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<b>Attenzione: la recensione contiene lievi spoiler</b>

Forse a causa delle aspettative troppo alte, forse perché guardato con un'erronea chiave di lettura, fatto sta che attribuisco al titolo un mediocre 5.

Dopo una bella partenza con tematiche interessanti, e un buon comparto tecnico sia a livello sonoro sia a livello visivo, la narrazione diviene sempre più confusionaria, fin troppo spesso intervallata da flashback che sostanzialmente non rispondono alle domande in modo chiaro o addirittura aggiungono altri misteri irrisolti. Certamente la serie ha vari pregi: i siparietti dei pinguini sono allegri e allentano la tensione anche su scene di grande importanza; temi generici ma molto soggettivi e universali come l'amore e il destino sicuramente coinvolgono facilmente; la figura di Sanetoshi, uno dei personaggi più apprezzati della serie, grazie a un'ottima caratterizzazione e a un doppiatore (Massimo Lodolo) che surclassa secondo la mia opinione il doppiatore originale (Koizumi Yutaka).
A questi e altri pregi però si contrappongono fin troppi problemi: i pinguini accennati prima sono sì divertenti, ma non hanno alcun peso nella serie, fungono solo da mascotte per attirare altro pubblico, una scelta commerciale diciamo; i temi possono anche essere coinvolgenti, ma in ventiquattro episodi ne usano davvero troppi senza davvero mai esplorarne a fondo nessuno; perfino Sanetoshi, che elogio poche righe sopra, ha però basi ambigue... un fantasma, una maledizione, ma come ha avuto origine? Il simbolismo poi non aiuta, nel titolo si accenna al primo uomo e alla prima donna vissuti sulla Terra e di come mangino il frutto del destino. Certo non ho studiato teologia, ma di frutti del destino nel cristianesimo non me ne ricordo proprio; Adamo ed Eva nella Genesi mangiano ingannati da un serpente e mangiano il "frutto" della conoscenza (viene rappresentato come mela più tardi, nel Medioevo circa, a causa della somiglianza sonora tra la parole latina "malum" intesa come mela e "malum" come male); personalmente con metafore e simbolismi non me la cavo granché, se poi essi vengono forzati unicamente per dare tono a una serie che vuole fregiarsi di titoli altisonanti come onirico o metafisico, entro proprio in confusione. Ah, dimenticavo, la trasformazione majokko, genere di cui non sono un fan, di Himari mi ha davvero portato a una noia rara, è davvero troppo lunga e viene accorciata una o forse due volte in tutto l'anime. Se l'elemento principale fosse stato il maho shoujo, avrei compreso un tale investimento di tempo nell'episodio, ma credo proprio che oltre a un autore conosciutissimo per il celebre "Sailor Moon", gli elementi affini a questo genere siano nulli. Ho avuto come l'impressione che estendessero in questo modo la trasformazione per rientrare nelle tempistiche classiche dell'animazione giapponese. Stesso discorso con tutti i monologhi o battute cicliche dei protagonisti; Masako ha detto: "Devo schiacciarlo al più presto" così spesso che non riesco a ricordare qualsiasi sua battuta all'infuori di questa, per fare un esempio.
Per ventiquattro episodi si incappa troppo spesso in ripetizioni e noia, e, se questo può anche essere giustificabile in uno shonen da 300 e passa episodi, mi ha davvero colpito riscontrarlo in una serie così breve; meriterebbe quasi un premio per questo indesiderato traguardo raggiunto.

Tirando le somme, a chi ama serie leggere direi di non avvicinarsi neanche a questo titolo; se invece le riflessioni o la pesantezza vi aggradano, potreste essere interessati a dare un'occhiata a "Mawaru Penguindrum", considerando però che è davvero ricco di difetti e ci vuole un po' di risolutezza per non lasciarne la visione a metà.