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Per il mio sedicesimo compleanno, mia madre mi regalò il libro di Murasaki Shikibu “Storia di Genji – Il principe splendente”. Era un libro di circa 1000 pagine, con una copertina rigida ed edito da Einaudi. Mi disse mia madre: “Questo è un romanzo antichissimo, è giapponese come i libri di Banana Yoshimoto e di Yukio Mishima che ti piacciono tanto”.
“Azz… più di 1000 pagine”- pensai -“ come Il Signore degli anelli senza quella palla de I Rifugi Oscuri. Vabbè, leggiamolo, và!”
Mi piacque. Era diverso da come lo avevo immaginato. Fu una piacevole scoperta.
L’epoca a cui la storia fa riferimento è l’epoca Heian (794-1186 a.c.). Essa fu caratterizzata dal grande fermento culturale-artistico (venne fondata Heiankyo, la “capitale della pace e della tranquillità”, l’odierna Kyoto) e dalla influenza sulla vita politica del paese da parte del clero (buddista) che sfociò, successivamente, nella crisi e nella definitiva decadenza, portando l’ascesa delle classi militari. In realtà, il riferimento all’epoca non è esplicito, ma si ricava dal fatto che Murasaki Shikibu visse nell’epoca Heian e narrò gli usi, i costumi e la vita quotidiana di palazzo di quel periodo. Infatti, l’incipit del romanzo è: “Alla Corte di un Imperatore (che visse non importa quando)…”.
Dopo 4 anni dalla lettura del romanzo, la mia amica giapponese Tomoko, memore dei nostri scambi di opinioni sul Genji Monogatari, mi inviò, per Natale, il primo tankobon di The Tale of Genji di Waki Yamato edito dalla Kodansha - Bilingual Comics (inglese e giapponese).La storia del manga ripercorre il romanzo nei suoi avvenimenti principali.

Kiritsubo, bellissima cortigiana di rango inferiore ma amatissima dall’Imperatore, muore poco tempo dopo la nascita di suo figlio Genji. La sua fragile salute non poté resistere ai veleni e alle invidie delle altre cortigiane e soprattutto alla gelosia della prima moglie dell’Imperatore, Kokiden. Il piccolo Genji, quindi, crebbe, senza la propria madre, all’interno del gineceo del Palazzo Imperiale circondato dall’affetto delle cortigiane e della seconda moglie dell’Imperatore, Fujitsubo, di soli 2 anni più vecchia di lui. Ma il destino volle che quella donna, così simile alla madre, fosse, per il principe, non una figura materna ma il suo primo vero amore. Il distacco da Fujitsubo avvenne con il compimento dell’età adulta: si chiusero le porte del gineceo e da lì, iniziò la storia di Genji, il principe splendente, e delle sue innumerevoli amanti.

Avendo letto solo il primo volume, non posso dare un’opinione piena e soddisfacente del manga. Il tratto di Waki Yamato ricalca lo stile anni 70-80 dei shojo manga, figure esili e longilinee, visi spigolosi e misteriosi fiori che appaiono dietro le figure per esaltarne la bellezza. Molti primi piani, pochissimi i dettagli su vestiti e fondali.
È difficile dare un giudizio definitivo, posso dire solo che mi piacerebbe leggere tutta l’opera, perché in fin dei conti è una storia che ti appassiona. Ho scritto questa recensione nella vana speranza che, in un futuro, opere come il The Tale of Genji non siano considerate dalle case editrici italiane ad uso e consumo solo del Sol Levante.