sensibile. Con me c'è decisamente riuscita. Quindi un bel 10 ad "Emma" e un consiglio di visione a tutte le persone che vogliono una storia romantica e dolce, ma affrontata in maniera delicata e matura.
Ah, strano ma vero: il doppiaggio voluto da Mediaset è molto bello! Ho trovato tutte le voci perfettamente adeguate e la direzione è stata ottima, con il risultato di una recitazione spontanea e "da film reale", quindi del tutto adatta a una serie posata come questa. Spero tanto, visto che la pappa è già pronta, che qualche casa di produzione prenda la palla al balzo e pubblichi i DVD.