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<b>Ciò che segue è un tentativo di analisi di questa breve opera, per cui avviso subito la presenza di spoiler sulla trama.</b>

Nelle diciannove tavole a colori di "Serial experiments lain: The Nightmare of Fabrication", Yoshitoshi ABe ci immerge ancora una volta nel mondo di Lain: la vicenda si svolge interamente nella stanza della protagonista, sgombra da qualunque marchingegno tecnologico ad eccezione di un unico computer. La storia non ha alcun elemento di contatto con la serie animata se non per la presenza, presumibilmente, di Masami Eiri e del carattere di Lain, che dimostra fin da subito una sorta di consapevolezza della sua atipica dimensione esistenziale; infatti i personaggi che Lain nomina, oltre a suo padre e sua madre (di cui però non vediamo i volti), non vengono mai menzionati nell'anime.

Lain, in un momento di sconforto, vorrebbe parlare con qualcuno, si sente sola, addirittura ha dei dubbi sulla veridicità dei suoi ricordi. Sente di essere "non connessa" a nessuno, a nessuna delle persone che più volte nomina: di queste persone l'unica che viene rappresentata, con tanto di volto, è una certa Shuko-san da cui dice di essere "odiata dal profondo del cuore". Decide allora di "dare vita" al suo peluche, al quale, nel frattempo, aveva già tolto con un paio di forbici il collare, togliendo in questo modo, metaforicamente parlando, al giocattolo il suo legame con il mondo inanimato (ora sta per diventare "indipendente", libero), costruendo con l'utilizzo del suo computer un macchinario da inserire dentro l'imbottitura per poterlo far abbaiare. Soddisfatta del risultato, pensa anche di conferirgli un'intelligenza artificiale e di creare letteralmente in questa maniera anche suo papà, sua madre e i suoi amici, con cui potrà finalmente connettersi senza che possano farle del male, così dice. Emblematico il fatto che in questa occasione Shuko non venga nominata ed interessante la presenza del cerotto sulla fronte con cui Lain viene sempre disegnata, atto a rappresentare probabilmente il conflitto con Shuko o con la madre la quale, a detta di Lain in una frase molto misteriosa, non le dirà dove si trova il padre. Soltanto una volta appare senza cerotto, più precisamente nel momento in cui applica l'apparecchio al peluche: forse quella è la Lain del Wired? Da notare il ghigno di lei appena accennato nella vignetta subito a fianco.
All'improvviso, il peluche appena dotato di "vita" pronuncia agonizzante il nome di Lain, andando in mille pezzi subito dopo, confermando l'impossibilità che questo fenomeno possa accadere o perlomeno perdurare nel tempo. Subito dopo, una voce fuori campo, riconducibile poi per aspetto e ruolo a Masami Eiri, ma a cui formalmente non viene attribuita alcuna identità, si manifesta a Lain come un'entità non soggetta alle regole del mondo in cui la Lain del mondo reale vive, e le dice che è in grado di darle un nuovo peluche (da questo momento in avanti ci si riferirà a questo peluche come a un essere un tempo vivo, ma ora morto/ucciso).
Sebbene questa entità non disdegni l'appellativo di Dio, egli non sembra onnipotente, o almeno non tale da poter riportare in vita un morto, ma forse perché non è in grado di interagire, se non per mezzo della parola, con il mondo reale: in quel momento Wired e mondo reale non sono uniti. Infatti le due figure non entrano mai in contatto fisico tra loro (di fatto non possono, però Lain rimane lo stesso inquieta davanti a quell'essere misterioso di cui comunque ha accettato l'esistenza): solo il nuovo peluche che l'entità porge a Lain fa da tramite. Lain non vuole un sostituto del suo peluche, non è come riportarlo in vita e non potrà mai dimenticarlo in questo modo. L'entità le replica che finché nessuno saprà di questo incidente, sarà come se non fosse mai accaduto, tutto ciò che occorre è cancellare dalla sua mente quel ricordo, come già la ragazza ha fatto più volte in passato, le fa notare; forse ha già ucciso altre volte il suo peluche. Lain non riesce ad accettare questa possibile verità finché non si ritrova davanti a domande alle quali non sa rispondere: "Dove sono le persone a cui pensi? Dov'è tuo padre? Chi ha solo un vago ricordo della tua esistenza?". Ecco ritrovati i temi trattati anche nella serie animata: i ricordi sono solo registrazioni, la linea che separa realtà e pensiero è sottilissima e Lain può oltrepassarla.
A questo punto Lain si sveglia, trova il suo peluche intatto e con il collare addosso, tuttavia si accorge anche di un secondo collare sul pavimento di cui però non ricorda nulla: è qui che troviamo la definitiva conferma dell'avvenuto compromesso tra i due. Come un incubo di cui, appena svegli, si ricorda l'esperienza, senza ricordarne i dettagli e lentamente svanisce come cancellato dalla memoria risultando quindi mai accaduto, così è diventata per Lain questa breve storia.

Con quest'ultima riflessione il lettore avverte l'oppressione di un continuo, triste e folle ciclo in cui Lain cercherà sempre di connettersi alle persone a cui pensa ed entra di nuovo in contatto con l'alone di malinconia che permea tutto lo splendido anime. Probabilmente la persona chiave che esula da questo ciclo e che lega Lain alla realtà è proprio Shuko, la ragazza di cui ha un chiaro ricordo, l'unica che esiste veramente (dal momento che è la sola ad essere stata disegnata in volto) a cui però ha fatto un torto, che anche solo per questo è riconducibile alla Arisu dei tredici episodi.
Ipoteticamente, questa storia si potrebbe collocare in un tempo precedente alla storia raccontata nell'anime in cui Lain entra in contatto con altre persone e con coloro che in quel momento dovevano essere i suoi tutori, i quali non devono necessariamente corrispondere agli stessi della serie, ma se accettiamo il fatto che nell'anime Yasuo Iwakura dice di essere sempre stato suo "padre", allora non dobbiamo starci a pensare troppo. Un periodo che comunque sarà dimenticato. Però il mistero attorno al ruolo che ricoprono i genitori di Lain in questa storia rimane: perché il padre è sparito? Dove è andato? E perché la madre non glielo vuole dire? Che siano questioni legate al loro compito di crescere "il programma" Lain, per cui noi possiamo intuire che quelli che lei chiama mamma e papà in realtà non lo sono veramente? Molto probabile.

Passando all'aspetto tecnico, i disegni di Abe, così come nell'anime, sono sempre impeccabili e molto comunicativi, personalmente adoro il suo stile; il colore predominante è un viola leggermente sfumato, che nel linguaggio dei colori simboleggia tormento, tristezza e dolore. Le altre vignette sono tendenti a colori vagamente più caldi e in particolare, saltano all'occhio due riquadri completamente rossi nel momento in cui Lain taglia un orecchio al suo peluche e quando si rende conto che lo stesso si distrugge: insomma, attimi di dolore fisico in contrapposizione alle parole di Lain che, mentre inserisce gli aggeggi elettronici nel corpo del giocattolo, ripete per ben sette volte: "Non farà male..."; forse più per rassicurare se stessa che il "soggetto" a cui si rivolge.
Costante dell'universo Serial Experiments Lain sono i grandi occhi sgranati ed espressivi della protagonista da cui ogni volta vengo rapito: eccezionale, nelle ultime pagine, l'occhio rosso spalancato, che lancia uno sguardo glaciale, della terrorizzata Lain che si trova di fronte a una verità che non può accettare, ma che in qualche modo risponde ai dubbi che la attanagliano.

Ammetto di essermi dilungato parecchio: termino dicendo che mi sono goduto al cento per cento quest'opera soprattutto perché mentre leggevo, mi sono fatto accompagnare dalla colonna sonora della serie animata, particolarmente ipnotica, che mi ha fatto vivere una bellissima esperienza, quasi onirica, cosa che consiglio a chiunque voglia approcciarsi a questo breve ma intenso manga.

8 e mezzo.